La politica piegata a tutto

di Alfonso Gianni

Ci si potrebbe domandare come mai un provvedimento così blando, come il decreto sul lavoro, abbia potuto incontrare tale e tanta opposizione dalle forze padronali, da trasformarsi da «Waterloo del precariato» in «tripudio dei voucher».

La politica e tantomeno l’economia non spiegano tutto. È forse il caso di rivolgersi anche alla psicologia cognitiva. Recentemente la prestigiosa rivista Science ha pubblicato un originale studio partendo dalla seguente domanda: «come definireste un puntino blu?». Ai partecipanti all’esperimento sono stati mostrati centinaia di puntini il cui colore variava dalle tonalità del viola a quelle del blu scurissimo. Ognuno doveva riconoscere il puntino blu. Diminuendo il numero dei medesimi le stesse persone al contrario dichiaravano l’esistenza di un numero maggiore di puntini blu.

In sostanza tendevano a classificare come blu ciò che non lo era. Un fenomeno di concept creep, di estensione strisciante del concetto. Ovvero meno punti blu ci sono più se ne vedono. Il fenomeno pare tanto più evidente quando l’elemento che viene diminuito ha per gli osservatori una valenza negativa.

Se ora sostituissimo ai puntini blu i diritti dei lavoratori – e non è la sola analogia in campo sociale che si potrebbe fare, si pensi al tema dei migranti ad esempio – e scegliessimo tra i partecipanti all’esperimento prevalentemente datori di lavoro e loro sostenitori, otterremmo che più si diminuiscono i diritti e più quei pochi che sopravvivono diventano un problema insopportabile, ben al di là della loro reale consistenza. È esattamente il processo cui abbiamo assistito in queste settimane.
Leggi di più a proposito di La politica piegata a tutto

100 sogni morti sul lavoro - Foto di Samuele Ghilardi

Sardegna, l’isola senza futuro secondo la Svimez

di Nello Rubattu

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulle reali condizioni della Sardegna, dovrebbe leggersi le note della Svimez, per avere la certezza che per la nostra isola, se continua così, non ci sarà assolutamente nessuna possibilità futura di sviluppo. Certo, la crisi si sta dimostrando molto lunga e ormai supera i sette anni. Ma se è per questo, gli analisti in giro per il mondo dell’economia, parlano per l’Occidente e soprattutto per l’Europa, di vedere un po’ di luce solo nella metà del prossimo decennio.

Renzi e la Commissione europea, lo sanno e se non lo sanno vuol dire che siamo nelle mani di un esercito di incompetenti… e forse è così. Per la nostra isola, invece, possiamo stare davvero freschi: in Sardegna, nei prossimi anni, rimarranno solo i vecchi, i bambini che ancora si azzardano a nascere e i turisti che negli anni passati hanno avuto la malaugurata idea di comprarsi una casa per le vacanze. No, forse mi sbaglio: qualche arabo del Qatar e qualche multinazionale cinese, legate alla Costa Smeralda, al ciclo dell’alluminio e a Meridiana, “forse… ma proprio forse”, continueranno a frequentare quest’isola a forma di piede che per sua disgrazia, non ha neanche la possibilità di essere seppellita da un terremoto biblico e per questo è diventato un buon posto, per installare impianti eolici e solari. La Sardegna, lo sanno tutti, è fatta di granito ed è una delle parti del mondo più vecchie e solide.

La “terra”, comunque: il suo popolo, molto meno. E siccome i sardi da sette anni, non vedono che funerali, dopo averli lasciati passare in silenzio per rispetto nei confronti del morto, se ne vanno, partono: “La Sardegna resta una terra di emigranti. Il numero di chi parte in cerca di lavoro supera quello degli immigrati che arrivano nell’isola. Gli stranieri residenti compensano appena il saldo naturale negativo, con un tasso di natalità che si attesta sul 7,2%, contro l’8% nazionale».
Leggi di più a proposito di Sardegna, l’isola senza futuro secondo la Svimez

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi