Gli ipocriti e i fascisti: razzisti contro la giovane Anna Frank

di Claudio Corticelli

Alle figurine razziste con Anna Frank, appiccicate con i colori giallo-rossi al colletto, tutti – dico tutti – si sono scandalizzati. Il calcio di serie A, ma anche di B e oltre, gli stadi, le curve, sono usati da fascisti, nazisti, razzisti e imbecilli, da decenni per propagandare le loro vacue idee intolleranti. Ma ripeto, sono decenni che questi ultras, codesti gruppuscoli (dove albergano diversi pregiudicati) fanno il saluto mussoliniano, come il noto calciatore capitano laziale Di Cagno, cantano canzoni e slogan razzisti, ululano verso giocatori avversari di colore.

Ultras di destra sventolano in tutti gli stati, non solo per la società calcistica Lazio, bandieroni neri, inneggianti alla morte, alla razza, con teschi, fasci. Ma gli ipocriti governi, i comandi delle polizie italiane che fanno? Nulla. La magistratura? Nulla. E la Fgci, Federazione Gioco Calcio? Poco, molto poco.

Eppure c’è la Costituzione repubblicana, ci sono ben tre leggi che colpiscono questi abusi, questi reati, mentre i razzisti possono scorrazzare indisturbati negli e stadi e fuori come vogliono. Scrivono svastiche e bestemmie sui muri degli stadi e fuori, aggrediscono tifosi delle altre squadre, notizie che possiamo seguire in questi decenni, con scazzotature, accoltellamenti, con feriti e morti.
Leggi di più a proposito di Gli ipocriti e i fascisti: razzisti contro la giovane Anna Frank

Anna Frank, l’oblio dalla parte del vincente

di Enzo Collotti

La vicenda che in questi giorni chiama in causa Anna Frank ha più risvolti. Da una parte mira a banalizzare e a infrangere un simbolo, quello che al di là di ogni lettura critica, è diventato l’emblema della Shoah; dall’altra, impone una riflessione approfondita sulle radici di una incultura che consente di sfidare impunemente la sacralità di una memoria che sintetizza un mondo di valori che pensavamo fosse ormai diventato patrimonio dell’intera società.

E invece non è così. A ottant’anni dalle leggi razziali del 1938 dobbiamo constatare non solo che così non è, ma che nella guerra della memoria l’oblio tende a collocarsi dalla parte vincente.

Brandire nello scontro tra tifoserie l’immagine di Anna Frank non è soltanto un oltraggio che immiserisce in molti significati che sono racchiusi in ciò di cui essa è simbolo, è la rivelazione della distanza che separa fasce più o meno larghe della popolazione dal senso del pudore che attutisce l’abisso dell’ignoranza e stravolge il senso del sacrificio di cui Anna è stata vittima.
Leggi di più a proposito di Anna Frank, l’oblio dalla parte del vincente

Giustizia o vendetta? La storia di Alessio e di un “calcio alle sbarre”

Un calcio alle sbarre
Un calcio alle sbarre

di Alfredo Antomarini

Alessio Abram, ultra dell’Ancona, è stato sottoposto a Daspo circa dieci anni fa. Ha sempre ottemperato all’obbligo di firma in questura, in occasione di manifestazioni sportive, con nove eccezioni per ritardi o mancate firme in dieci anni. È così scattata un’incredibile condanna a 5 anni e 9 mesi di carcere, pena ridotta a 3 anni e 9 mesi a seguito di ricorsi degli avvocati che lo assistono. Ad Alessio non sono stati concessi gli arresti domiciliari, gli è stata rifiutata l’assegnazione ai servizi sociali, gli è stata negata la possibilità di lavoro esterno. Il giudice di sorveglianza non ha accolto neppure una richiesta di Abram di partecipare al compleanno del figlio (in tutto due o tre ore di permesso).

