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Alghero: ambiente, cultura e turismo finiscono nei liquami

di Stefano Deliperi

Alghero, serata d’agosto, turisti a passeggio lungo i Bastioni sul mare, residenti che preparano la cena sulle terrazze che s’affacciano su uno dei paesaggi urbani più ricchi di storia e di ambiente del Mediterraneo. Un clima e un’atmosfera che invogliano il turista a ritornare appena possibile. Si sa, Alghero per il suo ambiente, la sua storia, la sua cultura è una delle mete turistiche più rinomate. All’improvviso irrompe, violento, un pesante tanfo di liquami a devastare clima, atmosfera e narici…

Un mare di liquami sotto gli storici Bastioni. È quello che è successo, ancora una volta, l’ennesima, qualche settimana fa, per la gioia degli algheresi e dei tanti turisti presenti nella città catalana. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (13 agosto 2018) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione di provvedimenti al Ministero dell’ambiente, al Comune di Alghero, all’A.R.P.A.S., al locale Ufficio circondariale marittimo, ai Carabinieri del N.O.E., informando nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari.

Le risposte pervenute hanno delineato un folle quadro di una tipica vicenda italiana, dove ambiente, salute e attenzione per la risorsa turistica sono destinati al guardaroba dei Cani. Senza offesa per i Cani, naturalmente.

Qualcosa è cambiata

di Marco Ligas

Mi pare che dai risultati elettorali del 4 marzo siano emersi segnali che delineano o confermano mutamenti importanti non solo negli orientamenti della società civile ma, implicitamente, anche nelle strutture produttive e nei rapporti tra istituzioni e cittadini al punto che lo stesso concetto di democrazia sembra subire un’involuzione.

Per queste ragioni ritengo che se vogliamo approfondire qualsiasi argomento relativo alla situazione del nostro paese (dal lavoro alle leggi elettorali, dalla parità di genere ai diritti civili, dall’ambiente alla solidarietà, e altri ancora) sia necessario non sottovalutare l’esito di questo confronto elettorale. In primo luogo è importante capire se una percentuale rilevante degli elettori italiani abbia sentito il bisogno, o subito il fascino, di formazioni politiche relativamente nuove (Mov. 5 stelle) o comunque non del tutto collaudate (Lega) per affrontare un giudizio degli elettori su tutto il territorio nazionale.

Non è facile rispondere a questi interrogativi. Certamente non possiamo minimizzare due aspetti che vengono attribuiti ai successi del movimento 5 stelle e della Lega. Un primo aspetto riguarda le conseguenze relative alle trasformazioni che sono avvenute sui problemi del lavoro, non più considerato un diritto acquisito che garantisce di per sé la sicurezza di un reddito. Oggi il lavoro, che è sempre più caratterizzato dalla precarietà, determina non poche apprensioni per il futuro di tanti italiani.

Alghero, Calabona: il Tar tiene accese le ruspe

di Stefano Deliperi

Continuano polemiche e indignazione su quanto sta accadendo in questi mesi sulle coste algheresi di Calabona. Si tratta di un caso davvero emblematico di come gli interessi economici non “governati” energicamente possano portare al degrado dei valori ambientali di una città. Alghero e il suo territorio sono uno straordinario concentrato di valori naturalistici, ambientali, storico-culturali di primaria grandezza nel Mediterraneo. Al tempo stesso, su di essi si concentrano da sempre interessi economici e appetiti speculativi di altrettanta dimensione. Conseguentemente non mancano gli scempi ambientali e finanziari, che talvolta portano a veri e propri disastri.

E uno scempio ambientale, per ben concreti interessi economici e appetiti speculativi è quello che rischia di accadere a Calabona. La MP Finance s.r.l. di Alghero è una società immobiliare attiva dal 2012, ha già realizzato tre complessi edilizi e ora punta alla realizzazione di due complessi di appartamenti sul mare altri 21 metri, a circa 40 metri dalla battigia, a Calabona.

L’area rientra in zona urbanistica “B 3” del piano regolatore generale (P.R.G.) e un edificio è già stato realizzato, nel silenzio generale, in forza di provvedimento unico Suap n. 712 del 23 gennaio 2017. Il secondo edificio, invece, ha causato vivacissime polemiche in sede locale, tanto da portare a un’annunciata sospensione dell’efficacia del provvedimento unico Suap n. 985 del 15 novembre 2017, che autorizzava il secondo complesso di appartamenti.

