Mio fratello muore in mare: a Rimini un evento di cittadinanza umanitaria

di Sergio Caserta È la prima domenica veramente estiva, i bagnanti affollano le spiagge di Rimini per godersi sole e mare, fa caldo ma non c’è afa, una sottile brezza rende molto piacevole la bella giornata di sole. In un angolo del litorale, dove la spiaggia s’interrompe sul porto canale proprio sotto la grande ruota […]

Le cucine popolari di Bologna: qui si trovano le parole smarrite dalla politica

di Bruno Giorgini, ha collaborato Amalia Tiano De Vivo

Mia nonna Lisetta irriducibile comunista ebbe a dirmi una volta quand’ero bimbetto: a Bologne sono rosse anche le pietre. Lei viveva a Ravenna, suo marito era anarchico, le sue figlie e il primogenito tutti comunisti al tempo del fascismo, che facile non era. Facile non fu nemmeno dopo la Liberazione, quando una delle figlie finì incarcerata da Scelba, odiato ministro degli interni di fede democristiana, e tutti ebbero difficoltà economiche e di lavoro, se non fosse che nacquero anche le cooperative rosse, eredi delle antiche cooperative socialiste che le squadracce avevano incendiato e bruciato. Cooperative che oggi chiameremmo eque e solidali, di produzione, agricole, di consumo, culturali.

Per Lisetta Bologna era la capitale di tutto questo fermento per rendere migliori le condizioni di vita, di lavoro e di libertà dei braccianti come lei e suo marito Potastila, delle figlie operaie e sarte, del figlio fornaio. Quando poi una delle figlie si sposò bene, trasferendosi a Bologna a fare la signora, Lisetta prese spesso la corriera per andare a trovarla, scoprendo che a Bologna rosse erano le pietre non soltanto in senso politico e figurato, ma rosse erano proprio le pietre con cui si costruivano le case.

Se non solo i cuori ma anche le mura a Bologna erano comuniste, secondo lei per sradicare da lì la bandiera rossa i padroni, i capitalisti, i democristiani avrebbero dovuto materialmente radere al suolo la città. Il che le pareva del tutto impossibile, “a meno non venga un’altra guerra”. Si trattava di un sentimento condiviso nella cerchia dei comunisti dove sono nato e cresciuto tra un raduno dell’ANPI e una festa dell’Unità. Cerchia che racchiudeva larga parte del popolo, coi socialisti spesso la maggioranza.
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Tre giorni a Roma per un’Europa unita e solidale

di Sbilanciamoci.info

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.

Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.
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Piergiovanni Alleva: “Lavorare meno per creare occupazione, altro che Jobs Act”

di Giacomo Russo Spena

“Una settimana lavorativa di 4 giorni, perché solo ridistribuendo il lavoro potremo contrastare il dramma della disoccupazione. E l’introduzione del reddito minimo garantito è un obiettivo da perseguire”. Le proposte del giuslavorista Piergiovanni Alleva – docente universitario e consigliere regionale in Emilia Romagna – appaiono massimaliste, al limite dell’irrealizzabile. Il pensiero va alla copertura economica, dove trovare i soldi? “Nessuna utopia, abbiamo fatto i calcoli e le risorse ci sono: in Emilia Romagna, ad esempio, sono sufficienti quelle locali”.

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Di certo, Alleva non crede che il Jobs Act sia la soluzione per contrastare la precarietà, anzi. Il giuslavorista, dopo esser stato protagonista lo scorso anno della battaglia in difesa dell’articolo 18 poi manomesso dal governo Renzi, si prepara adesso per l’eventuale referendum di primavera: “I lavoratori non hanno più quasi tutele, e le poche che hanno non le rivendicano per paura di venire licenziati. Il Jobs Act ha distrutto la giustizia del lavoro, ma grazie ai tre referendum della Cgil abbiamo una straordinaria occasione di riscatto”.
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Cna Bologna: solidarietà ai lavoratori, Palazzo d’Accursio si attiva

Cna Bologna
Cna Bologna

di Raffaele Persiano, consigliere comunale di Bologna

In questi giorni abbiamo assistito alla protesta dei lavoratori del Cna che stanno andando in contro alla procedura di mobilità e quindi al licenziamento. Questi lavoratori con rispetto del Cioco Show, che proprio il Cna ha organizzato e promosso, hanno inscenato una protesta ironica non dura, ma che ha cercato semplicemente di catturare l’attenzione della città sulla loro situazione con l’obiettivo di non essere soli nella loro battaglia.