Perché questo accanimento contro un ultra? In verità Alessio è anche molto altro: fonda una società sportiva con l’intento di consentire a tutti di esercitare lo sport, una scuola calcio che si chiama Ancona Respect frequentata in massima parte da figli di migranti. Alessio da quindici anni organizza il Mundialito antirazzista, torneo tra squadre composte da giocatori di varie provenienze geografiche o “miste”.
Leggi di più a proposito di Giustizia o vendetta? La storia di Alessio e di un “calcio alle sbarre”

Piazza Grande: Gianni Mura, Wu Ming 3, Morozzi e gli ultras rossoblu

Piazza Grande, febbraio 2014
Piazza Grande, febbraio 2014
di Leonardo Tancredi

Piazza Grande esce a febbraio con un numero speciale di otto pagine interamente dedicate allo stadio, la curva e al tema del razzismo nel calcio. Il giornale verrà distribuito dai diffusori senza dimora sabato 1 febbraio ai cancelli del Dall’Ara prima della partita Bologna-Udinese. L’idea nasce dopo i fischi della curva a Caruso, la canzone di Lucio Dalla che avrebbe dovuto creare un clima amichevole allo stadio all’arrivo dei tifosi napoletani in occasione di Bologna-Napoli del 19 gennaio.

La città, e non solo, ha parlato di affronto a Dalla, di una curva razzista e del generale abbrutimento di Bologna. Tutte questioni sulle quali Piazza Grande si è sentita chiamata in causa, da qui la decisione di raccogliere punti di vista per capire da dove nascono quei fischi e provare a creare un’occasione di dialogo. Il numero è realizzato in collaborazione con W il Calcio, progetto promosso dalla cooperativa sociale Accaparlante e dall’associazione Bandiera Gialla.
Leggi di più a proposito di Piazza Grande: Gianni Mura, Wu Ming 3, Morozzi e gli ultras rossoblu

Ultras, curva Piazza Maggiore - Foto di Antonella Beccaria

Calcio e ultras, “Caruso proprio no”. E poi chi l’avrebbe deciso?

di Giuseppe Scandurra

Da quando è diventato un’attività di massa il calcio è sicuramente tra gli sport più rappresentati nella letteratura e nella cinematografia occidentale. Oggetto di scrittura non solo di una letteratura “romantica”, “epica”, “popolare”, ma anche materia di riflessione per filosofi e poeti. Per questo molti sociologi e antropologici hanno concentrato il loro sguardo sul calcio, anche come possibilità, forse l’ultima, di scrivere quanto di conflittuale sopravvive nella nostra cultura, occidentale ed europea, apparentemente pacificata. Inoltre, negli ultimi anni, tale interesse verso questo sport è comprensibile in relazione ad un altro fatto: il calcio, infatti, ha un suo social problem, ovvero la violenza degli ultras.

Dagli anni Settanta, nei principali giornali, sportivi e non, locali e nazionali, questi “tifosi estremi” sono stati rappresentati come “teppisti”, “delinquenti”, “estremisti”, “pazzi”, “psicopatici”. Rappresentazioni che non hanno mai permesso di capire quale sia il punto di vista di queste persone quando agiscono le loro pratiche giudicate dai media come “violente”. Rappresentazioni che, tra l’altro, non nascono certamente nei nostri giorni se pensiamo che a Bologna, il 10 marzo 1580, venne emanato un bando in cui le autorità proibivano il “gioco del calzo” minacciando la pena di cento scudi e frustate ai trasgressori.

Nel 1992 il Ce.S.Co.De.C. – Centro Studi sui Comportamenti Devianti e Criminali legato al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna – in collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Bologna e il “Centro Bologna Clubs”, con il patrocinio del quotidiano locale “Il Resto del Carlino” organizzò a Casalecchio di Reno un seminario. In quell’occasione, studiosi (ma nessun ultras), protagonisti e operatori del mondo del calcio si ritrovarono per discutere del fenomeno della violenza negli stadi.
Leggi di più a proposito di Calcio e ultras, “Caruso proprio no”. E poi chi l’avrebbe deciso?

Forconi - Foto di Mirko Isaia

Ripartire dalla coda: la gente, le piazze, i forconi e chi tenta di diventare il nuovo re

di Giuseppe Scandurra

“Non ci vado a votare”, gli ho detto quando mi ha chiesto se avevo intenzione di esprimermi circa il segretario del Partito Democratico. “Almeno da questo punto di vista mi sento un essere umano risolto. Non è mai stato il mio partito, non lo è e non lo sarà”, ho concluso. “Ma non hai votato Bersani alle scorse primarie?”, mi ha ricordato. “Adesso devo tornare a casa”, l’ho salutato.

