Un bonus al giorno toglie il welfare di torno

di Alfonso Gianni

I due pilastri portanti della Renzinomics, gli incentivi alle imprese e i bonus al popolo, continuano a reggere l’impianto della politica economica del governo Gentiloni. Si potevano nutrire pochi dubbi al riguardo, trattandosi di un governo fotocopia che per di più condivide con il precedente il ministro dell’Economia e delle Finanze. Questi consentono da un lato di sorreggere un mondo delle imprese che non si accontenta della liberalizzazione del mercato del lavoro e deve essere continuamente stimolato dagli sgravi fiscali e dagli iperammortamenti.

Cui si aggiunge per i singoli una sorta di nuovo condono attraverso la riapertura dei termini per la “rottamazione delle cartelle”, ovvero della chiusura dei contenziosi con l’Agenzia delle entrate, contenuta nel collegato fiscale. Dall’altro lato permettono di cercare consensi tra strati popolari vessati da una crisi che ha visto ridurre i loro redditi dal 2008 ad oggi. Gli istituti statistici ci ricordano che il dipendente medio può comprare con i proventi del suo lavoro una quantità di beni e servizi inferiore di 320 euro rispetto a quella che poteva tranquillamente permettersi nel 2007.
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Bologna: Labas, l’uso sociale dei luoghi cittadini e l’ottusità della politica

di Sergio Caserta

La vicenda della caserma Masini e l’espulsione manu militari di Labas pone un problema di carattere generale: la politica in senso alto e ampio serve proprio a cambiare la realtà, attraverso il cambiamento di regole e norme. Cos’altro è la pianificazione pubblica, quando ben fatta, se non confermare e/o modificare la destinazione d’uso di porzioni di un territorio, spazi o edifici per dare una destinazione coerente col progetto che la cittadinanza (qui la differenza) ha scelto? La modifica di destinazione d’uso della caserma Masini, luogo di proprietà pubblica all’origine, non dimentichiamolo, secondo gli intendimenti del Comune diverge radicalmente da ciò che una parte largamente maggioritaria della popolazione residente e non residente a Santo Stefano e nell’ intera città ha mostrato di prediligere.

Un uso socialmente utile e non un uso meramente profittevole, ammesso che lo sia, quello previsto. Labas ha dimostrato che si può trasformare un luogo abbandonato in un corpo vivo e integrato nel territorio e nella comunità. Ciò è molto piu’ importante anche sul piano di un’economia pubblica complessiva di un altro albergo o di residenze di lusso o di un parcheggio. Attenzione questo confronto, pone un tema ancor piu’ generale: chi è padrone delle decisioni…il popolo oppure solo la classe dei suoi rappresentanti? Se le volontà divergono fortemente come in questo caso, non è più saggio sospendere ogni decisione e ripensare, l’intera questione?
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E se Cristo fosse solo il soggetto di un grande racconto? Lettera al cardinale Martini (1997)

Umberto Eco
Umberto Eco
di Umberto Eco

Ma Lei dice che, senza l’esempio e la parola di Cristo ogni etica laica mancherebbe di una giustificazione di fondo che abbia una forza di convinzione ineludibile. Perché sottrarre al laico il diritto di avvalersi dell’esempio di Cristo che perdona? Cerchi, Carlo Maria Martini, per il bene della discussione e del confronto in cui crede, di accettare anche per un solo istante l’ipotesi che Dio non sia: che l’uomo appaia sulla terra per un errore del caso maldestro, consegnato alla sua condizione di mortale non solo ma condannato ad averne coscienza, e sia perciò imperfettissimo tra tutti gli animali (e mi consenta il tono leopardiano di questa ipotesi).

Quest’uomo, per trovare il coraggio di attendere la morte, diverrebbe necessariamente animale religioso, e aspirerebbe a costruire narrazioni capaci di fornirgli una spiegazione e un modello, una immagine esemplare. E tra le tante che riesce a immaginare – talune sfolgoranti, talune terribili, talune pateticamente consolatorie- pervenendo alla pienezza dei tempo ha un certo momento la forza, religiosa, morale e poetica, di concepire il modello del Cristo, dell’amore universale, del perdono ai nemici, della vita offerta in olocausto per la salvezza altrui. Se fossi un viaggiatore che proviene da lontane galassie e mi trovassi di fronte a una specie che ha saputo proporsi questo modello, ammirerei soggiogato tanta energia teogonia, e giudicherei questa specie miserabile e infame, che ha commesso tanti orrori, redenta per il solo fatto che è riuscita a desiderare e a credere che tutto ciò sia la verità.
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L'altra Europa con Tsipras

La sinistra riparte dalle lotte sociali: buone notizie da Torino

di Marco Revelli

La sera del 2 marzo l’Assemblea “Atene-Torino. La sinistra riparte dalle lotte sociali” convocata da un gruppo di persone che rappresentano un po’ tutte le aree della nostra variegata galassia, sociali e politiche, è stata un vero successo. Per la partecipazione: il salone della Fabbrica delle E di don Ciotti pieno, con gente in piedi (sono più di 400 i posti a sedere).

E per i contenuti: un video di 15 minuti di Luciano Gallino su austerità, debito e Jobs Act lucidissimo e utilissimo per capire (sarà disponibile in rete per chi lo volesse utilizzare). Un’introduzione trascinante di Argiris sulla Grecia e sul suo messaggio per noi (applauditissimo, ci ha dato la carica). Una seconda introduzione di Andrea Baranes sull’economia e il meccanismo perverso delle ricette neo-liberiste, ascoltato con grandissima attenzione.