E proprio a questi lavoratori che deve andare la nostra solidarietà e il nostro sostegno come Istituzione. La tutela dei posti di lavoro deve guidare il nostro agire e il nostro impegno politico amministrativo. In questo senso deposito un odg per chiedere a tutto il Consiglio di esprimere solidarietà ai lavoratori e impegnare l’Amministrazione Comunale ad attivarsi per coadiuvare azienda e lavoratori nel trovare alternative ai licenziamenti e preservare i posti di lavoro nella convinzione che, come loro stessi stanno urlando alla città, i lavoratori sono persone e non centri di costo.

Ricordo che l’azienda già l’anno scorso aveva avviato procedura per 80 esuberi che poi si sono trasformati in 39 uscite volontarie che hanno generato risparmi strutturali e a queste altre 19 se ne sono aggiunte durante l’anno. Tutto questo segue 4 anni di accordi di crisi che dal 2013 al 2016 hanno dato ulteriore liquidità all’azienda. Oggi, nuovamente, 96 lavoratori rischiano di rimanere a casa.
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Bologna, la Banca del tempo del quartiere Reno-Borgo: “Nessuno è così povero da non poter donare un’ora”

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di Claudio Nappi, socio della Banca del tempo

Ecco solo alcune delle attività svolte:

  • corsi di cucito, inglese, informatica
  • Sostegno scolastico
  • progetti con anziani con il gruppo “Stare Insieme” del quartiere
  • Progetto con bambini a scuola e in sede (con “Sciamamma” per oltre due anni abbiamo organizzato animazioni all’aperto, pic nic per bambini, scambio vestiti/giochi e feste per carnevale e natale)
  • Colomba di pace – Help Ucraina (raccolta di indumenti e generi di prima necessità a favore dell’associazione Help Ucraina)
  • aperitivi letterari e Book Crossing (la Bdt ha a disposizione molti libri di vario genere che si possono portare, prendere e tenere, oppure riportare e far girare)

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Terremoto 2016

Sayed, afgano, l’ultima vittima del terremoto, e Abdullai, il soccorritore migrante

di Loris Campetti

L’ultimo corpo senza vita, il “numero” 296, trovato sotto le macerie di Amatrice apparteneva a Sayed. Era un ragazzo diventato amico di tutti, un rifugiato afgano che viveva, nella casa che gli è crollata addosso, insieme a Sultan, Whaid, Adil: loro per fortuna si sono salvati, fuggiti prima del crollo oppure proiettati fuori casa dalla violenza della scossa.

Sayed doveva partire per Torino dove aveva trovato lavoro come pizzaiolo, ma aveva rinviato la partenza di qualche giorno per partecipare alla festa degli spaghetti all’amatriciana. Di un albanese e 11 romeni sono stati recuperati i corpi dai soccorritori quando per loro, ormai, era troppo tardi. Il terremoto non fa distinzione tra indigeni e stranieri, colpisce dove e chi capita anche se a uccidere, come ha detto il vescovo di Rieti Domenico Pompili ai funerali ad Amatrice, non è il terremoto ma sono le opere dell’uomo.

Le opere fatte, quelle non fatte, quelle malfatte. Immigrati sotto le macerie e immigrati a scavare tra le macerie per salvare qualche vita. Abdullai del Benin con altri 17 migranti è andato a dare una mano ad Arquata del Tronto, ad Amatrice a scavare è un gruppo di richiedenti asilo ospitati nel paese colpito come Sayed. I profughi di Monteprandone sono partiti per Amandola per ripulire un campo destinato a ospitare i soccorsi. I migranti in attesa di asilo in Val Candina, Avellino, si sono aggregati a una colonna della Protezione civile in partenza per l’Appennino marchigiano.

