Produzione e la miopia dei facili profeti

di Mauro Gallegati Quando il gruppo di Ancona ricostruisce verso la metà degli anni ’60 le prime stime del PIL italiano dall’Unità d’Italia, Fuà raccomanda ai suoi giovani collaboratori di esprimere le grandezze in miliardi piuttosto che in milioni per non dare al lettore l’errata impressione di precisione dei dati economici. Che la misurazione del […]

Uscita dal memorandum: il discorso da Itaca

di Alexis Tsipras

Il 21 agosto è un giorno storico, i memorandum dell’austerità, della recessione e del deserto sociale finalmente sono finiti. Il nostro paese recupera il suo diritto di determinare da se stesso le sue sorti e il suo futuro, come una paese europeo normale, senza imposizioni esterne, senza altri ricatti, senza altri sacrifici per il nostro popolo. Il nostro paese è chiuso, lo chiudono le due nere Simplegadi, dice il poeta. Queste Simplegadi le abbiamo lasciate indietro.

Conoscendo la Grecia è la sua storia, i successi ma anche i suoi dolori, quello che ha determinato il suo percorso lungo i secoli. Un percorso che non è stato mai facile, ma che aveva sempre un destino. Anche nei suoi giorni più bui, anche nelle tempeste più grandi. La Grecia ha vissuto dal 2010 la sua Odissea contemporanea, in cinque anni sono successe cose mai viste per un paese in tempi di pace. Si è perso il 25% della nostra ricchezza nazionale, tre persone su cinque sono rimaste senza lavoro, sei giovani su dieci lo stesso, sono state applicate misure di austerità per 65 miliardi di euro, la violenza e l’oppressione sono diventate parte della quotidianità, la democrazia si è svalutata, sono stati fatti diventare primi ministri dei banchieri, e i ministri sono diventati banchieri, bande di fascisti sono uscite dai loro nascondigli dopo sessant’anni, un paese in un continuo stato di emergenza, però un popolo non ha mai accettato la sorte che gli avevano preparato i potenti e ha scritto nuove pagine di resistenza.
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Consiglio Europeo: ma dove vivono?

L'altra Europa con Tsipras

dell’Altra Europa con Tsipras

Ma dove vivono? È la domanda che viene da farsi leggendo il comunicato finale del Consiglio europeo del 9 marzo 2017 (N.B) lo trovate di seguito) che dovrebbe fare da base al “solenne” appuntamento di Roma per i 60 anni del Trattato che porta il nome della città capitale d’Italia. Viene proprio da chiedersi se a coloro che scrivono che le scelte fatte in questi anni hanno prodotto i risultati auspicati capita mai di parlare con qualche cittadino per strada. Se questo è il livello di consapevolezza si capisce perché la discussione sulla cosiddetta Europa a due velocità sembra essere in realtà quella su a quale velocità fare danni maggiori. E infatti il famoso testo Juncker con i 5 cosiddetti scenari possibili sembra proprio una specie di guazzabuglio di cose sbagliate e impasticciate.

Eppure dovrebbe essere chiaro che la prima cosa da fare è cancellare le scelte sbagliate e cioè tutto l’armamentario liberista e pro austerità. E prendere una strada del tutto nuova fatta di nuove regole democratiche, costituenti, che pongano al centro i diritti dei cittadini, una economia sociale, ambientale e cooperativa, facciano dell’Europa una terra aperta a quelle migrazioni che sono per altro indispensabili vista la situazione del “vecchio” (letteralmente) Continente. Abbiamo bisogno di una Europa che, velocemente e tutta insieme, butti giù i muri, sciolga la Troika, riconsideri il debito, cooperi per costruire lavoro, dare reddito, esaltare i beni comuni. E lo faccia con la forza della democrazia. Questa è la Nostra Europa per la quale manifesteremo in tante e tanti dal 23 al 25 marzo a Roma.
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La crisi dell’Europa e il futuro della sinistra: una risposta a Varoufakis

Yanis Varoufakis
Yanis Varoufakis

di Antonia Battaglia

Ho letto con grande interesse l’intervista di Alessandro Gilioli a Yanis Varoufakis, pubblicata di recente su L’Espresso. Parole che fanno riflettere non solo sullo stato della sinistra in Europa, ma che naturalmente rimettono la palla al centro anche in Italia, dove il dibattito politico appare dominato da poca, pochissima sostanza e da tanta, troppa demagogia.

