Eleonora Danco: da stasera il ritorno a Bologna

di Silvia Napoli Non è trascorso molto tempo da quando abbiamo chiacchierato con l’artista a tutto campo Eleonora Danco, di formazione artistica e nascita romana, di infanzia terracinese, in occasione della sua esibizione presso i giardini d’acqua del Cavaticcio, ospite della programmazione estiva del Cassero, a Bologna. In quella occasione Danco aveva presentato su invito […]

Teatri di vita: a Bologna due settimane col botto

di Silva Napoli Vieni, c’è un teatro nel bosco a Bologna, si potrebbe dire parafrasando una nota melodia da telefono bianchi, ma Teatri di Vita, seppure nascosto, alla vista da un ponte trafficato, uno scalo ferroviario, un boschetto di pianura umido e crepuscolare, è in realtà un luogo molto vivacemente internazionale, dotato di uno spirito […]

Bologna: Camere d’aria e teatro da camera

di Silvia Napoli Difficile parlare compiutamente di Camere d’aria, un progetto matrioska, uno spazio grande 600mq di felicità progettuale..in ex comodato d’uso, parafrasando il titolo di un recente lavoro teatrale di successo, se non partendo da molto lontanto, da più di 20 anni fa. E dalla caparbietà teutonica ma visionaria e internazionalista di Lydia “Carovana” […]

Perdere le cose, ovvero ritornare alle persone: l’ultimo lavoro di Kepler452

di Silvia Napoli

Non dev’essere stato facile per questo ensemble di giovani teatranti, che vengono da un pianeta emotivo speculare al nostro, affrontare il passaggio assai delicato tra essere riconosciuti rivelazione del momento e confermare la propria peculiare identità artistica, rimanendo tuttavia connessi con protervia alle proprie radici territoriali. Si sa che spesso nessuno è profeta in patria, eppure considerando il caso loro e dei cugini dello Stato Sociale, in qualche modo imparentati con l’humus generativo del movimento artistico affatto fermo, in verità, parrebbe proprio di veder smentito l’antico adagio.

La pressione e l’attesa sono grandi, dopo i riconoscimenti piovuti per il Giardino dei Ciliegi, ma l’affetto e la fiducia del pubblico sono trasversalmente altrettanto vivi, anche quando non tutti sono proprio dentro i loro assunti o comprendono le loro motivazioni. Del resto, i nostri, sono anche quelli che, prevenendo qualsiasi appunto liquidatorio della famosa serie:fanno cose generazionali, hanno assunto come bandiera questa questione, portandola a valore, rendendola una vera mission organizzativa, pedagogica, esplorativa, formativa, forse politica.

L’altra grande conseguente fissa di Kepler è infatti riuscire a parlare di una generazione parlando ad una generazione, e parlando di cosa? Parlando con quale lingua?
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Emilia Romagna: le “Vie” dei festival sono infinite

di Silvia Napoli

Si è chiuso quasi con metaforici fuochi d’artificio questa edizione del prestigioso e glorioso festival teatrale targato ERT, le Vie, quest’anno espresso in almeno sei sedi regionali differenti ad alta concentrazione di partecipazione ed entusiasmo. Un festival scommessa, perché ha incorporato in sé i corpi altri, le parole altre di Home, Atlas of transisions, grande festa mobile, meticcia, interattiva e partecipata, acquartierata al Damslab, spazio universitario declinato concretamente, visibilmente come esperimento a tutto campo. Messa alla prova del dialogo possibile tra generazioni e genealogie differenti, curiose di conoscersi e fare scambio.

Chi scrive confessa di aver creduto difficile ottenere coerenza di disegno e di impatto tra due situazioni entrambe molto ricche e caratterizzate, probabilmente impossibili da seguirsi per intero in ogni appuntamento, in ogni dettaglio, a meno di non avere un avatar personale in dotazione. E invece. Talvolta succede di avere la sensazione che possano effettivamente esistere giorni pieni di doni, di sorprese, di conferme e di scoperte come questi.

