Le nuove tecnologie devono tutelare i lavoratori più fragili. E non pensare solo al profitto

di Annalisa Rosiello Si parla sempre più spesso delle tecnologie che sostituiscono gli esseri umani in molti lavori. Si parla meno spesso del tema di come le tecnologie possono supportare l’uomo e, in particolar modo, le persone o i gruppi di lavoro più “fragili” divenendo, allo stesso tempo, strumenti di prevenzione di condotte marginalizzanti, mobbizzanti […]

Internet secondo il censo: è solo l’inizio

di Vincenzo Vita

La potente e trumpianissima Federal Communications Commission (Fcc), vale a dire l’autorità mediale degli Stati uniti, ha deciso a maggioranza di eliminare il vincolo della Net neutralità, deciso nel 2015. Attenzione, non è affare per pochi specialisti. La “neutralità della rete”, infatti, è l’architrave dell’assetto democratico e non classista dell’infosfera. Si tratta, per dirla in breve, del principio giuridico in base al quale non possono essere determinate restrizioni ad accesso e connessione alle reti.

Ciò riguarda i dispositivi tecnici come la stessa libera fruizione degli utenti. È un punto cruciale, fortemente voluto dall’amministrazione di Obama e oggetto di discussione anche in Europa. Pure in Italia, ma con scarso successo, essendo da due legislature che si trascina senza esito il tema, pur con buone proposte (nell’attuale quinquennio a prima firma Quintarelli).

Lo stop incandescente (con la riunione persino sospesa ed aggiornata, per le evidenti tensioni) voluto dall’organismo americano suona, così, da fischio d’inizio della lotta finale tra vecchi e nuovi media. Il potere antico delle aziende delle reti fisiche di telecomunicazione (le telco, che fecero affari colossali con il telefono), oggi assediato dalla capillarità veloce dei vari Google Facebook Twitter e – in generale – degli aggregatori dei dati, reagisce. Meglio tornare alla comoda divisione di censo.
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I veri piromani: li si cerchi all’interno dei palazzi, non solo nei boschi

di Raniero La Valle

Che l’Italia sia devastata da un esercito di piromani e di untori è una leggenda metropolitana come quella dell’incendio di Nerone. Ma un tempo è finito. La storia secondo la quale all’Italia sarebbe stato appiccato il fuoco dalle Alpi alla Sicilia (quattordici incendi solo nella città di Messina) da un esercito di piromani, mafiosi, camorristi speculatori e padroncini di Canadair, è come la favola dell’incendio di Roma appiccato da Nerone.

Fa comodo a tutti dare la colpa ai piromani quando i piromani sono loro. Il vero piromane è Trump che rompe il timidissimo e solo preliminare accordo mondiale sul clima, piromani sono gli interessi petroliferi e finanziari che hanno bloccato fin qui le tecnologie già pronte per il passaggio alle energie alternative, per le quali già oggi il parco delle automobili potrebbe essere formato da auto elettriche e la motorizzazione su autostrada potrebbe essere sostituita dalle ferrovie, piromani sono le economie speculative che hanno fatto inaridire la terra, rinsecchire il verde, hanno privatizzato le acque, abolito le guardie forestali, burocratizzato le procedure antincendio, messo in ferie forzate guardie ambientali e vigili del fuoco; piromani sono quelli che non battono ciglio quando già intere isole sono sommerse, terre fertili sono diventate un deserto, i tropici avanzano e dalle riserve frigorifere dei poli si staccano iceberg grandi come la Sardegna; piromani sono quelli che non permettono l’immigrazione se non clandestina e ammassano fuggiaschi infelici in campi di detenzione dove basta una bombola, una lite o una spedizione punitiva di difensori dell’identità bianca per scatenare un inferno.

In questa situazione, quando il sole brucia la terra fino a 45 gradi, basta un frammento di vetro, una bottiglia abbandonata, un rifiuto di plastica per concentrare i raggi e accendere il fuoco alle stoppie, ai campi riarsi, ai cigli delle strade inariditi, alle città stesse.
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