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Lettera aperta a Cgil, Cisl, Uil dopo l’attacco di Di Maio al sindacato

di Pierre Carniti

Cari amici e compagni, la recente sortita di Di Maio, con la inconcepibile minaccia rivolta soprattutto al sindacalismo confederale, minaccia che comprende il proposito di riformarlo autoritariamente se mai lui dovesse arrivare a Palazzo Chigi, è sicuramente indicativa dei limiti del dirigente “pentastellato”. Sia della sua cultura costituzionale, come della sua consapevolezza circa il ruolo essenziale dell’autonomia dei gruppi intermedi nell’assicurare l’indispensabile vitalità democratica, nelle società complesse e fortemente strutturate.

L’improvvida uscita del giovane parlamentare, della nebulosa grillina, potrebbe indurre i più sprovveduti a credere che la dialettica sociale possa essere neutralizzata “statalizzando” la società. Tuttavia, non c’è dubbio che la sconsiderata sortita di Di Maio può, al tempo stesso, essere interpretata come una spia anche del declino della popolarità del sindacato. Condizione che induce alcuni politici e politicanti ad uniformarsi a quello che viene considerato il “senso comune”.

Anche se, come spiegava bene Manzoni, è generalmente diverso, e non di rado opposto, al “buon senso”. Insomma, Di Maio è stato l’ultimo in ordine di tempo a dire sciocchezze sul sindacato. Ma non è nemmeno l’unico. Basterà ricordare che non moltissimo tempo fa un noto politico, investito da preminente responsabilità istituzionale, non aveva esitato ad affermare che il tempo dedicato al confronto con il sindacato era da considerare, nei fatti, “tempo sprecato”.

I diari di Bruno Trentin: il racconto di un periodo cruciale

di Luigi Agostini

La pubblicazione dei Diari di Bruno Trentin rivestono una straordinaria importanza. Per ieri e per oggi. Gettano un fascio di luce su un periodo cruciale, su orientamenti e scelte che hanno inciso e continuano a incidere in profondità sulla realtà italiana, dal ruolo e dal peso che nella storia del Paese hanno svolto e svolgono grandi organizzazioni di massa. Tra cui, indubitabilmente la Cgil.

I diari rappresentano un documento teorico, un itinerario strategico, in un frangente altamente drammatico: il collasso dell’Urss, lo scioglimento del PCI, la crisi italiana, la crisi di direzione della Cgil. Rappresentano anche un romanzo di vita e insieme ritratto della personalità intima dell’uomo: un uomo tormentato e in ricerca, ma profondamente solo, quasi esterno/estraneo alla propria organizzazione; nei diari – sorprendentemente per me-, non emerge mai, in termini psicanalitici, un riconoscimento dell’Altro e delle sue Ragioni, in uno stile polemico in cui il contradditore, interno o esterno alla Cgil viene normalmente declassato e moralmente squalificato. Sia, sia si tratti di Del Turco o Garavini, di Carniti o di Carli o Amato o Benvenuto. Per non dire del continuamente vituperato Bertinotti.

I diari sono concentrati su uno straordinario appuntamento dell’Uomo con la Storia. Un romanzo di vita di un dirigente straordinario, simbolo dell’autunno caldo, della FLM (il più grande incontro di massa della storia italiana tra forze cristiane e forze di orientamento socialista), del sindacato dei consigli; Un dirigente di primo piano della più grande macchina politica dell’occidente, il PCI togliattiano: non per caso riposa per sempre al Verano accanto ai massimi dirigenti del PC.

Il Pd toglie ai lavoratori per dare alle banche

di Alessandro Somma

E così, alla fine, il governo è riuscito a salvare Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca, e con loro i correntisti con somme depositate oltre i centomila Euro e i possessori di obbligazioni senior: non subiranno le conseguenze previste dalla recente disciplina europea, quella sul mitico bail in, non dovranno cioè contribuire in prima persona al salvataggio. La parte sana delle due banche verrà regalata a Banca Intesa, che erediterà così una rete di sportelli in una tra le aree più ricche del Paese.

Riceverà inoltre cinque miliardi di Euro per fronteggiare i costi dell’operazione, inclusa la gestione dei quasi quattromila lavoratori che perderanno il posto. La parte malata delle due banche verrà invece assorbita dallo Stato, che metterà a disposizione altri dodici miliardi di Euro come garanzia per i crediti deteriorati: quelli che hanno condotto i due istituti veneti alla rovina.

Il tutto con la benedizione della Commissione europea e della Banca centrale europea, a dimostrazione che, se e quando vuole, il governo sa battere i pugni sul tavolo e farsi concedere ciò che vuole dai tecnocrati di Bruxelles. Così come è bravo a trovare in fretta i soldi, sempre se e quando vuole, cioè quando si tratta di banche.

