L’errore del governo sul Tav

di Giulio Marcon Sul sito di Sbilanciamoci! in questi anni le analisi, gli interventi, i commenti sono stati innumerevoli e tutti contrari al Tav: non vogliamo riproporre le argomentazioni, i dati, le ragioni che portano a dire che quella grande opera non ci serve e che faremmo meglio a non continuare. Ci soffermiamo invece sulla […]

Manifesta 2015: il cibo, modelli di sviluppo e il capitalismo predatore, estratti di un confronto

Durante la Manifesta 2015, nella giornata dell’11 luglio scorso, uno dei dibattito in programma riguardava EXPO – EATALY – FICO: modelli di sviluppo o l’altra faccia del capitalismo predatore? Hanno partecipato Pier Paolo Lanzarini (Associazione CampiAperti), Peppino Cilento (Cooperativa Olearia Nuovo Cilento), Adriano Turrini (presidente Coop Adriatica) e Guido Viale (ambientalista), moderati dal giornalista Loris […]

Emilia Romagna: la storia e il futuro, politiche per una regione smart

Regioni smart

di Sergio Caserta

Si intitola “La storia e il futuro, politiche per una regione smart. Come hanno affrontato la crisi le imprese della regione Emilia Romagna? Quali scenari si prevedono per il prossimo futuro?” Attraverso trentasette video interviste [*] a imprenditori, manager responsabili di cluster, creativi e attori protagonisti delle politiche regionali, si compone il filo della ricerca “tra storia e futuro, politiche per una regione smart”, condotta dall’Associazione Valore lavoro su finanziamento dell’assessorato alle attività produttive regionale ,a cura di Vittorio Capecchi (Università di Bologna e ricerche sulle politiche regionali), Sergio Caserta (attività nel mondo della cooperazione e ricercatore giornalista), Angiolo Tavanti (presidente Associazione Valore Lavoro e attività nel settore del credito e delle istituzioni finanziarie) e che esce nel mese di giugno per le edizioni del Mulino.

Si tratta di una ricerca sulle trasformazioni dell’economia in Emilia Romagna. Sono state selezionate per questo aziende di diversa dimensione di molti settori produttivi, con la valida collaborazione in particolare del gruppo Innovanet di CNA coordinato da Roberta Bellavia che ha segnalato alcune tra le realtà più innovative e significative del territorio. Dall’insieme delle conversazioni con manager e protagonisti intervistati, emerge un quadro complessivamente molto positivo della consistenza del tessuto economico regionale, pur nelle non poche difficoltà determinate dalla lunga crisi.
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100 sogni morti sul lavoro - Foto di Samuele Ghilardi

Sardegna, l’isola senza futuro secondo la Svimez

di Nello Rubattu

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulle reali condizioni della Sardegna, dovrebbe leggersi le note della Svimez, per avere la certezza che per la nostra isola, se continua così, non ci sarà assolutamente nessuna possibilità futura di sviluppo. Certo, la crisi si sta dimostrando molto lunga e ormai supera i sette anni. Ma se è per questo, gli analisti in giro per il mondo dell’economia, parlano per l’Occidente e soprattutto per l’Europa, di vedere un po’ di luce solo nella metà del prossimo decennio.

Renzi e la Commissione europea, lo sanno e se non lo sanno vuol dire che siamo nelle mani di un esercito di incompetenti… e forse è così. Per la nostra isola, invece, possiamo stare davvero freschi: in Sardegna, nei prossimi anni, rimarranno solo i vecchi, i bambini che ancora si azzardano a nascere e i turisti che negli anni passati hanno avuto la malaugurata idea di comprarsi una casa per le vacanze. No, forse mi sbaglio: qualche arabo del Qatar e qualche multinazionale cinese, legate alla Costa Smeralda, al ciclo dell’alluminio e a Meridiana, “forse… ma proprio forse”, continueranno a frequentare quest’isola a forma di piede che per sua disgrazia, non ha neanche la possibilità di essere seppellita da un terremoto biblico e per questo è diventato un buon posto, per installare impianti eolici e solari. La Sardegna, lo sanno tutti, è fatta di granito ed è una delle parti del mondo più vecchie e solide.

La “terra”, comunque: il suo popolo, molto meno. E siccome i sardi da sette anni, non vedono che funerali, dopo averli lasciati passare in silenzio per rispetto nei confronti del morto, se ne vanno, partono: “La Sardegna resta una terra di emigranti. Il numero di chi parte in cerca di lavoro supera quello degli immigrati che arrivano nell’isola. Gli stranieri residenti compensano appena il saldo naturale negativo, con un tasso di natalità che si attesta sul 7,2%, contro l’8% nazionale».
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Manifest@ 2013, fine di un modello di sviluppo: i video del dibattito / 3

Intervento di Riccardo Petrella – 2 Intervento di Valentino Parlato Concludiamo con la pubblicazione de video che arrivano dalla Manifest@ 2013, nel corso della quale stato il dibattito “Fine di un modello di sviluppo, dai grandi gruppi alla produzione diffusa dell’Emilia Romagna”. Vi hanno partecipato Loris Campetti, giornalista e autore di “Ilva connection”, Bruno Papignani, […]

Manifest@ 2013, fine di un modello di sviluppo: i video del dibattito / 2

Intervento di Bruno Papignani – 1 Intervento di Bruno Papignani – 2 Intervento di Riccardo Petrella – 1 Proseguiamo con la pubblicazione de video che arrivano dalla Manifest@ 2013, nel corso della quale stato il dibattito “Fine di un modello di sviluppo, dai grandi gruppi alla produzione diffusa dell’Emilia Romagna”. Vi hanno partecipato Loris Campetti, […]

Manifest@ 2013, fine di un modello di sviluppo: i video del dibattito / 1

Introduzione Intervento di Loris Campetti Intervento di Maria Maranò Nel corso della Manifest@ 2013, c’è stato il dibattito “Fine di un modello di sviluppo, dai grandi gruppi alla produzione diffusa dell’Emilia Romagna”. Vi hanno partecipato Loris Campetti, giornalista e autore di “Ilva connection”, Bruno Papignani, segretario regionale Fiom ER, Maria Maranò, segreteria nazionale di Legambiente […]

La Coop sei tu anche e soprattutto quando i lavoratori si vedono negare i loro diritti

Sciopero Coop Renodi Stefania Pisani, Filcams Cgil Bologna

Pongo alla vostra attenzione quello che sta succedendo nel mondo della cooperazione di consumo del territorio e nello specifico in Coop Reno, che opera principalmente nella provincia bolognese. Quanto al metodo adottato dalla dirigenza, in aperta controtendenza rispetto al valore primo che caratterizza da sempre il mondo cooperativo, si decide sui diritti dei lavoratori non “operando insieme” ma decidendo in via unilaterale.

Al pari di quanto si sta registrando con le aziende private che operano nella grande distribuzione (i cosiddetti “padroni”), la dirigenza di Coop Reno, nonostante i tentativi sindacali esperiti in questi due mesi, ha deciso dal 1 novembre, in via unilaterale di eliminare il contratto integrativo aziendale a più di 600 lavoratori e sostituirlo con un regolamento interno assolutamente discrezionale e in alcun modo condiviso con i sindacati maggiormente rappresentativi in azienda. L’unico “margine di spazio” lasciato al sindacato è quello di accettare quanto la dirigenza ha disposto.

Relativamente al merito, nonostante i bilanci aziendali non evidenzino dati allarmanti, l’azienda ritiene di dover fare efficienza per poter reggere l’acme della crisi che ci sarà nel 2013 e decide di farlo:
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