Non ho votato, ce l’ho fatta alla fine. Di conseguenza, per una volta, in questi venti anni di diritto al voto, non ho perso. Eppure, la sera dell’elezione del segretario del Pd, quel senso di irresolutezza rimaneva.

Negli ultimi anni mi sono spesso depresso guardando i programmi televisivi di stato. Snobisticamente, mi è capitato di ritrovare alcuni compagni e compagne guardando assieme il Festival di Sanremo. Tutti con occhi etnologici, gli occhiali di velluto come quando gli antropologi andavano in missione con i pantaloncini bianchi a studiare le differenze culturali. Sinceramente, debbo ammettere che mi intristisco pensando a queste rimpatriate snobistiche; ciò che però mi deprimeva di più anche in quelle serate era (una persecuzione allora!) proprio il momento del voto.

Ci sono due cantanti in gara. Fino a quando vota una giuria di tecnici o di musicisti vince il più bravo. Poi, però, arriva sempre il momento in cui è chiamato ad esprimersi il pubblico, la “gente” manzoniana. Che succede? Succede sempre che vince un Renzi. Quel momento in cui il conduttore si appella al voto della “gente” l’ho tenuto sempre in mente in questi ultimi anni: esattamente in quel momento si realizzava la fine delle competenze, l’irruzione nel mondo reale dell’imbecillità umana, la scomparsa dell’utopia comunista dell’autonomia.
Leggi di più a proposito di Ripartire dalla coda: la gente, le piazze, i forconi e chi tenta di diventare il nuovo re

Ultras e violenza: quando a esercitarla è lo Stato. “Un dibattito da aprire e una riflessione da condividere”

Ultras BresciaAggiornamento delle 17.50: la sentenza di cui si parla nell’articolo è stata di assoluzione (otto imputati per insufficienza di prove e uno, l’autista del pullman, per non aver commesso il fatto). Sotto processo c’erano i poliziotti, compresi quelli del reparto mobile di Bologna, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto otto anni di reclusione. Si legga qui.

di Leonardo Tancredi

Il 24 settembre 2005, dopo la partita di calcio Verona-Brescia, la polizia carica i tifosi bresciani sui binari della stazione di Porta Nuova. Paolo Scaroni, un ultras bresciano, viene manganellato con una violenza tale da andare in coma per più di un mese e riportare un’invalidità permanente del 100%. In seguito alla denuncia di Scaroni e a indagini condotte attraverso verbali modificati e testimonianze insabbiate, si arriva al processo a sette poliziotti del reparto celere di Bologna. La sentenza è attesa per oggi, venerdì 18 gennaio, l’accusa ha chiesto 8 anni di carcere. La storia di Paolo Scaroni riapre la discussione sul fenomeno ultras e le misure repressive messe in campo dallo stato per contrastare la violenza da stadio. Giusi, membro di uno dei gruppi ultras bolognesi e tra i portavoce della curva, esprime il punto di vista di chi è coinvolto dal problema ma ha sempre meno cittadinanza mediatica.

“Fine partita, una partita tranquilla, i bresciani aspettavano il treno per tornare a casa, la polizia ha chiuso completamente la stazione. Paolo Scaroni era sul binario che mangiava un panino e fumava una sigaretta. È partita una carica della polizia, hanno sparato lacrimogeni dentro al treno, hanno spaccato i vetri, ci sono le foto, i vetri erano spaccati dall’esterno per fare uscire tutti dal treno, e man mano che uscivano li hanno massacrati di botte. Le ragazze sono state colpite sul seno e Paolo è stato picchiato e non l’hanno mollato finché non credevano che fosse morto. È stato in coma per molto tempo e tuttora ha un’invalidità permanente, gli hanno cancellato dal cervello vent’anni di memoria, ha riacquistato faticosamente la deambulazione e parte del linguaggio. Il reparto celere che ha caricato era il settimo reparto celere di Bologna in servizio a Verona. I sette poliziotti che sono sotto processo a Verona non hanno mai smesso un giorno di essere in servizio”.
Leggi di più a proposito di Ultras e violenza: quando a esercitarla è lo Stato. “Un dibattito da aprire e una riflessione da condividere”

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi