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Luigi De Magistris, beni comuni e opposizione al potere: prove pratiche di una nuova forza

di Loris Campetti

“Questo è il governo più di destra dell’Italia repubblicana”. Così la pensa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, un uomo carismatico che ha dato troppo fastidio al potere come magistrato e continua a darne da sindaco di una delle città più belle e difficili d’Italia, l’unica realtà importante in cui viene rispettato l’esito di un referendum vinto con un plebiscito dal movimento dei beni comuni: l’acqua nella città partenopea è pubblica.

Il massimo della fedeltà alla Costituzione antifascista, è la linea di De Magistris, ma al tempo stesso disobbedienza civile contro leggi ingiuste come quella imposta da Salvini e ingoiata dal M5S “sulla sicurezza”. Una legge razzista che contraddice i dettami della legge fondamentale dello Stato, cosicché la disobbedienza è costituzionale. Il nuovo Masaniello, pur figlio della nobiltà napoletana, invita gli eroi delle navi della salvezza che solcano il Mediterraneo per raccogliere vite umane a “venire nel nostro porto, andrò io con le barche dei pescatori a raccogliere i naufraghi e vedremo se Salvini ci sparerà addosso”.

Nel buio politico italiano De Magistris lancia l’idea di un clic per accendere un lumino che dovrebbe diventare una luminaria capace di rendere visibili le mille esperienze democratiche che combattono la cultura dell’odio e della violenza, dai paesini dell’Aspromonte alle montagne friulane. Un compito ancor più difficile e ambizioso del governo di Napoli.

Karl Marx impigliato nel futuro

di Benedetto Vecchi

Due secoli separano il presente dall’anno di nascita di Karl Marx. In termini di anni (duecento), l’immagine evocata è quella di un uomo e di un’opera di altri tempi, ottocentesca. Eppure la sua critica all’economia politica, la sua antropologia filosofica, la sua militanza politica hanno condizionato gran parte del Novecento. Era quindi prevedibile che studiosi – marxisti e non solo – facessero i conti con la sua eredità teorica. Molte sono state le pubblicazioni dedicate al Moro. Difficile individuarne contorni netti, tuttavia. Ne esce semmai una costellazione tematica, talvolta sfuggente.

In primo luogo, emergono quelli che David Harvey ha chiamato i «punti di stress» dell’opera marxiana. La teoria del valore lavoro, la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, la definizione della necessità di una organizzazione politica che valorizzasse l’autonomia della classe operaia. La polarità tra una tendenza globale del capitale (la formazione di un mercato mondiale, o per usare una espressione di Etienne Balibar di «capitalismo assoluto») e una «nazionalizzazione» della base economica del capitalismo stesso.

Sinistra, non frammentiamoci ancora

Sinistra

di Sergio Caserta

Ho partecipato sabato primo dicembre all’assise promossa dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris e sono tornato rinfrancato dalla bella e numerosa partecipazione. La platea e le gallerie del teatro erano piene all’inverosimile e molte persone hanno dovuto rinunciare ad entrare. Un buon segno.

Gli interventi aperti da Enrico Panini autorevole esponente della giunta De Magistris e responsabile nazionale del movimento DEMA, sono stati svolti da rappresentanti del variegato mondo dell’associazionismo, del volontariato, delle esperienze civiche, da sindaci in prima linea nella lotta alle mafie e per la solidarietà. Insomma l’Italia che resiste esiste ed è molto più grande e articolata di quel che si può credere, dato il clima di silenzio ed ostilità che impera nei media ai tempi di Salvini (e non solo da ora).

La mattinata è volata veloce anche perché la regia accorta ha saputo far mantenere gli interventi nei cinque minuti, cosicché siamo arrivati alla fine avendo ascoltato tanti spunti interessanti e nient’affatto ripetitivi o rituali, come purtroppo non poche volte è accaduto, proprio perché la selezione degli invitati sul palco è stata articolata e innovativa.

De Magistris prepara la lista e lancia l’Opa sui delusi M5S

di Salvatore Cannavò

Il progetto politico che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha lanciato ieri a Roma, non è una riedizione dell’unità a sinistra. Per lo meno non nelle forme che abbiamo visto finora. De Magistris punta al bersaglio grosso e lo dimostra l’obiettivo principale dei suoi attacchi lanciati in un Teatro Italia gremito ieri in tutte le sue parti: il Movimento 5 Stelle.

Attacchi diretti a Roberto Fico che non sta facendo nulla per rispettare gli impegni storici, come l’acqua pubblica, e attacchi violenti al ministro Danilo Toninelli che aveva dichiarato la scorsa estate di voler chiudere i porti contro i migranti: “Lancio un appello alle navi, venite a Napoli, abbiamo due gommoni e quando ci sarà da salvare dei migranti sulla prima barca ci salirò direttamente io. Vediamo se vorranno spararci: Toninelli vergogna”.

