Il ’68, questo anno formidabile e indimenticabile

di Silvia Napoli

Di celebrazione in celebrazione, sarà l’euforia enciclopedista del nuovo già stanco millennio, forse per ora il meno lungimirante della Storia, siamo arrivati al turno del ’68, espressione sempre vaga nei termini cronologici, quanto precisamente evocativa in termini di spirito dei tempi. Evocativa di un mood o modo di essere in primis, la famosa attitudine ribelle, diffusa allora su scala planetaria e per ora senza repliche annunciate.

Forse per questo, ci si approccia a tutte le molteplici esposizioni di feticci e memorabilia e testimonianze sull’arco temporale che va dai tardi anni ’60 ai primi Settanta con due prevalenti atteggiamenti: quello del bimbo nella stanza delle meraviglie o quello del pellegrino colpito da timore reverenziale e fideistico per ciò che oggi si configura come sorta di mistero o prodigio.

Difficile stilare un elenco ragionato e selettivo delle tante iniziative più o meno azzeccate, talvolta riflessive, talvolta scanzonate che si sono susseguite e continuano a farlo in questo scorcio di anno, un po’ in tutta Italia. In qualche modo, più o meno generate da padri nobili che siano, più o meno polifoniche che risultino, sono infatti inabilitate ad essere esaustive nella rappresentazione di tanta ricchezza di stimoli e di scambi e contaminazioni globali, non globalizzati, attenzione, che si produssero allora.
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Proteste contro McDonald's

Io, ex dipendente, vi svelo i segreti di McDonald’s

di Mattia Albani

Mangiare in un ristorante McDonald’s è una questione di gusti. Lavorarci, invece, è tutta questione di numeri. Di tempi. Di Sincronizzazioni. E, lasciatevelo dire da chi ci ha lavorato per tre anni, di molta, molta concentrazione. Basta una manciata di secondi di troppo, un attimo di esitazione e tutto l’intero meccanismo rischia di incepparsi. Per farvi un’idea, da quando un cliente si mette in fila a quando riceve il vassoio con la sua ordinazione devono passare duecentodieci secondi.

Ogni cassa ha un cronometro che inizia a scandire il tempo appena si comincia a digitare l’ordine sullo schermo. Quando il cliente se ne va col suo vassoio, il cronometro di ferma. Duecentodieci secondi, non un secondo in più e, possibilmente, qualche secondo in meno. Ovviamente ci sono delle eccezioni ma, appunto, sono eccezioni. La temperatura delle friggitrici è di duecentoquindici gradi. Quella delle piastre di centottanta. Provate a metterci la mano e sperimenterete cosa prova un’aragosta quando viene cucinata viva.

Il pane viene tostato per trentacinque secondi. Il toster è simile alla griglia per hamburger dei chioschi notturni. Solo che questo è un macchinario temporizzato con un cicalino che comincia a suonare appena è ora di tirar fuori il pane. La carne, invece, viene cotta in apposite piastre automatiche. Quelle stesse piastre che stanno a centottanta gradi per sessantatré secondi in media. Ogni piastra è regolata a seconda del panino da comporre. Accanto alle piastre ci sono piccoli congelatori a pozzetto con dentro la carne per i panini. Prendi la carne dal pozzetto e la metti sulla piastra. Poi aspetti. La carne la devi prendere con i guanti. Monouso. La durata di cottura della carne cambia a seconda del panino, perché a seconda del panino cambia anche la dimensione della carne.
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