Il ’68, questo anno formidabile e indimenticabile

di Silvia Napoli

Di celebrazione in celebrazione, sarà l’euforia enciclopedista del nuovo già stanco millennio, forse per ora il meno lungimirante della Storia, siamo arrivati al turno del ’68, espressione sempre vaga nei termini cronologici, quanto precisamente evocativa in termini di spirito dei tempi. Evocativa di un mood o modo di essere in primis, la famosa attitudine ribelle, diffusa allora su scala planetaria e per ora senza repliche annunciate.

Forse per questo, ci si approccia a tutte le molteplici esposizioni di feticci e memorabilia e testimonianze sull’arco temporale che va dai tardi anni ’60 ai primi Settanta con due prevalenti atteggiamenti: quello del bimbo nella stanza delle meraviglie o quello del pellegrino colpito da timore reverenziale e fideistico per ciò che oggi si configura come sorta di mistero o prodigio.

Difficile stilare un elenco ragionato e selettivo delle tante iniziative più o meno azzeccate, talvolta riflessive, talvolta scanzonate che si sono susseguite e continuano a farlo in questo scorcio di anno, un po’ in tutta Italia. In qualche modo, più o meno generate da padri nobili che siano, più o meno polifoniche che risultino, sono infatti inabilitate ad essere esaustive nella rappresentazione di tanta ricchezza di stimoli e di scambi e contaminazioni globali, non globalizzati, attenzione, che si produssero allora.
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Intervista a Mario Capanna sul Sessantotto

di Rossella Ercolano

Introduzione

Caratterizzato dall’esplosione di grandi movimenti sociali di massa, quello degli studenti innanzitutto, il Sessantotto ha visto l’affermazione dei giovani sulla scena politica, sociale e culturale in Occidente. La caratteristica peculiare di quella stagione così tumultuosa è che i giovani, negli Stati Uniti così come in Europa, erano mossi dagli stessi motivi: essi manifestavano contro la società dei consumi e contro la guerra in Vietnam, attuando una critica radicale alle democrazie occidentali del secondo dopoguerra.

Sui muri della Sorbona di Parigi e su quelli delle università italiane riecheggiava lo stesso slogan: Il est interdit d’interdire. Come nota Marica Tolomelli:

«Un movimento sociale è, così come ci ha spiegato la sociologia dei movimenti, un attore collettivo animato da un forte senso di coesione interna e dunque di appartenenza, che nasce e si consolida nella mobilitazione su questioni attinenti al mutamento, in un processo di azioni volte ad espandere progressivamente la base sociale della mobilitazione […] L’esistenza di un comune sentire o, meglio, di un comune orientamento cognitivo rispetto all’ordine culturale sociale esistente, e dunque una auto rappresentazione condivisa, è alla base di ogni processo di formazione di un movimento collettivo» (Tolomelli 2008, p. 35).

La prima rivolta studentesca scoppiò nel campus dell’Università di Berkeley, in California, già nel 1964, dove aveva avuto origine un movimento studentesco noto come Free Speech Movement (FSM), fortemente legato sin dai suoi inizi al movimento per i diritti civili.
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Guido Viale, tra rivoluzione e restaurazione: è successo un sessantotto

di Sandro Moiso

Dal poco che si vede sui banchi delle librerie, tutto sembra esser pronto per celebrare nel 2018 un ’68 farlocco i cui i protagonisti non sembrano più essere gli operai e i giovani, studenti o meno, che lo agitarono ma soltanto gli intellettuali, gli autori, i rappresentanti della Legge e della Kultura, gli uomini e le donne buoni per tutte le stagioni, tutti rappresentanti attuali dell’establishment politico, culturale e mediatico, con le cui noiose e perniciose testimonianze alcune riviste hanno già imbottito le pagine dedicate all’attuale cinquantenario di un movimento che in realtà iniziò ben prima e da ben altri lidi. Così come ha già ben sottolineato Valerio Evangelisti nei giorni scorsi su Carmilla.

