Autonomia differenziata? No Grazie: i video dell’incontro (seconda parte)

“Autonomia differenziata? No grazie”: ecco la seconda e ultima parte dei video realizzati durante l’incontro che lo scorso 4 aprile, all’Auditorium Toscanini di Parma, dal Comitato Democrazia Costituzionale cittadino. Scuola, sanità, ambiente, lavoro: sono questi i temi che sono stati affrontati nel corso del dibattito per capire cosa succederà a questi settori strategici e a […]

Autonomia differenziata? No Grazie: i video dell’incontro (prima parte)

“Autonomia differenziata? No grazie” è il titolo dell’incontro che lo scorso 4 aprile, all’Auditorium Toscanini di Parma, dal Comitato Democrazia Costituzionale cittadino. Scuola, sanità, ambiente, lavoro: sono questi i temi che sono stati affrontati nel corso del dibattito per capire cosa succederà a questi settori strategici e a tanti altri, se passerà il progetto di […]

Salvini, gli studenti e la gogna istituzionale

di Nadia Urbinati

I populisti al governo si dichiarano democratici, ma non liberali. Lo dice anche Viktor Orbán: non è necessario che le democrazie siano liberali, “possono anche essere conservatrici, sovraniste, senza alcun danno alla democrazia stessa”. Una grande stupidaggine, che mette insieme maggioranze (conservatrici o progressiste) e regimi (democratici o autoritari). Il fatto nuovo dei governi populisti è di appartenere al genere democratico ma con torsioni maggioritariste. Questo li rende totalizzanti nella sfera dell’opinione.

L’olio di ricino era una pratica arcaica, segno della poca sicurezza di sé del regime fascista, che preferiva ingessare il proprio governo annullando fisicamente l’opposizione. Il fatto nuovo è che si umilia l’opposizione senza eliminarla. È sufficiente considerare lo Stato e le sue norme come “nostre”, ovvero della “nostra” maggioranza. Il web fa il resto.

Questo fa Salvini, che usa il Viminale come la sede della “sua gente”, della opinione della maggioranza che egli misura e nutre ogni giorno. La “sua” forza è la maggioranza dell’audience. L’olio di ricino digitale sono le quotidiane offese, i dileggi, le aggressioni verbali agli ordinari cittadini che manifestano dissenso. Come fanno i cittadini delle democrazie.
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Revisionismo culturale: lo scandalo è che non fa più scandalo

di Loris Campetti Se fosse vero che historia magistra vitae, come sosteneva Cicerone in De oratore, dovremmo chiederci cosa è diventata la nostra vita. Quando i giovani non sanno quel che sapevano i loro genitori, non possono sapere chi sono essi stessi e, alla fine, a venir meno è la memoria collettiva. Ma forse è […]

Cari docenti di Storia, spiegate agli alunni cosa sta accadendo in Siria

di Mario Bocola

Cari docenti di Storia, alla luce dei recenti avvenimenti che riguardano la politica internazionale e i loro sviluppi, cercate di spiegare ai vostri alunni le cause e gli effetti di quanto sta accadendo nel mondo in queste ore. I bombardamenti in Siria da parte dell’aviazione USA appoggiata da Francia e Gran Bretagna contro obiettivi chimici rappresentano una risposta alla Russia e, quindi, ripropone lo scenario di una “Guerra Fredda” che non è mai terminata, ma che covava silenziosamente sotto la cenere.

Il mondo si sta trasformando in una polveriera e ci sono focolai di guerra che fanno temere allo scoppio concreto di una terza guerra mondiale che ora è passata sotto silenzio e che Papa Francesco, recentemente, ha detto che “si sta combattendo una terza guerra mondiale a pezzettini”. Occorre, cari docenti di storia, spiegare agli alunni cosa sta realmente accadendo nel mondo, perché loro non lo sanno.

Basta far studiare storia antica, medievale, moderna: è necessario concentrare l’attenzione sugli ultimi 50 anni della storia repubblicana e mondiale con interessanti focus sulla storia dei giorni nostri. Per questo motivo la programmazione della storia deve essere rivista e concentrata tutta su quella contemporanea, perché gli studenti non la conoscono affatto.
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La Costituzione per l’uguaglianza e la democrazia

di Roberta Mistroni

La Costituzione è la legge fondamentale della Repubblica italiana. È stata approvata dall’Assemblea Costituente della Repubblica il 22/12/1947 ed è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948. Il testo comincia con 12 articoli che definiscono i principi fondamentali e prosegue con l’enunciazione dei diritti, doveri e libertà dei cittadini (artt.13-54) suddivisi in quattro parti: sui rapporti civili, etico-sociali, economici e politici. La seconda parte della Costituzione è dedicata all’ordinamento dello Stato (artt.55-139) ed è suddivisa in 6 titoli: il Parlamento, il Presidente della Repubblica, il governo, la magistratura, le regioni, le province e i comuni e le garanzie costituzionali.

La nostra Costituzione ha, tra le altre, due caratteristiche fondamentali:

  • 1. è una Costituzione rigida nel senso che la sua revisione non può essere effettuata con legge ordinaria, ma solo con una legge che preveda una procedura di approvazione rafforzata, cioè con una procedura più complessa di quella prevista per le leggi ordinarie al fine di assicurare una maggiore ponderazione (vedi art.138).
    Purtroppo la rigidità della nostra Costituzione da molti anni è stata superata con l’introduzione di numerose leggi ordinarie che, pur non modificandola formalmente (d’altra parte non sarebbe stato possibile!), l’hanno fatto materialmente. Ritorneremo tra poco su questo argomento;
  • 2. è una Costituzione sociale nel senso che nella prima parte non si limita ad affermare i diritti e le libertà dei cittadini ma si impegna a garantirli e a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla loro applicazione: art.2 – la Repubblica riconosce e garantisce i diritti fondamentali dell’uomo; art.3 – tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge .. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedisce il pieno sviluppo della persona umana; art.4 – la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
    Gli articoli citati sono solo un’esemplificazione del carattere sociale della nostra Costituzione. In realtà tale carattere si evince da molti altri articoli contenuti nei principi fondamentali e nella prima parte, su molti dei quali ci soffermeremo tra poco.

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Scuola e guerra: lettera aperta al senatore Emilio Floris

di Cristiano Sabino

Gentile senatore Floris, le scrivo in merito all’interrogazione parlamentare urgente, di cui anche lei è firmatario. Immagino la sua sorpresa nel ricevere questa mia lettera, ma le scrivo da sardo a sardo, perché sono realmente curioso di capire alcune cose. Non scrivo agli altri senatori perché non provengono da questa terra e quindi leggono le vicende legate alla Sardegna con filtri esterni, giusti o sbagliati che siano. Però mi sorprende che un sardo, proprio un figlio di Sardegna, possa aver sottoscritto una simile interrogazione. Se me lo concede le spiego brevemente perché.

L’iniziativa che ho avuto il piacere di coordinare faceva parte di un progetto più ampio dedicato a “Sa die de sa Sardigna” e che contempla incontri su temi di attualità, cultura e storia relativi alla Sardegna. Perché chiede la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi? Non ritiene opportuno che nelle scuole sarde si parli della storia della Sardegna che normalmente viene ignorata in nome dello svolgimento del Programma (quello con la P. maiuscola)?

Da docente di storia e da lettore accanito della storiografia degli Annales credo sia profondamente sbagliato insegnare la storia veicolando l’idea che essa sia corsa sempre altrove e ben distante dalla Sardegna. Per esperienza le posso dire anche che i ragazzi si svegliano dal torpore libresco quando gli si parla del Nuraghe, della chiesa giudicale o bizantina e di avvenimenti importanti che sono accaduti a due passi da casa loro. È un principio base della didattica quello di partire dalla prossimità per interessarsi al generale, non capisco proprio perché dovremmo ignorarlo. Anzi mi farebbe piacere che il prossimo 31 marzo venisse a trovarci a scuola per vedere come lavoriamo e quali risultati portiamo a casa in una terra prima per dispersione scolastica.
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Istruzione per gli adulti: l’evoluzione delle 150 ore, per migranti e italiani

di Massimo Corsini

Il paradosso per chi oltrepassa i confini del nostro Paese è rimanere ai margini. Diventa semplicemente un’assurdità se chi si trova ai margini non ha dovuto emigrare da chissà dove, ma è sempre stato lì nel suo paese.

