Sandra Bonsanti: “Altro che scuse: il ritorno di B. sarebbe un incubo”

Silvio Berlusconi - Foto di Andres Ubierna

di Silvia Truzzi

“Il guaio è che tutto comincia con Berlusconi!”: Sandra Bonsanti, giornalista, presidente emerito di Libertà e giustizia, non ha un momento di esitazione quando le domandiamo che pensa delle scuse che dovremmo fare all’ex Cavaliere. “Renzi è disperato, non ha più niente intorno perché lui stesso ha fatto terra bruciata. Ma non può pensare di pulirsi la coscienza dicendo che bisogna chiedere scusa: Berlusconi è il baco primario dentro la democrazia italiana. Berlusconi – di cui Craxi è stato il presupposto – ha corroso dall’interno la democrazia italiana”.

Lei scrisse una lettera a Renzi, quando era sindaco di Firenze, per la sua “fuitina” ad Arcore. Correva l’anno 2010.

E lui si prese ben due pagine dell’edizione fiorentina di Repubblica per rispondere! Andò a mangiare da Berlusconi, e di nascosto. Io volevo sapere da che parte stava. E lui rispose con quei toni un po’ veltroniani, sostenendo che non bisognava demonizzare l’avversario… Ma già il fatto che da sindaco avesse fatto il pellegrinaggio ad Arcore era uno strappo per me, e per molti, inaudito. Tra l’altro: furono costretti ad ammetterlo perché scoperti, altrimenti non l’avrebbe nemmeno detto.
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Cappuccetto Di Maio, lupo Salvini e nonna Berlusca. Una favola di governo

di Pierfranco Pellizzetti

Il vispo Cappuccetto giallo Di Maio salterellava ilare e beato tra le erbette nel folto del boschetto dietro Palazzo Chigi, con un contratto scritto in tedesco sottobraccio e canticchiando una filastrocca dal titolo “la storia siamo noi”. Nella sua fanciullesca ingenuità, si era convinto di trovarsi a un passo dal ricevere il dono inestimabile del premierato grazie all’appoggio di uno xenofobo, omofobo e iper-maschilista. No, non Beppe Grillo; bensì l’irsuto lupo padano Salvini, con tanto di felpa d’ordinanza “prima (un revolver per) gli italiani”.

A un tratto, ecco comparire da dietro un cespuglio di filo spinato – in cui era solito alloggiare i visitatori dalla pelle un po’ più scura fino al loro respingimento – proprio il lupo “salvino”: “Buongiorno Cappuccetto Di Maio, dove te ne vai?” “Vado a trovare nonna Mattarella, le porto una bozza di contratto per rallegrarla” “Non sarebbe meglio arrivare anche con l’apprezzato presente di un segnaposto da usare a mo’ di primo ministro?”.

L’idea era allettante, sicché il bimbo e la belva si misero a frugare nelle fungaie intorno finché non saltò fuori la stazza mastodontica di uno storico dell’economia che – con il suo lineare curriculum dal catto-trotzkismo al berlusconismo – avrebbe garantito fermezza di linea e condiscendenza ai propri sponsor nell’esecuzione del programma made in Germany assegnatogli; cui sarebbe stato precettato senza neppure avere la possibilità di emettere un fiato sul da farsi. Alla faccia dell’autorevolezza e della sua indipendenza di giudizio.
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Berlusconismo e fascismo, il dovere della memoria

di Angelo Cannatà

Una delle poesie più belle di Jorge Luis Borges è Los justos (I giusti). Tocca un tema importante con la delicatezza, l’esattezza e la profondità che appartengono solo alla grande poesia. Chi sono i giusti? Le persone semplici e sensibili – dice Borges – che non si conoscono tra di loro (se ignoran), ma insieme stanno salvando il mondo. È giusto “un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire”, “chi accarezza un animale addormentato”, “chi scopre con piacere un’etimologia”, “chi è contento che sulla terra esista la musica”. È giusto – dice – “il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace” e “chi vuole giustificare un male che gli hanno fatto”.

Jorge Luis Borges mostra che a salvare il mondo non sono i grandi eroi della Storia, ma persone semplici, uomini comuni (“il ceramista che intuisce un colore e una forma”) che quotidianamente, con dedizione, svolgono il proprio lavoro. La lista non è completa, Borges inserisce tra i giusti – ed è sublime – “chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson”; ognuno, pensandoci, può continuare l’elenco e forse questo è uno dei suggerimenti impliciti del poeta a tutti noi. Dunque. Chi sono i giusti, oggi, in Italia?

Io dico giusto “chi è contento che il Paese abbia una Costituzione antifascista”, “chi, col passare del tempo, non dimentica”. L’esercizio della memoria è importante e consente di non cadere – mi scuso per il passaggio dalla poesia alla prosa – negli inganni della campagna elettorale. Accadono cose terribili in Italia. B. spiega, a reti unificate, che i rigurgiti fascisti non sono preoccupanti, che (non si sottovaluti) “il vero pericolo sono gli antifascisti”. Un uomo così, che calpesta un principio fondante della Costituzione, andrebbe indicato dai media al pubblico disprezzo; invece è un continuo osanna allo Statista garante in Europa contro il populismo.
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Berlusconi non è mai cambiato, il Pd invece sì

di Furio Colombo

La domanda non implica un giudizio. Non ha senso tentare, adesso, dopo tutti questi decenni di potere e rovina, di dare giudizi su Berlusconi. Però Berlusconi li vuole, si fa avanti, chiede di essere notato. La sua pubblicità (la sua propaganda) è come quella dei prodotti che contano non sul nuovo ma sul conosciuto. “Fin dal 1992” si potrebbe leggere sui manifesti della campagna elettorale di Forza Italia se avessero un po’ di umorismo. Dunque Berlusconi e i suoi contano sulla reputazione.

A prima vista sembra impossibile, perché in uno dei suoi curricula, il più noto e diffuso nel mondo, Berlusconi risulta espulso dal governo (il presidente della Repubblica glielo ha esplicitamente e pubblicamente chiesto), espulso dal Senato e intestatario di una condanna che vieta ogni accostamento ai pubblici uffici. Ma c’è l’altro curriculum, che Berlusconi ha compilato con mano ferma e con bravura, senza abbandonarsi a maledire il destino, e creandosi, per chi ci vuole credere, un’altra vita. In questo documento alternativo Berlusconi ha salvato l’Italia in generale (senza di lui stava letteralmente andando verso la rovina).

E in particolare ha immaginato e guidato, in patria e nel mondo, una serie di atti di governo che, dopo lungo abbandono, hanno restituito al Paese dignità, efficienza e il rispetto del mondo. E infatti faceva la spola tra Gheddafi e Putin che non si stancavano di onorare in lui la guida moderna di uno Stato moderno.
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Fascismo e antifascismo al tempo di Renzusconi

di Angelo Cannatà

Forse vale la pena raccontarlo. Sono in fila sabato 9 dicembre alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di Roma, dopo mezz’ora arrivo alle casse, pago, entro per visitare la mostra e seguire la presentazione di Renzusconi, Paper First, di Andrea Scanzi. La mostra è interessante e il libro fa riflettere e diverte. Esilaranti i ritratti degli “Undici piccoli renziani”; e poi ha ragione l’autore, basta con la storia dei vecchi da mandare a casa, “De Mita è più giovane di Renzi”: li ascolti in Tv e “di colpo, distintamente, capisci che tra i due quello giovane non sia Renzi”.

Belle le pagine sul “Silenzio degli intellettuali”. Argomenta con ironia, Scanzi, e aiuta a capire. Testo stimolante. Ma risulta utile – non sembri strano – anche la mezz’ora di fila; gli argomenti dominanti, tra i giovani che mi stanno accanto, sono i fascisti di Como e la piazzata dell’ultradestra romana nella sede di Repubblica.

