Castenaso (Bologna), parla il nuovo sindaco: “Occorre superare le frammentazioni”

di Sandro Nanetti Il 26 maggio a Castenaso si è votato, oltre che per l’Europa, anche per il rinnovo del Consiglio Comunale e per scegliere il successore di Stefano Sermenghi nella carica di primo cittadino. Queste elezioni amministrative possono essere considerate un caso di studio. Dopo lo spoglio delle Europee i partiti di centrosinistra sopravanzavano […]

Angelo Vassallo

Otto anni senza Angelo Vassallo, il sindaco che onorava il suo mandato

di Sergio Caserta

Il prossimo 5 settembre ricorre l’ottavo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica in Cilento, ridente località sul mare in Campania. Ridente lo è stata finché nove colpi di pistola posero fine una sera qualsiasi di fine estate, alla vita di un cittadino che aveva fino ad allora onorato il mandato di sindaco, in un luogo del profondo Sud, diventato grazie al suo impegno una meta turistica di qualità e un comune all’avanguardia per la tutela ambientale della costa e del mare, fino a meritarsi la bandiera blu del FEE (Foundation for Environmental Education), le cinque vele Legambiente, il massimo attributo per la qualità delle acque e il riconoscimento Unesco come luogo privilegiato della dieta mediterranea.


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Elezioni amministrative a Imperia, gli italiani e la sindrome di Scajola

di Ferruccio Sansa

Eri alle scuole medie e il sindaco di Imperia era Claudio Scajola. Ti sei laureato e il sindaco di Imperia era Claudio Scajola. Ora ti ritrovi a quasi cinquant’anni e il sindaco di Imperia chi è? Claudio Scajola. Ti viene quasi il dubbio che i liguri lo abbiano votato per questo: Scajola li fa sentire ancora ragazzi. Una specie di sindrome di Stoccolma, la sindrome di Scajola.

Si sono affezionati al potere che li tiene ostaggi da decenni. O forse, chissà, è l’istinto che ci porta schierarci con i perdenti: l’ex ministro che, sfoderando caparbietà ed energie da ventenne, senza più scorta scorrazzava per Imperia a raccattare voti in bar e circoli a bordo di un motorino scalcinato. Sì, ci vuole una certa umiltà a candidarsi da solo, contro gli ex alleati, perfino contro il proprio nipote. Perché tanti lo avevano abbandonato fiutando – come squali – l’odore acre della sconfitta.

Questo va riconosciuto a Scajola. Forse per questo i liguri lo hanno votato. O forse perché lo schieramento avversario – quello di Giovanni Toti e della Lega – sventolava i vessilli del cambiamento, ma pareva più legato al vecchio potere di Scajola. Mentre il “nuovo” si scioglie come neve al sole: la Lega che si autocertifica forza di cambiamento, ma da sempre è alleata dal potere più becero. E anche il Movimento 5 Stelle, che pare incapace di selezionare una nuova classe dirigente e premia spesso la fedeltà al Capo, piuttosto che il coraggio e la libertà.
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Bologna 2016, il senso della coalizione civica

Coalizione civica per Bologna
Coalizione civica per Bologna

di Sergio Caserta

L’idea di coalizione civica, scaturita da Mauro Zani e maturata in un gruppo eterogeneo di persone chiamate da lui a discuterne, viene a concretizzarsi in questi giorni con la candidatura di Paola Ziccone, dirigente del ministero della Giustizia e con quella  di Federico Martelloni giovane giuslavorista.

È un soggetto politico nuovo che prende forma e si mette in movimento in relazione alla scadenza delle elezioni amministrative ma non nasce dal nulla e non è privo di riferimenti politici più ampi.

Così come in altre realtà europee la crisi sta producendo diverse fratture nelle famiglie politiche storiche, anche in Italia la lunga crisi della sinistra non poteva non determinare il coagularsi di nuove aggregazioni che altrove prendono il nome di Podemos, Syriza, die Linke, che affrontano l’impervia situazione determinata dalla globalizzazione e dalla crisi delle istituzioni comunitarie che sta producendo non pochi sommovimenti. In Italia finora non è maturato alcun processo delle dimensioni di quelli in corso di accadimento in Grecia, in Spagna e in Portogallo dove le formazioni della sinistra alternativa stanno maturando esperienze di governo importanti sia a livello locale che nazionale.
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A Bologna la “V” non sta per vendetta, ma per vittoria

V per vendetta e per vittoria
V per vendetta e per vittoria
di Giorgio Tassinari

Qualche giorno fa tornavo a Bologna da Roma con il Freccia Rossa. Di fronte stava seduta una signora un poco più anziana di me, vestita modestamente. Avevo molto da fare, per tutto il viaggio rimasi attaccato al computer. Nei pressi di Bologna aiutai la signora a prendere giù la valigia e cominciammo a parlare. E lei mi raccontò, in poche frasi, come in una sorta di sfogo, la sua situazione familiare.

La figlia emigrata in Inghilterra, a fare la donna delle pulizie in albergo dopo anni di precariato come insegnante. Il figlio sposato con un figlio, licenziato in cerca di lavoro, con la moglie lavoratrice precaria e un mutuo. “Certo, li aiutiamo noi, ma siamo solo dei pensionati. Come possiamo avere fiducia nel governo Renzi?” concluse la mia interlocutrice. E da parte mia, nel mio saluto, mi uscì dal petto un sommesso ma risoluto “ci vendicheremo”.

Già, di cosa ci vendicheremo? E di chi? E perché questa frase da me, che sono un mite? Torno a casa a piedi, è ormai buio. Passo davanti all’ex istituto Beretta occupato da famiglie di immigrati. Quante sono le case occupate a Bologna? E quanti gli sfratti esecutivi? E gli appartamenti sfitti? E le proprietà pubbliche non utilizzate (come la sede Inps in via dei Mille sgombrata il 18 luglio)? Su questo tema il sindaco è sostanzialmente impotente: a parte l’allaccio dell’acqua, mancano del tutto gli strumenti per una politica pubblica della casa e di assicurazione del diritto di abitare. In pratica la situazione è gestita dalla procura della Repubblica. Non male come politica sociale.
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