La Terra dei fuochi brucia ancora nell’indifferenza di tutti

di Angelo Mastrandrea

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudini o scarsa coscienza civica.

“Le gomme delle auto sono abbandonate dagli autodemolitori e non dai gommisti, ce ne accorgiamo dal modo in cui sono tagliate. Vuol dire che si tratta degli scarti di un sistema di riciclaggio di automobili, che vengono smontate e almeno in parte rottamate”, spiega Enzo Tosti, un operatore sociosanitario che da anni setaccia ogni palmo del territorio ed è convinto che, per capire di cosa si sta parlando, la monnezza va osservata da vicino, esaminata scarto per scarto. Da buon entomologo della monnezza, da anni setaccia le discariche abusive.
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La Terra dei Fuochi e i negazionisti del biocidio

di Egidio Giordano e Andrea Salvo Rossi

Come per il sesso degli angeli o il mostro di Lochness, il dibattito sulla Terra dei Fuochi rimette periodicamente in questione l’esistenza stessa del suo oggetto. La pubblicazione dei risultati dell’indagine condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Izsm) sono rientrati da subito in questo discorso, finendo con l’avviare ad una campagna mediatica che – lungi da un’interpretazione seria dei dati – è ritornata puntualmente sulle posizioni negazioniste, quelle (per capirci) di chi sostiene che la “Terra dei Fuochi” sia un brand inventato dal pentito di camorra Carmine Schiavone e alimentato dall’allarmismo degli ambientalisti del territorio.

In questa campagna si sono trovati insieme sedicenti esperti del settore enogastronomico (food blogger) e, cosa molto più grave, il governatore De Luca, prontissimo a tuonare sulle prime pagine dei giornali che è necessaria, per la Campania, un’Operazione Verità, che sbugiardi le denunce relative all’emergenza ambientale e sanitaria della regione (e, ovviamente, tutte le realtà di base che costantemente lavorano per tenere alta l’attenzione sulla questione). La Terra dei Fuochi, dunque, sarebbe una fake news (così, trionfale, annunciava un articolo di Luciano Pignataro sul Mattino), da archiviare tra i miti e le leggende dell’orrore che non meritano alcuna credibilità.
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Donne che si raccontano: intervista a Marzia Caccioppoli

di Sergio Caserta

Con l’intervista video sopra a Marzia Caccioppoli diamo avvio a un progetto di approfondimento di esperienze sociali ed umane di donne che nella loro esistenza hanno affrontato più di una difficoltà e che ne “sono uscite vive”, nel senso di essere riuscite a superarle e a conservare il proprio equilibrio, dando senso alla propria esistenza.

Non quindi “donne vincenti”, come troppe volte la comunicazione stereotipata che ci viene propinata a piene mani tende a mostrare l’universo femminile, quasi si trattasse dell’altra parte della competizione sfrenata per il successo. C’interessa, invece, mettere in evidenza la fatica e la forza di quelle donne (tante) che tutti i giorni lottano contro le avversità e che costituiscono silenziosi esempi da seguire.
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