E poi interventi, di cinque minuti l’uno, mai di maniera, tutti ricchi di documentazione, sulla povertà devastante a Torino (Leopoldo Grosso, coordinatore della campagna Miseria ladra), sulla condizione di lavoro e la crisi non certo alla fine (il Segretario della Fiom Federico Bellono, che ha svolto un ruolo centrale nella organizzazione della serata, e Passarino), sul Controsservatorio Valle Susa e l’intervento in valle del Tribunale dei Popoli (Livio Pepino con un filmato splendido di comunicazione NO TAV), sulla mobilitazione studentesca di queste settimane culminata con l’accoglienza a Renzi davanti al Politecnico (un giovane rappresentante di quel collettivo), sulla precarietà, la condizione giovanile e le politiche adeguate a organizzare le risposte (Spadon delle Officine corsare) intervallando con voci più specificamente politiche (Giorgio Airaudo, parlamentare e Fiom, che ha aperto gli interventi, Monica Cerutti di Sel, Ezio Locatelli di Rifondazione, il nostro Antonio Canalia), a dimostrazione che coalizione sociale e coalizione politica non stanno in contrapposizione ma si rinviano a vicenda.
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Il progetto "Je reviens"

Il progetto “Je reviens”: un viaggio fotografico di migranti

di Noemi Pulvirenti

Giovanni Cobianchi è un giovane fotografo di Verona, lo abbiamo intervistato per farci raccontare del suo progetto “Je reviens”. Tra il 2012 e 2013 ha lavorato con una Associazione che in Italia si occupa di ospitare ragazzi minorenni africani che arrivano sulle nostre coste da soli, senza genitori. In questi incontri i ragazzi africani raccontavano della traversata nel deserto, delle morti, delle carcerazioni nelle prigioni libiche, della paura vissuta nel mar mediterraneo per arrivare in Italia.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce durante gli studi universitari di storia dell’arte. Nel 2003 trasferitomi in Spagna per l’erasmus frequento un corso annuale di tecnica fotografica e lavoro come stampatore per un fotografo, da li la fotografia ha continuato ad essere parte integrante della mia vita.

Parlaci del tuo progetto “Je reviens”.

Je reviens è un progetto nato da un amicizia con un gruppo di ragazzi centrafricani. Dopo aver ascoltato per mesi le loro storie, i racconti del viaggio che dal Mali e dalla Costa d’Avorio li ha portati ad arrivare via terra in Italia, ho proposto loro di realizzare un libro di testimonianze. L’idea però non è stata accolta positivamente poiché il continuo ricordare quell’esperienza cosi dura faceva riaffiorare loro, i ricordi più scuri, le torture, le morti degli amici. Ho deciso allora di intraprendere un viaggio che mi portasse dall’Italia fino nelle loro case, passando per Libia e Niger, i luoghi da dove ancora oggi migliaia di migranti passano per cercare di capire qualcosa sulla mia pelle e poi tornare per lavorare ad un libro fatto da loro e da me, assieme, che sia costruito con due storie di viaggio opposte ma nate da un incontro, un’amicizia.
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Bologna, “Quelli del martedì” e il calcio popolare

Calcetto - Foto di Sapo
Calcetto - Foto di Sapo

di Sergio Caserta

“Gigi” Gigi sbotta: “Ma non puoi perdere la palla così, porc…”, sulla fascia arranco, passaggio corto a “Steve” Stefano, lui fa due serpentine poi un tiraccio secco a lato, fuori di poco. “Jill” Gilberto ridacchia “tanto te lo paravo!” “Leencio” Giacomo smista dal centro, lui ha il tocco ma “Kevin” Sabino (Il Presidente della squadra) non la tiene, e giù improperie digrignate all’evidente scarsezza atletica. “El fuser” Alfredo corre come un Leopard impazzito e la crossa a “Leader” Matteo, ma “Bomba” Francesco la ferma e rinvia. “Mauri” Maurizio spinge e allunga a “Geno ‘o ” Marco ma a volte l’interista ha il piede tenero… si allungano quattro occhiatacce e smorfie eloquenti!

Insomma ogni martedì che Dio comanda siamo lì sul campo del centro di via Zoni, rifatto, sintetico, morbido e finalmente anche gli spogliatori sono umani, anzi perfino belli, con le docce che funzionano sempre. Lo spogliatoio nel dopo partita è sempre il momento della verità, chi va sotto stavolta i “Blu” o i “bianchi”? Chi si prende gli sfottò? Chi si becca il sardonico buonumore di “Don Peppino” Pino?
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Si perde pur vincendo: la crisi del sistema Emilia Romagna e i quesiti urgenti della sinistra

Elezioni politiche - Foto di Alessio85di Giaime Garzia

Sì, in Emilia Romagna il centrosinistra ha tenuto. O, almeno, ha perso meno che altrove. Ma da festeggiare c’è ben poco, per non dire nulla, per due ragioni. La prima: da un lato emerge l’innegabile exploit del Movimento 5 Stelle, tenuto a battesimo a Bologna e che ben prima che altrove ha usato la tradizione da “laboratorio” della più rossa delle terre italiane. Si veda l’ingresso in Regione dei consiglieri Andrea Defranceschi e Giovanni Favia (quest’ultimo poi espulso dall’orbita di Grillo e caduto – c’è chi dice definitivamente, ma si vedrà più avanti – candidandosi per Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia) e il caso Parma, con la giunta Pizzarotti che raccoglie un’eredità pesantissima (e deficitaria) di un scellerato governo cittadino di centrodestra. Il secondo motivo è la frammentazione della sinistra, cannibalizzata oltre che dal M5S anche dalla divisione registrata con il passaggio di diversi esponenti alla formazione – sconfitta – dell’ex procuratore aggiunto di Palermo.
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