Siria, la guerra che cambia il M5s

di Tomaso Montanari

Caro direttore, continuo a pensare che un governo sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dal Pd (un governo il cui presidente, la cui composizione e il cui programma dovrebbero essere l’oggetto di un confronto libero da qualsiasi pregiudiziale) sarebbe il modo migliore di uscire da questa situazione: che è del tutto fisiologica, in un sistema parlamentare, e che solo l’inadeguatezza del nostro ceto politico trasforma in uno ‘stallo’.

Lo penso perché guardo all’aspetto più clamoroso del voto del 4 marzo: quello sociale. In quel voto è tornata la lotta di classe. Senza programmarlo, senza tematizzarlo, senza nemmeno dirlo. Anche se non lo sanno, o non sono interessati a vedersi così, i 5 Stelle e la Lega sono di fatto partiti delle classi subalterne. Votati in massa soprattutto (anche se non solo) dagli ultimi, dai sommersi, da coloro che sono sul filo del galleggiamento (iniziando dai giovani precari, i nuovi schiavi), in un Paese con 18 milioni di cittadini a rischio di povertà (al Sud quasi uno su due).

Mentre il Pd (e anche Liberi e Uguali) e Forza Italia sono stati votati dai salvati, dai relativamente sicuri, dai benestanti. Dunque, la faglia sistema-antisistema è sociale, prima ancora che di opinione, ed è una faglia che spacca in due il centrodestra. E quando il Pd spinge i 5 Stelle tra le braccia della Lega non obbedisce solo al puerile, irresponsabile ricatto renziano o al retaggio dell’inciucio del Nazareno, ma risponde a una logica più profonda, quella del blocco sociale che condivide con Forza Italia.
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Cari docenti di Storia, spiegate agli alunni cosa sta accadendo in Siria

di Mario Bocola

Cari docenti di Storia, alla luce dei recenti avvenimenti che riguardano la politica internazionale e i loro sviluppi, cercate di spiegare ai vostri alunni le cause e gli effetti di quanto sta accadendo nel mondo in queste ore. I bombardamenti in Siria da parte dell’aviazione USA appoggiata da Francia e Gran Bretagna contro obiettivi chimici rappresentano una risposta alla Russia e, quindi, ripropone lo scenario di una “Guerra Fredda” che non è mai terminata, ma che covava silenziosamente sotto la cenere.

Il mondo si sta trasformando in una polveriera e ci sono focolai di guerra che fanno temere allo scoppio concreto di una terza guerra mondiale che ora è passata sotto silenzio e che Papa Francesco, recentemente, ha detto che “si sta combattendo una terza guerra mondiale a pezzettini”. Occorre, cari docenti di storia, spiegare agli alunni cosa sta realmente accadendo nel mondo, perché loro non lo sanno.

Basta far studiare storia antica, medievale, moderna: è necessario concentrare l’attenzione sugli ultimi 50 anni della storia repubblicana e mondiale con interessanti focus sulla storia dei giorni nostri. Per questo motivo la programmazione della storia deve essere rivista e concentrata tutta su quella contemporanea, perché gli studenti non la conoscono affatto.
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Siria, ci sono mattine in cui ti svegli e non ci sono più letti da cullare

di Manuela Campitelli

Ci sono mattine in cui ti svegli e la giornata è ancora tutta da scrivere. Prepari in fretta le prime cose della lunga giornata e con gli appuntamenti a mente ti dai il ritmo per scandire tutto il resto. Ci sono i vestiti per la scuola da trovare, perché la sera prima li avevi preparati ma non ricordi di preciso dove. C’è la colazione frettolosa che tira la corda di un risveglio lento e lamentoso.

Ci sono i grembiuli che non hai stirato perché per farlo prima avresti dovuto lavarli, ma ti accorgi troppo tardi che non sono autopulenti. Ci sono i capricci per andare a scuola – con o senza figurine, con o senza album, con o senza pesce rosso – e in questa contrattazione ci sono attese infine sul pianerottolo di casa, con l’ascensore aperto e il vicino che chiama. Ci sono scambi volanti tra un prendi tu, porto io, chiamo la mamma di e l’amica del cuore.

