Il Purgatorio, paesaggio dell’anima, ovvero miracolo a Ravenna

di Silvia Napoli Credo che se Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, non fossero gli artifex di incommensurabile vitalità che conosciamo tutti, ben oltre le anguste perimetrie della cosiddetta ricerca, sarebbero uno studio associato di architettura e design, con una propensione alla cura del paesaggio in senso largo per quanto riguarda Marco e una speciale attenzione […]

Le Ariette o lo zefiro gentile di Valsamoggia

di Silvia Napoli Sono state dette e scritte molte cose su quell’unicum esperienziale e teatrale nel panorama culturale italiano o forse nel panorama antropologico nostrano tout court, che di fatto sono le “Ariette”. E non solo lo testimoniano l’interesse della RAI o in qualche modo tentativi di replica o imitazione, ma anche forbiti volumi di […]

Slow and gentle: il Festival di Santarcangelo a impatto morbido (e politico)

di Silvia Napoli Siamo arrivati in un lampo alla boa-scadenza del fatidico contratto triennale alla Direzione del Festival di Santarcangelo dei Teatri, targata Niklayeva-Gilardino e l’idea di lasciare una impronta-indicazione implicita di accoglienza e inclusione sembra prevalere in seno ad una messe di spunti vecchi e nuovi, sapientemente intrecciati, come sempre accade per questo tempo […]

Piazza, bella piazza: a Bologna l’Unione fa la forza culturale con la stagione di Agorà

di Silvia Napoli Unione Reno Galliera non ci sta ad essere collocata tra le zone un po’ così: sì, vabbe’, i terremoti, ogni tanto qualche esondazione causa i mala tempora che occorrono un po’ per tutti, ma queste pianure d’acqua hanno anche fascino e oasi verdi da vendere, tradizioni amministrative democratiche da illo tempore, tantissimi […]

Eleonora Danco: da stasera il ritorno a Bologna

di Silvia Napoli Non è trascorso molto tempo da quando abbiamo chiacchierato con l’artista a tutto campo Eleonora Danco, di formazione artistica e nascita romana, di infanzia terracinese, in occasione della sua esibizione presso i giardini d’acqua del Cavaticcio, ospite della programmazione estiva del Cassero, a Bologna. In quella occasione Danco aveva presentato su invito […]

Teatri di vita: a Bologna due settimane col botto

di Silva Napoli Vieni, c’è un teatro nel bosco a Bologna, si potrebbe dire parafrasando una nota melodia da telefono bianchi, ma Teatri di Vita, seppure nascosto, alla vista da un ponte trafficato, uno scalo ferroviario, un boschetto di pianura umido e crepuscolare, è in realtà un luogo molto vivacemente internazionale, dotato di uno spirito […]

Bologna: Camere d’aria e teatro da camera

di Silvia Napoli Difficile parlare compiutamente di Camere d’aria, un progetto matrioska, uno spazio grande 600mq di felicità progettuale..in ex comodato d’uso, parafrasando il titolo di un recente lavoro teatrale di successo, se non partendo da molto lontanto, da più di 20 anni fa. E dalla caparbietà teutonica ma visionaria e internazionalista di Lydia “Carovana” […]

Perdere le cose, ovvero ritornare alle persone: l’ultimo lavoro di Kepler452

di Silvia Napoli

Non dev’essere stato facile per questo ensemble di giovani teatranti, che vengono da un pianeta emotivo speculare al nostro, affrontare il passaggio assai delicato tra essere riconosciuti rivelazione del momento e confermare la propria peculiare identità artistica, rimanendo tuttavia connessi con protervia alle proprie radici territoriali. Si sa che spesso nessuno è profeta in patria, eppure considerando il caso loro e dei cugini dello Stato Sociale, in qualche modo imparentati con l’humus generativo del movimento artistico affatto fermo, in verità, parrebbe proprio di veder smentito l’antico adagio.