L’attacco è scagliato in nome di un bene superiore, costruire l’opposizione contro il “nemico numero uno”, l’onda nera che avanza in Europa e che in Italia ha il volto del ministro “più a destra della storia della Repubblica, il fascista e razzista Matteo Salvini: non sarà il ping pong Fico-Di Maio a risolvere i problemi”, scandisce. E quindi, fa capire, la vera alternativa alla Lega sono io perché il “M5S ha tradito i suoi valori: Fico quand’è che rendi l’acqua un bene comune?”.

Bertolucci, gli intellettuali e la debolezza della sinistra

di Luciana Castellina

Toronto, 11 settembre 2001. Erano all’incirca le 8 del mattino e stavo consumando una frettolosa colazione in albergo prima di correre a una riunione (erano i tempi in cui ero presidente dell’Agenzia per il cinema italiano ed ero in Canada per uno dei più importanti festival/ mercato di film del mondo), quando, guardando distrattamente lo schermo sempre acceso della TV in un angolo della sala, vidi le immagini di un incidente aereo. Nelle vicinanze delle altissime torri costruite da poco a New York. Mi alzai senza dar troppo peso a quella notizia, di incidenti aerei ce ne sono tanti. Fu Bernardo Bertolucci – anche lui a Toronto per il Festival – che, poco dopo, mentre nessuno aveva ancora capito cosa era accaduto e io stavo tranquillamente raggiungendo la mia riunione, ad avvertirmi che, forse, non si trattava di un comune incidente. Era infatti accaduto l’«11/9», una svolta epocale.

Passai insieme a Bernardo e a sua moglie Claire l’intera giornata appiccicati allo schermo TV della loro stanza ascoltando e guardando per ore le notizie e le immagini in diretta che arrivavano da New York, stesso fuso orario di dove noi ci trovavamo. Se non fosse stato per lo sbigottimento e l’orrore della vicenda che ci si snocciolava dinanzi agli occhi, e soprattutto per le terribili conseguenze che quell’evento ha poi prodotto, potrei dire che quella giornata è stata per me una straordinaria esperienza. Ore e ore a discutere del mondo insieme a Bernardo, vale a dire a qualcuno che del mondo era stato un interprete lucidissimo e assai precoce. Per questo, assistere con lui allo stravolgimento che si annunciava aveva un valore particolarissimo.

La rivoluzione del nostro tempo: a Bologna un dialogo sul nuovo socialismo

di Sergio Caserta

Viviamo un tempo di sconquassi sociali, economici, ambientali e politici. La più grave crisi scoppiata in occidente dopo quella fatidica del 1929, ha mostrato la capacità distruttiva del liberismo nella sua forma estrema del turbocapitalismo finanziario. Una crisi aggravata dalle conseguenze della globalizzazione che avendo spalancato le porte alla concorrenza sfrenata tra imprese e sistemi Paese, ha determinato la caduta delle barriere protettive che avevano garantito bene o male, le condizioni di vita in Europa e in tutto l’occidente.

Abbiamo visto prima crescere impetuosamente la disoccupazione e l’attacco ai livelli salariali con l’espansione incontrollata di tutte le possibili forme di precariato, conseguentemente la riduzione di diritti sociali conquistati con dure lotte nel secolo precedente: le pensioni, la sanità, la previdenza, e perfino la salute e l’istruzione sono diventati sempre più merci da comprare a duro prezzo.

Ora dopo un’apparente breve tregua la crisi è ripartita sotto forma di guerra commerciale, inaugurata dal Presidente degli Usa che per difendere a suo dire l’industria americana, non trova di meglio che imporre dazi ai concorrenti, blocchi e sanzioni ai presunti nemici, muri contro i migranti, rottura di accordi per la limitazione degli armamenti ed il ritorno alla proliferazione delle armi nucleari.

La sinistra è finita sotto il Tav

di Tomaso Montanari

Come stanno le cose sul Tav lo sa benissimo chi, oltre a difenderla, la poca stampa libera la legge anche. Una grande opera la cui necessità è “smentita dai fatti”, per citare le parole del commissario dell’Osservatorio sul Tav (che non è una istituzione terza, ma un’emanazione dell’opera). Un’opera fuori tempo, che serve solo a chi la costruisce. Un’opera insostenibile sul piano ambientale, e su quello democratico.

Un’opera che ha condotto lo Stato a imporre una sorta di stato d’assedio su una parte del proprio territorio (la Val di Susa) sollevando una gigantesca questione democratica in cui tutti i nodi sono venuti al pettine: dall’arretramento di un sindacato incapace di vedere il nesso tra il lavoro e i diritti della persona, ai drammatici limiti della libertà di espressione (il caso Erri De Luca, la condanna per le tesi di laurea ‘no Tav’). Un importante libro di Wu Ming 1 (Un viaggio che non promettiamo breve.Venticinque anni di lotte No Tav, Einaudi 2016) ha spiegato come la battaglia No Tav sia diventata una dei cruciali laboratori per qualunque sinistra possibile in un’Italia di fatto senza sinistra parlamentare.

