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Costituzione, democrazia e sindacato

Costituzione della Repubblica italiana

di Tiziano Rinaldini

Nello scontro aperto sul voto referendario è forte il rischio di ricondurlo e ridurlo ad una dimensione di interesse politico contingente con un consenso ricercato a prescindere dal significato più profondo dell’operazione istituzionale che si cerca di attuare e del suo rapporto con le vicende sociali in corso.

Si può perdere così l’occasione di valutare questo passaggio dal punto di vista e nel quadro della più generale questione della crisi della democrazia e della politica e coglierne così l’importanza e la pericolosità ben oltre gli stessi singoli punti di modifica costituzionale. È questo che consente di motivare nel profondo la ragione per cui è importante che prevalga il NO.

L’effetto di una sconfitta, come vedremo, sarebbe accanto all’indebolimento strutturale del valore della carta costituzionale, l’indebolimento della possibilità e capacità di contrasto ad ulteriori inquietanti sviluppi della crisi democratica in corso e l’aumento della difficoltà da superare per tentare risalite.

Per questo questa mia nota non si sofferma tanto sulle particolari e specifiche modifiche di articoli della Costituzione, su cui sono note e diffuse fondate obiezioni a partire dalla supposta semplificazione e riduzione dei costi ( che comunque non sono di per sé valori costituzionali). Mi limito soltanto a citare il fatto che si chiede un SÌ o un NO su titoli che rinviano a pagine e pagine di riscrittura di articoli della Costituzione che nessuno dei votanti avrà modo di leggere e capire davvero, e la cui interpretazione comunque richiederebbe competenze specialistiche.

Cna Bologna: tornano gli “esuberi”, ancora lo spettro del lavoro che salta

Cna Bologna

di Stefania Pisani (Filcams-Cgil Bologna) e Luca Soddu (Agenquadri Cgil Emilia-Romagna)

Ci risiamo, esattamente un anno dopo. Potrebbe sembrare una commedia degli equivoci, se non fosse l’imbarazzante realtà: “Nelle ore che precedono l’apertura dell’evento di punta di Cna Bologna, il Cioccoshow, gli oltre 500 dipendenti di Cna Bologna vengono nuovamente minacciati di licenziamento collettivo”. A denunciarlo in una nota sono la Filcams Cgil di Bologna e Agenquadri dell’Emilia Romagna che ricordano come l’anno scorso si sia affrontata “una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgeva direttamente 80 dipendenti ai quali si andavano a sommare altri 21 contratti a termine”.

“Oggi ci parlano di 70 ‘centri di costo’, a cui dobbiamo aggiungere 24 contratti a termine: adesso basta”, scrivono Filcams e Agenquadri. “Rifiutiamo di fare trattative sotto minaccia. Ricordiamo alla dirigenza di Cna Bologna che grazie al lavoro fatto con le rappresentanze dei lavoratori hanno introitato 4 milioni di euro con 3 anni di sacrifici e accordi sindacali. Oggi Cna opera con circa 60 lavoratori in meno rispetto all’anno scorso di cui 39 con la mobilità, divenuta volontaria grazie alla nostra lotta e ad un ulteriore anno di accordo di contenimento del costo del lavoro”.

Ricordando Giuseppe Di Vittorio, 59 anni dopo

Mauro Di Vittorio

di Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio storico Cgil nazionale

Il 3 novembre 1957 muore Giuseppe Di Vittorio. Il viaggio della salma, da Lecco a Roma, è indimenticabile. Ad ogni stazione ferroviaria il treno deve sostare più a lungo per la folla che, a pugno chiuso, si riversa nelle piazze a salutare Peppino.

Sette anni prima di Togliatti, 27 anni prima di Berlinguer è il primo vero lutto collettivo della sinistra italiana. “Tutto pare come sospeso – osserva quel giorno Pier Paolo Pasolini – , rimandato: anche io mi ritrovo solo con gli occhi, e come senza cuore, in pura attesa. Ma intanto attraverso gli occhi, il cuore si riempie. Non ho mai visto gente così, a Roma. Mi sembra di essere in un’altra città”.

Dall’appello in difesa degli ebrei italiani contro la svolta razzista di Mussolini del 1938 all’ultimo discorso pronunciato a Lecco poche ore prima della morte; dal ricordo del Primo maggio 1945 (il primo dell’Italia liberata) alle parole di Trentin pochi giorni dopo la sua morte; dai verbali delle riunioni in Cgil nelle calde giornate del 1948, quando si consumò la scissione sindacale, al processo nella riunione della direzione del Pci per la posizione assunta sui fatti d’Ungheria, i testi che segnaliamo a seguire offrono al lettore un’immagine di Di Vittorio a tutto tondo, presentando tutte le sfaccettature di una persona – e di una personalità – amata probabilmente come poche altre nella storia del nostro Paese, cui il sindacato e l’Italia devono molto.

Claudio Sabattini: una tesi, alcune lezioni

Claudio Sabattini

Claudio Sabattini

della Fondazione Claudio Sabattini

A tredici anni dalla scomparsa di Claudio Sabattini, la Fondazione che porta il suo nome e MetaEdizioni, pubblicano la versione on line della sua tesi di laurea, Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in occidente (l’edizione cartecea è del 2006 ed è esaurita).

Non è solo un’occasione per ricordare il dirigente sindacale – segretario generale della Fiom dal 1994 al 2002 -, il compagno, l’amico. È soprattutto un modo per riprendere il filo di un discorso utilizzando un lavoro che della tesi di laurea ha solo l’involucro quasi occasionale, ma che è caratterizzato dalla ricerca militante e dalla passione politica. Il “fine” è tutt’altro che accademico – fin dal titolo – e l’impianto è del tutto coerente e interno al contesto in cui la tesi viene presentata.

Siamo nel 1970, Claudio è appena stato eletto segretario generale della Fiom bolognese – dopo anni di lavoro in Cgil e di militanza nel Pci; alle spalle ha il ’68 studentesco, di fronte un “rivolgimento” sociale e soprattutto operaio che apre la strada alla stagione dell’autonomia di classe. E, allora, i “problemi della rivoluzione in occidente” non sono un richiamo all’ortodossia marxista ma il concreto interrogarsi sulle questioni basilari dei rapporti di produzione, delle relazioni sociali e dei suoi conflitti, del potere che si contrasta e di quello che si costruisce in questo contrasto conflittuale.

Ventiquattro mesi di spot: le slide che Renzi non vi farà vedere

Controslide - Sbilanciamoci.info

Controslide - Sbilanciamoci.info

di Giorgio Airaudo e Giulio Marcon

Ci sono delle slide che Renzi – in occasione dei due anni dall’insediamento del suo governo (22 gennaio 2014)- non vi farà certamente vedere. Sono le slide che testimoniano la crisi del paese e l’inefficacia delle politiche del suo governo.

Un paese che non esce dalle difficoltà sociali e dalla drammatica mancanza di lavoro e che assiste al degrado del suo sistema sanitario e scolastico. Quello che non mancano sono la propaganda e gli spot di un governo che non riesce a far uscire dalla stagnazione l’economia nazionale (che sopravvive grazie agli aiuti esterni del calo del prezzo del petrolio e del quantitative easing di Draghi), che continua a regalare inutilmente una barca di soldi alle imprese e che ne spende tanti per le armi. Un governo che non ha riformato il mercato del lavoro, ma ha creato un inedito “mercato dei lavoratori”, senza diritti e sotto ricatto.

Il feticcio Marchionne travolto dagli operai americani

Fiat - Foto di Martin Abegglen

di Giordano Sivini

Gli operai delle fabbriche FCA degli Stati Uniti hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto quadtriennale di lavoro presentata dall’UAW e da Marchionne. Una dopo l’altra dalle grandi fabbriche è arrivata la conferma, nonostante l’insistenza dell’UAW di non ammettere la sconfitta. I margini sono rilevanti, dal 72 per cento di no degli operai di linea e al 65 per cento degli specializzati a Sterling Heights (3 mila dipendenti), all’87 e rispettivamente l’80 per cento di Toledo (5 mila dipendenti), al 77 e 65 per cento di Kokomo-Tipton con livelli che acquistano il significato di un’ondata di protesta liberatoria.

I risultati della proposta

I risultati della proposta

Musica dal vivo per i funerali di Riccardo Terzi


Intervento di Riccardo Terzi a Bologna il 10 dicembre 2013 al seminario sulla Rappresentanza sociale e la rappresentanza politica organizzato dalla Fondazione Claudio Sabattini

di Inchiesta online

Il 15 settembre, a Milano, si sono svolti i funerali di Riccardo Terzi davanti alla Camera del lavoro. È stato scelto di non far parlare i tanti amici e responsabili sindacali intervenuti, ma di far suonare per due ore musica dal vivo, la musica classica, che Riccardo tanto amava. Per ricordare Riccardo pubblichiamo il comunicato della Fondazione Claudio Sabattini e il video del suo intervento a un seminario organizzato dalla Fondazione Sabattini.

Comunicato della Fondazione Sabattini in ricordo di Riccardo Terzi

La dolorosa notizia della morte di Riccardo Terzi ci colpisce in modo particolare come Fondazione Claudio Sabattini. Claudio Sabattini e Riccardo Terzi sono stati tra i protagonisti principali in quella parte di una generazione che ha speso la propria esistenza e intelligenza in un appassionato tentativo di cambiamento e innovazione della tradizione della sinistra per rilanciarne il significato di partecipazione democratica, di riferimento ad un interesse sociale di parte e di affermazione del conflitto sociale come fondamento della democrazia.

In questi ultimi anni poi vi è stata una intensa collaborazione tra Riccardo e la Fondazione Claudio Sabattini (di cui Terzi era tra i componenti del Comitato Scientifico), con una crescente convergenza di sensibilità sulla crisi della democrazia e della rappresentanza politica e sociale, sulla crisi del sindacato stesso.

