Libri contro il fascismo: decadenza d’Occidente, l’autoritarismo dilagante da Trump a Orbán

di Maria Cristina Fraddosio Un’analisi chiara ed eterogenea di un’epoca che si appresta a finire, portando con sé nel baratro anche un vocabolario svuotato e mutato nel segno. L’ultimo libro di PierFranco Pellizzetti, Il conflitto populista, è un saggio complesso che restituisce al lettore lucidità consentendogli di districarsi tra appropriazioni indebite di terminologie che nascondono […]

Enrico Berlinguer nella morsa dei sovranisti a 35 anni dalla sua scomparsa

di Claudio Bazzocchi Enrico Berlinguer è stato bistrattato per lungo tempo dai suoi accaniti estimatori che ne hanno fatto un santino piccolo-borghese di uomo perbene e onesto. Altri l’hanno addirittura definito un liberale, uno che ha avuto la sola colpa di non cambiare nome al PCI, per farlo diventare un partito socialdemocratico. A questi “estimatori” […]

Luigi De Magistris: “Abbiamo bisogno di un fronte popolare paneuropeo contro l’estrema destra”

di Argiris Panagopoulos

“Per sconfiggere Salvini, il razzismo e il neoliberismo abbiamo bisogno di un fronte ampio e aperto con una visione condivisa dai strati popolari, gente di diverse culture e religioni, la diversità per la quale combattiamo e che va oltre gli orizzonti ristretti degli sconfitti del Centro sinistra e della sinistra radicale. La nostra patria è l’Europa e dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per affrontare l’estrema destra che ci governa nelle elezioni europee del maggio” ha detto ad “Avgi” il movimentista Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli, che ha dichiarato che i porto della sua città rimane aperto agli immigrati.

L’Italia è tornata ad essere un terreno di sperimentazione politica dall’estrema destra, come abbiamo visto dal “Fronte della libertà”, annunciato da Salvini e Le Pen.

Salvini è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Orban e Le Len. Lo fa nel modo più chiaro. Sta lavorando per le elezioni europee in vista di un’Europa “nera”, del nazionalismo, del neofascismo, dei recinti, dell’odio, della persecuzione della diversità, l’ Europa dell’insicurezza. L’Europa di Salvini non è l’Europa della sicurezza e della prosperità. I suoi alleati rendono questo messaggio politico e sociale in modo ancora peggiore.

Da un lato c’è il “fronte nero”, e dall’altro il sindaco di Riace Lucano vien messo agli arresti domiciliari…
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Ratto d’Europa: la nuova torre di Babele

di Massimo Riva

Il festival del sovranismo sta trasformando l’Europa in una nuova Torre di Babele. Non c’è più ascolto reciproco fra i singoli Paesi, il dialogo è stato sostituito dall’insulto, la dialettica politica si affida a battute estemporanee. Ciascuno parla una lingua che gli altri non si sforzano neppure di comprendere. Ma sarebbe un errore ritenere che sia solo lo spinoso tema dei rifugiati a mettere a tanto dura prova la tenuta dell’Unione. Certo, le migrazioni hanno natura e dimensioni tali da porre l’intera Europa dinanzi a una sfida epocale che rischia di rimettere in discussione gli stessi principi fondativi della Ue.

Tanto da far tornare alla luce quelle molteplicità discordanti che ci si era stoltamente illusi di ricomporre e superare con gli atti formali di adesione di un numero crescente di Paesi a un progetto continentale reso appetibile dal miele dei benefici economici del mercato unico comune. Senza – e questo appare oggi il deficit cruciale – che questo processo sia stato accompagnato con la costruzione di istituzioni sovranazionali in grado di esercitare un reale potere federativo riconosciuto come prevalente su quello interno delle singole nazioni.

Quello rappresentato dalla Commissione di Bruxelles e dal Parlamento di Strasburgo, infatti, altro non è che un pallido simulacro di quel governo dell’Unione che sarebbe necessario per dare consistenza politica reale al soggetto Europa. Attenzione, dunque. Il caos innescato dalla crisi dei migranti non è causa ma effetto di un sovranismo nazionalistico già latente e malcelato nell’architettura stessa dell’Unione. I cui presupposti vanno individuati in alcuni errori commessi da tanti sedicenti europeisti.
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Sulla sinistra “rossobruna”

di Carlo Galli

Nonostante la sua critica dello Stato come organo politico dei ceti dominanti, nonostante il suo internazionalismo, la sinistra in Occidente ha sviluppato la sua azione all’interno dello Stato: ha cercato di prendere il potere e di esercitarlo al livello dello Stato, ha investito nella legislazione statale innovativa, e nella difesa e promozione della cittadinanza statale per i ceti che ne erano tradizionalmente esclusi. Nella sinistra agiva l’impulso a considerare lo Stato come una struttura politica democratizzabile, sia pure a fatica; mentre le strutture sovranazionali erano per lei deficitarie di legittimazione popolare.

La sinistra italiana, per esempio, fu ostile alla Nato (comprensibilmente) ma anche alla Comunità Europea. E in generale le sinistre difesero gelosamente le sovranità nazionali e si opposero a quelle che definivano le ingerenze dei Paesi occidentali nelle faccende interne degli Stati sovrani dell’Est, quando qualcuno protestava perché vi venivano calpestati i diritti umani. L’internazionalismo della sinistra rimase al livello di generica approvazione dell’esistenza dell’Onu, di più o meno platonica solidarietà per le lotte dei popoli oppressi, e di sempre più cauta collaborazione con i partiti comunisti fratelli. L’internazionalismo inteso come spostamento del potere fuori dai confini dello Stato, avversato dalle sinistre, fu invece praticato vittoriosamente dai capitalisti e dai finanzieri.

Caduta l’Urss, la sinistra aderì entusiasticamente al nuovo credo globale neoliberista e individualistico, e alla critica dello Stato (soprattutto dello Stato sociale) e della sovranità – oltre che dei sindacati e dei corpi intermedi – che esso comportava. L’idea dominante era che la sinistra di classe non era più ipotizzabile perché le classi non esistevano più, e perché vi era ormai una stretta comunanza d’interessi fra imprenditori e lavoratori.
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Lo spettro di Marx torna ad aleggiare

di Sergio Caserta

Metti due ottimi film in programmazione ravvicinata e un week end post elettorale senza riunioni. Capita di vedere “Il giovane Karl Marx” di Raoul Peck, film storico di grande impatto emotivo, sugli anni giovanili del grande filosofo economista e dell’incontro con Friedrich Engels, la nascita di un sodalizio destinato a cambiare il mondo. Un film che lascia senza parole per quanto riesce a proiettarci con realismo e passione nel turbine del periodo che prelude alle grandi trasformazioni della prima rivoluzione capitalistico industriale, agli albori della nascita del movimento operaio e dell’anelito alla giustizia sociale.

Un film romantico e nello stesso tempo asciutto che inquadra in modo puntuale, attraverso la descrizione delle vite dei protagonisti e dei diversi personaggi storici in campo, la furiosa dialettica, all’interno del pensiero socialista che si andava diversificando e l’affermazione impetuosa “sturm und drang” delle idee comuniste che in modo stringente indicavano nella lotta di classe, per l’uguaglianza economica, la liberazione del mondo del lavoro e quindi dell’intera umanità dalla servitù.


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