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Né con Mattarella né con Salvini. Serve un terzo spazio

di Giacomo Russo Spena

Tanto vale riformare la Costituzione ed aggiungere il 140esimo articolo: “L’Italia è un Paese a sovranità limitata dove si può ricoprire il ruolo di ministro se si è compatibili con l’attuale assetto dell’Unione Europea e si è in grado di rassicurare a sufficienza la Troika”. Paolo Savona, un professore di 82 anni, non era idoneo per quel ruolo date le sue affermazioni no euro. A poco è servito il suo lungo curriculum da establishment, e non ostile ai poteri forti, né sono state sufficienti le parole di Di Maio che, a più riprese, ha tranquillizzato i mercati, negando l’intenzione del governo Conte di uscire dall’Unione Europea.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto valere l’art 92 della Costituzione, confermando il suo niet nei confronti di Savona. Ha salvato la democrazia o è andato oltre le sue prerogative? Tra i costituzionalisti è un dibattito serrato tra chi pensa sia legittimo l’atteggiamento di Mattarella e chi lo ritiene un grave errore. Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, è nella schiera dei secondi: “Il Presidente della Repubblica – ha dichiarato in un’intervista a Radio Radicale – può evidentemente esercitare una sua influenza, un magistrato di persuasione e di influenza, può dare suggerimenti, può dare consigli, può dare avvertimenti, può esprimere preoccupazioni, ma non ha un potere di decisione definitiva sull’indirizzo politico e quindi anche sulla scelta delle persone che devono andare a realizzare l’indirizzo politico di maggioranza”.

Di Maio, Salvini e Mattarella: le colpe condivise di una crisi di sistema

di Stefano Feltri

Le prove di forza si fanno soltanto quando si è sicuri di vincere. E Sergio Mattarella ha perso. Anche perché l’esito era già segnato: Matteo Salvini aveva deciso da tempo di tornare alle elezioni per rafforzare il controllo sul centrodestra, fagocitare quel che resta di Forza Italia e neutralizzare le opposizioni interne alla Lega di chi – come Roberto Maroni e Luca Zaia – contestano da sempre la scelta di trasformare un partito regionalista in un movimento sovranista e nazionalista.

Che Salvini non avesse il governo Conte come priorità era intuibile dal rifiuto netto a indicare Giancarlo Giorgetti come ministro dell’Economia, come auspicato da tutti gli investitori, dal Quirinale e perfino da molti dei Cinque Stelle che avrebbero preferito di gran lunga il pragmatico senatore leghista all’81enne, imprevedibile, Paolo Savona.

La prima matrice della crisi istituzionale che in queste ore scuote la democrazia italiana è dunque tutta politica. Tattica. Matteo Salvini è riuscito in un colpo solo a costruire un nuovo bipolarismo intorno alla sua figura e alla Lega (sovranisti contro europeisti), a mettere in crisi la leadership del suo concorrente Luigi Di Maio, ora attaccato sia da chi lo considera troppo propenso ai compromessi per aver trattato con la Lega sia da chi lo giudica un irresponsabile per aver chiesto la messa in stato d’accusa di Mattarella.

Rosatellum, la lettera di un cittadino: presidente Mattarella, non firmi questa legge

di Valerio Coppola

Gentile Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, io so che in questi giorni arriverà sulla Sua scrivania un testo di legge inerente le regole elettorali con cui si dovrà formare il prossimo Parlamento, per rappresentare tutti noi. Signor Presidente, io so che, come la Costituzione della Repubblica italiana prescrive, Sua sarà la scelta di firmare il testo o rimandarlo alle Camere.

Signor Presidente, io so che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito che modificare la legge elettorale in prossimità delle elezioni costituisce un gravissimo vulnus ai diritti dell’uomo, e mina la salute democratica dello Stato. So pure che le sentenze della Cedu fanno diritto nella nostra Repubblica. Dunque so che se non vogliamo svuotare la legittimità della nostra architettura democratica e istituzionale, non dovrebbe essere affatto possibile approvare leggi elettorali, di alcun tipo, in questo momento.

