Libri contro il fascismo: decadenza d’Occidente, l’autoritarismo dilagante da Trump a Orbán

di Maria Cristina Fraddosio Un’analisi chiara ed eterogenea di un’epoca che si appresta a finire, portando con sé nel baratro anche un vocabolario svuotato e mutato nel segno. L’ultimo libro di PierFranco Pellizzetti, Il conflitto populista, è un saggio complesso che restituisce al lettore lucidità consentendogli di districarsi tra appropriazioni indebite di terminologie che nascondono […]

Venezuela: alla ricerca di una terza via per evitare la catastrofe

di Maurizio Matteuzzi

Quale sarà e di chi sarà la prossima mossa? A due mesi dalla auto-etero proclamazione del carneade Juan Guaidó, avventurosamente lanciato il 23 gennaio scorso alla “presidenza della repubblica” dall’amministrazione Trump, lo scenario in Venezuela sembra essere passato da una guerra di movimento, con tensione alle stelle e rischi continui di rottura irrimediabile, a una guerra di trincea, in cui né i due presidenti (meglio: i due Venezuela) né i rispettivi protagonisti e comprimari esterni sanno bene cosa fare.

Ma questa apparente inerzia non può durare a lungo. Ed è tutto da capire a chi gioverà. Forse a nessuno dei due e tutto finirà in una catastrofe. Forse a Nicolás Maduro, presidente pessimo ma costituzionale, che può dire, a ragione, di avere il pieno controllo del paese e di avere sventato due o tre tentativi di golpe (l’auto-etero proclamazione; la messinscena, smascherata dall’insospettabile New York Times, degli “aiuti umanitari” bloccati al confine con la Colombia; l’ “attacco cibernetico”, verosimile e probabile se non proprio certo, che ha provocato il drammatico black-out del paese per una settimana).

O forse a Juan Guaidó, “l’auto-proclamato” (che va in giro per il paese a vendere la sua “Operación Libertad” annunciando che “molto presto” dopo la cacciata “dell’usurpatore” andrà a occupare l’ ufficio presidenziale nel palazzo di Miraflores; che entra ed esce dal Venezuela senza che nessuno lo fermi o lo arresti, e chissà che un po’ non ci speri) in ansiosa attesa che il cappio delle sanzioni messo dagli USA intorno al collo di Maduro, prima l’embargo finanziario dal ‘17, poi l’embargo commerciale dal gennaio scorso, poi quello petrolifero (praticamente l’unica fonte di valuta) annunciato per le fine di aprile, possa essere la stretta finale per arrivare a un regime change come dio e la storia comandano.
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I muri di Trump e quelli dell’Europa

Donald Trump alla Casa Bianca

di Annalisa Camilli

Il 27 gennaio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, da pochi giorni arrivato alla Casa Bianca, ha firmato un ordine esecutivo con cui ha sospeso per tre mesi l’ingresso negli Stati Uniti di cittadini provenienti da sette paesi, anche se in possesso di permessi di soggiorno e di visti d’ingresso regolari e ha sospeso per quattro mesi il programma di ricollocamento dei profughi.

Trump ha giustificato la decisione dicendo che “serve a salvaguardare gli americani dagli attacchi terroristici da parte di cittadini di origine straniera”. La risoluzione, che ha portato all’arresto di centinaia di persone negli aeroporti statunitensi, ha scatenato proteste negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

L’ordine esecutivo firmato da Trump è senza dubbio illegale e nella peggiore delle ipotesi incostituzionale e c’è da aspettarsi che non avrà lunga vita, anche grazie al lavoro di tanti avvocati e associazioni che si sono mobilitati per denunciarne l’illegittimità. Sedici procuratori generali hanno annunciato che indagheranno sulla costituzionalità del decreto. Tuttavia gli effetti della violenza e dell’arbitrarietà del cosiddetto Muslim ban, il divieto di entrare negli Stati Uniti per i cittadini di sette paesi musulmani, dureranno a lungo e rafforzeranno le discriminazioni e i pregiudizi sui profughi e sui migranti in tutto il mondo.
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