Sono una sindacalista. E ne vado fiera

di Viviana Correddu

Dieci anni fa costruivo tardivamente il mio futuro con la consapevolezza che non fosse troppo tardi. Avevo fatto parecchio casino nella mia vita ma, in fondo, quel casino non l’ho mai percepito come un cumulo di “errori”, bensì come un insieme di esperienze, in molti casi al limite, che potevano essere tramutate in “occasione”. Occasione di conoscermi a fondo iniziando a provare l’ebrezza di sentirmi capita anche da chi mi stava intorno. Occasione di analizzare ogni mia singola capacità e considerare ogni mio limite, di comprendere le ambizioni e indirizzare i miei sogni per poterli visualizzare, coltivare, concretizzare, curare. Metterli addirittura al servizio degli altri. Occasione di comprendere che per raggiungere gli obbiettivi serve costanza e pazienza. Serve saper aspettare mentre si lavora.

La cultura del lavoro: elemento che mi ha sempre saputo salvare. Sono cresciuta in una famiglia di lavoratori dediti, corretti, ma mai servi, in cui si respirava la fatica insieme alla rivendicazione. Sindacalizzata dalla sua nascita e nella sua essenza. Mio padre, delegato di reparto all’Ilva di Genova e mia madre delegata sindacale Upim, entrambi iscritti alla Cgil da quando hanno messo piede dentro quei luoghi di lavoro che hanno permesso loro una vita dignitosa, una casa, vacanze modeste ma serene e la possibilità di far crescere i figli, mio fratello e me (inaspettata), con l’auspicio che De André indicava in tono rivoluzionario quando diceva: “Anche l’operaio vuole il figlio dottore”.
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Aboubakar, il sindacalista nuova voce della sinistra: “Contro un governo disumano”

di Alessia Arcolaci

«La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius dimostra che abbiamo toccato il fondo della disumanizzazione». Addirittura? «Il contratto di governo, quello che vuole dare priorità ai bambini italiani negli asili, si basa esso stesso sulla discriminazione».

Aboubakar Soumahoro ha 38 anni, è italo-ivoriano, nato in una grande famiglia allargata, «dove alcuni hanno la carta d’identità italiana e altri quella ivoriana». È il sindacalista in prima linea per difendere i diritti dei braccianti e per fare chiarezza sull’omicidio di Soumalya Sacko. Dopo la sua partecipazione al programma de La7 Propaganda Live, è diventato una star dei social, venendo invocato da molti come «il leader che al Partito Democratico manca». «Ma il mio impegno è di politica sindacale», si schermisce lui. «Io ho già il mio partito ed è quello dei braccianti, gli schiavi delle campagne, donne e uomini di qualsiasi provenienza. Lavoriamo per dare dignità a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità».

Com’è iniziato il suo impegno nell’attivismo?

«Sono diventato attivista dopo essere stato sfruttato. Ho studiato per capire la ragione alla base di questo fenomeno».
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Pierre Carniti, un Sindacalista

di Gianni Rinaldini, presidente Fondazione Claudio Sabattini

Nei giorni scorsi è morto Pierre Carniti. Un Sindacalista che è stato uno degli artefici decisivi della stagione dei Consigli di Fabbrica e della F.L.M. (Federazione Lavoratori Metalmeccanici). L’unica vera esperienza democratica di costruzione di un sindacato unitario che scompaginava il rapporto tradizionale tra rappresentanza sociale e rappresentanza politica, tra partiti politici di riferimento e sindacato.

I delegati di reparto eletti su scheda bianca, iscritti e non iscritti alle organizzazioni sindacali, componevano i Consigli di Fabbrica e, la pratica delle assemblee decisionali, erano l’espressione di un Sindacato Democratico che rappresentava in questo modo, il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori Metalmeccanici.

Il cambiamento “qui ed ora” non delegato alla politica, al governo del paese, ha segnato la stagione delle lotte operaie dal 68′- 69′ alla metà degli anni Settanta. Rimane sospesa la domanda – che non ha una risposta – di cosa sarebbe successo se la scelta coraggiosa della F.L.M. fosse diventata la scelta di tutto il sindacato.
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