I movimenti denunciano i governi, mille cause per la giustizia climatica

di Cecilia Erba Nel corso degli ultimi anni, il numero di azioni legali correlate ai cambiamenti climatici è aumentato esponenzialmente. Secondo il Climate Change Litigation Database, sono oltre 1000 i casi già depositati nei tribunali di tutto il mondo che riguardano gli impatti dei cambiamenti climatici, i rischi che questi implicano per la società e […]

La preoccupante continuità della Commissione Ue

di Alfonso Gianni Non si può certamente dire che la nuova Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen nasca all’insegna del cambiamento. Del resto le elezioni di maggio avevano confermato la tenuta dell’asse neo e ordoliberista. Anche se indebolito per le vicende delle «colonne», Germania e Francia – e allo stesso tempo avevano contenuto […]

Per un diritto internazionale dell’ospitalità

di Étienne Balibar

Nel Mediterraneo la situazione è sempre più tesa. Un’ecatombe quotidiana, in parte dissimulata. Stati che, per parte loro, istituiscono o tollerano pratiche di eliminazione che la storia giudicherà senza dubbio come criminali. Contemporaneamente, hanno luogo iniziative che incarnano lo sforzo di solidarietà della «società civile»: città-rifugio, «passeurs d’umanità», navi di salvataggio troppo sovente costrette alla guerriglia contro l’ostilità dei poteri pubblici. Questa situazione esiste anche in altre parti del mondo. Ma per noi, cittadini europei, riveste un significato e ha un’urgenza speciale. Richiede una rifondazione del diritto internazionale, orientato verso il riconoscimento dell’ospitalità come «diritto fondamentale» che imponga agli stati degli obblighi, la cui portata sia almeno eguale a quella dei grandi proclami del dopo guerra (1945,1948,1951). Bisogna quindi discuterne.

In primo luogo, di chi stiamo parlando? Di «rifugiati», di «migranti» o di un’altra categoria che le inglobi entrambe? È noto che queste distinzioni sono al centro delle pratiche amministrative e della loro contestazione. Ma, soprattutto, dal modo in cui nominiamo gli esseri umani che dobbiamo proteggere o bloccare, dipende anche il tipo di diritti che riconosciamo loro e il modo in cui qualifichiamo il fatto di privarli di essi. Il termine che propongo è quello di erranti.

Mi spingo a parlare di erranza migratoria o di migranza piuttosto che di «migrazione». Il diritto internazionale dell’ospitalità deve rivolgersi agli erranti della nostra società mondializzata, riflettere i caratteri dell’erranza migratoria in quanto tale, con particolare riguardo per le violenze che si concentrano nei percorsi. Vari argomenti vanno in questa direzione.
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Europa, quale legalità è possibile?

Europa
Europa
di Agustin Josè Menendez. Traduzione di Dario Guarascio

Uno dei principali luoghi comuni che caratterizzano l’attuale dibattito in Europa è sintetizzabile nell’affermazione seguente: ‘le regole vanno rispettate’. L’invocazione del rispetto delle regole rappresenta un elemento chiave tra le argomentazioni utilizzate da chi sostiene l’attuale sistema di governo della crisi (e lo status quo da cui tale sistema di governo promana). Si è altresì affermato, a lungo e ripetutamente, che la causa principale dell’attuale crisi è da ricercarsi nella violazione di norme e regole.

Se le regole di Maastricht fossero state rispettate la Grecia non sarebbe entrata a far parte dell’Eurozona. Se la Germania e la Francia non avessero esentato se stesse dall’obbligo di rispettare il Patto di Stabilità e Crescita nel 2005 gli altri paesi europei avrebbero avuto un incentivo significativamente minore all’accumulazione di colossali deficit. Se la Grecia non avesse manomesso i propri documenti contabili per nascondere la rapida crescita del deficit pubblico nel momento in cui gli effetti del crack Lehman Brothers iniziavano a propagarsi in Europa, la stessa non si sarebbe trovata sull’orlo del baratro meno di due anni più tardi.

Che numerose norme siano state violate in ciascuno di questi casi è fuor di dubbio. Ma è anche pertinente domandarsi che cosa sarebbe successo se queste norme fossero state rispettate e per quale ragione queste violazioni, pur essendo a tutti ben note, siano state ignorate o minimizzate. Prodi ha avuto, per una volta, perfettamente ragione nell’affermare che un’applicazione letterale del Patto di Stabilità e Crescita sarebbe stata stupida.
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