Lavorare meno, lavorare tutti: un “sì” dai dipendenti in Emilia Romagna

Un sondaggio sulla proposta di legge regionale di Piergiovanni Alleva: più del 50% di lavoratrici e lavoratori sarebbe favorevole – La Cgil di Bologna per allargare e approfondire il confronto – Tra gli imprenditori si valutano sperimentazioni – Il disegno di legge appoggiato in Consiglio regionale anche da Art.1 e Sinistra Italiana, e “adottato” dal Trentino.

di Sergio Caserta

Dall’Emilia Romagna arriva un segnale importante: a certe condizioni una maggioranza di lavoratori dipendenti sarebbe pronta ad accettare una riduzione di orario, e anche una contenuta riduzione di salario, per favorire l’occupazione giovanile e migliorare la propria qualità della vita. Il progetto di legge regionale “misure per il riassorbimento della disoccupazione tramite la promozione di contratti di solidarietà espansiva”, presentato dal consigliere di Altra Emilia Romagna, professor Piergiovanni Alleva [1] ( Vedi l’articolo di Alleva “Lavorare meno lavorare tutti, l’aggiornamento possibile”, sul n. 1, 2017 di Critica Marxista), è stato al centro di un sondaggio realizzato dallo studio “MV ricerche di mercato” di Modena.

Sono stati intervistati (con metodo CATI telefonico e CAWI via mail) 654 lavoratori e lavoratrici della regione, 365 maschi e 289 femmine, di tutte le fasce d’età della popolazione attiva tra i 15 ai 65 anni e oltre, di ogni ordine di studi dalla licenza elementare alla laurea, con qualifiche e inquadramenti dai dirigenti agli apprendisti. Inoltre il campione comprendeva 558 lavoratori dei settori privati – agricoltura (14), industria (206), costruzioni (24), commercio (105), servizi (305) – e 96 del settore pubblico.

La distribuzione degli intervistati corrispondeva alle diverse dimensioni aziendali o di ente, riflettendo l’orientamento prevalente della proposta verso dimensioni aziendali mediamente più consistenti. Gli intervistati erano rappresentativi anche di tutte le province, di nuclei familiari composti da 1 a oltre 5 persone e con redditi familiari percepiti da una sola persona (31,3%) o da più di una (68,7%).
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