Giorni che si intrecciano con il fuori, il là fuori, che si può affrontare a viso aperto anche da dentro un teatro, una sede di studio, una piazza delle Arti, senza tema di fare i radical chic. Perché è il fuori che si affaccia dentro, che preme, invade e scrive la biografia di una parte giovane e vitale della città, tutt’altro che degradata ed autoreferenziale. Solo, semplicemente spesso inascoltata o fraintesa.
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L’atlante dell’attivismo meticcio

di Silvia Napoli

Ci sono alcuni che pensano e dicono “prima gli italiani”. Ci sono altri che ritengono neanche tanto riservatamente che i bolognesi siano i primi in Italia per l’attenzione dedicata non tanto e non solo alla Cultura, quanto anche alle culture, in senso antropologico e largo. Del resto, se è vero che ad ogni scadenza ventennale i cittadini bolognesi si rinnovano per un quarto, sarà giusto fare i conti con i vissuti, i contenuti, le motivazioni, le aspirazioni, gli immaginari che questi bolognesi non autoctoni portano con se e che spesso si occultano nell’omologazione maistream della koinè consumista internazionale, l’unica community overseas che a modo suo prospera perché è veicolo di accettazione. Più spesso, ci scorrono accanto imperscrutabili e incomprensibili.

Si sta delineando in merito un grande sforzo sinergico da parte delle istituzioni culturali cittadine e regionali per mettersi in rete e offrire la rappresentazione di una grande compattezza etica che è forse anche pre condizione politica nella direzione di una apertura al mondo intero. Mondo ormai divenuto tutto mappabile, percorribile, conoscibile, attraverso modalità diverse,eppure mai forse percepito tanto come ora, come un posto pericoloso, indecifrabile, insidioso, intollerante, soprattutto economicamente stagnante e politicamente debole.

In bilico, in attesa di palingenesi o catastrofi, prima di smettere i panni delle cassandre e assumerci qualche responsabilità, sentiamo il bisogno di fare ordine nei cassetti di ciò che è stato e di assumerci un impegno di inventariazione delle esperienze e di chiamata a raccolta delle energie, perché si fa presto a dire post moderno o qualsiasi altro post, ma tutti i vari dopo qualcosa, presupporrebbero di ricostruire.
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Kepler452: il sistema solare tra ambiente, arte e vita

di Silvia Napoli

Una volta conoscevamo a stento l’esistenza di questo piccolo lontano pianeta speculare al globo terrestre che risponde a un nome fantaevocativo quale Kepler452. Poi abbiamo cominciato nel corso di questi ultimi anni a familiarizzare con i suoi immaginifici, giovani abitanti, tanto radicali da imbarcarsi nell’impresa di fare teatro e cercare di coinvolgere i loro coetanei in questa grande passione cognitiva. Intanto loro diventavano un agente aggregante anche per la riflessione critico-organizzativa che i lavori performativi calati per definizione prepotentemente tra ambiente, arte e vita, richiamano naturalmente.

Ecco formarsi una sorta di galassia di pensieri ed energie comprendente uno staff organico e parallelo al gruppo originario autorinnovatosi con la Rivoluzione permanente delle avanguardie. Avanguardie, a loro volta, portatrici di un festival aperto alla penisola intera ma benissimo radicato in città, fin dentro ogni habitat possibile, persino casalingo, con una vocazione ormai biologica al mix di linguaggi.

Si fa teatro con i dj set e con le suggestioni da installazione, tratteggiando infine una rappresentazione generazionale abbastanza distante dal racconto mainstream di giovani sdraiati o in fuga perenne dalla storia, dalla politica, da sé stessi. Un collettivo dunque molto aperto, senza la retorica del collettivo d’antan e consapevole del fatto che un buon lavoro di squadra si fa partendo dalla scoperta e valorizzazione delle singole personalità.
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Claudio Longhi e l’attitudine del cartografo

di Silvia Napoli

C’era una volta un ragazzo molto dotato e disciplinato che mentre completava i suoi studi si cimentava con il lavoro del palco e della messinscena, guidando e stimolando i suoi compagni di scuola e di avventura, lasciando già intuire un’applicazione molto oltre i confini della pratica dilettante.

