Consultorio, che passione: note a margine di una giornata di studio

di Silvia Napoli

Nel 1975 venivano istituiti, legge numero. 405, i consultori familiari. Un servizio destinato in realtà sia alle famiglie, come pratica di sostegno, che ai singoli, o meglio, singole che vi facessero ricorso. Servizio gestito e organizzato dalle Regioni italiane, fornito istituzionalmente dalle Ausl, cui compete l’organizzazione finanziaria, delle risorse umane e competenze nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, altra grande conquista che incorniciò il cosiddetto trentennio glorioso che andava a esaurirsi.

I consultori ormai hanno una lunga storia alle spalle, pertanto risulta impossibile ai relatori che si avvicendano nel pomeriggio del 28 Febbraio, per una due giorni convegnistica dal titolo “I consultori in Emilia Romagna, – Quali traiettorie future” e che serve a presentare una ricerca fortemente voluta dalla Regione su sollecitazione UDI, prescindere dal contesto storico di riferimento ed ai presupposti fortemente partecipativi dal basso che quella stagione richiama.

Il pensiero non può che correre ai tempi avvelenati di oggi:tempi in cui, nonostante una più marcata presenza femminile sia istituzionale che mass-mediologica, nonostante le numerosissime professionalità all women presenti nei gangli territoriali di settore, sembra sempre di trovarsi nell’impasse leninista del passo avanti e due indietro.
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Famiglia: il ddl Pillon e i pericoli di una legge infarcita di ideologia

di Mauro Grimoldi

Non sembra certo essere questo il migliore dei mondi possibili secondo il neo senatore promoter dei Family day Simone Pillon. Nelle scuole italiane trova sempre qualcuno di troppo che racconta favole di streghe ai bambini, succede che alcune gravidanze indesiderate vengono interrotte e anche che talvolta qualcuno si innamori di una persona dello stesso sesso e reclami il diritto all’uguaglianza. Tutte brutte faccende per lui, di cui si sta alacremente occupando da quando è iniziato il suo mandato, stregoneria inclusa.

In più, suo recente cruccio, i matrimoni in Italia non sono indissolubili dal referendum sul divorzio del 1974. Un po’ come in tutti gli altri paesi occidentali. Senza più troppa fede in un Dio che unisce ciò che l’uomo non può dividere, nel corso degli ultimi vent’anni sia le separazioni che i divorzi sono più che raddoppiati. Così ecco comparire, gocciolante di limpida acqua di fonte battesimale il ddl Pillon, ambiziosamente destinato a risolvere tutte le sperequazioni dell’odierno diritto di famiglia “rimettendo al centro la famiglia e i genitori”.

Punti essenziali, tempi di collocamento paritari tra papà e mamme dopo una separazione, mantenimento in forma diretta dei figli cercando di evitare gli assegni di mantenimento e contrasto di tutte quelle situazioni in cui i figli rifiutino di incontrare uno dei genitori. Il tutto confezionato con l’ambiziosa etichetta di “bigenitorialità perfetta”. Leggendo un po’ meglio, tuttavia, ci si accorge che la perfezione è in effetti attributo non umano.
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