Stalking, i timori erano giustificati. Caro Orlando, la violenza non si risarcisce

di Nadia Somma

In uno dei monologhi di Mistero Buffo – Grammelot dell’avvocato inglese – Dario Fo raccontava di una legge medievale per cui il violentatore potesse salvarsi dalla condanna spargendo velocemente delle monete ai piedi della vittima a mo’ di risarcimento e recitando una formula rituale che lo rendeva intoccabile. Dario Fo ci parlava del Medioevo ma oggi?

Oggi accade in Piemonte. Una donna subisce stalking per mesi, viene controllata con appostamenti e inseguimenti, da casa sua fino al luogo di lavoro o verso casa del fidanzato. Ovunque vada, lui la segue e pedina. La sua vita non le appartiene più, viene sottratta da un uomo che la controlla quotidianamente, violando la sua privacy, imponendole una paura quotidiana. Quante volte avrà pensato alle donne aggredite, o peggio uccise, dai loro stalker? Quanta angoscia, rabbia, senso di impotenza avrà vissuto? Così si decide a denunciare lo stalker, che finisce in tribunale ma ne esce senza conseguenze. Ha il solo disturbo di pagare 1.500 euro, somma rifiutata dalla donna ma giudicata, a quanto pare, congrua dal gup (Giudice per udienze preliminari).

Questo è avvenuto grazie alla riforma del codice penale che porta il nome di Andrea Orlando, ministro della Giustizia del governo Gentiloni, che con l’obiettivo anche condivisibile e giusto di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e dare ai cittadini e alle cittadine una giustizia più veloce, ha commesso una svista. Ha introdotto le cosiddette condotte riparatorie per i reati procedibili a querela di parte (e che prevedono la possibilità di ritirare la querela) escludendo quelli ritenuti più gravi, ovvero procedibili d’ufficio.
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