L’intervista di Varoufakis può essere quindi un’occasione per riflettere sui temi fondamentali con i quali la sinistra italiana dovrà confrontarsi prima delle prossime elezioni politiche, per rispondere all’onda d’urto di un populismo che domina nettamente la scena, sotto le false spoglie della democrazia diretta.

Diem 25, il movimento lanciato da Varoufakis, viene presentato quasi come l’ultima chance per salvare l’Europa. Brexit, la crisi profonda dell’Unione, la rivolta dei ceti medi contro l’establishment, l’avanzata dei nuovi fascismi sono il sintomo dello stato di profondo malessere europeo. L’Europa, concepita ab origine come ideale, è diventata oggi proprietà monopolistica oltreché simbolo di negazione dei diritti degli “altri”., luogo fisico e morale in cui lo sforzo per separare, espellere, chiudere sembra essere l’unica ragione d’azione.
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In memoria di un “intruso”: Bruno Amoroso

di Salvatore Bomadonna

L’intruso, come Bruno Amoroso si definisce nel suo bellissimo racconto biografico, “Memorie di un Intruso”, pubblicato a Settembre, dopo avere lottato per anni con la malattia, e sofferto molto negli ultimi mesi, se ne è andato nella notte del 20 gennaio.

Chi intende scavare fino alle radici della odierna “barbarie trionfante” e ricercare quei fili con cui tessere la tela di un’alternativa non può eludere i ragionamenti contenuti nella sua ricca produzione di economista originale, di intellettuale autonomo. Bruno Amoroso lancia con il suo libro di memorie una sfida che è possibile raccogliere a partire dal rendersi autonomi dalla realtà che ci circonda, attraverso la ricerca di un nuovo pensiero critico, una vera e propria alternativa antropologica rispetto a quella che conduce il mondo e l’umanità verso le forme di barbarie cui assistiamo.

È la elaborazione di una sconfitta epocale quella di cui Bruno Amoroso ci ha lasciato testimonianza ed è, insieme, la sfida a non rimuoverla e a non rinunciare a promuovere una nuova battaglia. La battaglia che non si dà è persa in partenza e non ne ricavi nemmeno l’onore della sconfitta e gli insegnamenti che da essa possono derivare.

Giovane studente, il padre comunista fin dalla clandestinità, matura la scelta dell’impegno politico e assume ruoli di direzione, a partire dai “pionieri” nella gioventù comunista. A Monteverde, il quartiere de I ragazzi di vita, incontrerà Pasolini la cui domanda d’iscrizione al PCI viene in prima battuta respinta, Pietro Secchia cui si rivolge per capire il perché venissero frenate le iniziative di movimento che i pionieri mettevano in campo, Giuliano Pajetta che lo induce a non rinnovare la tessera del PCI dati i suoi comportamenti non allineati.
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Grecia e il referendum

Grecia, la dignità ha sconfitto la paura

di Paolo Flores d’Arcais

La finanza tossica internazionale e il cancelliere tedesco hanno cercato di rovesciare il governo democratico greco. Questa era la reale posta in gioco del referendum. Sono stati sconfitti. Volevano rovesciare Tsipras per dare una lezione anticipata ai democratici spagnoli che a novembre forse troveranno il coraggio di scegliere con Podemos una strada di democrazia coerente.

Quanto tentato dai finanzieri e dalla signora Merkel si chiama, se vogliano evitare eufemismi, un tentativo di golpe bianco. Una maggioranza di greci dalle dimensioni inaspettate lo ha sventato col suo OXI, la dignità ha sconfitto la paura. Da domani, inutile farsi illusioni, il tentativo di assoggettare irreversibilmente l’Europa ai croupier del gioco di borsa riprenderà in piena sintonia con la maggior parte dei governi e con le istituzioni comunitarie. Vedremo fino a che punto si allineerà anche il governo francese del “socialista” inconsistente Hollande.