Esiste, infatti, una zona d’ombra nella quale convivono nuovi migranti e cittadini italiani appartenenti alle fasce più deboli: ad accomunarli è un carente livello di alfabetizzazione funzionale, ovvero delle competenze fondamentali necessarie alla vita di tutti i giorni. La cura di questa fetta di popolazione spetterebbe, se supportata con i dovuti mezzi, alla neonata istituzione scolastica dei Cpia (Centri provinciali d’istruzione per gli adulti).

Emilio Porcaro, preside del Cpia metropolitano della città di Bologna, e referente su scala nazionale di tutti i Cpia in Italia, spiega infatti che, benché oggi la maggior parte degli utenti siano stranieri, parliamo dell’80-85%, teoricamente il target a cui si rivolge questa nuova istituzione scolastica per gli adulti è rappresentato dalle fasce più deboli della popolazione del paese: italiani e non.
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Sulla scuola, la musica non cambia

di Marina Boscaino

Si ha davvero l’impressione che la faccia da persona perbene e i modi pacati e urbani di Paolo Gentiloni abbiano prodotto una straordinaria e curiosa opera di revisionismo e di rimozione collettivi. Come se nel governo che questo presidente del consiglio – che si comporta come tale e che è stato messo forse lì per far dimenticare la sguaiataggine di certe uscite, l’arroganza dei toni e dei modi, il giovanilismo urlato e l’inopportuna guasconeria di Matteo Renzi – non fossero presenti personaggi come Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Giuliano Poletti, Luca Lotti.

Li abbiamo davvero dimenticati? L’ignoranza, l’arroganza, l’imperizia di questi oscuri personaggi emersi dal nulla, imposti da Renzi al Parlamento e all’opinione pubblica e ancora tenacemente presenti a gestire le sorti di questo Paese, sono davvero entrate nell’oblio?

Non sono scomparsi, anche se una previdente regìa li ha silenziati, impedendone saggiamente la presenza inflazionata, in passato quasi sempre foriera di imbarazzo o di polemiche. Ma sono sempre lì, sono gli stessi che erano quando a capo del governo c’era esplicitamente Renzi. Sono sempre lì, nonostante il 4 dicembre sia stata emessa sulle loro capacità e sulla loro credibilità politica una sentenza inequivocabile. Sembriamo esserci dimenticati dei danni che questi signori hanno prodotto alle nostre esistenze individuali e alla vita collettiva, come del fatto che gli elettori hanno bocciato senza appello e in massa la politica di questi personaggi.
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No tav: lotta alla patologia del pensiero unico

di Cristina Morini

Quando, all’inizio dell’estate dello scorso anno, il giornale locale La nuova di Venezia pubblicò la notizia della condanna di Roberta Chiroli per i contenuti della sua tesi di laurea sul movimento No Tav discussa all’Università Ca’ Foscari, fu con qualche smarrimento che cominciammo a raccogliere informazioni su quanto era successo.

Nel tempo, abbiamo imparato a conoscere bene i trattamenti che il potere riserva ai dissidenti, a chi ha il coraggio di opporsi ai dogmi e non smette di «dire la verità», a chi non si accontenta di come va il mondo: perseguitati, oltraggiati, messi al margine in ragione di idee e di un agire troppo distante da ciò che viene ufficialmente disposto.

Scomodi, da far sparire oppure da punire per fornire insegnamenti a tutti. Ma, nonostante questa consapevolezza, i due mesi di reclusione comminanti dal tribunale di Torino per una ricerca in antropologia, a partire da una richiesta di sei mesi avanzata dal Pubblico ministero, appaiono un’enormità. Il lavoro universitario di Chiroli viene utilizzato dai Pm come prova autoaccusatoria per «aver fornito un apprezzabile contenuto quanto meno morale» ad alcune pratiche di lotta in Val Susa (presidi e occupazioni dei terreni espropriati e dei cantieri per il passaggio dell’alta velocità).
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