Smetto di sfogliare il giornale e ascolto. Ho idee precise sul tema: la violenza contro un’Associazione, un giornale, è insopportabile; giusta la manifestazione di Como, mostra la tenuta del Paese, la capacità di ricompattarsi di fronte al fascismo. Ascolto con interesse i giovani soprattutto quando sorge una disputa che non prevedo. Insomma, ho sempre pensato che reagire compatti al neofascismo sia un valore. Ma il giovane che ho di fronte dice che su questo principio – opporsi all’ultradestra – “Renzi gioca sporco”.
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Il Cavaliere dell’Apocalisse

di Alessandra Daniele

Nel 2018 cade il quarantennale dell’era Berlusconi, cominciata nel 1978 con l’acquisizione da parte di Fininvest e l’inaugurazione ufficiale di Tele Milano 58, che diventerà Canale 5 nel 1980, la prima pietra del piccolo impero mediatico-pubblicitario che frutterà al Canaro il titolo di Sua Emittenza. Fra i personaggi di Tele Milano 58 fin dall’inizio Barbara d’Urso, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Claudio Cecchetto, e Mike Bongiorno. I veri ministri di Berlusconi.

Nel 1978 Beppe Grillo partecipava come comico alla sua prima edizione di Sanremo su Raiuno. Oggi, nel quarantesimo anno della sua era, Berlusconi torna a interpretare il suo ruolo preferito: il Salvatore della Patria dall’Apocalisse, stavolta non comunista, ma grillina. Probabilmente il trucco funzionerà di nuovo, visto che l’Italia è un paese senza memoria, senza speranza, e senza dignità.

Sta già funzionando. Nei sondaggi Forza Italia è in costante ripresa. Il Polipo delle Libertà tutto compreso supera sia il Pd che il M5S di dieci punti. Eugenio Scalfari ha dichiarato che come premier preferirebbe Berlusconi a Di Maio. Scalfari sa benissimo che l’unica speranza per il Pd di tornare al governo è un’alleanza col Canaro, che lo preferisca è ovvio, ma è anche la prova che l’establishment, dopo il patetico fallimento di Renzi, adesso è ridotto ad aggrapparsi al sarcofago dello stesso Berlusconi che nel 2011 aveva cercato inutilmente di rottamare.
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Il Berlusconi pregiudicato contro il “personaggetto” Renzi: auguri, brava gente

di Paolo Farinella

In questi lunghi mesi di silenzio, per motivi di salute, ma principalmente per ragioni di dignità politica e civile, ho ricevuto moltissime e-mail che m’invitavano a commentare la cronaca politica, cui però ho sempre resistito. Ho mantenuto solo l’impegno fisso, quindicinale, che da quasi un decennio ho su la Repubblica-Il Lavoro, edizione ligure, su temi genovesi o liguri, ma spesso spaziando anche a livello nazionale e oltre. Pezzi peraltro apprezzati, se sono richiesti anche all’estero.

Non voglio inseguire la cronaca di una situazione socio-politica demenziale in cui il sopra diventa sotto, il passato non esiste, il futuro è solo promesso e in politica danzano nani e ballerine, marpioni e finti giovani, falsari accreditati e falsi garantiti. Guardo con distacco lo scenario che è davanti a noi, non fermandomi alla polvere superficiale, ma cercando di andare in profondità per vedere se vi sono coordinate che possono guidare un pensiero.

Comincio dai giornali e dai «media» in generale, in primo luogo la Tv, pubblica e privata. Nella quasi totalità, escluso il Fatto quotidiano che, non prendendo finanziamenti pubblici, rischia ogni giorno il giudizio dei suoi lettori che ogni mattina si recano in edicola, la maggior parte dei «mass-media» si dividono in «padronali» per natura e proprietà e pubblici per finta e per copertura.
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Amministrative, G7 e elezioni francesi: qualcosa si muove (ma l’Italia non coglie)

di Pierfranco Pellizzetti

Gli auguri e gli aruspici della politica iniziano a scorgere segni importanti nei voli degli uccelli o nell’esame delle viscere sacrificali. Metaforici. Tanto a livello internazionale come sovranazionale e sub-statuale.