Dopo la vittoria della democrazia greca alcune cose sono comunque definitivamente chiare. È del tutto insensato continuare con l’omelia dei Delors, Habermas e Cohn-Bendit secondo cui il problema è il deficit di legittimazione democratica delle istituzioni europee. Se il parlamento di Strasburgo avesse i poteri della Camera dei comuni, del Bundestag o dell’Assemblea Nazionale, ad avere la fiducia e governare l’Europa nella pienezza dei poteri sarebbe oggi la destra più becera e autoritaria. A dimostrazione che la democrazia non si riduce e non coincide con libere elezioni. Queste ultime sono un irrinunciabile strumento della vita democratica, ma come fin troppe volte è stato dimostrato nelle vicende storiche, il suffragio può servire anche a sopprimere la democrazia.
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Grecia e il referendum

Con la Grecia torna la politica

Qui l’articolo sulle dimissioni rassegnate questa mattina da Yanis Varoufakis

di Ida Dominijanni

Malgrado il tentativo militante di gran parte della stampa italiana di accreditare l’idea che, comunque vada il referendum, per i greci sarà una tragedia e per il premier Alexis Tsipras una sconfitta, penso invece che Tsipras abbia già vinto una partita cruciale e che per i greci, e per gli europei tutti, si tratterà di affrontare una situazione difficile ma inedita e, finalmente, aperta. Le due cose sono ovviamente collegate.

Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yannis Varoufakis, comunque si giudichino la tattica con cui hanno gestito la trattativa con la troika e i loro eventuali errori (ma era possibile non commettere errori, dati i rapporti di forza?), hanno il merito storico di avere riaperto una partita politica e culturale sulla natura, i fini e i mezzi dell’Unione europea che pareva ormai chiusa, o relegata in pochi e minoritari circoli di militanti e intellettuali sparsi nel continente.

Non si vince solo ottenendo risultati: si vince anche, anzi in primo luogo, modificando l’ordine del discorso, il regime del dicibile e dell’indicibile, del visibile e dell’invisibile. Nel giro di una settimana, l’ordine del discorso sull’Europa è completamente cambiato: come ha scritto Lucia Annunziata, il “canone” Europa – la finta e indiscutibile “oggettività” di un’Unione retta solo dall’imperativo kantiano dei diktat economici – è morto.
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Yanis Varoufakis

Varoufakis: se non avessi molta paura, allora sì che sarei pericoloso

di Helena Smith per The Guardian. Traduzione per Megachip a cura di Emilio Marco Piano

Fino a non molto tempo fa, è giusto dirlo, Yanis Varoufakis era conosciuto a malapena; è anche vero che era una specie di celebrità nel misterioso mondo dell’economia dell’austerità: le sue lucide opinioni – diffuse attraverso blog, libri, tweet e conferenze – sono state al centro di alcuni movimenti quando la Grecia sbandava dentro e fuori la sua crisi del debito apparentemente infinita.

Ad Atene, la città dove è nato e cresciuto, il professore di economia aveva una cerchia di seguaci tra gli oppositori dell’austerità dentro Syriza, il partito di estrema sinistra recentemente salito al potere. Quando è scoppiata la crisi – e prima che partisse per le torri d’avorio dell’Università del Texas di Austin – era un habitué dei chiassosi talk show che dominano la televisione greca. Ma oltre a questo, Yanis Varoufakis era soltanto… Yanis Varoufakis, nel senso che in un contesto più ampio non era un nome così autorevole. Quindi – quando ci incontriamo nel suo ufficio al sesto piano del ministero delle Finanze, che ogni ministro di quel dicastero ha occupato fin da quando è cominciato il grande dramma del debito greco in Europa – la mia prima domanda è: come si sente? Yanis Varoufakis, l’accademico neofita della politica, si trova completamente a proprio agio nel suo nuovo ruolo di star?

Dopo tutto, l’asticella è stata portata piuttosto in alto. Nello spazio di tre brevi settimane è stato battezzato l’uomo europeo del momento, accostato a eroi grandi e piccoli, paragonato a una rockstar, salutato come un’icona sessuale, acclamato dalla moda, e in Germania addirittura dipinto come il più grande uomo d’azione transitato sul pianeta terra da quando Bruce Willis infiammò Hollywood in Die Hard 6. Pochi hanno avuto uno stile di comportamento e di abbigliamento così controllato fin nei minimi particolari; quando ha posato con George Osborne a Downing Street, con la giacca di pelle senza cravatta, in piedi, in netto contrasto con il cancelliere dello Scacchiere, la stampa è rimasta senza fiato come se un top model fosse piombato lì all’improvviso. «La Gran Bretagna», ha dichiarato l’autorevolissimo Daily Telegraph, «ha disperatamente bisogno di un politico che si presenti come Yanis Varoufakis.»
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