Signor Presidente, io so che la legge è stata approvata dalle Camere solo in virtù di una lunga serie di strappi alle norme. So che il governo ha posto la fiducia su un provvedimento di iniziativa parlamentare. So che esistono validissime ragioni (che Lei certo conosce meglio di me) per cui molti ritengono che le leggi elettorali non potrebbero in assoluto essere approvate ricorrendo alla fiducia. So che alla Camera dei Deputati una contraddizione sostanziale nel testo è stata sciolta senza ricorrere al voto dell’Assemblea.

Lettera al presidente Mattarella, la Costituzione protegge paesaggio e cultura

di Gaetano Azzariti (professore ordinario di diritto costituzionale), Lorenza Carlassare (professore emerito di diritto costituzionale), Alberto Lucarelli (professore ordinario di diritto costituzionale), Paolo Maddalena (già vice presidente della Corte Costituzionale), Guido Neppi Modona (già Giudice della Corte Costituzionale), Alessandro Pace (professore emerito di diritto costituzionale), Salvatore Settis (già presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali) Gustavo Zagrebelsky (già presidente della Corte Costituzionale

Signor presidente della Repubblica, in un Suo recentissimo intervento, Ella ha scritto che «dobbiamo chiederci … perché spesso, nei decenni che ci sono alle spalle, siamo venuti meno al precetto dell’articolo 9, che con lungimiranza il costituente aveva inserito tra i principi fondamentali della Carta».

Ebbene, oggi siamo a chiederLe di voler accertare se le deleghe al governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche approvate dal Senato della Repubblica lo scorso 4 agosto, e ora sottoposte alla Sua firma, non contengano indicazioni che palesemente vengono meno proprio al precetto di quel lungimirante articolo 9. Ci riferiamo in particolare a due punti.

Appello pasquale dei disabili: presidente Mattarella, ci conceda la grazia

di M. Simona Bellini, presidente Coordinamento famiglie disabili

Signor Presidente Sergio Mattarella, con questa lettera vorremmo portare alla sua attenzione la condizione in cui vivono alcune migliaia di cittadini italiani in un contesto di gravissima fragilità, totalmente abbandonati dal proprio Paese. Lo facciamo in occasione della giornata di martedì 7 aprile, internazionalmente dedicata al “Lavoro Invisibile”: quello delle casalinghe, delle madri di famiglia e dei Caregiver familiari.

Spesso apparteniamo a tutte queste categorie ma è la condizione di Caregiver familiari che ci rende invisibili tra gli invisibili. Siamo persone impegnate in ambito domestico nel lavoro di cura di familiari non autosufficienti a causa di gravi disabilità. Il nostro onere frutto di valori fondamentali come la famiglia e l’amore – non prevede attualmente nel nostro Paese nemmeno l’accesso ai diritti umani fondamentali come il riposo, la salute, la vita sociale a causa del quotidiano svilimento della nostra Costituzione da parte di quelle istituzioni che in una sorta di impunità ormai tristemente e supinamente tollerata dai più giustificano la propria colpevole assenza a volte con l’ingovernabilità, a volte con la burocrazia soffocante, ma soprattutto, con una indisponibilità economica che preferisce investire nell’allontanamento e ricovero coatto le persone che amiamo ed alla quale dovrebbero invece garantire il totale rispetto al loro diritto d’inclusione.

Non dovrebbe invece sfuggire, Signor Presidente, che in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea con l’esclusione della sola Italia, anche in quelli che vivono una situazione economica pesantissima, la figura del Caregiver familiare viene affiancata e sostenuta con leggi specifiche per permettergli di continuare a svolgere la propria importante funzione in condizioni umane accettabili, e quindi per lungo tempo, senza dover invece soccombere alla fatica, e a sostegno di quel Welfare che senza questo impegno crollerebbe insanabilmente.

