Mario Tozzi: “Fonti fossili roba vecchia, serve una svolta”

Referendum contro le trivellazioni
Referendum contro le trivellazioni

di Alessandro Principe

A tre settimane dal referendum del 17 aprile, gli italiani sembrano ancora poco interessati e ancor meno informati sull’oggetto del voto. I sondaggi però dicono una cosa interessante. Quelli che sanno sanno dell’esistenza del referendum e ne conoscono il contenuto sono ancora pochi. Ma, una volta informati, non hanno dubbi: voterebbero sì.

Per questo l’informazione sui contenuti, il dibattito, il confronto delle idee restano fondamentali. Nonostante la scarsa attenzione dei media, almeno quelli più diffusi, quelli che arrivano nelle case della maggior parte dei cittadini. C’è l’ostacolo dell’apparente difficoltà del quesito e della materia certamente di non immediata comprensione. Il voto del 17 aprile riguarda la durata delle concessioni per le trivellazioni in mare entro le 12 miglia (circa 20 chilometri, le cosiddette acque contigue). Si vuole che una volta scaduta la concessione l’attività estrattiva venga abbandonata?
Leggi di più a proposito di Mario Tozzi: “Fonti fossili roba vecchia, serve una svolta”

Trivelle: perché votare sì al referendum

Referendum contro le trivellazioni
Referendum contro le trivellazioni

di Marco Ligas

Non lo scopriamo oggi ma è innegabile che il nostro Presidente del consiglio sia una persona compiacente: magari non verso gli elettori, perché li considera un intralcio alla democrazia così come lui la intende, ma sicuramente è compiacente nei confronti di chi detiene il potere. Con loro non si tira mai indietro. Anzi talvolta mostra una sensibilità inaspettata che mette in evidenza soprattutto nei rapporti con la Confindustria, con chi coordina e dirige le politiche finanziarie e oggi con i petrolieri.

Usando queste prerogative ha imposto che la data in cui si svolgerà il referendum sull’uso delle trivelle sarà il 17 aprile. Poteva benissimo scegliere la stessa data in cui si svolgeranno le amministrative ma ha preferito anticiparla.

Non è sbagliato perciò definire questa decisione una furberia, perché i referendum, si sa, non sempre sono valutati iniziative importanti nella vita politica del paese; non a caso spesso la partecipazione dei votanti non raggiunge le percentuali necessarie, soprattutto se i tempi di informazione dei cittadini sono limitati come in questo caso.
Leggi di più a proposito di Trivelle: perché votare sì al referendum

No triv: verso il referendum sostenuto dalle regioni

No triv - Foto di AmbienteQuotidiano.it
No triv - Foto di AmbienteQuotidiano.it
di Enzo Di Salvatore

Cin­que anni fa, a seguito del disa­stro petro­li­fero occorso nel Golfo del Mes­sico, il governo Ber­lu­sconi decise di vie­tare la ricerca e l’estrazione di petro­lio nei mari ita­liani entro le cin­que miglia marine. Que­sta pre­vi­sione non era rivolta solo al futuro, ma – per così dire – anche al passato. Nel senso che il divieto avrebbe tro­vato appli­ca­zione anche ai pro­ce­di­menti in corso: a pro­ce­di­menti avviati, ma non ancora con­clusi con il rila­scio di un per­messo di ricerca o di una con­ces­sione per l’estrazione.

Due anni dopo, il governo Monti inter­ve­niva nuo­va­mente in mate­ria con un decreto-legge (il «decreto svi­luppo»), sta­bi­lendo che quel divieto – concernente ora sia il petro­lio sia il gas – fosse esteso ovun­que alle dodici miglia marine. Con una pre­ci­sa­zione, però. Il nuovo divieto avrebbe riguar­dato solo il futuro e non il pas­sato. Nel senso che non avrebbe tro­vato più appli­ca­zione ai pro­ce­di­menti in corso. L’obiettivo del governo Monti era asso­lu­ta­mente chiaro: occor­reva far ripar­tire i pro­ce­di­menti bloc­cati dal governo Ber­lu­sconi.

Ven­ti­cin­que in tutto, tra i quali quello su «Ombrina mare» in Abruzzo e quello su «Vega B» nel Canale di Sici­lia. Ai quali, nel pros­simo futuro, si aggiun­ge­ranno quelli rela­tivi alle atti­vità di ricerca che ha in serbo la società Spec­trum Geo: un pro­getto enorme desti­nato ad esplo­rare i fon­dali del mare Adria­tico per 30 mila chi­lo­me­tri qua­drati e che, ter­mi­nata la fase della ricerca, verrà ulte­rior­mente spac­chet­tato in nume­rosi pro­getti di estra­zione.
Leggi di più a proposito di No triv: verso il referendum sostenuto dalle regioni

Un referendum in difesa dei mari italiani

Trivellazioni
Trivellazioni
del Coordinamento Nazionale No Triv

Circa 130 associazioni e 70 personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.
Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

Il Coordinamento Nazionale No Triv e le associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa invitano tutti i sottoscrittori dell’appello a prendere parte alla conferenza stampa, indetta per il giorno 11 settembre, ore 11, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati – Piazza di Montecitorio, Roma. La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento Nazionale No Triv: info@notriv.com.
Leggi di più a proposito di Un referendum in difesa dei mari italiani

Trivellazioni nel bolognese: troppo silenzio sulla ricerca del gas

Trivellazioni
Trivellazioni
di Massimo Corsini

Ancora non lo sanno, ma i cittadini di Galliera, San Pietro in Casale e Malalbergo, hanno ricevuto un regalo di Natale. Il 23 dicembre scorso è stato pubblicato sull’albo pretorio la richiesta di V.I.A. (la famosa valutazione di impatto ambientale) da parte della società australiana Po Valley operante nel settore della ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, relativa all’autorizzazione per la messa in produzione di un pozzo di gas in località Sant’Alberto a San Pietro in Casale.

Sono stati informati anche i comuni di Galliera e Malalbergo perché territori confinanti al pozzo d’estrazione. Inutile dire che il regalo non è piaciuto ai pochissimi che sono venuti al corrente della faccenda, quelli che si informano, i soliti rompiscatole dei comitati cittadini, quelli della sindrome di “Nimby” (“not in my back yard”). D’altra parte, sembra che dall’ormai lontana data di pubblicazione, i comuni interessati si siano spesi un po’ poco per informare i propri concittadini della prossima eventuale attività estrattiva (e solo alla fine di questo mese hanno espresso il loro parere in merito, negativo ovviamente).

È vero che con il decreto “Sblocca Italia” le competenze di autorizzazione sono state tolte agli enti locali, Regioni e Comuni, per passare al governo, ma sono pur sempre gli enti locali stessi che devono esercitare una funzione referenziale imprescindibile per il governo a tutela del territorio. A maggior ragione in una Regione come l’Emilia Romagna che proprio tre anni fa, nel 2012, è stata sconvolta da un terremoto fino ad allora ritenuto improbabile e a causa del quale, in seguito alle polemiche successive al lavoro della commissione Ichese sulla possibilità di eventuali legami causa effetto tra attività sismica ed estrazioni di idrocarburi, è stata fatta una moratoria in nome del principio di precauzione tanto caro all’Unione Europea in materia ambientale (l’allora governatore Vasco Errani, prima di essere costretto alle dimissioni per altre note vicende, fu investito da non poche polemiche per aver tenuto nascosto in un cassetto il sopracitato rapporto).
Leggi di più a proposito di Trivellazioni nel bolognese: troppo silenzio sulla ricerca del gas

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi