L’Italia che non ci sta, viaggio in un Paese diverso: un sismografo sociale

di Bruno Simili Lo strumento utilizzato dai geologi per monitorare i movimenti del sottosuolo è il più delle volte associato alla paura: quando un sismografo registra una serie di valori più elevati della media c’è da stare in guardia, perché potrebbe trattarsi di avvertimenti che preannunciano disastri. Di questo tipo di sismografi nell’ultimo libro di […]

Matera 2019: tutto torna nell’eternità dell’uomo. Il fascino della civiltà della rupe

di Michele Fumagallo

Per questa puntata della rubrica Qui Matera Qui Europa faccio un po’ il turista (chiedo scusa, non accadrà più). Ripropongo un vecchio articolo di circa 10 anni fa (14 ottobre 2009) apparso sul quotidiano “Il manifesto”. È un breve viaggio nella Basilicata rupestre.

Lo ripropongo per due motivi, anzi tre: uno è per rimarcare la completezza e complessità dell’habitat umano, specificamente un allargamento del concetto di “centro storico”; l’altro per sottolineare la “modernità” del valore delle cose apparentemente più distanti e arcaiche a riprova non solo dell'”eternità” dell’uomo (tutto torna) ma anche, in qualche modo, dell’indistruttibilità delle cose. Il terzo motivo è legato specificamente a Matera: senza l’antica “civiltà della rupe” che sarebbe della città dei Sassi? E delle tante altre cittadine (pugliesi) che affacciano sui canyon, sulle gravine? Poco probabilmente.

E per tornare al turismo, c’è poco da scherzare. È un punto forte del nuovo sviluppo del territorio. “Nuovo”, cioè radicalmente diverso dal turismo “neoliberista” che ci sta soffocando da ormai troppi anni e rischia di soffocare anche la città dei Sassi. Ne riparleremo
Ma ecco qui sotto il pezzo sul rupestre.
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Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

di Bruno Giorgini

Premessa. Discutiamo ora dell’iniziativa del sindaco di Venezia per far fronte al turismo di massa introducendo dei tornelli e sbarramenti per l’accesso in città storica. Quindi in “Venezia città libera e aperta” cercheremo di dare conto dei più recenti studi sul tema che possono configurare una governance dei flussi in grado di coniugare scienza e democrazia.

Per Aristotele il movimento è per gli umani l’essenza della libertà. Inoltre la città è un sistema di differenze. In termini delle città moderne dobbiamo aggiungere: un sistema aperto. Soltanto i sistemi aperti ci racconta la fisica, sono creativi di nuove dinamiche, ovvero di nuove relazioni, strutture, geometrie: in ultima analisi produttivi di nuove forme di vita associata e individuale.

Parlando di città questo significa dire che una città chiusa trasmuta più o meno rapidamente in una città morta. Non a caso quando in tempi per fortuna lontani, ma non lontanissimi, una città veniva messa in quarantena perché investita dalla peste, o altra epidemia, accadeva che le sue forme di vita si riducessero man mano all’osso, anche per gli individui sani, diventando esili come fili di fumo fino a spegnersi – e se qualcuno ne vuole leggere una descrizione magistrale sfogli la Peste di Camus.
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Lo stato della città: turismo a Napoli

di Annunziata Berrino

Il rapporto tra Napoli e il turismo è fondante nella storia di questo fenomeno della modernità occidentale, che per molti aspetti ha maturato proprio qui i suoi caratteri. E tuttavia Napoli è una delle città che meno si è impegnata a ricostruire e interpretare la propria vicenda; certo, si dirà, il turismo è futuro, e tuttavia l’assenza di riflessioni sul proprio percorso è anche indice di importanti criticità, che hanno inevitabili riflessi sullo stesso governo del fenomeno.