Lettera aperta al capo dello Stato: per una legge a favore della scuola

Costituzione e scuoladi Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino e Giovanni Cocchi per il coordinamento nazionale a sostegno della legge “Per una buona scuola per la Repubblica”

Egregio Signor Presidente, nel complimentarci con Lei per l’elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerle i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro. Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: “Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”.

Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della legge di iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” , un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni.

Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei. Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente, una Legge d’Iniziativa Popolare nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa.

Considerazioni sul nuovo inquilino del Colle: Mattarella e la Costituzione

Sergio Mattarella

di Pancho Pardi

Il parlamento eletto con una legge che la Corte Costituzionale ha giudicato gravata da profili di incostituzionalità ha scelto come nuovo residente della Repubblica proprio un giudice di quella stessa Corte. C’è un sapore di ironia. Niente di irregolare: la stessa sentenza della Corte stabiliva che nello Stato non può esservi vacanza dei poteri, per cui anche un Parlamento eletto in quel modo deve comunque sussistere e operare. Dunque è necessario che elegga il Capo dello Stato. Ma restano i profili di incostituzionalità sulla sua formazione.

Non pochi costituzionalisti hanno sostenuto che perciò il Parlamento, libero di legiferare su tutto, dovrebbe astenersi dal toccare la Costituzione. E invece è proprio quello che vuole fare. Non solo: lo fa con la ferma intenzione di stravolgerla su una questione fondamentale: la sottomissione definitiva della rappresentanza politica al primato intoccabile della governabilità. Questo è il significato effettivo del declassamento del Senato accoppiato alla riforma elettorale.

Fino a ieri solo i critici del riformismo governativo sostenevano con ricchezza di argomentazioni che le due riforme in corso avrebbero determinato la trasformazione di una minoranza parlamentare in una maggioranza abnorme, plasmato questa falsa maggioranza come strumento docile nelle mani di chi ha avuto il potere di farla eleggere, consegnato alla fine al leader di turno un potere senza limiti e senza controllo. Critiche respinte seccamente da tutti i responsabili delle modifiche in corso.

Sergio Mattarella: biografia del nuovo presidente della Repubblica

Sergio Mattarella - Foto Wikipedia

Sergio Mattarella - Foto Wikipedia

di Giaime Garzia

Alla fine l’ha spuntata lui, Sergio Mattarella, dato ormai senza più dubbi come il favorito all’avvio della quarta tornata per l’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica. E così, al termine dello spoglio che gli ha attribuito 665 voti dopo le 538 del primo scrutinio, le 531 del secondo e le 513 del terzo, ecco che inizia la sua epoca sul Colle.

Nato a Palermo il 23 luglio 1941, Sergio Mattarella è un politico con una carriera istituzionale che spicca il volo nel 1983, con l’elezione alla Camera in quota Zaccagnini, e qui sarà nel corso degli anni confermato fino all’aprile 2008, quando abbandona la scena politica per essere eletto dal parlamento in seduta comune giudice della Corte costituzionale. È il 5 ottobre 2011 e Mattarella, già esponente della sinistra democristiana, è l’avvocato e professore universitario che di incarichi istituzionali ne ha ricoperti molti.

Tra questi, uno di quelli che gli ha dato maggiore visibilità è stata la vicepresidenza durante il primo governo D’Alema (21 ottobre 1998-22 dicembre 1999) ed è divenuto ministro della Difesa nel secondo (22 dicembre 1999-20 giugno 2001). In questa veste, ha introdotto novità come l’abolizione della leva militare obbligatoria, ma non è stata la sua prima esperienza di governo. Già ministro del Rapporti con il parlamento tra il 1987 e il 1989 durante gli esecutivo di Giovanni Goria e Ciriaco De Mita, negli anni di Tangentopoli ha fatto parte della bicamerale venendo confermato nel 1996.