Dallo Jonio al Tirreno, una storia ignobile

di Roberta Ferruti

Provincia di Reggio Calabria. La punta dello Stivale che da Villa San Giovanni sale su per i due mari, lo Jonio e il Tirreno. Terra di passaggio e di mescolanze culturali da sempre e da sempre terra di migrazioni. Riace è negli ultimi metri di confine orientale, più vicina a Catanzaro che a Reggio, sullo Jonio. San Ferdinando è invece un paese della piana di Gioia Tauro, sul Tirreno nel margine occidentale…

La statale 682 le collega in un’ora. In mezzo l’Aspromonte che traccia una demarcazione netta tra questi due mondi amministrati dalla stessa Prefettura. Salgo da Gioiosa lasciandomi alle spalle Riace e la sua storia di accoglienza diffusa, tra le case del borgo, bimbi che giocano per le strade, migranti e riacesi a braccetto. Nonostante oltre due anni di blocco dei finanziamenti originati da ben quattro ispezioni della Prefettura, due a favore e due contrarie, Riace resiste. Il suo sindaco, Domenico Lucano, trova ancora il tempo di emozionarsi di fronte alla gioia dei bambini e si fa coraggio, soprattutto per loro.

Ha sacrificato gli ultimi 20 anni di vita per realizzare un sogno di uguaglianza sociale, per dimostrare che la giustizia sociale non solo è un dovere ma soprattutto una necessità per superare le insidie di una società basata esclusivamente sulle regole del mercato. “Gli esseri umani non sono merce” ripete “chi siamo noi per impedire ad un essere umano di vivere libero, fuori dalle guerre e dalla miseria?” E così a Riace negli anni sono arrivati in tanti, uomini, donne e bambini in fuga, e non si è badato se inseriti o meno nei circuiti ufficiali, se avessero o meno completato l’iter burocratico per i richiedenti asilo, se fossero o meno diniegati.
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