Pierre Carniti, un Sindacalista

di Gianni Rinaldini, presidente Fondazione Claudio Sabattini

Nei giorni scorsi è morto Pierre Carniti. Un Sindacalista che è stato uno degli artefici decisivi della stagione dei Consigli di Fabbrica e della F.L.M. (Federazione Lavoratori Metalmeccanici). L’unica vera esperienza democratica di costruzione di un sindacato unitario che scompaginava il rapporto tradizionale tra rappresentanza sociale e rappresentanza politica, tra partiti politici di riferimento e sindacato.

I delegati di reparto eletti su scheda bianca, iscritti e non iscritti alle organizzazioni sindacali, componevano i Consigli di Fabbrica e, la pratica delle assemblee decisionali, erano l’espressione di un Sindacato Democratico che rappresentava in questo modo, il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori Metalmeccanici.

Il cambiamento “qui ed ora” non delegato alla politica, al governo del paese, ha segnato la stagione delle lotte operaie dal 68′- 69′ alla metà degli anni Settanta. Rimane sospesa la domanda – che non ha una risposta – di cosa sarebbe successo se la scelta coraggiosa della F.L.M. fosse diventata la scelta di tutto il sindacato.
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Lettera aperta a Cgil, Cisl, Uil dopo l’attacco di Di Maio al sindacato

di Pierre Carniti

Cari amici e compagni, la recente sortita di Di Maio, con la inconcepibile minaccia rivolta soprattutto al sindacalismo confederale, minaccia che comprende il proposito di riformarlo autoritariamente se mai lui dovesse arrivare a Palazzo Chigi, è sicuramente indicativa dei limiti del dirigente “pentastellato”. Sia della sua cultura costituzionale, come della sua consapevolezza circa il ruolo essenziale dell’autonomia dei gruppi intermedi nell’assicurare l’indispensabile vitalità democratica, nelle società complesse e fortemente strutturate.

L’improvvida uscita del giovane parlamentare, della nebulosa grillina, potrebbe indurre i più sprovveduti a credere che la dialettica sociale possa essere neutralizzata “statalizzando” la società. Tuttavia, non c’è dubbio che la sconsiderata sortita di Di Maio può, al tempo stesso, essere interpretata come una spia anche del declino della popolarità del sindacato. Condizione che induce alcuni politici e politicanti ad uniformarsi a quello che viene considerato il “senso comune”.

Anche se, come spiegava bene Manzoni, è generalmente diverso, e non di rado opposto, al “buon senso”. Insomma, Di Maio è stato l’ultimo in ordine di tempo a dire sciocchezze sul sindacato. Ma non è nemmeno l’unico. Basterà ricordare che non moltissimo tempo fa un noto politico, investito da preminente responsabilità istituzionale, non aveva esitato ad affermare che il tempo dedicato al confronto con il sindacato era da considerare, nei fatti, “tempo sprecato”.
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Pubblica amministrazione: troppo costosa, poco efficiente e ormai anche parziale

Pubblica amministrazione
Pubblica amministrazione
di Rudi Ghedini

23,2 miliardi di euro all’anno pari all’1,5% del Pil: sarebbe questo “il costo della politica” in Italia, secondo la Uil. Gli stipendi degli eletti – consiglieri e assessori, deputati e ministri – sono una minima parte. Il grosso sta nel funzionamento ordinario delle strutture del nostro “sovrabbondante sistema istituzionale”.

Palazzo Chigi costa 15 volte la Casa Bianca, l’Assemblea regionale siciliana costa 164 milioni l’anno, cinque volte l’Emilia-Romagna. Poi ci sono i 222 Direttori generali, i 222 Direttori sanitari e i 222 Direttori amministrativi delle 222 aziende sanitarie locali. Secondo la Uil, di politica vivono direttamente o indirettamente 1,1 milioni di persone, pari al 5% degli occupati. E la politica costa a ogni cittadino 757 euro, considerando solo la platea di chi paga l’Irpef (30 milioni di contribuenti).

Per gli organi istituzionali delle amministrazioni centrali e decentrate, nel 2013, si spenderanno 6,1 miliardi: le Regioni hanno tagliato dell’11,5%, mentre la presidenza del Consiglio aumenta le spese dell’11,6%, passando da 411 a 458 milioni fra il 2012 e il 2013. Per tutte le consulenze pubbliche la spesa pare sia di 2,2 miliardi, e altri 2,6 miliardi coprono i costi di funzionamento degli organi degli enti e delle società partecipate.

