Storia di un giornale, liquidatori, lettori, appelli, collette e patacche

Al contrario
Al contrario
di Mauro Chiodarelli

Mi emoziona sempre vedere altruisti eroi lanciarsi in imprese temerarie contro corrente: sottrarre la testata “il manifesto” dai barbari liquidatori. Perché non c’eravate nel novembre 2012 quando un’assemblea pressoché unanime aveva votato per una proprietà collettiva della testata? Come? C’erano e sono quelli che hanno votato contro? No, ci deve essere un errore: quelli che hanno votato contro erano per un compratore privato (amico) piuttosto che per una comproprietà tra redattori, collaboratori, poligrafici, lettori e sostenitori; mi ricordo un certo Lania che affermava: “preferisco sceglierlo da solo l’albero a cui impiccarmi, dei vostri soldi non so che farmene”. Ah… Lania è un giornalista dell’attuale cooperativa. Ma fatemi il piacere. Poi magari mi dite che la Signora Norma Rangeri (sì, l’anguilla) che ha sancito irrevocabilmente che “il giornale è dei giornalisti e se ai lettori piace lo comprano, diversamente no”, è Direttore Responsabile. Ah… è Direttore Responsabile.

Qualcosa non mi torna: chi sta complottando alle loro spalle per vendere azioni della testata ai lettori? Non sono azioni ma DONAZIONI (dare spontaneamente e senza ricompensa, Garzanti). Fatemi capire:

  • LORO vogliono comprare la casa che hanno in affitto (così risparmiano il canone) per tutti NOI ma intestata a LORO;
  • NOI dobbiamo mettere il capitale visto che il LORO è assolutamente insufficiente;
  • NOI, quando LORO se la saranno comprata, possiamo tutt’al più andare a trovarli, poco, meglio mai, e possibilmente quando è ora di fare le pulizie, per bearci di come sia bene arredata.

Mi dite che lo fanno per NOI (che non ne capiamo di finanza, di giornali, di politica, di società, eccetera) perché non ci vogliono appesantire di un fardello insopportabile. Sarà ma per me è una patacca.
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Il futuro del Manifesto: i circoli non vogliono essere editori, ma garanti della natura del giornale

Foto di Carlo Traina
Foto di Carlo Traina
di Giacinto Cimino, circolo manifesto Bologna

Caro Giorgio Dal Fiume, le preoccupazioni sul futuro del manifesto sono pienamente condivise e sono anche le nostre, però dalla tua lettera si evince che le informazioni che tu hai sull’attività dei circoli non siano del tutto precise e propobabilnente ti saranno state riportate in modo non corretto.

Dal mese di febbraio i circoli si sono mossi, parecchio, solo ed esclusivamente affinché “il manifesto” possa continuare a restare “il manifesto” anche dopo questa fase burrascosa che sta attraversando, ricordandoti che la liquidazione coatta amministrativa ha dei tempi e delle scadenze ben precise. Quindi non c’è mai stata nessuna velleità di diventare “coeditori”, non è il nostro mestiere. Probabilmente molte incomprensioni sarebbero già superate se le pagine che ora, finalmente, il giornale dedica alla crisi fossero state pagine fisse già da quando sono arrivati i liquidatori e come da tempo i circoli andavano chiedendo, ma ascoltati in questo solo da Valentino e da pochi altri.
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Il futuro del Manifesto: una polemica incomprensibile

Il futuro del Manifesto
Il futuro del Manifesto
di Giorgio Dal Fiume

Non bastasse la dura realtà che ci circonda, vi ci mettete anche voi a farci del male! Confermo quanto scrive Ermanno Rea: vista da fuori la vostra ardua polemica è incomprensibile. Accusiamo i politici di essere lontani anni luce dalla società civile, ma alcuni tra voi mi sembrano lo siano altrettanto dalla maggioranza dei lettori del nostro amato giornale, e soprattutto da quelli che potrebbero leggerlo in futuro. Ma cosa vuol dire Parlato (e chi dentro il manifesto sostiene le sue tesi) quando scrive che il giornale non produce «il discorso politico e multiculturale che spesso ci è riuscito di fare nel nostro passato»?

Ogni mattina quando vi compro mi meraviglio del miracolo di qualità e contenuti e coerenza (anche politica) che riuscite a fare, nella situazione drammatica che sappiamo, e con le tensioni interne che vivete. Questa direzione ed il vostro collettivo hanno la mia stima e riconoscenza. Non altrettanto invece chi promuove ragionamenti (e mi riferisco alla pur stimata Rossanda) non appropriati ad un giornale, anche di sinistra radicale. Sono pienamente d’accordo col rivendicare con orgoglio il «non avere una linea», perché basta leggere il giornale per rendersi conto di come la lettura della realtà che ne emerge svolga un doppio servizio ai lettori, essendo allo stesso tempo plurima e indagatrice, ma ricordandoci sempre i valori di base della sinistra e la complessità insita nella costruzione di una politica alternativa al neoliberismo ed al conformismo culturale che ci circonda.
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Il futuro del Manifesto: la risposta dei circoli all’editoriale di Rangeri e Mastrandrea

Cari compagne/i TUTTI del manifesto,

vi scrivo direttamente nella consapevolezza che questa lettera non verrebbe pubblicata sul (nostro) vostro giornale.
Voglio esprimere il mio profondo rammarico per l’editoriale odierno di Norma e Mastrandrea.
Rammarico perché per l’ennesima volta si è persa l’occasione per fare chiarezza sulla reale situazione del giornale e sulla sua possibile vicina sorte, edulcorando la realtà ad uso degli inconsapevoli lettori.

