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Il dopo sisma in Emilia: pulizia etnica del patrimonio

di Tomaso Montanari

Demolizioni di futuro. È questa la perfetta definizione di ciò che continua ad accadere in Emilia, a quasi sette anni dal terremoto del maggio 2012. Edifici storici, tutelati dalla legge e ricchissimi di significati vengono fatti brillare perché fortemente lesionati: una sorta di colpo di pistola alla testa ad organismi fiaccati, ma che sarebbe perfettamente possibile salvare. Una pulizia etnica del passato dovuta non alla povertà, ma alla ricchezza senza cultura di una regione che pensa già a nuovi capannoni e si prepara alla “secessione dei ricchi”, insieme a Veneto e Lombardia.

Nell’immediato dopo terremoto a saltare in aria furono i campanili (indimenticabili le immagini dell’esplosione di quello di Poggio Renatico), municipi (come quello di Sant’Agostino, nel Ferrarese, anch’esso minato con la dinamite), case antiche (a Mirandola, per esempio): uno scempio che trovò poi una giustificazione ideologica negli stand del ministero per i Beni Culturali al Salone di Ferrara nel marzo 2013. Il loro titolo, stampato a caratteri di scatola, era: “Dov’era ma non com’era”.

Una provocazione, rincarata dalla presentazione stampata sui pannelli, in cui il vertice del sistema italiano di tutela del patrimonio culturale affermava: “Di considerare questo evento drammatico come un’opportunità. L’opportunità di affermare una cultura architettonica della ricostruzione capace di prendere le mosse dalla reale situazione e consentire la coesistenza tra le preesistenze e gli edifici contemporanei, l’attualizzazione del bene culturale laddove era, dando ad esso nuovi significati vitali”.

Odio il terremoto e l’avidità umana: il solco del sisma sull’orlo dei ricordi. E della Storia

di Loris Campetti

È strano come luoghi e simboli che riportano la memoria a momenti difficili e sofferenze dell’anima possano improvvisamente diventare i tuoi luoghi, i tuoi simboli. Da Camerino a Matelica, da Visso a Castelraimondo, da Muccia alla Sfercia, da Ussita a Pievebovigliana, alla Valnerina, a Castelluccio, a Serravalle il terremoto ha scosso, con le case, le chiese e i borghi, anche un pezzo fondamentale della mia vita, quello che mi ha trasportato, a fatica, da un’adolescenza troppo lunga alla maturità. Il santuario di Macereto l’avevo incontrato per la prima volta a 11, 12 anni.

Mi ci aveva mandato mia madre in colonia: mio padre era appena morto, un po’ di vacanza mi avrebbe fatto bene all’anima, pensava. Mi fece malissimo, invece: la colonia era organizzata dalla Poa – Pontificia opera assistenza – e gestita dal clero, soggetto da me mai frequentato; e precedentemente, anche in colonia mai visto un prete, finché il mio babbo era vivo ero uso andare al mare a Civitanova con i pullman e le assistenti della Cooperativa proletaria, si chiamava così, se l’era inventata proprio babbo.

A Macereto ero l’unico figlio di comunisti, ero solo tra tonache e piccoli innocenti baciapile; si era sparsa la voce del corpo estraneo catapultato lassù e come tale venivo trattato. Faceva freddo sui Sibillini, tra quei muri freddi sognavo il mare e la fuga. Un giorno ero così disperato che diedi un calcione contro quei muri, così forte che, nonostante gli scarponi sembrassero carrarmati, mi causò la rottura dell’alluce destro.

Il sisma infinito

Viaggio tra Mirandola e Finale Emilia: detriti, paura e molti dubbi. L’impreparazione della macchina dei soccorsi, che già riapriva le strade, gli operai morti nei capannoni riaperti contro ogni prudenza, lo sciame sismico di cui nessuno sa nulla. Il bilancio, pesante, è di 16 morti e altri 8mila sfollati. Gli esperti: “Valutare evacuazione preventiva di alcune categorie di edifici”. Un reportage di Claudio Magliulo

Le colpe dello Stato: troppi ritardi nella normativa antisismica

Quello che più colpisce dell’evento sismico di questi giorni, oltre al dramma delle popolazioni colpite ed al lutto per le morti, è che la distruzione abbia interessato edifici “nuovi” di tipo industriale. Quattro gli operai morti al lavoro. Eppure, al di là delle singole cause e delle responsabilità individuali di chi ha eventualmente progettato o prodotto strutture “finte” sismiche, non c’è da stupirsi. La normativa antisismica è infatti un approdo recente.

L’Emilia trema

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Sisma, un set su Flickr.

Le immagini del sisma. Il centro di Finale Emilia, la tendopoli, la chiesa crollata a Buonacompra.

Mettere in sicurezza il territorio, l’unica Grande Opera da fare. Subito.

Il terremoto è arrivato anche in Emilia. Nuovi lutti, crolli, paure.
E’ giusto concentrarsi sull’emergenza, sulle cure da prestare alle vittime, sul soccorso a chi è stato colpito e sulla ricostruzione. Ma quale ricostruzione?

Terremoto: 7 morti, 5000 sfollati. La terra non si ferma

Nella notte ancora scosse, la più forte ha superato i 3,5 gradi della scala Richter. I morti accertati sono sette, quattro erano operai al lavoro travolti dalle macerie dei capannoni. 5000 gli sfollati, mentre pioggia forte e temperatura in forte calo complicano l’organizzazione dell’accoglienza. Ingenti i danni. Isolati interi centri storici.