Per questo motivo l’attuale quarta edizione del testo di Guido Viale “Il sessantotto tra rivoluzione e restaurazione”, uscito per la prima volta nel 1978 per le edizioni Mazzotta, potrebbe rivelarsi utile e necessaria, considerato anche il fatto che alla stessa sono state aggiunte una nuova introduzione dell’autore, 64 pagine a colori che riproducono volantini, manifesti, opuscoli e libri dell’epoca oltre al fondamentale manifesto della rivolta studentesca “Contro l’università”, scritto da Viale e pubblicato nel febbraio di quello steso anno sulle pagine del n° 33 dei Quaderni Piacentini. Mentre per gli amanti della grafica e della memoria compare anche la ristampa (estraibile) del manifesto diffuso dal Soccorso Rosso, negli anni successivi, a difesa di Pietro Valpreda e di denuncia delle trame terroristiche di Stato, disegnato da Guido Crepax.

Guido Viale (classe 1943) vive attualmente a Milano e, dopo gli anni di militanza di cui parla nella sua nuova introduzione al testo, ha lavorato come insegnante, traduttore, giornalista, ricercatore e consulente sui temi della gestione dei rifiuti, dell’ambiente, della mobilità urbana e dei migranti. Come afferma egli stesso nell’introduzione, quello ora ripubblicato dalle Edizioni Interno 4:
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La scienza del Sessantotto: i 70 giorni dell’occupazione di Fisica

di Bruno Giorgini

Introduzione

Il 14 febbraio del 1968 l’assemblea degli studenti di fisica decise a grande maggioranza l’occupazione dell’ala didattica dell’Istituto Righi, in via Irnerio (a quel tempo i dipartimenti non esistevano). Pochi giorni dopo, il 27 febbraio, l’occupazione si estese a tutto l’Istituto, bloccando anche le attività di ricerca. Non era mai successo in Italia e, se si esclude la Francia durante il maggio, neppure all’estero che venisse occupata un’area destinata alla ricerca scientifica, con laboratori e officine, per un tempo così lungo, 70 giorni.

Un tempo di scontri politici e ideologici, discussioni, azioni, terminato con lo sgombero da parte della Polizia. Un tempo che merita di essere raccontato e ripensato non per nostalgiche rievocazioni, ma perchè alcune delle questioni in gioco oggi all’università non si discostano molto da quelle che allora si posero, rimanendo sostanzialmente irrisolte. Un racconto parziale, monco, pieno di buchi, senza alcuna pretesa di esattezza storica. E neppure di polemica con chicchessia. Semplicemente il ricordo di uno che allora giovanissimo studente, prese parte.

L’Istituto di Fisica A. Righi

L’artefice massimo dell’Istituto e delle sue fortune fu Giampietro Puppi, fisico insigne e di chiara fama. Aveva un’idea avanzata del ruolo della ricerca scientifica, e vedeva nella fisica non solo un luogo di conoscenza accademica, ma un motore dello sviluppo economico. Proprio in nome di questa concezione egli definì le due gambe su cui far crescere e camminare l’Istituto.
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Quattro punti sul Movimento 5 Stelle

Movimento 5 Stelledi Ida Dominijanni

Un vecchio limite, forse “il” limite della politica costituita sta nel suo rifiuto di accettare le rotture della sua forma di razionalità che provengono dalla politica sorgiva. Quando un movimento irrompe sulla scena con una forza inattesa – anche se non sempre imprevedibile – , la prima mossa istintiva e difensiva della politica ufficiale consiste in un tentativo di assimilarselo piegandolo al proprio linguaggio e alle proprie modalità, anche quando quel linguaggio e quelle modalità sono precisamente l’obiettivo polemico del conflitto che il movimento in questione scatena.

È già accaduto in Italia, per fare i due esempi più macroscopici, con il movimento del ’77 e con il femminismo radicale, in entrambi i casi con il risultato di un non-dialogo. Accade di nuovo in questi giorni con il M5S, da parte del Pd e non solo del Pd. È sorprendente come il partito di Bersani sia passato d’un colpo da un atteggiamento di sostanziale sottovalutazione e ostilità tenuto per tutta la campagna elettorale nei confronti della creatura di Grillo («fascista digitale») all’apertura propositiva e contrattuale del giorno dopo i risultati, condìta dall’appello alla razionalità e al senso di responsabilità dei grillini – lo stesso appello che si ritrova nei testi di intellettuali pubblicati da Repubblica a sostegno del tentativo di Bersani.
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