Bologna e lo sport: sempre più in un “cul de sac”

di Silvia R. Lolli L’incontro promosso all’interno del CSB Centro Sportivo Bologna, dal gestore, AD Marzabotto 24, lunedì 1 luglio ci ha fatto una strana impressione: sceneggiata, preoccupazione o ricerca di partner per risolvere il problema? Tanti i presenti: soci dell’ex centro sportivo storico, il CRB, cittadini anche appartenenti a comitati sorti o risorti negli […]

Le case popolari non vanno abbattute, ma ripensate

di Eleonora Carrano Sarebbe un errore di sottovalutazione rubricare quanto accaduto a Roma – la protesta degli abitanti dei quartieri di Torre Maura contro il trasferimento di 70 rom in un vicino centro di accoglienza; la rivolta degli abitanti di Casal Bruciato per l’assegnazione di un alloggio popolare ad una famiglia rom – come il […]

Bologna, venerdì i due anni del comitato “Rigenerazione No Speculazione”: assemblea pubblica e festa

di Silvia R. Lolli Venerdì 12 aprile 2019 ci sarà la festa di compleanno del comitato Rigenerazione No Speculazione. Il comitato, nato dalla preoccupazione della vendita del centro sportivo CRB associata alle vicende rigenerative dello Stadio Dall’Ara, ha svolto in questi due anni un’azione informativa notevole per la cittadinanza, attraverso tantissime azioni di comuni cittadini […]

Salviamo Pisa dal ritorno delle bancarelle sotto la torre

di Salvatore Settis

C’era una volta la legalità. Una caterva di norme, dalla Costituzione al Codice dei Beni culturali, dai regolamenti applicativi alle circolari ministeriali, prescrivono in modo non equivoco che le aree monumentali più preziose non possono essere deturpate da mercatini, bancarelle e altre presenze improprie, che disturbano la visione e la dignità dei monumenti. Come se non bastasse, a Pisa il bollino Unesco, ovviamente tributato alla celeberrima Piazza dei Miracoli, impone un sovrappiù di attenzione a queste cose, anche perché la Torre pendente è diventata uno dei simboli-chiave dell’Italia, sorpassando in popolarità in molti Paesi (a cominciare dagli Stati Uniti) perfino il Colosseo.

Eppure il sindaco leghista di Pisa, avendolo a quel che pare promesso in campagna elettorale, vuole riportare sulla Piazza la sterminata schiera di bancarelle che fortunatamente ne era stata allontanata pochi anni fa, restituendo la Piazza alla sua dignità e alla sua storia.

Della vicenda ha ben scritto in queste pagine Tomaso Montanari (26 novembre 2018). Un appello contro il ritorno delle bancarelle sotto ogni forma, lanciato dalla giornalista Valeria Caldelli, ha raccolto in pochi giorni 2.200 firme, di pisani e non, e di ogni possibile orientamento politico: un sintomo di civiltà che di questi tempi non può passare inosservato. “Nessuno sentiva la mancanza delle migliaia di piccole torri pendenti di plastica”, scriveva Montanari, ed è ridicolo sostenere che tale paccottiglia, di solito made in China, rappresenti l’artigianato tradizionale, come ha dichiarato un assessore in vena di scherzare.
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Futuro: lavoro e/o ambiente?

di Silvia R. Lolli

Con il libro di Marina Forti, Malaterra come hanno avvelenato l’Italia, Editori Laterza, il circolo che dà vita a questo blog conclude le presentazioni per il 2018. Ne discuteranno alla libreria Ubik di Bologna (via Irnerio) dalle 18,00 di mercoledì 5 dicembre 2018 la stessa autrice già giornalista del Manifesto, oggi autrice per varie testate come Internazionale, Silvia Zamboni, giornalista esperta di ambiente, ex assessore comunale e presidente del quartiere Reno, e Vittorio Bardi, presidente dell’associazione faentina “Sì alle Energie Rinnovabili, NO al Nucleare”.

Avremo l’onore di coordinare la presentazione; è un libro che ci dà uno spaccato della realtà odierna del “bel paese”, quello ricordato ancora fino agli albori del Novecento per le sue bellezze naturali, storiche ed artistiche. Paese che trovò fin dagli anni Cinquanta nell’associazione Italia Nostra la prima voce critica allo sviluppo industriale spesso fuori controllo.

