Land grabbing in salsa argentina a Firenze e provincia: proposte di lettura

di Per un’altra città Affaristi delle infrastrutture e dell’immobiliare esportano dall’Argentina i loro metodi di estrazione di denaro: accumulazione capitalistica che procede attraverso la spoliazione dei beni comuni urbani e la privatizzazione dello spazio pubblico. Ne abbiamo scritto su “La Città invisibile”, www.perunaltracitta.org. La riproposizione di metodi di accumulazione capitalistica che non guardano in faccia […]

Crollo in Toscana: “La sinistra ha perso la sua tradizione storica e culturale”

di Radio Popolare

I risultati dei ballottaggi che si sono svolti ieri a due settimane dal primo turno hanno confermato una tendenza già emersa negli ultimi anni: la Toscana, regione storicamente rossa, ha subito un importante crollo del centrosinistra a favore del centrodestra che, risultati alla mano, ha vinto in roccaforti come Pisa, Massa e Siena.

Abbiamo intervistato Antonio Floridia, direttore dell’Osservatorio elettorale e del settore “Politiche per la partecipazione” della Regione Toscana, nonché docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze e in passato anche presidente della Società Italiana di Studi Elettorali.

Da dove arrivano tutti questi voti al centrodestra?

Intanto bisognerebbe cominciare a dire che la fine della Toscana rossa non è un fulmine a ciel sereno, non è accaduto né il 4 marzo né tantomeno ieri. È un processo che va avanti da alcuni anni. Tanto per darvi qualche dato elaborato in queste ore, in Toscana ci sono 54 comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti. Nel ciclo elettorale 2010-2014, in 50 su questi 54 comuni c’erano giunte di centrosinistra.

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Le conseguenze dell’amianto nella valle del diavolo in Toscana

di Marco Amerighi

Nell’inverno del 2011 ricevetti la telefonata di L., un amico che non vedevo da un po’. “Devo darti due notizie: una buona e una cattiva”, mi disse. La buona era che aspettava un figlio. La cattiva che al padre di sua moglie – operaio di 62 anni nella centrale geotermica di Larderello, in provincia di Pisa – era stato riscontrato un mesotelioma pleurico da amianto. Tradotto in termini più comprensibili: nei successivi nove mesi, il mio amico avrebbe visto nascere il primo figlio e morire di tumore il suocero.

All’epoca avevo rinunciato alla carriera accademica e mi ero trasferito a Torino, dove sbarcavo il lunario facendo il dog-sitter e la maschera in un teatro, in attesa di capire cosa combinare nella mia vita. Quando in quella mattina del 2011 il mio amico smise di parlare, capii che dovevo girare un documentario su sua moglie e suo padre. Avevo già il titolo: Nella valle del diavolo.

“Pensi che me lo lascerebbero fare?”, gli chiesi. Lui prese tempo: il progetto gli piaceva, ma la famiglia era scossa e la situazione delicata. “Dammi qualche giorno e ti faccio sapere, ok?”. Non girai nessun documentario. Poche settimane dopo quella telefonata, la moglie del mio amico perse il figlio e si chiuse al mondo in attesa del secondo lutto. E io abbandonai l’ennesimo progetto della mia vita.
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Intervista a Michele Munafò (Ispra): “Come e chi misura il consumo di suolo”

di Arpat

Il rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, curato da Ispra, per il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), è corredato di schede riepilogative sintetiche per ogni regione e rende al contempo disponibili online in formato aperto i dati contenuti nel documento e la relativa cartografia.

Una modalità questa esemplare, infatti i dati, rilasciati in formato aperto e liberamente accessibili sul sito istituzionale di Ispra, permettono di avere una mappa completa, accurata e omogenea e fornire una rappresentazione aggiornata del fenomeno del consumo del suolo, dello stato del processo di artificializzazione del territorio e delle diverse forme insediative.