Il papa: abbassare l’età pensionabile, il sindacato torni a rappresentare gli esclusi

di Gabriele Polo

L’età della pensione va abbassata, il capitalismo non ha più un senso sociale, il sindacato è diventato troppo simile ai partiti e ha dimenticato i più poveri. Non è Maurizio Landini ma papa Francesco. Che ha dato una lezione di sindacalismo di fronte a una platea di dirigenti e delegati Cisl, alla vigilia del loro congresso, menando parecchi fendenti.

Per Bergoglio una società che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo “è miope e stolta” anche perché “obbliga un’intera generazione di giovani a non lavorare”. E così il papa, dopo aver condannato le recenti controriforme della previdenza, chiede “un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare” ricordando che “le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.

Ma dopo la politica Francesco ha strigliato anche imprese e sindacato: “Il capitalismo del nostro tempo – ha detto – non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri”.

Costituzione, democrazia e sindacato

di Tiziano Rinaldini

Nello scontro aperto sul voto referendario è forte il rischio di ricondurlo e ridurlo ad una dimensione di interesse politico contingente con un consenso ricercato a prescindere dal significato più profondo dell’operazione istituzionale che si cerca di attuare e del suo rapporto con le vicende sociali in corso.

Si può perdere così l’occasione di valutare questo passaggio dal punto di vista e nel quadro della più generale questione della crisi della democrazia e della politica e coglierne così l’importanza e la pericolosità ben oltre gli stessi singoli punti di modifica costituzionale. È questo che consente di motivare nel profondo la ragione per cui è importante che prevalga il NO.

L’effetto di una sconfitta, come vedremo, sarebbe accanto all’indebolimento strutturale del valore della carta costituzionale, l’indebolimento della possibilità e capacità di contrasto ad ulteriori inquietanti sviluppi della crisi democratica in corso e l’aumento della difficoltà da superare per tentare risalite.

Per questo questa mia nota non si sofferma tanto sulle particolari e specifiche modifiche di articoli della Costituzione, su cui sono note e diffuse fondate obiezioni a partire dalla supposta semplificazione e riduzione dei costi ( che comunque non sono di per sé valori costituzionali). Mi limito soltanto a citare il fatto che si chiede un SÌ o un NO su titoli che rinviano a pagine e pagine di riscrittura di articoli della Costituzione che nessuno dei votanti avrà modo di leggere e capire davvero, e la cui interpretazione comunque richiederebbe competenze specialistiche.

Cna Bologna: tornano gli “esuberi”, ancora lo spettro del lavoro che salta

Cna Bologna

di Stefania Pisani (Filcams-Cgil Bologna) e Luca Soddu (Agenquadri Cgil Emilia-Romagna)

Ci risiamo, esattamente un anno dopo. Potrebbe sembrare una commedia degli equivoci, se non fosse l’imbarazzante realtà: “Nelle ore che precedono l’apertura dell’evento di punta di Cna Bologna, il Cioccoshow, gli oltre 500 dipendenti di Cna Bologna vengono nuovamente minacciati di licenziamento collettivo”. A denunciarlo in una nota sono la Filcams Cgil di Bologna e Agenquadri dell’Emilia Romagna che ricordano come l’anno scorso si sia affrontata “una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgeva direttamente 80 dipendenti ai quali si andavano a sommare altri 21 contratti a termine”.

“Oggi ci parlano di 70 ‘centri di costo’, a cui dobbiamo aggiungere 24 contratti a termine: adesso basta”, scrivono Filcams e Agenquadri. “Rifiutiamo di fare trattative sotto minaccia. Ricordiamo alla dirigenza di Cna Bologna che grazie al lavoro fatto con le rappresentanze dei lavoratori hanno introitato 4 milioni di euro con 3 anni di sacrifici e accordi sindacali. Oggi Cna opera con circa 60 lavoratori in meno rispetto all’anno scorso di cui 39 con la mobilità, divenuta volontaria grazie alla nostra lotta e ad un ulteriore anno di accordo di contenimento del costo del lavoro”.

Ricordando Giuseppe Di Vittorio, 59 anni dopo

Mauro Di Vittorio

di Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio storico Cgil nazionale

Il 3 novembre 1957 muore Giuseppe Di Vittorio. Il viaggio della salma, da Lecco a Roma, è indimenticabile. Ad ogni stazione ferroviaria il treno deve sostare più a lungo per la folla che, a pugno chiuso, si riversa nelle piazze a salutare Peppino.