La pressione e l’attesa sono grandi, dopo i riconoscimenti piovuti per il Giardino dei Ciliegi, ma l’affetto e la fiducia del pubblico sono trasversalmente altrettanto vivi, anche quando non tutti sono proprio dentro i loro assunti o comprendono le loro motivazioni. Del resto, i nostri, sono anche quelli che, prevenendo qualsiasi appunto liquidatorio della famosa serie:fanno cose generazionali, hanno assunto come bandiera questa questione, portandola a valore, rendendola una vera mission organizzativa, pedagogica, esplorativa, formativa, forse politica.

L’altra grande conseguente fissa di Kepler è infatti riuscire a parlare di una generazione parlando ad una generazione, e parlando di cosa? Parlando con quale lingua?
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Emilia Romagna: le “Vie” dei festival sono infinite

di Silvia Napoli

Si è chiuso quasi con metaforici fuochi d’artificio questa edizione del prestigioso e glorioso festival teatrale targato ERT, le Vie, quest’anno espresso in almeno sei sedi regionali differenti ad alta concentrazione di partecipazione ed entusiasmo. Un festival scommessa, perché ha incorporato in sé i corpi altri, le parole altre di Home, Atlas of transisions, grande festa mobile, meticcia, interattiva e partecipata, acquartierata al Damslab, spazio universitario declinato concretamente, visibilmente come esperimento a tutto campo. Messa alla prova del dialogo possibile tra generazioni e genealogie differenti, curiose di conoscersi e fare scambio.

Chi scrive confessa di aver creduto difficile ottenere coerenza di disegno e di impatto tra due situazioni entrambe molto ricche e caratterizzate, probabilmente impossibili da seguirsi per intero in ogni appuntamento, in ogni dettaglio, a meno di non avere un avatar personale in dotazione. E invece. Talvolta succede di avere la sensazione che possano effettivamente esistere giorni pieni di doni, di sorprese, di conferme e di scoperte come questi.

Giorni che si intrecciano con il fuori, il là fuori, che si può affrontare a viso aperto anche da dentro un teatro, una sede di studio, una piazza delle Arti, senza tema di fare i radical chic. Perché è il fuori che si affaccia dentro, che preme, invade e scrive la biografia di una parte giovane e vitale della città, tutt’altro che degradata ed autoreferenziale. Solo, semplicemente spesso inascoltata o fraintesa.
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L’atlante dell’attivismo meticcio

di Silvia Napoli

Ci sono alcuni che pensano e dicono “prima gli italiani”. Ci sono altri che ritengono neanche tanto riservatamente che i bolognesi siano i primi in Italia per l’attenzione dedicata non tanto e non solo alla Cultura, quanto anche alle culture, in senso antropologico e largo. Del resto, se è vero che ad ogni scadenza ventennale i cittadini bolognesi si rinnovano per un quarto, sarà giusto fare i conti con i vissuti, i contenuti, le motivazioni, le aspirazioni, gli immaginari che questi bolognesi non autoctoni portano con se e che spesso si occultano nell’omologazione maistream della koinè consumista internazionale, l’unica community overseas che a modo suo prospera perché è veicolo di accettazione. Più spesso, ci scorrono accanto imperscrutabili e incomprensibili.

Si sta delineando in merito un grande sforzo sinergico da parte delle istituzioni culturali cittadine e regionali per mettersi in rete e offrire la rappresentazione di una grande compattezza etica che è forse anche pre condizione politica nella direzione di una apertura al mondo intero. Mondo ormai divenuto tutto mappabile, percorribile, conoscibile, attraverso modalità diverse,eppure mai forse percepito tanto come ora, come un posto pericoloso, indecifrabile, insidioso, intollerante, soprattutto economicamente stagnante e politicamente debole.

In bilico, in attesa di palingenesi o catastrofi, prima di smettere i panni delle cassandre e assumerci qualche responsabilità, sentiamo il bisogno di fare ordine nei cassetti di ciò che è stato e di assumerci un impegno di inventariazione delle esperienze e di chiamata a raccolta delle energie, perché si fa presto a dire post moderno o qualsiasi altro post, ma tutti i vari dopo qualcosa, presupporrebbero di ricostruire.
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