Tag Archives: syriza

Per cambiare la Grecia e l’Europa: la risoluzione del Comitato Centrale di Syriza per le elezioni europee

di Syriza, traduzione di Argiris Panagopoulos

Le elezioni europee del 2019 rappresentano un fatto importante e cruciale sia per il futuro dell’Unione europea che per ciascun paese singolarmente. Saranno condotte in un contesto di prolungata incertezza, in un mondo in rapido cambiamento, e con le sfide che ci attendono che sono molte e particolarmente complesse.

L’austerità si è dimostrato che non ha rappresentato per il neoliberismo una scelta congiunturale alla crisi economica, ma il veicolo per trascinare storicamente verso il basso i bisogni del mondo del lavoro e trasformare le società europee in società con basse aspettative, per imparare loro a vivere con meno, anche se producono di più.

L’austerità permanente e la svalutazione del lavoro si riproduce come una tendenza costante, tendenza che rappresenta il risultato obbligato della sottomissione voluta dell’EU alle regole imposte dai mercati monetari internazionali. Una tendenza, per la cui inversione serve lo spostamento degli equilibri politici a favore del mondo del lavoro, dell’ecologia e della pace, con un programma radicale di cambiamento, che agirà come un baluardo di fronte al potere dei mercati ed un programma radicale di cambiamenti per la condivisione del rischio, elemento necessario per fermare il potere della disciplina che cercano di imporre i mercati.

Dalla Grecia all’Europa: esperimenti fatali

Grecia e il referendum

di Boaventura de Sousa Santos, traduzione di Bruno Montesano

L’Europa è diventata un laboratorio per il futuro. Ciò che sta succedendo lì dovrebbe essere motivo di preoccupazione per tutti i democratici e specialmente per chiunque sia di sinistra. Due esperimenti in questo momento stanno venendo messi in pratica – e quindi, presumibilmente, stanno venendo controllati – in questo ambiente di laboratorio.

Il primo esperimento è uno stress test sulla democrazia, la cui ipotesi di fondo è la seguente: la volontà democratica di un paese forte può abbattere non democraticamente la volontà democratica di un paese debole senza intaccare la normalità della vita politica europea. I prerequisiti del successo dell’esperimento sono tre: il controllo dell’opinione pubblica che permette che gli interessi nazionali del paese più forte si trasformino nell’interesse comune dell’eurozona; il proseguimento, da parte di un gruppo di istituzioni non elette (Eurogruppo, Bce, Fmi, Commissione Europea), nella neutralizzazione e nella punizione di ogni decisione democratica che disobbedisca ai diktat del paese dominante; la demonizzazione del paese più debole così da assicurarsi che non ottenga comprensione dagli elettori degli altri paesi europei, specialmente nel caso di elettori di paesi che potrebbero disobbedire.

La Grecia è la cavia di questo agghiacciante esperimento. Stiamo parlando della seconda operazione di colonialismo del ventunesimo secolo (dal momento che la prima è stata la Missione di stabilizzazione ad Haiti nel 2004). È un nuovo colonialismo, condotto con il consenso dei paesi occupati, anche se sotto un ricatto assolutamente inedito. E, proprio come il vecchio colonialismo, la giustificazione che ora viene data è che tutto ciò che avviene sia nell’interesse del paese occupato.

Manifesta 2015: Guido Viale e la situazione greca

Intervista a Guido Viale realizzata nel corso della Manifesta 2015 sulla Grecia, Syriza, il debito e le prospettive per il futuro.

L’obiettivo di travolgere Syriza

Grecia e il referendum

di Rossana Rossanda

Spezzeremo le reni alla Grecia. Mi pareva di averlo già sentito. Adesso ci sono riusciti, c’è riuscita l’Europa democratica, tutta unita, una flebile opposizione è stata esalata dalla Francia; dall’Italia neanche questo.

Al contrario abbiamo letto su tutti i giornali, inclusi quelli targati centrosinistra, le ragioni che avrebbero costretto ad affamare un popolo già affamato mettendolo di fronte non a una scelta ma a un ricatto: o salti da quella finestra o da questa, ti rompi le ossa in tutti i casi, ma intanto mi porti sul vassoio la testa del Giovanni Battista di turno, Alexis Tsipras. Che aveva osato, colpa inammissibile in una democrazia, ricorrere al voto popolare per avallare o sconfessare i suoi movimenti: sono curiosa di sapere come una giovane professoressa spiegherà ai ragazzini e attraverso quali ragionamenti che sarebbe riprovevole appellarsi al voto per scegliere il proprio destino.