Settantacinque migranti di Gioiosa Ionica, in Calabria, hanno deciso di devolvere in favore degli sfollati i pocket money, la paghetta data loro nei centri di accoglienza. I cinesi che da tempo vivono a Prato e Firenze e lavorano (spesso come schiavi) nel tessile hanno promosso una raccolta di fondi per le popolazioni colpite dal sisma.
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Crisi, lavoro e diritto a manifestare

Jobs Act, workers act e precarietà: le storie nostre

di Grazia Naletto

Nadia ha 21 anni, è diplomata, conosce tre lingue e vive nella “ricca” Brianza. Ha lavorato per un anno in una pizzeria di Nizza. Costretta a tornare in Italia, è in cerca di un lavoro che non trova. Tra le offerte dell’ultima settimana: uno “stage” che richiede l’ottima conoscenza del tedesco per svolgere un lavoro amministrativo. Compenso previsto: un rimborso spese pari a 350 euro.

La madre di Nadia, Francesca, cinquantenne, lavora invece come dipendente a tempo indeterminato in un mini-market a Robbiate. Lei fa ancora parte dei “privilegiati”: un lavoro fisso ce l’ha. Peccato che debba lavorare di sabato e domenica, modulare la richiesta di ferie alle esigenze del datore di lavoro pur avendo 52 giorni di ferie arretrate e, di fronte alla necessità di fare una settimana di vacanze a giugno, abbia ricevuto un secco no.

Anche il fratello di Francesca, Filippo, ha la fortuna di avere un rapporto di lavoro dipendente presso una multinazionale che opera nel settore informatico. Ma lavora da alcuni mesi con il contratto di solidarietà, “conquistato” dai sindacati per evitare che ai licenziamenti di 60 lavoratori avvenuti due anni fa se ne aggiungessero altri 20. La “conquista” ha questa conseguenza: l’azienda chiede a Filippo e ai suoi colleghi di lavorare come se la solidarietà non esistesse, facendo turni serali, di sabato e domenica, naturalmente non pagati.

Lucia invece è giornalista, 25 anni di lavoro nella redazione di uno storico quotidiano della sinistra (che non si sa se riaprirà e se potrà ancora definirsi di sinistra), in cassa integrazione a zero ore, è in attesa di sapere cosa succederà. Intanto fa volontariato.
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Grecia ed Europa: per chi suona la campana

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Alexis Tsipras

Il 25 gennaio scorso, il popolo greco ha preso una decisione coraggiosa. Ha osato sfidare la strada a senso unico dell’austerità del Memorandum d’intesa per cercare un nuovo accordo. Un nuovo accordo che consentisse la permanenza del Paese nell’Euro, con un programma economico efficiente, senza gli errori del passato.

Per questi errori il popolo greco ha pagato un prezzo alto: negli ultimi cinque anni il tasso di disoccupazione è salito al 28% (per i giovani 60%), il reddito medio è diminuito del 40%, mentre secondo i dati Eurostat la Grecia è diventata il paese europeo con il più alto indice di disuguaglianza sociale. (…) Molti, tuttavia, sostengono che il governo greco non sta cooperando per raggiungere un accordo, perché si presenta ai negoziati intransigente e senza proposte.

È davvero così? Poiché questi sono tempi critici, forse storici – non solo per il futuro della Grecia, ma anche per il futuro dell’Europa – vorrei cogliere questa occasione per presentare la verità e informare responsabilmente l’opinione pubblica mondiale sulle reali intenzioni e posizioni della Grecia.

Il governo greco, sulla base della decisione dell’Eurogruppo del 20 febbraio, ha presentato un ampio pacchetto di proposte di riforma, al fine di raggiungere un accordo che coniugasse il rispetto del mandato ricevuto dal popolo greco con il rispetto delle regole e delle decisioni che governano l’Eurozona.

Un punto chiave delle nostre proposte è l’impegno a ridurre – e quindi a rendere realizzabili – gli avanzi primari per il 2015 e il 2016, acconsentendo ad avanzi primari più elevati per gli anni successivi, poiché ci aspettiamo un aumento proporzionale dei tassi di crescita dell’economia greca.
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Mani Tese a Finale Emilia, quando la cooperazione internazionale diventa solidarietà locale

C’è un Emilia abituata alla solidarietà che non ha mai smesso di tirarsi su le mani ed aiutare gli altri. Soprattutto in questi giorni faticosi tra scosse e conta dei danni. Lo sanno bene a Finale Emilia, luogo diventato tristemente noto dopo il sisma. Qui ha sede uno dei gruppi più attivi di ManiTese, ong laica da sempre impegnata nella cooperazione internazionale. Leggi di più a proposito di Mani Tese a Finale Emilia, quando la cooperazione internazionale diventa solidarietà locale

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