Il libro di Marina Forti è scritto con chiarezza e con una capacità d’inchiesta storica notevole: ci ricorda quanto l’Italia del dopo guerra abbia acconsentito al rapido sviluppo produttivo ma mettendosi pronamente al servizio di un’industria spesso predatoria delle risorse umane ed ambientali.
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Le idee della Lega per Pisa: “Acquedotto fatto a pezzi e paccottiglia sotto la Torre”

di Tomaso Montanari

Il patrimonio culturale al tempo del governo della Lega: a Pisa, per esempio. Se questo fosse il titolo di un tema, lo svolgimento potrebbe essere fulmineo e fulminante: “Uno scempio”. Salvatore Settis, che della Scuola Normale Superiore di Pisa è stato a lungo direttore, è stato lapidario: “A quel che pare, brutalità e arroganza sono ingredienti alla moda nel nuovo clima politico. E perché mai, se così è, l’amministrazione comunale di Pisa dovrebbe fare eccezione?”.

E infatti nessuna eccezione, come dimostra l’episodio che ha meritato l’indignazione di Settis. Il nuovo sindaco di Pisa, Michele Conti, aveva scritto nel programma che, in caso di elezione, avrebbe demolito tre arcate dell’Acquedotto Mediceo per risparmiare un sottopasso alla nuova tangenziale: “È assurdo realizzare un taglio nel territorio lungo circa 250 metri per sottopassarlo; demolendo tre arcate, con quanto si risparmierebbe se ne potrebbero ricostruire almeno 10 di quelle ora mancanti e consolidare il resto oggi dissestato”.

Chissà, in effetti, perché nessuno ha mai pensato a questo geniale bricolage dei monumenti: demolendo, che so, qualche decina di case di Pompei si potrebbero risparmiare i soldi della manutenzione, e con quelli scavarne altre. E perché non abbattere un’ala del Palazzo Ducale a Venezia, per tirar su una moderna stazione marittima per le Grandi Navi? Sai quanti soldi per manutenere i canali! Siamo in effetti a questo livello: perché l’acquedotto voluto dal granduca Ferdinando I di Toscana è, a tutti gli effetti, un monumento, e dunque è come un corpo vivo, che non può essere fatto a fette a piacere, abbattuto e riassemblato come se fosse un plastico di Porta a Porta.
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Il buio oltre la siepe: dal sonno della pianificazione alla città sprecata

di Italia Nostra Bologna

Migliaia di cittadini hanno promosso l’Istruttoria Pubblica sui Prati di Caprara che si è svolta in consiglio comunale tra il 7 e il 10 novembre portando contributi ricchissimi di contenuti e proposte, a cui ha convintamente partecipato anche Italia Nostra. Anche noi contrari alla cementificazione, chiediamo con forza che vengano salvati come bene collettivo nella loro integrità di polmone ecosistemico.

Un’occasione di confronto e condivisione da cui Italia Nostra vuole partire per continuare la discussione sulla politica urbanistica di Bologna che, sventolando come immutabile il Poc sulla rigenerazione dei patrimoni pubblici, rimane ostinatamente ancorata a un’idea di crescita superata e contraddittoria, come i cittadini hanno ben sottolineato. Un’idea sconfitta da una crisi dilaniante che ha mostrato la fatalità di un ciclo economico che, ribaltato il rapporto tra domanda e offerta in un’euforica quanto esiziale bolla speculativa, ha seminato nel territorio urbano inutili costruzioni ora abbandonate.

Ma la dura lezione della crisi, l’esubero di costruzioni, l’abbattimento dei valori immobiliari, la rovina di lavoratori, famiglie e imprese, non sono bastati ai nostri amministratori, che rimangono pervicacemente convinti che la via allo sviluppo debba passare attraverso nuove edificazioni, pegno di un patto unidirezionale con i costruttori. Le dichiarazioni ridondanti sulla limitazione del consumo di suolo smentite da scelte che vanno in direzione opposta, con l’assurda decisione di “addensare” abbattendo un bosco che il tempo e la natura hanno donato alla città per costruire un nuovo quartiere.
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Bologna, appunti sulla questione Prati di Caprara: qualche domanda all’urbanistica bolognese

di Piero Cavalcoli

L’assessora Valentina Orioli ci ricorda che il tema in discussione riguarda un’area strategica, che costituisce il cuore di una delle “sette città” su cui il Piano Strutturale di Bologna (PSC) ha costruito il disegno futuro di Bologna, quella che si è voluta chiamare “Città della Ferrovia”. Il cuore strategico, appunto, non solo dell’abitato bolognese, ma dell’intero bacino metropolitano. Quella in cui batte Il cuore delle relazioni tra le persone in movimento (Stazione Ferroviaria e delle autocorriere, Aeroporto), delle relazioni commerciali (Fiera), delle offerte alimentari e ludiche (Fico) e della principale offerta per la cura delle persone (Ospedale Maggiore).