C’è ginnastica, nuoto, l’edicola, il capo, il pediatra, la fila del pediatra, inglese, i compiti, le giustificazioni, l’aerosol, il bagnetto, il “che facciamo il weekend” (ma è lunedì, è troppo presto presto per il weekend). C’è la partita, il pigiama, la contrattazione per mettere il pigiama e poi c’è la sera. Vi porto a letto e vi addormento, tre ore per due, quattro libri, cinque ninne nanne, lascia la luce accesa, c’ho sete, c’ho sete anch’io, “ma perché non me lo ha detto quando stavo già in cucina”.
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Stato Islamico

Parigi: il branco di lupi, lo Stato Islamico e quello che possiamo fare

di Mario Giro

Di fronte alla strage di Parigi, il primo atteggiamento giusto è dolore e lutto per le vittime assieme a tutta la nostra solidarietà e commozione per un paese fratello e una città simbolo della convivenza e dei valori europei. Subito dopo, è opportuna la più totale e ferma condanna per tali barbari attentati che nulla può – nemmeno indirettamente – giustificare.

È indispensabile essere uniti nel ripudio assoluto del jihadismo e del terrorismo islamico contemporanei, chiedendo a tutti, musulmani inclusi, di far propria una incondizionata e radicale riprovazione. Infine occorre mettere in campo tutta l’intelligenza, la lucidità e la calma possibili, al fine di capire ciò che sta accedendo per trovare le misure adeguate. È da irresponsabili mettersi a gridare o agitarsi senza criterio: occorre prima pensare e comprendere bene. Se i barbari sono tra noi, c’è un’origine di tale vicenda, una sua evoluzione e – speriamo presto – un rimedio.

Siamo in guerra? La guerra certo esiste, ma principalmente non è la nostra. È quella che i musulmani stanno facendosi tra loro, da molto tempo. Siamo davanti a una sfida sanguinosa che risale agli anni Ottanta tra concezioni radicalmente diverse dell’islam. Una sfida intrecciata agli interessi egemonici incarnati da varie potenze musulmane (Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Iran, paesi del Golfo ecc.), nel quadro geopolitico della globalizzazione che ha rimesso la storia in movimento.
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Per una nuova Europa, ci vuole un’altra Europa

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

di Sergio Caserta

La candidatura – e la sua accettazione – di Alexis Tsipras, leader di Syriza, alla presidenza della Commissione europea rappresenta il fatto nuovo anche per l’Italia. La crisi economica sta falcidiando da cinque anni lavoro e diritti sociali, le politiche economiche imposte dalla maggioranza conservatrice che, non dimentichiamolo, guida l’attuale Commissione europea, hanno pesantemente fallito e non è pensabile se si vuole salvare il progetto europeo, farlo ancora sulla pelle di lavoratori, disoccupati e migranti.

Le politiche restrittive, i tagli al welfare, ai servizi essenziali, al reddito dei dipendenti pubblici, hanno impoverito milioni di persone con il crollo dei consumi e della produzione, sono fallite migliaia di aziende, soprattutto artigiane di piccole e medie dimensioni, mentre si è premiata la rendita e i possessori di capitali finanziari. Si sono salvate le banche e distrutte le imprese, senza adeguati interventi per riqualificare l’apparato produttivo, com’è avvenuto soprattutto in Italia.

La risposta a questa crisi non può essere il populismo di Grillo che vorrebbe uscire dall’euro per riportare le lancette dell’orologio politico indietro nel tempo. La scelta di un’Europa politicamente ed economicamente unita è giusta, ma non si può realizzare quest’obiettivo solo con la politica monetaria, occorre un processo che metta in movimento le masse dei lavoratori a favore di un’Europa sociale dei diritti e dell’uguaglianza.
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