Strage di Bologna: oggi migliaia di cartoline per raccontare le storie delle vittime

Strage di Bologna: le cartoline dedicate alle vittime
Strage di Bologna: le cartoline dedicate alle vittime
di Andreina Baccaro

Angela che stava andando sul lago di Garda con la mamma: aveva 3 anni ed è la vittima più piccola. Iwao che era arrivato dal Giappone per girare l’Italia con una borsa di studio e suoi 20 anni. Margret tornava in Germania da una vacanza con i figli e il marito, che scavò con le mani per ritrovare i loro tre corpi. Natalia che aveva accompagnato la figlia di 11 anni a prendere il treno per la colonia estiva.

Sono 85 le vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Per ognuna di loro l’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna ha stampato una cartolina con poche righe. Ogni cartolina un nome e un cognome, una storia, per restituire dignità a quelle vite spezzate.

In distribuzione al corteo

È il progetto messo in campo dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per il 36esimo anniversario del 2 Agosto, in collaborazione con l’associazione dei familiari delle vittime. Martedì 2 agosto più di 8.000 cartoline saranno distribuite lungo il corteo da piazza delle Medaglie d’Oro fino a Palazzo d’Accursio.
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Bologna, 2 agosto 1980: perché ricordare è un gesto di avanguardia democratica

di Marco Trotta e Antonella Beccaria

Il 2 agosto a Bologna negli ultimi tempi è sempre stata una data non pacificata. Il momento nel quale le tensioni e i rancori di 35 anni di storia con verità ancora incomplete sono spesso venute fuori con le polemiche contro l’associazione dei familiari delle vittime, ma soprattutto la contestazione di piazza contro le istituzioni. E questo soprattutto per due motivi.

Il primo è che a fronte di diversi gradi di giudizio che hanno portato alla condanna della manovalanza neofascista, di depistatori di Stato e appartenenti alla P2, mancano ancora i mandanti del più grave eccidio in Italia compiuto nel dopoguerra. E poi il secondo, il principale, le celebrazioni del 2 agosto si sono spesso trasformate in caroselli di impegni presi e puntualmente disattesi, infarciti da una retorica istituzionale oltremodo indigeribile. Ecco perché per il trentacinquesimo anniversario l’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto ha chiesto alla cittadinanza di sottoscrivere un appello al presidente Renzi.

Un testo frutto del lavoro del suo presidente, Paolo Bolognesi, eletto nel 2013 come deputato indipendente nelle liste del PD, dove si chiedono tre cose: i risarcimenti alle vittime, promessi e svaniti nonostante le parole del 2013 del sottosegretario emiliano Graziano Delrio; l’introduzione del reato di depistaggio punibile se commesso da qualsiasi cittadino e aggravato se a compierlo è un pubblico ufficiale (giacente per 300 giorni al Senato e solo in volata calendarizzato in commissione giustizia); e l’attuazione della direttiva Renzi del 2014 sulla disclosure dei documenti delle amministrazioni che riguardano stragi, terrorismo e attività collaterali.
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Strage Bologna – La falsa pista tedesco-palestinese: documentazione, inedita in Italia, su Kram e le Cellule rivoluzionarie

di Guido Ambrosino

Berlino – Devo al lettore una premessa personale. Ho seguito sin dagli anni ’70 le vicende tedesche, prima occasionalmente, poi per professione, dal 1985 al 2012 come corrispondente dalla Germania del quotidiano “il manifesto”. Proprio per questo lunga frequentazione con le tedescherie, scoppiai in una gran risata quando venni a sapere che i segugi centrodestri della commissione Mitrokhin (la commissione d’inchiesta berlusconiana che ribollì rimasugli di guerra fredda, sulla scorta di materiali forniti da un ex agente del Kgb, con annessi provenienti da altri servizi dell’est) proponevano proprio una pista tedesca, o meglio tedesco-palestinese, per la strage del 1980 alla stazione di Bologna. In quel costrutto interamente traballante il versante tedesco era il più farlocco.

Punto di partenza dei mitrokhisti l’accertata presenza del tedesco Thomas Kram a Bologna il 1. e il 2 agosto 1980. Poco importava che Kram fosse stato controllato e perquisito al suo ingresso in Italia (su segnalazione della polizia tedesca), e che viaggiasse con documenti autentici: circostanze poco propizie a un suo impiego come corriere di bombe. Di più sembrava pesare che Thomas Kram:

  • militasse nelle Cellule rivoluzionarie (Revolutionäre Zellen, in sigla Rz), un’organizzazione “terroristica” secondo il codice penale tedesco, anche se nel 1980 praticava solo una “guerriglia diffusa” fatta di sabotaggi dimostrativi, senza voler uccidere nessuno.
  • avesse mantenuto contatti, per due-tre anni a cavallo del 1980, con Johannes Weinrich, militante delle Rz passato al gruppo Carlos.
  • avesse incontrato tre-quattro volte lo stesso Carlos, che di tanto in tanto accompagnava Weinrich negli appuntamenti a Berlino est o a Budapest.

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Anniversario della strage alla stazione: il fine pena mai delle vittime

Strage alla stazione di BolognaIl testo che segue è l’introduzione all’ebook È come sangue e non va via – 2 agosto 1980: la strage, le vittime e la memoria uscito per la rivista I Siciliani Giovani diretta da Riccardo Orioles. Dal sito della rivista il testo è scaricabile gratuitamente in versione completa.

di Antonella Beccaria

Questo è un Paese in cui non sempre le vittime, neanche quelle di un reato imprescrittibile come una strage, sono persone da tutelare. Il 14 aprile 2012 la sentenza del processo di secondo grado per la bomba di piazza della Loggia, esplosa a Brescia il 28 maggio 1974, ha condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali. Una simile disposizione, pur conforme a quanto previsto dai codici, è apparsa discutibile quanto meno sul piano morale e qualche giorno dopo è arrivato l’annuncio che il governo Monti si sarebbe fatto carico delle spese. Analogamente, nel 2005 la corte di Cassazione aveva confermato l’assoluzione per gli imputati dell’attentato milanese di piazza Fontana, la madre di tutte stragi, avvenuto il 12 dicembre 1969, imputando le spese processuali ai familiari delle vittime.
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Strage di Bologna

“Bologna, l’ultimo depistaggio”. Quel che Kram disse al manifesto il 1 agosto 2007 con una precisazione

di Guido Ambrosino

Berlino – «Devo deludere i segugi della commissione Mitrokhin, che mi sospettano di aver messo, per conto dei palestinesi, la bomba alla stazione. Ero a Bologna, ma questo è tutto. Quando mi diressi verso la stazione per prendere un treno per Firenze, il piazzale era già invaso dai mezzi di soccorso. Ricordo lo sgomento, le sirene». È Thomas Kram a parlare, per la prima volta con un giornalista da quando, nel dicembre 2006, si è consegnato alla magistratura tedesca.

Si era sottratto all’arresto per 19 anni. Lo cercavano dal 1987 per partecipazione alle Revolutionäre Zellen (Rz), le «Cellule rivoluzionarie»che praticarono negli anni ’70 e ’80 una guerriglia di sabotaggi e danneggiamenti incruenti, con tre sciagurate eccezioni: tre uomini colpiti alle gambe. Uno di loro, Karry, ministro dell’economia in Assia, morì dissanguato. Prescritto il primo mandato di cattura, nel 2000 ne arrivò un secondo, per un ruolo «dirigente» nelle Rz, senza addebiti specifici.

Kram è a Berlino, in libertà provvisoria. A luglio la procura federale ha chiesto il rinvio a giudizio. Un «testimone della corona», che ammette di non conoscerlo, ne avrebbe sentito parlare come autore di documenti politici delle Rz. Kram, in attesa del processo, non si pronuncia sulla sua appartenenza alle Cellule rivoluzionarie. Vuole però dire la sua su Bologna.
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Thomas Kram - Foto Associazione Manifesto in Rete

Thomas Kram: “Perché non posso aver messo la bomba alla stazione di Bologna”

di Thomas Kram

Questa dichiarazione, resa il 25 luglio 2013 alla procura di Bologna, è indirizzata anche a tutti i bolognesi. Per questo ho chiesto di pubblicarla sul sito www.ilmanifestobologna.it dell’associazione il manifesto in rete (T.K.)

Nel giugno 2008, quando dovevo essere ascoltato a Berlino come testimone dalla procura di Bologna, il procuratore che si occupava del caso dichiarò che l’indagine non era indirizzata contro di me, a meno che io non avessi ammesso di essere responsabile del massacro alla stazione. In considerazione del processo allora imminente (in Germania, n.d.t) per appartenenza alle Cellule rivoluzionarie (Revolutionäre Zellen, in sigla RZ), mi avvalsi allora del mio diritto a non rendere dichiarazioni.

Al termine dell’audizione aggiunsi che avrei reso una dichiarazione alla procura di Bologna dopo la conclusione del processo in Germania. Quando poi arrivò un secondo invito a testimoniare decisi però di non dargli seguito, perché le domande, che secondo la rogatoria avrebbero dovuto essermi poste, andavano ben al di là del motivo della mia presenza a Bologna il 2 agosto 1980, e vertevano in particolare sul mio rapporto col gruppo Carlos, una questione che non ha proprio nulla a che fare con la strage di Bologna.