Possiamo cominciare dall’effetto inintenzionale di ricompattamento del quadro europeo prodotto dal bullesco Trump al G7 di Taormina, quando ha denunciato unilateralmente gli accordi di Parigi su clima e ambiente. Perché quello è stato il momento in cui i nanerottoli che compongono l’Unione europea sono stati riportati alla realtà: solo facendo massa critica si può sperare di avere voce in capitolo nel consesso mondiale, in cui dominano soggetti a dimensione continentale.

Ovviamente un “cave” salutare per la costruzione europea, negli ultimi tempi giunta a pochi centimetri dal baratro, che ha costretto le élites di Bruxelles a rendersi conto di quanto fosse demente e suicida la svolta a partire dal 2011, denominata eufemisticamente “austerity” (in realtà una sorta grassazione permanente a danno dei popoli continentali; a vantaggio delle rispettive plutocrazie, finanziarie e non solo); al tempo stesso gli euro-fobici venivano smascherati per quel che sono: irresponsabili demagoghi arruffapopoli, che con il ritorno alle piccole patrie assicurerebbero a chi intende seguirli la clonatura dei disastri creati nel Regno Unito dalla Brexit.
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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi: democrazia a termine (indipendentemente dagli inciampi)

di Alessandra Daniele

Dopo averli aboliti temporaneamente per evitare un’altra disfatta referendaria, il governo ha reintrodotto i voucher. Se Renzi tornerà premier, anche la sua controriforma costituzionale rispunterà dalla tomba allo stesso modo. Smantellare la Costituzione è il compito affidatogli dall’establishment, e il Cazzaro sta facendo di tutto per ottenere una seconda chance di portarlo a termine, benché i suoi stessi committenti non si fidino più di lui.

Le prossime elezioni politiche saranno il secondo tempo del referendum. Come tutte le riforme renziane, la nuova legge elettorale in preparazione è una porcheria scritta col culo. È un proporzionale mezzo maggioritario, ma a liste bloccate, un Maggiorinale di costituzionalità molto dubbia che non garantisce né governabilità né rappresentanza, ma soltanto le esigenze speculari dei due partiti più grossi: per il PD poter governare senza dover vincere, per il M5S poter vincere senza dover governare.

Nelle intenzioni di Renzi c’è riesumare la Grossolana Coalizione con Forza Italia, mentre il voto antisistema finisce di nuovo congelato all’opposizione dal Movimento 5 Stelle, e Alfano resta decapitato dalla soglia di sbarramento. La Vendetta degli Alfaniani (che sembra il titolo d’un vecchio episodio di Doctor Who) non preoccupa il Cazzaro, anzi: un casus belli per scannare Gentiloni è esattamente ciò che gli serve.
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Don Giuseppe Dossetti

Dossetti, Berlusconi e Renzi

di Sergio Caserta

“Sentinella quanto resto della notte?” la sentinella risponde “viene il mattino e poi anche la notte” (Isaia 21). Con queste parole ricavate dal Vangelo, Don Giuseppe Dossetti ormai avanti negli anni e malato, gettò il suo grido d’allarme all’indomani della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel 1994. Il timore fondato del frate ex partigiano, era l’attacco alla Costituzione repubblicana, da parte di un potente agglomerato “economico finanziario che si trasforma in dominio politico”.

Invitò pertanto tutti i democratici a fondare comitati per la difesa della Costituzione che dopo la sua morte si denominarono appunto “Comitati Dossetti”. Se si rileggono le vicende del 1994 alla luce di quel che è accaduto dopo ed oggi, si comprende come quell’ avvertimento avesse un valore altamente politico e profetico e che oggi conserva tutta la sua stringente attualità.

Dossetti paventava e denunciava che l’ascesa al potere di Berlusconi, avrebbe potuto condurre a un premierato politico assoluto, creato dalla manipolazione dei media, cosa che puntualmente accadde attraverso l’acquisizione del pieno controllo della RAI da parte di Berlusconi (editto bulgaro e cacciata dei giornalisti scomodi), già proprietario di tre reti televisive. In cosa è cambiata la natura del potere di Renzi sui media?
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