Quando la disubbidienza è libertà e giustizia

Erri De Luca - Foto di Lettera43.it

di Erri De Luca

Il genere umano è indisciplinato. Si sa dall’inizio, dalla prima coppia in circolazione, in ordine di apparizione: Adamo, Eva. Freschi di creazione ricevono istruzioni per l’uso di un giardino, con una restrizione, una soltanto. Non potranno cibarsi del frutto di un certo albero, di specie botanica sconosciuta ma di clamoroso appellativo: conoscenza di bene e male. È il nome fornito dalla massima autorità in circolazione.

Si sa che la prima mossa registrata agli atti dalla coppia è l’assaggio del prodotto dell’albero in questione. Non sanno che effetto produrrà. L’autorità ha parlato di morte, ma loro non sanno cosa sia, non conoscendo i lutti. Osano alla cieca, per istinto di sperimentare. Si ritrovano con un aumento della percezione e con la coscienza di essere nudi. Nessuna specie animale sa di esserlo.

Hanno forzato il limite imposto e il risultato è di avere inaugurato il libero arbitrio, capace di contraddire ogni potere e ogni autorità. Stabilita questa enormità fin dall’inizio, il seguito del genere umano ha continuato a forzare limiti interiori, confini esteriori, leggi, usanze. Le civiltà si sono dotate di codici che hanno poi modificato, abrogato, trasgredito.
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Migranti e (mancata) accoglienza: aberrazioni, discorsi e decisioni

di Valerio Romitelli

Lo stile Minniti che prima vara le persecuzioni di Riace e Lucano poi fa discorsi nei quali dice che “sta con loro” fa evidentemente scuola. Prostrandosi al truce “capitano” dell’attuale disastrosa politica italiana il presidente della Repubblica ha firmato l’aberrante “decreto sicurezza”, provando poi a ridare smalto all’aureola che solitamente – e inspiegabilmente (almeno da un punto di vista laico) – circonfonde personaggi del suo rango con un discorsino fine anno tutto belle intenzioni, facendo le moine come a distinguersi dalle politiche giallo-verdi. E allora giù con le riverenze e gli omaggi sperticati da parte di ogni benpensante, al quale il governo Salvini fa tanta paura da non saperci che fare, se non appunto dirne sommessamente male, compatire le sue vittime e sperare che ci pensi la provvidenza a metterlo in crisi.

È bastata però la decisione chiara e netta di due sindaci coraggiosi alla testa di città capaci di farsi felicemente ibridare perché il velo cadesse. E il decreto apparisse per quello che è: radicalmente incostituzionale, destrutturante e criminogeno. Così incostituzionale, destrutturante e criminogeno da macchiare della più odiosa correità chiunque non vi si opponga.

Sono appena trascorse le doverose celebrazioni di quel funesto 1938 durante il quale troppi furono i cittadini ligi al loro dovere di rispettare le leggi, quelle razziali volute da governi nazisti e fascisti sterminatori, che già si sentono riprendere le litanie mainstream che la legge è la legge, e che dunque va rispettata sempre e comunque.
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La sinistra “rinasce” dai sindaci

di Daniela Preziosi

Grande confusione sotto il cielo della sinistra radicale italiana ma la situazione non è eccellente, almeno per ora. Al lato sinistro del Pd il 2019 si apre con la nebbia fitta. Per la seconda settimana di gennaio De Magistris ha convocato la nuova – ennesima – riunione che dovrebbe sancire l’inizio della raccolta delle firme per la sua lista alle europee del 26 maggio.

Saranno della partita Sinistra italiana, Rifondazione comunista ma anche la «vecchia» Altra Europa con Tsipras, il cui simbolo potrebbe partecipare di diritto alla competizione per Bruxelles. Ma il sindaco di Napoli preferisce una strada più civica: si è convinto, con fatica, che la sua faccia e il suo marchio – anche con la parola magica «popolo» nel simbolo – non sono abbastanza per un exploit alle urne e ora è a caccia di nomi-simbolo.

Corteggiato numero uno è l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Che fin qui ha affettuosamente declinato. Qualche sì «di peso» però è arrivato: quello ancora non ufficiale di Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi (Ilaria ha declinato). La sinistra ancora tramortita dal flop delle politiche guarda con speranza anche a un evento esterno ma non troppo: l’elezione di Maurizio Landini a segretario Cgil. L’ex leader della Fiom, a suo tempo leader della Coalizione sociale con Stefano Rodotà e don Luigi Ciotti, potrebbe favorire la ripresa di fiato della sinistra.
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Legge urbanistica: in Emilia-Romagna Lupi ha vinto

di Maria Cristina Gibelli

Il Pd dell’Emilia-Romagna, emulo della peggiore destra urbanistica italiana, fa sue l’ideologia e la prassi di Maurizio Lupi e approva una legge sciagurata. Silenzio tombale degli istituti culturali, ormai facilitatori degli interessi immobiliari.