La verità è che l’obiettivo non era di sanare i conti sciagurati della Grecia ma di travolgere Syriza. Cattivo maestro che avrebbe potuto indurre altri paesi del sud a seguirla. Giacché il debito stringe dovunque e se un piccolo paese (undici milioni di persone) avesse ottenuto un alleggerimento o un rinvio di esso nel tempo, i decisori di Bruxelles si sarebbero forse trovati davanti paesi più grossi e debiti più massicci che avrebbero reclamato tagli o moratorie. Meglio affogare un gatto oggi che una tigre domani. Ma è più facile dirlo che farlo e lo dimostrano i più soavi accenti della troika dopo il primo innegabile successo.

Riflessioni da un altro seggio elettorale

Elezioni - Foto di Davide e Paola

di Sergio Caserta

La partecipazione al voto è un diritto-dovere, così recita la nostra Costituzione, all’articolo 48 secondo capoverso: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. L’interdizione dal voto è stabilita sempre dallo stesso articolo all’ultimo capoverso: “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

C’era un tempo, nemmeno molto tempo fa, quando le elezioni rappresentavano un evento di rilevanza sociale oltre che politica. Le giornate dedicate al voto erano un momento in cui i partiti si guardavano allo specchio ponendo le loro strategie al giudizio degli elettori. Naturalmente c’erano già le previsioni e i sondaggi ma l’incertezza, l’attesa, la tensione, perfino la drammaticità della verifica dei risultati erano un dato essenziale del vissuto politico.

Ai seggi si ritrovava la popolazione in una gran fiera di partecipazione, chi come me faceva il rappresentante di lista, si rendeva conto in quel giorno della gran quantità e varietà umana di persone che venivano a votare. Abitanti del quartiere che non si conoscevano, famiglie, gruppi di giovani, prelati, ammalati accompagnati, un’umanità molto più ampia di quella pur numerosa che si frequentava solitamente.

Intervista a Rossana Rossanda: “Recuperare la dimensione di classe della società”

di George Souvlis

“Comincio con lo scusarmi per il ritardo nel rispondervi, dovuto al mio stato di salute e a una serie di difficoltà della politica italiana. Le domande che mi rivolgete sono tali che esigerebbero veri e propri saggi di risposta. Risposta che, per quanto mi riguarda, ho cercato di dare nei libri e negli articoli nel corso di questi anni. C’è infatti qualche questione metodologica di fondo sulla quale dovremmo metterci d’accordo per intenderci, senza di questo molte mie risposte vi appariranno lontane dal fondo delle domande che mi fate. Il nodo per me è il pensiero di Marx, che è stato assunto solo in parte dai partiti comunisti europei, Pci compreso. Vi manderò le mie ultime riflessioni che dovrebbero essere pubblicate fra poco per poter portare avanti il nostro dialogo”.

Dalla seconda metà degli anni settanta ad oggi, la marginalizzazione delle donne è andata di pari passo con l’occultamento della rappresentanza degli immigrati e la rimozione della questione di classe. Come la sinistra potrebbe ripartire per riunificare le diverse soggettività e istanze e ripensare la rappresentanza?

La rimozione della lotta di classe è in alcuni Paesi europei la rimozione della questione degli immigrati, che ha a che fare con essa ma non si esaurisce in essa e non hanno granché a che vedere con la questione femminile. Insisto sul carattere a parte, storicamente e temporalmente, della contraddizione fra i sessi – che mi pare del resto evidente nella sua permanenza in secoli e in situazioni geografiche assolutamente lontane. Sul che fare, anzitutto mi pare necessario recuperare la dimensione di classe della società, dimensione offuscata anche formalmente dal 1989, per responsabilità dei partiti comunisti e degli stati di socialismo reale. Sui rapporti fra situazione sociale recenti e conflitto sessuale molto più antico si lavora molto poco, ma lo considero necessario nel suo aspetto diacronico e sincronico.

Roma, 14 febbraio: solo solidarietà a Syriza?

Manifestazione pro Syriza a Roma

di Silvia R. Lolli

L’immagine del Colosseo, in parte vestito d’impalcature per la manutenzione straordinaria, può dare meglio il senso finale della giornata. Molti partecipanti al termine hanno parlato di bicchiere mezzo pieno. È stata certamente una manifestazione abbastanza corposa, in un momento in cui nel Parlamento Italiano ne stanno capitando di tutti i colori. Una bella e colorata manifestazione, ha attraversato alcune strade di Roma, ma è giunta in un “cul de sac”, appunto una strada chiusa e stretta a fianco del Colosseo in manutenzione e con camionette della polizia che chiudevano le strade dietro al palco.