Cosa si propone per questa area strategica il POC, il Piano Operativo che attua il Piano Strutturale? E dunque che idea si ha, di conseguenza, del futuro della città?

Lo dice una disposizione sintetica delle Norme del POC “Un intervento di sostituzione integrale dell’edilizia esistente e la creazione di un nuovo impianto urbano con la realizzazione di residenze, centri direzionali e commerciali, scuole, parcheggi e un parco di 20 ettari” (Norme, art.11, comma2).

Dunque un nuovo quartiere residenziale, ma quanto grande? Anche questo è noto: 181.810 mq di Sul (Superficie Utile Lorda), pari a 1.164 alloggi, di cui 873 “libera” e 291 di “edilizia sociale” (133 pubblica e 158 privata) (art.11, comma 2 delle Norme e Relazione pag.27), più “eventuali ulteriori quote di capacità edificatorie per la realizzazione di attrezzature e spazi collettivi… nella misura massima del 10% della Sul complessiva (Norme, art.11 delle Norme). In definitiva, un nuovo quartiere urbano formato da circa 200.000 mq di Sul, ospitanti un numero di alloggi pari a circa due volte il “Virgolone” del Pilastro.
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Prati di Caprara - Foto di Simona Hassan

Bologna, Prati di Caprara: l’istruttoria pubblica

di Silvia R. Lolli

All’inizio di settembre, dopo l’incontro del 31 agosto della 1^ commissione “Affari generali ed istituzionali” del Comune di Bologna, ci chiedevamo se l’approvazione del consiglio comunale sulla richiesta di istruttoria pervenuta da 2.525 cittadini potesse avvenire e se si fosse programmata in tempi brevi. Verifichiamo che l’organizzazione di questa nuova forma partecipativa, possibile per il Regolamento comunale, ha avuto tempi abbastanza celeri.

Infatti all’inizio di novembre, per tre giorni (7-9-10) e su richiesta anche nel tardo pomeriggio e di sabato, il consiglio comunale sarà chiamato ad ascoltare gli interventi di ben 43 gruppi associativi e di tecnici, anche dell’amministrazione che spiegheranno le loro istanze legate alla rigenerazione dello storico Stadio comunale Dall’Ara. E’ certamente un traguardo raggiunto dai primi firmatari la piattaforma del comitato (RigenerazioneNoSpeculazione).

Un traguardo, fra gli altri raggiunti in questi anni, di tappa, perché potrebbe ancora essere lungo il processo partecipativo che più di 10.000 cittadini hanno intrapreso, in varie forme (ormai le firme del FAI per il luoghi del cuore sono 15.000), con la giunta ed il consiglio comunale. E’ stata la richiesta per un ascolto che la cittadinanza ha imposto ad una politica spesso sfuggente, ma soprattutto autoreferenziale e, nonostante l’evidente perdita di consensi, legata ad un’idea distorta di rappresentanza fatta di scelte importanti avvenute in contesti sconosciuti ai cittadini e non con la sufficiente trasparenza dei fini.
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Eguaglianza, paesaggio e le altre parole della Costituzione da cui ripartire

di Massimo Bray, direttore generale della Treccani

Cosa dice la nostra Costituzione? In che termini vengono enunciati i principi che la ispirano, i diritti che tutela, i doveri che impone, le norme fondamentali che regolano le dinamiche della vita democratica e i rapporti tra i soggetti, singoli individui e organizzazioni, che danno corpo e voce alle esigenze, ai desideri, alle ambizioni di un intero popolo? Quali sono, in sostanza, le parole della Costituzione italiana?

Non sono domande retoriche, riflessioni destinate a un gruppo ristretto di studiosi ed appassionati, distanti dalla quotidianità di ciascuno di noi. Sono invece interrogativi più che mai attuali in un tempo in cui i cittadini si allontanano dalle istituzioni, il rispetto delle regole pare non essere più un principio inviolabile e le congetture si spacciano per conoscenza.

Riscoprire le parole della Costituzione, il loro significato più pieno e profondo, significa ritrovare lo spirito dei padri costituenti, il desiderio di rinascere di un paese prostrato dalla guerra ma fiducioso di poter costruire su basi solide un futuro di democrazia, libertà, progresso economico e avanzamento sociale nel segno della solidarietà, della dignità, della valorizzazione del lavoro e dei diritti sociali, della tutela dei beni comuni e dell’ambiente. Troviamo perciò nel testo costituzionale parole importanti, ricche di significato e allo stesso tempo semplici, comprensibili a tutti perché la Costituzione parla a ciascuno di noi, a ognuno dei membri della comunità nazionale di cui è norma e faro.
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