Gabbie salariali: se il lavoro è senza contratti

Rimini, lavoro sfruttato

di Rossana Rossanda

Bisogna riconoscere che nel zigazagare di Renzi fra un annuncio e l’altro c’è una stella polare che indica una rotta costante: ridurre per l’impresa il costo del lavoro, costringere per legge i salariati ad accettarlo. Non è bastato il Jobs Act? Adesso senza il nome inglese c’è il tentativo di far fuori la contrattazione nazionale riducendo l’orizzonte del negoziato all’impresa. Insomma di far fuori finalmente il contratto nazionale.

Dei ritorni al passato è l’esempio più clamoroso: un lavoratore di Brescia e uno che faccia lo stesso lavoro a Catania saranno pagati diversamente, e già la stampa aggiunge che è giusto perché mille euro al nord valgono meno che al sud, o almeno così si dice. Siamo al ritorno delle vecchie gabbie salariali che un governo diretto dal Pd ripropone.

È la risposta a Saviano e ai dati pubblicati dalla Svimez: al sud i padroni potranno pagare di meno. Perché non riconoscere per legge il caporalato? Anzi la schiavitù? Non ci sarebbe nulla di più flessibile. Anzi le stesse gabbie salariali possono non essere troppo rigide, meglio che la contrattazione del lavoro e relativi rapporti di forza diventino variabili in campagna e in città, dove il sindacato è forte e dove è debole. E le donne, alcune leader delle quali lo propongono in nome della differenza femminile, si mettono alla testa di questo ulteriore passo in avanti nella modernizzazione dei rapporti sociali.

Michele Bulgarelli, Fiom Bologna: in Lamborghini un contratto che riunifica il lavoro

Fiom

di Tommaso Cerusici

In merito al rinnovo contrattuale in Automobili Lamborghini, parla Michele Bulgarelli, funzionario sindacale della Fiom-Cgil di Bologna che ha seguito tutta la trattativa con l’azienda. A lui abbiamo chiesto un commento ragionato a partire dagli aspetti più innovativi che il contratto pone in essere, tanto per il sindacato quanto per la contrattazione in generale. Il testo del contratto è visionabile sul sito della Fiom di Bologna.

Perché possiamo parlare di un accordo innovativo in merito a quello stipulato tra le organizzazioni sindacali, Fiom in testa, e la Automobili Lamborghini?

Secondo me per diverse ragioni. La prima riguarda il capitolo degli appalti, sicuramente una delle parti più all’avanguardia. Nell’accordo, innanzitutto, si prevede il diritto all’informazione, che viene esteso a tutti gli ambiti: alla Rsu e alla Fiom verrà consegnato annualmente l’elenco di tutte le aziende che operano continuativamente dentro al sito e anche di quelle che hanno un rapporto di fornitura esterna. In questo modo si potranno monitorare ad esempio: la filiera esterna, gli appalti continuativi all’interno del sito di Sant’Agata Bolognese, il numero di lavoratori presenti, l’attività svolta, il contratto nazionale applicato, le tipologie contrattuali utilizzate, se esistono subappalti, la durata dell’appalto, eccetera.

Avremo perciò un quadro che ci consentirà di meglio organizzare le nostre iniziative sulle attività esternalizzate.

Maurizio Landini: “Ricostruire mettendo il lavoro al centro”

Maurizio Landini

di Loris Campetti

(Questa intervista sarà pubblicata il 24 aprile in versione cartacea e online sul giornale svizzero di critica sociale Area, edito dal sindacato Unia)

C’è chi lo vedrebbe volentieri alla guida del partito-che-non c’è, a sinistra del Partito democratico che ha assunto il punto di vista dei poteri forti dell’internazionale liberista e della Confindustria, per riportare in Parlamento una rappresentanza del lavoro, dato che oggi i lavoratori non ha più sponde partitiche. È diventato un volto noto nella società italiana e per molti un punto di riferimento.

Buca lo schermo ed entra in sintonia con la parte pulita e bastonata del paese perché parla il linguaggio delle persone che vuole rappresentare, di cui condivide le sofferenze. Alla Fiom non è arrivato dalle scuole quadri della sinistra ma dalla fabbrica. Landini saldatore ha fatto la sua prima battaglia sindacale in un’azienda cooperativa, e al dirigente coop, quando le coop non erano ancora imputate in mille processi giudiziari, che gli diceva: “io e te abbiamo in tasca la tessera dello stesso partito, il Pci”, non puoi esercitare qui il conflitto, lui rispondeva: “Abbiamo la stessa tessera ma io a saldare all’aperto ho freddo lo stesso”.

Maurizio Landini è ostinato, ha in testa il sindacato e non il partito. Un sindacato, va chiarito subito, da rifondare per essere all’altezza dei tempi. Oggi “la maggioranza dei lavoratori non si riconosce nelle nostre strategie e persino tra i lavoratori dipendenti solo una minoranza ha in tasca la tessera di un sindacato”. La frantumazione del mondo del lavoro, lo scatenarsi del dumping sociale e il rischio sempre più concreto del dilagare della guerra tra poveri, la cancellazione dei diritti e il progressivo inaridimento della democrazia, impongono una svolta.