Si adotti un modello di economia umana al servizio di tutti e non dell’1%

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di Elisa Bacciotti [*]

Otto uomini. Facile immaginarli insieme attorno un tavolo, magari nella sala riservata di un ristorante esclusivo. Sono otto, nessuna donna tra di loro: i più ricchi. Più ricchi, da soli, di 3,6 miliardi di persone: la metà degli abitanti più poveri del pianeta.

Non la crisi migratoria, non la crisi finanziaria del mondo occidentale, è questa la vera crisi dei nostri giorni. Una disuguaglianza di ricchezza e di reddito sempre più estrema a livello globale, tanto da dover essere ormai considerata un effetto patologico piuttosto che fisiologico del sistema economico.

Perché con questi livelli di disuguaglianza, con l’1% del pianeta che ormai è più ricco del restante 99% (e in Italia: con l’1% che possiede il 25% della ricchezza nazionale netta), la crescita economica non riesce più a raggiungere e beneficiare, come invece è stato in passato, fasce sempre più ampie di popolazione.

Ceti e segmenti sociali ormai pienamente coscienti di questo stato di cose, e sempre più orientati a esprimere il proprio malcontento: in Italia (dati Oxfam-Demopolis) il 67% dei cittadini è contro le disuguaglianze in materia di accesso e qualità dei servizi educativi e sanitari.
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