Con i soli voti favorevoli del Pd è stata approvata ieri dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna la nuova legge urbanistica: 28 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti. Compattamente contrari i consiglieri di L’Altra Emilia Romagna, Sinistra Italiana, Art. 1-Mdp e M5S. Si annunciano tempi bui per le amministrazioni locali: espropriate di qualsivoglia competenza regolativa, dovranno imparare a negoziare con il privato per ottenere qualche vantaggio per le loro comunità.

Ne sono consapevoli? Non sembra. Poche ore prima del consiglio i sindaci delle maggiori città (Bologna, Cesena, Ravenna, Forlì, Rimini, Modena, Ferrara, Parma, Reggio Emilia, Imola, Faenza e Carpi) hanno inviato una lettera appello che auspicava una celere approvazione della legge, a loro giudizio caratterizzata da importantissime innovazioni quali una “semplificazione… senza che si perda l’iniziativa, la responsabilità e la regia del governo pubblico del territorio, pur nella necessaria sottoscrizione di accordi operativi con i privati investitori” (appello dei Sindaci emiliano romagnoli).
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Primarie nel bolognese: tra candidati d’apparato e continuità con il passato

Matteo Renzi a Castenaso
Matteo Renzi a Castenaso
di Massimo Corsini

È difficile stabilire quale sia il senso reale del voto espresso domenica in occasione dell’elezione dei futuri candidati sindaci PD nei tredici comuni della provincia di Bologna per le amministrative di Maggio. Sembrava che la discriminante dovesse essere l’appartenenza o meno alla corrente renziana dei diversi candidati. Invece così non è stato. Si può tentare un’altra interpretazione allora.

A ben vedere, ad esempio nei comuni della bassa, il dato che emerge è che, ad eccezione di un solo comune, è stata riconfermata la linea dell’amministrazione precedente. Nel bene o nel male. A San Giorgio di Piano ha vinto Crescimbeni, renziano ma già assessore della giunta Gualandi suo predecessore. Stesso discorso per Malalbergo, dove Monia Giovannini ha stravinto com’era tradizione per il suo sindaco in carica Massimigliano Vogli: lei stessa è espressione di quell’amministrazione.

A Galliera è stata sorprendentemente confermata Teresa Vergnana contro il renziano Maurizio Lodi con il 62% dei voti: per la Vergnana si tratterebbe del suo secondo mandato. A Castenaso è stato confermato Sermenghi renziano, anche lui al secondo incarico come primo cittadino. A Castel Maggiore l’ha spuntata Gottardi, uomo di Monesi, sindaco uscente. Fa eccezione Argelato dove l’attuale primo cittadino Tolomelli, a quanto pare già fortemente osteggiato dal Partito, di corrente renziana, è stato spodestato dalla giovane Claudia Muzic, segretaria del PD di Funo.
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Giorgio Napolitano - Foto di Antonella Beccaria

Napolitano: le riforme, il consenso e i cittadini, sempre ignorati

di Sergio Caserta e Leonarda Martino

Il presidente Giorgio Napolitano, mercoledì al convegno dell’ANCI, si è prodotto in un’infervorata dissertazione sulle riforme istituzionali e costituzionali. Le sue convinzioni non sono certo un segreto, ma mai si era espresso in modo così netto, di parte, per un progetto che ha una caratterizzazione fortemente e inequivocamente presidenzialista, anche se è stato ben attento a evitare di pronunciare la parola.

Tutta l’enfasi del suo alto intervento è stata posta sull’esaltazione del ruolo dei sindaci disegnato dalla legge del ’93 che, non a caso, ha attribuito loro, oltre all’elezione diretta, un enorme potere di nomina e revoca del proprio esecutivo con l’arma formidabile dello scioglimento del consiglio in caso di voto di sfiducia su delibere importanti, come quella sul bilancio ma non solo.

Finora non è stata condotta alcuna seria indagine sul grado di consenso e convincimento conseguito tra i cittadini da questo tipo di riforma che certamente ha ridimensionato seccamente il ruolo dell’assemblea elettiva, il consiglio comunale, che non ha di fatto più alcun ruolo significativo. L’altro tema sul quale il Presidente ha elevato i toni, è stato quello delle riforme costituzionali, svolgendolo come un’accusa contro coloro che “remano contro”, i conservatori che vorrebbero mantenere l’attuale, inefficiente, sistema, per preservare – è evidente – le posizioni di potere attuali: nessun riferimento da parte del presidente alle recenti manifestazioni, in particolare quella di Roma del 12 ottobre (ma anche quella del 2 giugno a Bologna) che hanno registrato grande partecipazione di cittadini e qualificate presenze di esimi costituzionalisti che hanno espresso molte riserve sulle linee del progetto.
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