Europa, mercato e sovranità popolare

di Alessandro Somma

Che l’epoca attuale sia caratterizzata dal trionfo della logica del profitto è oramai un dato di fatto, le cui conseguenze sono state indagate dai punti di vista più disparati. Un recente volume – Lo impone il mercato. Come i nostri governanti hanno stravolto i principi costituzionali di Daniele Perotti (Imprimatur) – ha ripercorso quelle che interessano il piano dei principi fondamentali enunciati dalla Costituzione italiana nei suoi primi articoli[1]. Il risultato è un atto di accusa duro e articolato contro l’Europa unita, ritenuta il catalizzatore di quanto possiamo oramai definire in termini di dittatura del mercato. Al lettore si offre così un contributo riconducibile a un genere letterario che sta finalmente prendendo piede: quello relativo all’incompatibilità conclamata, sebbene troppo a lungo occultata, tra Costituzione italiana e Trattati europei.

Costituzione vs trattati europei

Da un simile punto di vista sono centrali le pagine in cui si sottolinea il ruolo che per la Carta fondamentale assume il lavoro: il perno del patto di cittadinanza per cui il diritto ai beni e servizi erogati dallo Stato sociale costituisce il corrispettivo del dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (art. 4). Il tutto collegato a un vero e proprio obbligo dei pubblici poteri di creare le condizioni affinché il diritto al lavoro sia effettivo, e soprattutto sia produttivo di emancipazione e dignità per sé e per la propria famiglia.

Perotti sottolinea opportunamente che questo equivale ad attribuire allo Stato il compito di promuovere attivamente la piena e buona occupazione, rigettando l’idea ora dominante per cui si riconosce al solo mercato “una funzione generatrice di lavoro”.
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Titanic e scialuppe

Europa: il teatrino sul Titanic

di Roberto Musacchio

Lo scambio di accuse e di battute è ormai quotidiano. Renzi e la Ue se le mandano a dire di santa ragione. Per chi è abituato ai teatrini italici l’idea è quella di un gioco delle parti. Uno degli uomini, e dei governi, interpreti dei voleri della Troika e del pilota automatico manda in scena ora il repertorio del Partito della Nazione, quello che alza la voce e sbatte i pugni.

D’altronde in tanti in Europa in questo momento riscoprono le loro prerogative di capi di Stato in particolare nell’orrida gara a chi si comporta peggio con i migranti. Chi è abituato invece ai riti di Bruxelles, e ne conosce le dinamiche, sa però che certi toni alludono a qualcosa di più duro e che Bruxelles, e l’asse tedesco francese, mal sopportano le alzate di capo su certi temi.

Lo sanno bene tutti quelli che hanno sperimentato in questi anni gli interventi della Europa Reale nella sfera delle loro sovranità. E l’attacco di Moscocivici, commissario socialista, a Renzi conferma qual è il prevalente netto di atteggiamento dei socialisti europei. Per chi invece l’Europa la vive, e ci vive, la situazione appare ancora diversa e il tutto sembra somigliare sempre più ad una riedizione dell’orchestrina che suonava sul Titanic, immaginando per altro che alla guida del transatlantico, e non di un aereo, vi sia un pilota automatico ormai impazzito come l’Hal, il computer di 2001 Odissea nello Spazio.
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