Nell’estate 2011 ho appreso con grosso stupore dai giornali che la procura mi aveva iscritto al registro degli indagati. A tutt’oggi non so in base a quali nuove indagini la mia posizione giudiziaria si sia aggravata. Siccome finora non ho accesso agli atti dell’indagine, posso solo formulare ipotesi. Non posso però immaginare che la semplice circostanza di essermi trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato possa bastare per un rinvio a giudizio. Da questo punto di vista farei bene a non deporre.

Se, ciò nonostante, mi sono risolto a presentare alla procura di Bologna questa dichiarazione sul mio soggiorno in città l’1 e il 2 agosto 1980, lo si deve non a considerazioni giuridiche, ma a ragioni politiche.
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Strage del 2 agosto, lo stato delle indagini: “Si cercano i mandanti, sui palestinesi mancano i riscontri”

Strage alla stazione di Bolognadi Giaime Garzia

In una vigilia strana, caratterizzata molto meno degli anni passati dalle polemiche che precedevano l’anniversario, la procura di Bologna ha preso la parola sulla strage alla stazione del 2 agosto 1980, quella che fece 33 anni fa 85 morti e oltre 200 feriti. L’ha fatto in controtendenza rispetto alla linea adottata in passato, linea in base alla quale la magistratura emiliana preferiva non entrare direttamente nel dibattito. Invece stavolta ha convocato la stampa in via Garibaldi e il procuratore Capo, Roberto Alfonso, ha sottolineato tra i tanti punti affrontati – il più rilevante la dichiarazione spontanea di Thomas Kram, il militante delle Cellule Rivoluzionarie accusato della strage insieme a Christa Margot Frohlich – che una priorità sono i mandanti, a cui dare un nome e una motivazione, e che verranno dribblate le “suggestioni”, da qualsiasi fonte provengano, per evitare di incorrere in piste errate o cadere in nuovi depistaggi.

Dal punto di vista di chi concepì il progetto stragista e ne ordinò l’esecuzione, la procura di Bologna parte da due memorie. Sono quelle presentate tra il 2011 e il 2012 dall’Associazione tra i familiari delle vittime che, analizzando atti provenienti da diversi altri procedimenti (strage di Brescia, piazza Fontana, P2 e alcuni processi siciliani per mafia, solo per citarne alcuni), tracciano un quadro da cui emergerebbe il coinvolgimento di strutture atlantiche. Strutture che sul territorio si sono mosse appoggiandosi agli “alleati” di sempre, come l’organizzazione terroristica nera Ordine Nuovo. Parte di questo materiale è già stato acquisito dai magistrati emiliani ed è stato passato alla Digos e al Ros per essere analizzato. Rispetto al futuro, “abbiamo bisogno di chiarimenti su una ventina di punti” contenuti nelle memorie dell’associazione, ha detto Alfonso. E proprio questa mattina Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime e deputato Pd, è stato sentito da Enrico Cieri, il pm titolare del fascicolo sulla strage. Per i punti di dettaglio, però, è stato indicato il consulente dei familiari, che dovrebbe essere chiamato in settembre.
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“Lodo Moro”: prevenire e vietare in Italia il manifestarsi del sanguinoso conflitto israelo-palestinese

Strage alla stazione di Bolognadi Tommaso Fabbri

Una leggenda metropolitana degna di personaggi neocon statunitensi come Michael Ledeen (il supervisore, fra l’altro, del famoso depistaggio del gennaio 1981 sulla strage di Bologna), a volte ripresa anche da qualche giornalista proveniente dalla sinistra degli anni ’70, racconta che, in grande segreto e per molti anni, l’Italia avrebbe permesso ai palestinesi di trasportare liberamente armi nel territorio italiano in cambio della cessazione degli attentati sanguinari all’interno dei propri confini:

Dal punto di vista dell’effettiva segretezza, il lodo Moro rappresenta un caso per alcuni aspetti unico e paradossale. Tutti sanno della sua esistenza almeno a partire dal 1978 ma tutti fingono di ignorarla per i successivi quarant’anni. Le allusioni all’esistenza di un qualche patto segreto tra Italia e Olp si moltiplicano nel corso dei decenni. Tuttavia l’esistenza del lodo resta formalmente segreta fino al 2008, quando l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ne parla per la prima volta ufficialmente.
(pagina 122, “Trame. Segreti di Stato e diplomazia occulta della nostra storia repubblicana” di Andrea Colombo, Cairo Publishing, 2012).

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