La via alternativa all’ideologia dell’inceneritore

di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente

Luigi Di Maio ottiene il condono edilizio per Ischia e Matteo Salvini propone un inceneritore per provincia in Campania. Se il premier Conte rispolvera il ponte sullo Stretto di Messina il déjà-vu su quanto fatto e proposto dal Governo Berlusconi nei primi anni 2000 si completa. A parte le battute, il dibattito tra le due forze di maggioranza su come chiudere il ciclo dei rifiuti in Campania è surreale. Il vicepremier leghista parla come se stessimo ancora nel pieno dell’emergenza campana di 15 anni fa.

Oggi questa regione ha una percentuale regionale di differenziata più alta di Toscana e Liguria, grazie ai Comuni ricicloni che premieremo giovedì prossimo a Salerno, come fatto negli ultimi 13 anni. Hanno fatto bene i vertici M5S a picchiare duro contro Salvini. È stato correttamente ricordato quanto prevede il nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare approvato per archiviare progressivamente discariche e termovalorizzatori.

Che è fondamentale promuovere politiche di prevenzione, a partire dalla tariffazione puntuale, e quelle di riuso. Che si deve organizzare la raccolta domiciliare in tutta Napoli (come fatto a Milano e come dovrebbe fare anche la giunta Raggi a Roma) e che bisogna puntare sul compostaggio per riciclare l’organico differenziato.
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Il cemento: un vizio di famiglia

Rottama Italia
Rottama Italia
di Edoardo Salzano

Tutti gli elementi nefasti della controriforma iniziata trent’anni fa sono presenti nel decreto Sblocca-Italia. Ho parlato di una controriforma iniziata trent’anni fa: Matteo Renzi è il prolungatore e completatore di un processo iniziato in Italia tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Non è casuale la coincidenza temporale tra quel processo e l’affermazione del dominio di quello che chiamiamo “neoliberismo”, e che Luciano Gallino ha definito “Finanzcapitalismo”.

Mentre in Gran Bretagna e negli Usa trionfano Margaret Thatcher e Ronald Reagan, mentre Milton Friedman e i Chicago Boys diventano, dopo l’esperienza cilena, i consiglieri dei governi del Primo mondo, in Italia sale al potere Bettino Craxi. È l’inizio dell’affermazione di un’ ideologia e una prassi che si riveleranno vincenti. “Meno Stato e più mercato”, “via lacci e lacciuoli”, “privato è bello” ne sono gli slogan, proclamati non solo dai “modernizzatori” craxiani ma anche nella sinistra.

Fra gli strumenti principali della prassi craxiana ecco apparire, e presto dominare, l'”urbanistica contrattata” (cioè l’assunzione degli interessi immobiliari come motori delle scelte sull’uso del territorio), e la deroga sempre più ampia degli interventi sul territorio dalla logica e dalle regole della pianificazione.

La benemerita azione del pool Mani Pulite svela il pauroso intreccio di reati contro l’interesse collettivo che quella prassi ha generato, nel quadro di un più ampio asservimento delle funzioni pubbliche agli interessi privati di persone, partiti, fazioni. Ma l’Italia politica non è pronta a raccogliere il messaggio tacitamente lanciato da quell’indagine. Ecco invece “scendere in campo” Silvio Berlusconi.
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Sblocca Italia

Rottamazioni: perché lo Sblocca-Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro

di Tomaso Montanari

«No, non si può sempre stare a guardare», dice il tenente Innocenzi (Alberto Sordi) di “Tutti a casa” di Comencini: e lo dice reagendo all’8 settembre del 1943, data fatale del «disfacimento dello Stato» (Emilio Gentile). Ogni generazione è chiamata a reagire ad un suo 8 settembre: il nostro si chiama Sblocca Italia. Tra le tante ‘riforme’ presentate dal governo Renzi-Berlusconi questa appare la più feroce, la più immediatamente distruttiva, la più regressiva. Pur di costruire, favorire la speculazione, oliare il binario degli interessi privati, il decreto di Maurizio Lupi che sta per arrivare in discussione alla Camera si propone di scardinare un intero sistema di tutele non dell’inerzia, ma della salute dei cittadini e di quella del territorio e del paesaggio. La parola d’ordine è deregulation: bomba libera tutti per il cemento. E per la corruzione: sottoprodotto inevitabile (ma forse nn imprevisto) di questa norma, come ha notato la Banca d’Italia. Il sistema Expo esteso all’Italia intera, insomma.

Così, una sera di settembre in cui chi scrive e Domenico Finiguerra (già sindaco del primo comune italiano a decidere il consumo di suolo zero) parlavamo di tutto questo con i cittadini di Scandicci riuniti da Slow Food, Sergio Staino ha lanciato un’idea: perché non proviamo a raccontare agli italiani cosa c’è di male nello Sblocca Italia? L’abbiamo fatto: e da oggi tutti possono scaricare gratuitamente Rottama Italia. Perché il decreto Sblocca Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro dal sito della rivista Altreconomia.

L’abbiamo scritto in sedici: giuristi (Paolo Maddalena, Giovanni Losavio), urbanisti (Vezio De Lucia, Edoardo Salzano), giornalisti (Antonello Caporale, Luca Martinelli) e molti altri. Massimo Bray si chiede se «è davvero necessario per “sbloccare” l’Italia travolgere e stravolgere l’ordinamento con un provvedimento legislativo urgente di cui non si è valutato l’impatto». Salvatore Settis spiega perché il decreto trasforma il silenzio assenso delle soprintendenze «da tutela del cittadino contro l’inerzia della pubblica amministrazione in un trucco che cestina un principio fondamentale della Costituzione». E il fondatore di Slow Food Carlo Petrini interpreta con pacata desolazione il sentimento che si fa largo nel Paese:
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