Sette anni prima di Togliatti, 27 anni prima di Berlinguer è il primo vero lutto collettivo della sinistra italiana. “Tutto pare come sospeso – osserva quel giorno Pier Paolo Pasolini – , rimandato: anche io mi ritrovo solo con gli occhi, e come senza cuore, in pura attesa. Ma intanto attraverso gli occhi, il cuore si riempie. Non ho mai visto gente così, a Roma. Mi sembra di essere in un’altra città”.

Dall’appello in difesa degli ebrei italiani contro la svolta razzista di Mussolini del 1938 all’ultimo discorso pronunciato a Lecco poche ore prima della morte; dal ricordo del Primo maggio 1945 (il primo dell’Italia liberata) alle parole di Trentin pochi giorni dopo la sua morte; dai verbali delle riunioni in Cgil nelle calde giornate del 1948, quando si consumò la scissione sindacale, al processo nella riunione della direzione del Pci per la posizione assunta sui fatti d’Ungheria, i testi che segnaliamo a seguire offrono al lettore un’immagine di Di Vittorio a tutto tondo, presentando tutte le sfaccettature di una persona – e di una personalità – amata probabilmente come poche altre nella storia del nostro Paese, cui il sindacato e l’Italia devono molto.

Claudio Sabattini: una tesi, alcune lezioni

Claudio Sabattini

Claudio Sabattini

della Fondazione Claudio Sabattini

A tredici anni dalla scomparsa di Claudio Sabattini, la Fondazione che porta il suo nome e MetaEdizioni, pubblicano la versione on line della sua tesi di laurea, Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in occidente (l’edizione cartecea è del 2006 ed è esaurita).

Non è solo un’occasione per ricordare il dirigente sindacale – segretario generale della Fiom dal 1994 al 2002 -, il compagno, l’amico. È soprattutto un modo per riprendere il filo di un discorso utilizzando un lavoro che della tesi di laurea ha solo l’involucro quasi occasionale, ma che è caratterizzato dalla ricerca militante e dalla passione politica. Il “fine” è tutt’altro che accademico – fin dal titolo – e l’impianto è del tutto coerente e interno al contesto in cui la tesi viene presentata.

Siamo nel 1970, Claudio è appena stato eletto segretario generale della Fiom bolognese – dopo anni di lavoro in Cgil e di militanza nel Pci; alle spalle ha il ’68 studentesco, di fronte un “rivolgimento” sociale e soprattutto operaio che apre la strada alla stagione dell’autonomia di classe. E, allora, i “problemi della rivoluzione in occidente” non sono un richiamo all’ortodossia marxista ma il concreto interrogarsi sulle questioni basilari dei rapporti di produzione, delle relazioni sociali e dei suoi conflitti, del potere che si contrasta e di quello che si costruisce in questo contrasto conflittuale.

Ventiquattro mesi di spot: le slide che Renzi non vi farà vedere

Controslide - Sbilanciamoci.info

Controslide - Sbilanciamoci.info

di Giorgio Airaudo e Giulio Marcon

Ci sono delle slide che Renzi – in occasione dei due anni dall’insediamento del suo governo (22 gennaio 2014)- non vi farà certamente vedere. Sono le slide che testimoniano la crisi del paese e l’inefficacia delle politiche del suo governo.

Un paese che non esce dalle difficoltà sociali e dalla drammatica mancanza di lavoro e che assiste al degrado del suo sistema sanitario e scolastico. Quello che non mancano sono la propaganda e gli spot di un governo che non riesce a far uscire dalla stagnazione l’economia nazionale (che sopravvive grazie agli aiuti esterni del calo del prezzo del petrolio e del quantitative easing di Draghi), che continua a regalare inutilmente una barca di soldi alle imprese e che ne spende tanti per le armi. Un governo che non ha riformato il mercato del lavoro, ma ha creato un inedito “mercato dei lavoratori”, senza diritti e sotto ricatto.

Il feticcio Marchionne travolto dagli operai americani

Fiat - Foto di Martin Abegglen

di Giordano Sivini

Gli operai delle fabbriche FCA degli Stati Uniti hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto quadtriennale di lavoro presentata dall’UAW e da Marchionne. Una dopo l’altra dalle grandi fabbriche è arrivata la conferma, nonostante l’insistenza dell’UAW di non ammettere la sconfitta. I margini sono rilevanti, dal 72 per cento di no degli operai di linea e al 65 per cento degli specializzati a Sterling Heights (3 mila dipendenti), all’87 e rispettivamente l’80 per cento di Toledo (5 mila dipendenti), al 77 e 65 per cento di Kokomo-Tipton con livelli che acquistano il significato di un’ondata di protesta liberatoria.

I risultati della proposta

I risultati della proposta