Il ragazzo garbato ed entusiasta, baciato dalla fortuna di avere e poter coltivare passioni intellettuali costanti nel tempo, plasmate da un duro esercizio di prassi e tutte fatte apposta per la condivisione, graduava cosi ambizioni, fatiche e curiosità del percorso, fino a diventare pienamente se stesso nella molteplicità degli aspetti che oggi gli conosciamo.

Docente universitario e grande ricercatore della storia teatrale del Novecento in prima battuta, ma poi metteur en scene, perché gli anni di assistenza alla regia accanto ad un compianto maestro quale Luca Ronconi, non possono essere trascorsi in modo inerte e infine dirigente di Emilia Romagna Teatro Fondazione per il quadriennio 2017-2020, ovvero il Teatro stabile pubblico della nostra Regione, a valenza nazionale, articolato in 5 sedi diverse, tutte innovative e a forte caratterizzazione, diversificate nella loro fisionomia.
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Oltre la tradizione musicale e teatrale: Europavox, nel salotto buono

di Silvia Napoli

C’era una volta una città ricchissima di tradizioni musicali e teatrali che non riusciva a innovarsi laddove le cosiddette orde dei giovani fuorisede premevano ai bordi di uno dei salotti buoni per antonomasia quale quel teatro Comunale, dedicato alla lirica e alla concertistica che quasi ovunque è sinonimo di sfoggio di pellicce e conseguenti possibili contestazioni a suon di lanci di uova o vernici.

Nella città dei più antichi studi il problema si palesava con incongruenze e distonie forti, tra il contesto estremamente giovanile e in parte degradato subito fuori, gli stucchi, i velluti e i costi d’esercizio con relative cicliche proteste dell’orchestra e delle maestranze, dentro. Ma se c’è una cosa che l’Europa in quanto entità culturale ci ha consegnato è l’esempio della possibilità di avere teatri e auditorium funzionanti su tutto l’arco temporale dell’anno e in tutti gli orari della giornata scoprendo multifunzioni e diverse tipologie di pubblico, la possibilità di avere anche allestimenti più snelli, maggiore apertura alla musica contemporanea, alla divulgazione, immagine grafica rinnovata, affidata a talenti giovani che rendono la Comunicazione meno ingessata e pomposa e più affine alla cultura di strada che la fa da padrone tutto intorno.

Un teatro comunale dunque non ufo o meteorite scagliato in territorio alieno, ma corpo vivo nella cittadella degli studi, finalmente attraversato da saperi ed esperienze diverse e utilizzato in tutti gli spazi passibili di aggregazione in estate cosi come possibilmente in inverno.
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Over: che bella età, la grande età

di Silvia Napoli

Una riflessione simile davvero ad uno squarcio di luce deve aver attraversato Nicola Borghesi e i suoi accoliti di Kepler452, di fronte al materiale umano su cui e con cui lavorare in maniera laboratoriale per il nuovo progetto natalizio, chiamiamolo così, che l’Associazione Liberty, nell’ambito della sua stagione Agorà, è solita proporre al suo affezionato pubblico-sostenitore ogni anno. Se nel 2017 si trattò di misurarsi con i giovanissimi dell’Istituto Keynes di Castelmaggiore e con il calco rappresentato dall’inchiesta pasoliniana Comizi d’amore, stavolta tocca agli over e un tot di tutta l’area centri sociali della Bassa, chiamati in modalità “spericolata”a costruirsi pure il canovaccio.

In fondo, gli anziani, sono i ragazzi del secolo scorso e dunque, anche il loro oggi di pensionati di paese, va storicizzato. La Storia, così costantemente osteggiata nelle sedi decisionali pubbliche, è divenuta una esigenza più che una disciplina, propria del fare comunità:per affrontare sfide diverse e sapersi evolvere, è bene ogni tanto fare reset e andare a guardarsi indietro per scoprire, quasi rivelare a noi stessi, ciò che ora siamo sulla base di quanto si è edificato o distrutto ieri.

A proposito di fili di collegamento e di comunità, Elena Digioia, direttrice artistica della stagione Agorà che scalda i freddi inverni della nostra pianura metropolitana con programmazioni palpitanti di stimoli, autentica donna e professionista di cuore e di testa, non si lascia sfuggire opportunità di tracciare percorsi riconoscibili e spostare confini dentro questo campo partecipato.
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