Oggi la direzione improvvisamente si appropria di quello che i circoli sostengono da mesi, ignorati. Il giornale è nostro, noi lo facciamo e voi ci dite se vi piace, ci veniva detto, altro che bene comune. Nessuna ristrutturazione, tutti dentro, quando chi evidenziava che con il numero di copie vendute già 35 tra giornalisti e poligrafici sarebbe stato un grande successo, veniva tacciato come nemico dei lavoratori. Della proprietà collettiva neppure parlarne, la testata è della cooperativa, e a chi diceva che alla fine il manifesto se lo sarebbe comprato un borghese illuminato (ben che vada) veniva sempre opposto un «questo mai».

Ed ora eccoci qua; il giornale a dicembre, o forse anche prima, passerà ad un ignoto compratore (come si chiama è un segreto affidato a pochi), che è lo stesso che pone in 25 il numero massimo di giornalisti e poligrafici, perché i conti li sa fare. Ma questo non avete il coraggio di dirlo, potreste perdere ancora consensi e lettori.

Ma un nuovo manifesto ha bisogno innanzitutto di una linea, un ‘idea editoriale da trasformar in progetto attorno a una volontà politica, e di un gruppo coeso, pure nelle differenze di opinioni, che lo metta in pratica. Ma di questo non c’è traccia da molto tempo in questo giornale, che come voi stessi almeno avete il coraggio di ammettere non dibatte più da anni; e la liquidazione coatta ne è la conseguenza, non la causa. Certo vi dannate per farlo uscire, ma perché e per chi?
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Il futuro del Manifesto: la nostra testata, lettera ai circoli

Lettera ai circolidi Valentino Parlato

Cari compagni dei circoli,

ieri e oggi abbiamo pubblicato le vostre lettere e gli interventi (mi scuso del ritardo) al fine di aprire una discussione seria e utile per la salvezza e il rilancio del manifesto.Per questo bisogna guardarsi dalle prese di posizioni facili e dannose; bisogna prendere atto della realtà. L’attuale redazione, della quale sono responsabilmente compartecipe, è certamente criticabile come tutti, però ha l’innegabile merito di aver tenuto in vita questo giornale per più di 41 anni, con sospensione degli stipendi (particolarmente bassi) e rischio di fallimento e disoccupazione.

Certo, c’è stato il vostro aiuto, il vostro e di tutti gli altri affezionati lettori, ma nelle stanze di via Tomacelli prima e di via Bargoni oggi, la vita è stata particolarmente difficile per tutti noi. Abbiamo resistito e non vogliamo mollare. Per questo alcune critiche alla redazione sono ingiustificate e dannose. Tra di noi – se siamo del manifesto – ci deve essere più reciproca fiducia e più rispetto.
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Il futuro del Manifesto

Il futuro del Manifesto: da dove ripartire

Da mesi i circoli sollecitano alla redazione una discussione sul futuro del giornale e sul progetto politico che ne dovrebbe sostenere il rilancio. Ancora una volta il silenzio è rotto dall’esterno da Rossana Rossanda in termini decisi. È auspicabile sperabile che dietro questa autorevole sollecitazione il dibattito finalmente si apra.

Il circolo di Bologna

di Rossana Rossanda

La discussione sul manifesto è partita male. La prima domanda non è di «di chi è» ma «che cosa è» il manifesto. Anche per ragioni economiche. Un giornale è nel medesimo tempo una merce, se lettori non lo comprano fallisce. Occorre chiedersi perché da diversi anni abbiamo superato il limite delle perdite consentito ad una impresa editoriale, mentre i costi di produzione salivano. Direzione, Cda e redazione + tecnici hanno sottovalutato questo dato, pur reso regolarmente noto, illudendosi che avremmo recuperato lettori aumentando le pagine e i servizi con un restyling dopo l’altro.

È stato un errore imperdonabile. Se il giornale è di chi lo fa, il suo fallimento è di chi lo ha fatto. Cioè noi. Teniamolo presente. Altri giornali «politici» – cioè interessanti per un governo o una forza di opposizione o un gruppo sociale – hanno avuto problemi simili ai nostri: una tradizione da non perdere, una redazione rodata da decenni, vendite insufficienti e ricorso a finanziatori (nel nostro caso circoli o gruppi di lettori). Nessuno di questi tre attori è in grado di far uscire da solo un quotidiano. Perciò, per esempio in «Le Monde» la proprietà è ripartita un terzo i fondatori, un terzo la redazione e un terzo i finanziatori. Se il manifesto vivrà ancora, la sua proprietà potrebbe poggiare su un sistema analogo. Ma preliminare è che redazione, lettori e finanziatori siano d’accordo sul suo ruolo: «che cosa è», se ha un legame con la sua origine, se c’è un collettivo di lavoro che ci crede e un numero di lettori e sostenitori in grado di farlo uscire.

Le ragioni per rispondere sì o no a queste tre domande possono essere molte, ma tutte politiche. Su di esse è manifestamente diviso il «collettivo», mentre del gruppo dei fondatori siamo rimasti soltanto Parlato, Castellina ed io, e non è chiaro che cosa auspicano lettori e circoli di sostegno.
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FORUM. Che fare? Affrontare la crisi del Manifesto

L’assemblea di domenica 20 è stata ricca di spunti, ma povera di soluzioni chiare su cui lavorare. La discussione su come coordinare i circoli e sulle proposte per ripensare il giornale e raggiungere l’obiettivo dei 3 milioni di euro prosegue qui. Aggiungete un commento (non chilometrico) a questo post con il vostro contributo personale o […]

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