Un terremoto spacca in due l’Italia e travolge il centrosinistra: finisce un’era, è tutto da rifare

di Pietro Spataro

Se si guarda la mappa elettorale dell’Italia si capisce subito che è avvenuto un tremendo terremoto politico. Al Centro Nord domina il colore azzurro del centrodestra a trazione leghista con qualche piccola macchia rossa in Toscana e in Emilia Romagna. Al Sud dilaga il colore giallo del Movimento Cinque Stelle. Il voto del 4 marzo spacca in due il Paese e consegna la vittoria alle due forze politiche più populiste, antisistema e antipolitiche: la Lega di Salvini e il M5S di Di Maio. Quello che fino a qualche anno fa sembrava impossibile è accaduto.

Siamo in presenza di una vera e propria crisi di sistema. No, non siamo davanti a normali vittorie e sconfitte elettorali. Non è, quello di oggi, uno dei tanti passaggi di quell’alternanza di governo che è il cuore dei sistemi democratici occidentali. E’ molto di più. E molto più grave. Finisce un’epoca e finisce nel modo peggiore. Travolgendo quel che restava dei partiti tradizionali e degli assetti politici. Archiviando un modo di intendere la funzione delle forze politiche e il modo di esercitarla.

Distruggendo equilibri, sensi di responsabilità, aspirazioni di governo e riformismi declinati in tutte le formule possibili e immaginabili. Abbattendo un centrosinistra che è stato incapace – in tutte le sue componenti, dal Pd a Leu – di capire il Paese, di interpretarne gli umori, di stare dentro la complessità sociale e di dare una credibile risposta ai drammi che vivono gli italiani.
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Lingotto uno, Lingotto due e la crisi dei partiti – Seconda parte

di Luigi Agostini

Individuo ed eguaglianza si rinviano a vicenda. Dunque, Partito neosocialista perché, se le parole hanno un senso, per un partito socialista, l’eguaglianza sociale rappresenta non un optional ma un vincolo, un imperativo politico, il metro regolatore di ogni scelta concreta. Partito neosocialista, perché, per l’attuale configurazione delle forze politiche europee, può svilupparsi velocemente in partito a dimensione continentale. Partito socialista, quindi, utilizzando il grande apporto che va da Karl Polany a Jurgen Habermas, solo per ricordare le maggiori suggestioni teoriche. Di enorme interesse il recente confronto tra due dei principali intellettuali tedeschi, Habermas, appunto, e Wolfgang Streeck.

L’Organizzazione, la forma-partito, infine. L’evoluzione della crisi impone il riordino delle forze per fermarne l’attuale evaporazione e una forma-partito che, come il mitico pipistrello di La Fontaine, (se mi è permessa una autocitazione) sia capace di essere, di volta in volta, roditore ed uccello, capace cioè, fuor di metafora, di aderire a tutte le pieghe della condizione sociale e produrre, innervando la sua presenza nel sociale, il massimo di socialità collettiva.

Un Partito così non si costruisce con le primarie ma con un lavoro di lunga lena che seleziona i gruppi dirigenti per senso di appartenenza, capacità di realizzazione e profondità di pensiero. Diversamente come ci ricordava spesso Alfredo Reichlin, “i mercati governano, i tecnici amministrano, i politici vanno in televisione”: cioè dirigenti politici generalmente al di sotto del compito.
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Lingotto uno, Lingotto due e la crisi dei partiti – Prima parte

di Luigi Agostini

Dopo la sconfitta di Veltroni, dopo la sconfitta di Bersani, dopo la sconfitta di Renzi – non solo è necessario ma anche possibile una valutazione di bilancio sull’intera sequenza che parte dal Lingotto Uno e giunge fino ad oggi. Non fermarsi quindi alla fenomenologia della crisi, che attanaglia in questi giorni il Partito Democratico, ma tirare un bilancio ragionato, se si vuole riflettere utilmente. Tali sconfitte riportano comunque la questione Partito al centro dell’interesse, confermando per la Sinistra, pur indirettamente, l’antico principio che senza Partito non c’è politica democratica.

La concezione del Partito proposta al Lingotto Uno, d’altra parte, era la risultante di un processo iniziato nell’Ottantanove e che di passaggio in passaggio (qualcuno dice di espediente in espediente), su proposta di Romano Prodi aveva trovato al Lingotto il suo esito, esito mutuato dalla esperienza americana: partito elettorale, primarie, personalizzazione, partito, scalabile (in franchising come veniva definito da qualcuno) in cui la comunicazione era grande parte e, infine, sostanziale bipartitismo.

Si potrebbe sostenere che la caduta di Prodi nelle recenti elezioni per la Presidenza della Repubblica, cioè del principale importatore/ ideatore di tale operazione, suonava già come epitaffio di tale concezione. Ma è giusto approfondire il discorso, cercare le risposte al fallimento nelle stesse cause che l’hanno determinato. Specie oggi.
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