Tra secondo Settecento e primo Ottocento, Napoli è in assoluto la città più amata e desiderata in Europa. La cultura occidentale elabora, definisce e matura il canone stesso della bellezza di una città moderna proprio sul profilo di Napoli. O meglio, Napoli riesce a rispondere con i suoi caratteri a tutte le istanze della modernità occidentale: prima di tutto alimenta lo scientismo, offrendo le grandi attrazioni sismiche e vulcanologiche, poi soddisfa il nuovo canone di classicità, che non è più centrato sulla magnificenza dei luoghi pubblici, ma su un sentire privato, individuale, che legittima una rapporto intimo e personale con la classicità; infine, è capace di rispondere alle potenti istanze romantiche, grazie alla sua sensualità, alla varietà del paesaggio, al colore popolare, alla potenza della sua musicalità.
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Sardegna - Fonte immagine sardegnaeventi24.it

Il turismo in Sardegna tra potenzialità e occasioni mancate

di Stefano Deliperi

Il turismo potrebbe essere una delle principali voci positive dell’economia in Sardegna, tuttavia il bilancio non è così felice come dovrebbe. Perché? Proviamo a fare qualche considerazione. Più di 937 mila turisti italiani per oltre 4,3 milioni di presenze e una durata media del soggiorno di quasi 5 giorni (dati Sardegna Statistiche, luglio 2015) [1], con una spesa giornaliera dei turisti stranieri di quasi 105 euro al giorno per ciascun turista e un contributo all’economia sarda pari a 597 milioni di euro (vds. Il turismo straniero in Italia, Enit) [2].

Il contributo del settore turistico al prodotto interno lordo (P.I.L.) sardo è solo del 5% (dati C.R.E.L., 2013), rispetto al dato nazionale del 10,1% (dati E.N.I.T., 2014) e la forte differenza non può essere spiegata con la sola sensibile presenza del c.d. turismo sommerso, cioè svolto in strutture e con servizi in nero, incidenza che può superare anche il 70% (Rapporto Crenos 2015 sull’economia sarda).

Aumentano i turisti stranieri (46% fra tutti gli arrivi nel 2013, 29% nel 2004, Rapporto Crenos 2015 sull’economia sarda), ma “ancora nel 2013 ben l’83% delle presenze si concentra nei mesi tra giugno e settembre”, vengono quasi esclusivamente per il mare, straordinario, unico. Sono soprattutto i turisti di provenienza estera che vengono nella c.d. bassa stagione, con un ottimo tasso di fidelizzazione (ben il 74%, vds. Crenos, Destinazione Sardegna. Analisi della domanda turistica, 2015).

Che cosa dovremmo fare per attirare un maggior numero di turisti in Sardegna? Ci vorrebbe una seria politica del turismo e una ancor più seria politica dei trasporti, roba mai vista in questa splendida Isola nel bel mezzo del Mediterraneo. E non possiamo occuparcene in questa sede, il discorso andrebbe molto lontano. Solo un paio di considerazioni su un settore fra i più innovativi e redditizi del turismo internazionale, il turismo naturalistico.
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Rimini, lavoro sfruttato

Rimini, gli sfruttati del turismo: la denuncia di una lavoratrice

del Laboratorio Paz e dell’Associazione rumori sinistri

Nei giorni scorsi a Rimini, davanti alla sede della Provincia, si è svolta una conferenza stampa per denunciare un gravissimo caso di lavoro gravemente sfruttato nel settore turistico/alberghiero. Il caso riguarda una lavoratrice, Lucia Genovese, laureata in economia del turismo, che ha avuto il coraggio di ribellarsi ai ricatti e al furto del salario, e che si è trovata completamente abbandonata dalle istituzioni locali, quando – dopo essersi ribellata ai diktat dell’albergatore e aver richiesto il salario pattuito – è stata allontanata dall’hotel dove lavorava e alloggiava, con l’aiuto dei carabinieri, in piena notte.

Adl Cobas Emilia Romagna e l’associazione Rumori sinistri – contattati dalla lavoratrice grazie alla “Campagna per l’emersione del lavoro gravemente sfruttato nel turismo” – si sono subito attivate per la vertenza e le opportune segnalazioni alla Direzione Territoriale del Lavoro e per costruire un intervento multi-agenzia a supporto della lavoratrice, contattando il progetto territoriale di lotta alla tratta e al grave sfruttamento lavorativo, duramente colpito dalla spending review.

La lavoratrice è stata così inserita in una struttura di accoglienza del territorio e fra pochi giorni tornerà presso la sua abitazione in Provincia di Rovigo. La conferenza stampa è stata l’occasione per richiedere un incontro con il Presidente della Provincia e gli Assessorati competenti dal momento che il caso di Lucia, come denunciano le associazioni, non è affatto isolato.
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