Ora, è su questo punto che il discorso pubblico sulla manifestazione torinese di sabato scorso ha consumato l’ultima, simbolica, svolta. Mostrando in modo davvero definitivo che un importante blocco di opinione (quello, per intendersi, che si riconosce nelle posizioni di Repubblica) non intende superare, archiviare, criticare davvero le scelte strategiche della lunga stagione del centrosinistra. Una lunga stagione suicida.

Un fronte popolare vietato a fascisti e razzisti

L’appello di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, per una coalizione civica popolare è una buona notizia nella notte profonda in cui la sinistra è precipitata, ormai da un tempo troppo lungo. Finora tutti i tentativi di aggregare un ampio fronte antiliberista e di rinnovamento politico, sono naufragati nella contraddizione tra principi enunciati e solite pratiche. Anche quando i risultati non sono stati particolarmente negativi, dando adito alla speranza, immediatamente dopo i diversi protagonisti hanno provveduto a spegnere ogni entusiasmo, perseguendo logiche contraddittorie, per lo più autoreferenziali per usare un eufemismo. Se il progetto avanzato da De Magistris, si concretizza in un movimento ben organizzato e non in un’armata Brancaleone, dipenderà innanzitutto da lui stesso e da coloro che coopereranno a costruire in primo luogo un programma politico credibile e un sistema di regole affidabile per garantire protagonismo collettivo e democrazia (Sergio Caserta).

di Luigi De Magistris

Un appello pubblico, rivolto alla società civile, al mondo dei movimenti e delle associazioni: così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris dà appuntamento a sabato 1 dicembre a Roma per il lancio di una nuova coalizione politica, che si propone di “aprire un campo più largo”, che sappia andare anche oltre le esperienze della vecchia sinistra. Ecco il testo integrale della lettera aperta:

È venuto il momento dell’unità delle forze che vogliono finalmente attuare in pieno la Costituzione e, quindi, è giunta l’ora della costruzione di un fronte popolare democratico. È il periodo storico giusto per realizzare un campo largo, senza confini politici predeterminati, senza recinti tradizionali. Non è un quarto polo, non si deve ricostruire il collage delle fotografie già viste e sconfitte. È il luogo questo in cui l’ingresso è vietato solo a mafiosi, corrotti, corruttori, fascisti e razzisti.

Elly Schlein: “Serve un nuovo fronte progressista ed ecologista”

di Giacomo Russo Spena

Il video – in cui lei denuncia la Lega di fare mera propaganda e di aver disertato negli ultimi 2 anni tutte le riunioni europee per negoziare la riforma di Dublino – è diventato virale. Elly Schlein, europarlamentare in quota Possibile, si sta spendendo da tempo perché la questione migratoria diventi tema centrale dell’Unione Europea. Ma proprio la settimana scorsa ha attaccato duramente il Consiglio Europeo di immobilismo.

Elly Schlein, entriamo nel merito della sua denuncia. Dal tavolo di discussione sarebbe sparita la modifica della riforma di Dublino e saltato ogni possibile accordo di solidarietà interna. L’Unione Europea ha imboccato un vicolo cieco?

Sì, così si va verso la disgregazione. Sono due anni che i Governi europei hanno la proposta di riforma di Dublino sul tavolo, ed è vergognoso che non abbiano trovato alcun accordo, nemmeno a fronte dell’ambiziosa proposta di riforma votata dai due terzi del Parlamento europeo. Di fronte alle mie critiche, il presidente del Consiglio Europeo Tusk si è difeso dicendo che “il vero progresso è che ora al Consiglio europeo hanno capito che bisogna bloccare i flussi anziché redistribuirli.” Che è sostanzialmente la stessa posizione di Orban e Salvini.

Luigi De Magistris: “Abbiamo bisogno di un fronte popolare paneuropeo contro l’estrema destra”

di Argiris Panagopoulos

“Per sconfiggere Salvini, il razzismo e il neoliberismo abbiamo bisogno di un fronte ampio e aperto con una visione condivisa dai strati popolari, gente di diverse culture e religioni, la diversità per la quale combattiamo e che va oltre gli orizzonti ristretti degli sconfitti del Centro sinistra e della sinistra radicale. La nostra patria è l’Europa e dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per affrontare l’estrema destra che ci governa nelle elezioni europee del maggio” ha detto ad “Avgi” il movimentista Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli, che ha dichiarato che i porto della sua città rimane aperto agli immigrati.

L’Italia è tornata ad essere un terreno di sperimentazione politica dall’estrema destra, come abbiamo visto dal “Fronte della libertà”, annunciato da Salvini e Le Pen.

Salvini è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Orban e Le Len. Lo fa nel modo più chiaro. Sta lavorando per le elezioni europee in vista di un’Europa “nera”, del nazionalismo, del neofascismo, dei recinti, dell’odio, della persecuzione della diversità, l’ Europa dell’insicurezza. L’Europa di Salvini non è l’Europa della sicurezza e della prosperità. I suoi alleati rendono questo messaggio politico e sociale in modo ancora peggiore.

Da un lato c’è il “fronte nero”, e dall’altro il sindaco di Riace Lucano vien messo agli arresti domiciliari…