Sui temi del consumo di suolo abbiamo posto alcune domande a Michele Munafò, ingegnere per l’ambiente e il territorio e dottore di ricerca in Tecnica urbanistica. È attualmente responsabile dell’Area “Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi desertificazione” di Ispra e coordinatore della rete di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa). È responsabile scientifico dei rapporti nazionali sul consumo di suolo e di diversi progetti di ricerca di mappatura, analisi e valutazione delle dinamiche territoriali e urbane. Rappresenta uno dei National Reference Centre della rete Eionet dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ed è membro del Program Board di Geo – Intergovernmental Group on Earth Observation. È professore a contratto per le discipline del settore Tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università Sapienza di Roma.
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Autostrada della Maremma: torna un progetto di cui non si sentiva la mancanza

di Anna Donati

Torna in pista l’Autostrada della Maremma. Lo scorso dicembre la SAT, Società Autostrada Tirrenica ha presentato un nuovo progetto autostradale per il tratto Grosseto-Capalbio per la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. È l’ennesima puntata di questa storia infinita partita dagli anni ’80 con il piano decennale di grande viabilità.

Il progetto autostradale, bocciato nel 1990 dal Ministero Ambiente, poi diventò l’adeguamento della Strada Statale Aurelia da parte di ANAS nel 2000 con il Governo Amato. Riproposto dal governo Berlusconi con la legge obiettivo nel 2001 ed approvato con un tracciato costiero nel 2008 dal costo di 3,8 miliardi. Ma poi nel 2011 il progetto SAT cambia di nuovo (complice la crisi economica ed i conti che non tornano) e viene messo per buona parte il tracciato sull’Aurelia ma con pedaggio e un sistema chiuso, creando così non pochi problemi agli spostamenti locali. Vengono costruiti 4 km a nord vicino a Rosignano ed i 15 km del tratto Tarquinia-Civitavecchia.

Ultima tappa, nel 2015 nuovo accordo MIT/ASPI/SAT e regioni Toscana e Lazio da cui scaturisce il progetto presentato da SAT a dicembre 2016 del costo stimato di 1,4 miliardi. Si prevede che a nord tra Grosseto e Rosignano non si realizzi più l’autostrada ma si utilizzi l’attuale superstrada. A sud tra Grosseto e Tarquinia si vuole invece realizzare l’autostrada a pedaggio con un tracciato a ridosso dell’Aurelia, della ferrovia e con diverse varianti.
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È “sinistra” questa? Enrico Rossi e l’inutile scempio dell’autostrada Tirrenica

di Tomaso Montanari

Caro presidente Rossi, caro Enrico, ti scrivo pubblicamente per chiederti di aiutarmi a capire perché sei deciso a costruire l’Autostrada Tirrenica. I cittadini e le amministrazioni comunali (di ogni colore politico) delle città e dei territori tra Talamone e Ansedonia stanno chiedendo a gran voce di non farlo, e io trovo che le loro ragioni siano fondate.

Essi argomentano che il tragitto insiste caparbiamente su quell’area di Albinia, a fortissimo rischio idrogeologico, che cinque anni fu devastata dalla terribile alluvione che tutti ricordiamo. Poco più a sud, l’autostrada lambirebbe la meravigliosa laguna di Orbetello: un ecosistema delicato, e già provatissimo. E poi sventrerebbe, letteralmente, la frazione di Orbetello Scalo: in cui dovrebbero essere abbatuti molti edifici che contengono civili abitazioni e negozi.

Ancora: fanno notare che l’introduzione di un pedaggio, e ancor più la profonda lacerazione del territorio provocata da un tracciato autostradale largamente non attraversabile, finirebbero per mettere in ginocchio le uniche economie che tirano questa parte di Maremma, e cioè l’agricoltura e il turismo. Aggiungiamo la ciliegina sulla torta: lo scempio di un paesaggio ancora da favola.

Sia chiaro: i cittadini della costa non dicono «fatela altrove, non nel nostro cortile». Nella fattispecie non suggeriscono affatto di riportare il tracciato nell’interno della Maremma, dove sarebbe altrettanto devastante. No: dicono la cosa più banale, semplice e onesta del mondo: «quella autostrada non serve a nessuno, se non a chi la costruirà».
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