Arrivare un po’ in ritardo vicino al palco ed essere più interessati al contorno e non ai vari interventi, ha permesso di verificare la diminuzione dell’interesse dei manifestanti per il palco, almeno dopo i primi, pur se brevi, discorsi. Forse l’obiettivo primario è stato, per molti manifestanti, quello di sfilare e l’azione si è ritenuta sufficiente per far vedere alla Troika che in Europa, e anche in Italia, si vuole avere una politica diversa.

Il prolungamento delle parole spese sul palco hanno via via interessato sempre meno e molti hanno lasciato questa stretta strada sotto al parco della Domus Aurea. Partecipazione abbastanza buona, poi sfilacciamento dei manifestanti. È così stata rappresentata bene la situazione attuale dell’Altra Europa con Tsipras dopo le elezioni europee e dell’Altra Emilia Romagna dopo quelle regionali: tutto in fase ancora manutentiva. Da noi purtroppo le manutenzioni continuano anni.

Sinistra: per piacere, un po’ di autocritica

Sinistra - Foto di Seldi Pancho Pardi

Insisto (scusatemi) sul rapporto tra lo straordinario successo di Syriza e lo stato e l’agire dei nostri partiti italiani. Provo a ragionare. Di solito quando uno che fa il nostro stesso mestiere realizza un successo, mentre a noi va molto male, di solito ci interroghiamo per capire in che cosa abbiamo sbagliato e magari facciamo un po’ di autocritica. Niente di tutto questo da parte dei nostri partiti. Gioia per la vittoria in Grecia, ma sul nostro paese ripetono quel che da un po’ di tempo dicono inutilmente.

Per come ricordo, nel vecchio PCI era molto apprezzata l’autocritica, cioè una seria riflessione su se stessi e sui propri insuccessi. Tanto più mi sarei aspettato un’autocritica dopo il risultato greco che ci dice a gran voce che la sinistra non è condannata alla sconfitta, ma può anche vincere. A questo punto è inevitabile chiedersi perché in Grecia si e in Italia no e quindi rivedere quale politica si e’ fatta e dove, quando e perché si è sbagliato. Nonostante le dovute differenze nessuna analisi di quel che Syriza ha fatto, come se la Grecia fosse un altro mondo e non un paese a struttura capitalistica come il nostro.

L’autocritica nei tempi passati e non solo per i comunisti era una virtù, segno di realismo e autocontrollo, oggi nella sinistra e nei suoi attuali dirigenti è quasi tradimento. Dire che in qualcosa si è sbagliato è solo un attacco al gruppo dirigente, quasi un tradimento. Per concludere penso che sia necessario ridare corso alla virtù dell’autocritica, cioè di una seria analisi della propria condotta, specie quando essa produce sconfitte a ripetizione.

Chi è Alexis Tsipras, il re della Grecia senza cravatta

Video SkyTg24

Grecia, la vittoria di Tsipras: basta troike

L'altra Europa con Tsipras

di Paolo Flores d’Arcais

Da ieri sera la cartina di tornasole che rivela chi sia davvero democratico in Europa è alla portata di tutti: coerentemente democratico è solo chi sostiene la Grecia nella sua scelta di emancipazione dalla prepotenza della Mammona finanziaria. Chi non è disposto a sostenere i greci che hanno scelto Tsipras si dimostrerà nel migliore dei casi un democratico loffio, un democratico corrivo verso l’establishment del denaro, o semplicemente un non democratico che ciancia di democrazia. Staremo a vedere, perciò.

Il risultato elettorale greco rende ancora più urgente la riflessione sulla scomparsa di un riformismo degno di questo nome negli altri paesi europei (tranne la Spagna, dove la speranza si chiama “Podemos”). E più che mai in Italia, dove in settimana il regime di Berlurenzi intende chiudere il cerchio del suo più che ventennio eleggendo al Quirinale il proprio garante anziché il Custode della Costituzione Repubblicana (nata dalla Resistenza antifascista, Grundnorm e quindi fonte irrinunciabile della legittimità dell’intero sistema).

Diamo intanto per scontato che a “sinistra” si scateneranno scomposti minuetti di pretendenti Tsipras nostrani, la penosa kermesse vendoliana “Human Factor” avrà solo dato la stura (Vendola: quello dello sghignazzo con l’uomo dei Riva, vi rendete conto?). Bisognerà far finta di niente e dedicarsi invece seriamente all’analisi, alla ricostruzione di una cultura di sinistra che in questi anni ha trovato pochi altri ridotti di elaborazione all’infuori di MicroMega, all’individuazione dei tantissimi focolai di società civile democratica intenzionati a non restare solo impegno e testimonianza civile e sociale ma sempre più consapevoli che solo una forza politica “giustizia e libertà”, che ponga al centro la politica come bricolage anziché la politica come mestiere, può evitare che le lotte sociali e civili vengano, come fin qui avvenuto, tradite e calpestate dai governi e dai parlamenti.