Secondo il sindacato, 3,2 miliardi si potrebbero risparmiare sulle spese di funzionamento, accorpando gli oltre 7.400 Comuni con meno di 15 mila abitanti. Un altro miliardo e 200 milioni potrebbe arrivare da un taglio delle spese delle Province, un altro miliardo e mezzo da un ulteriore taglio delle uscite delle Regioni, infine 1,2 miliardi in meno di spesa potrebbero derivare da una razionalizzazione del funzionamento degli uffici periferici dello Stato.
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Crisi e sindacato

Come ti ammazzo il movimento operaio. Il futuro del sindacato e la manifestazione del 18 maggio

di Francesco Piccioni

Solo i complici non si pongono domande sul senso del proprio “mestiere”, qualunque esso sia. Specie quando i tempi mutano e i pilastri su cui si reggeva un certo “fare” scompaiono, più o meno velocemente, lasciandoci ancora una volta privi di certezze reperibili nell’esperienza individuale. Che è breve, labile, evanescente quanto la nostra mutevole coscienza.

Il movimento operaio ha subito la “botta” del 1989 ben al di là dei confini delle sole organizzazioni “vicine” all’esperienza del socialismo reale: “non ci sono più due possibili punti di vista diversi, e la partita non si è certo chiusa in pareggio”. È rimasto un solo punto di vista: quello dell’impresa, che nel frattempo è diventata – almeno come comportamenti possibili – globale, a-nazionale, con prospettive fuori da ogni antico patto sociale e costituzionale.

Il sindacato, dunque, non può evitare di interrogarsi sul senso della propria stessa esistenza e attività. Ma nella Cgil queste domande vengono poste con la necessaria durezza, al momento, soltanto dalla sua parte “eretica”: la maggioranza della Fiom, gli esponenti – piuttosto bistrattati, all’interno di Corso Italia – dell’area programmatica “La Cgil che vorrei”.

Non è per caso che la domanda da centomila pistole “C’è un futuro per il sindacato? Quale futuro?” sia stata posta come titolo della giornata di seminario dedicata al decennale della scomparsa di Claudio Sabattini, storico “eretico non scismatico” della Cgil in versione conflittuale, classista, ma anche capace di pilotare a livello internazionale il passaggio altrimenti traumatico dalla Federazione Sindacale Mondiale (comunista, spesso in versione filo-sovietica) alla Confederazione europea (Ces).
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Foto di Roberto Giannotti

Un anno dopo, Monti e a capo

di Rossana Rossanda

È giusto un anno che il parlamento italiano, auspice il presidente della repubblica, si è consegnato mani e piedi a un illustre “tecnico” e al governo da lui interamente scelto (se no non avrebbe accettato l’incarico) per smettere con le fanfaluche politiche e risanare i conti del nostro bilancio, primo fra tutti l’indebitamento. Si sa che la politica non è “oggettiva”, quando va bene risponde a una parte sociale, quando va male risponde a interessi privati, mentre la “tecnica” non guarda in faccia a nessuno, è neutra e, come il professor Monti ama ripetere, è assolutamente super partes.

Risultato? L’analisi di Pitagora, (L’anno perduto di Mario Monti, Sbilanciamoci.info 20 novembre 2012) ha dimostrato nel modo che più chiaro non potrebbe essere, che il nostro debito è aumento, crescita, occupazione ed entrate pubbliche sono calati. (E non parliamo del contorno di corruzione che sembra incrostato nelle nostre istituzioni, non è per colpa specificamente di questo governo). I fautori delle somme e delle sottrazioni contabili possono soltanto dirci: “È vero. Niente di fatto. Ma se non avessimo applicato questa terapia da cavallo chissà dove saremmo finiti. E avremmo dovuto chiedere un prestito accettando di passare sotto il controllo della troika, cosa che il nostro premier, essendo uno della stessa famiglia, ha evitato”. Dunque il debito è cresciuto ma politicamente a bocce ferme; l’equilibrio sociale fra chi ha e chi non ha non è stato toccato.
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“Fiom. Viaggio nella base dei metalmeccanici”: un documentario che nasce in Emilia e raccoglie voci di lavoratori di tutta Italia

In sostanziale concomitanza alla presentazione del referedum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – referendum che sta creando reazioni contrastanti anche all’interno delle formazioni di centrosinistra – arriva Fiom. Viaggio nella base dei metalmeccanici: Il documentario nasce da un progetto di Giuliano Bugani in seguito all’accordo sulle rappresentanze sindacali firmato da Cgil, Cisl, Uil e […]

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