Sardegna: bocciato il referendum dei furbetti dell’insularità

del Manifesto Sardo

L’Ufficio regionale del referendum ha dichiarato illegittima la richiesta di un referendum regionale diretto a proporre l’inserimento del “principio di insularità” in Costituzione. Il presidente del Comitato promotore ritiene incomprensibile questa decisione, definendola frutto di un’interpretazione burocratica della legge e lesiva del diritto dei sardi ad utilizzare lo strumento referendario. Pubblichiamo il comunicato del coordinamento dei comitati sardi per la democrazia costituzionale.

È singolare l’affermazione del dott. Frongia il quale dimentica o ignora che un “referendum sull’insularità in Costituzione” non ricade in nessuna delle ipotesi di referendum consultivo previste dalla legislazione sarda vigente. Come già sostenuto dal Coordinamento regionale per la difesa della democrazia costituzionale, la posizione della Corte su questa proposta è chiara e netta: non è previsto chiedere a una frazione (regionale) del corpo elettorale nazionale di esprimersi su proposte di modifica costituzionale; in tema di revisione della Costituzione il solo referendum ammissibile è quello previsto dall’art. 138 Cost.

Le bombe fabbricate tra gli ulivi della Sardegna

di Dario Borso

Per le vie del centro di Domusnovas c’è silenzio. Sui marciapiedi stretti si incontrano poche persone e basta distrarsi un attimo e svoltare all’incrocio sbagliato per ritrovarsi affacciati sulla campagna, davanti alle colline chiazzate da ulivi. Secondo le statistiche ufficiali, nel piccolo centro del sud della Sardegna vivono circa seimila persone, ma i numeri non tengono conto di tutti quelli che se ne sono andati per studiare o lavorare, senza però spostare la residenza. Qui, molti hanno un parente che ormai vive da qualche parte in Lombardia o in Veneto, a Roma, a Torino o all’estero.

Ma non è sempre stato così. In queste campagne, un tempo le miniere occupavano migliaia di persone. Da inizio ottocento a metà novecento, quasi cinquanta siti assorbirono la tradizionale forza lavoro dell’area, fatta di agricoltori e pastori. Alla fine dell’ottocento, circa diecimila persone lavoravano nelle cave. Il capoluogo di provincia, Carbonia, fu fondato negli anni del ventennio fascista proprio per ospitare chi avrebbe lavorato nelle miniere di carbone da cui prende il nome.

Il declino cominciò nel dopoguerra a causa della diminuzione dei prezzi dei metalli estratti e degli alti costi di produzione. Le miniere sono state sostituite dalla grande industria, quella chimica e metallurgica, ma poi anche queste sono andate in crisi durante gli anni novanta e duemila tra fallimenti e delocalizzazioni. Il risultato è un vuoto occupazionale che, accentuato dalla crisi economica mondiale cominciata nel 2007, ha fatto della provincia del Sud Sardegna una delle più povere d’Italia.

Sardegna, nel futuro di Portoscuso ancora veleni: senza valore la salute degli abitanti

di Paola Correddu, vicepresidente Isde Sardegna

Parrebbe imminente la chiusura delle pratiche autorizzative per il riavvio dello stabilimento di Eurallumina, fermo da oltre 8 anni. Al favorevole buon esito della procedura, se ci sarà, un contribuito determinante lo avrà dato il Senatore Silvio Lai, firmatario di un emendamento al D.L. n 91/2017, convertito nella L. 123/2017, che porterà al raddoppio del bacino dei fanghi rossi di Portoscuso, con innalzamento dell’esistente di 10 metri, per un totale di 46 metri d’altezza e 178 ettari di superficie.

Con l’emendamento Lai si sottraggono dal relativo regime, con effetto retroattivo, le aree gravate da uso civico che siano state destinate, in violazione di legge, alla realizzazione di interventi industriali per il perseguimento “dell’interesse generale dello sviluppo economico della Sardegna”.

L’emendamento, strumentalmente poco comprensibile visto che non indica le reali implicazioni conseguenti alla rimozione dei vincoli, non “dichiara impossibile la presenza di usi civici nelle zone industriali”, come affermato erroneamente dal Sen. Lai nel suo articolo pubblicato sulla Nuova Sardegna del 25 settembre, ma riconosce retroattivamente la validità e l’efficacia di atti adottati in violazione di legge. In pratica una sanatoria per le azioni che improvvidamente hanno spogliato le comunità locali di un diritto collettivo, generando condizioni di grave compromissione dell’ambiente.

Sardegna: no alla cosiddetta “riforma” della sanità

di Massimo Dadea

Cosa altro deve succedere perché la giunta regionale prenda atto del fallimento della cosiddetta “riforma” della sanità sarda? Non è stato sufficiente lo sciopero proclamato il 6 luglio scorso che ha visto scendere in piazza i sindacati confederali, la rete sarda dei movimenti, gli operatori sanitari, semplici cittadini, a difesa di quel che resta della sanità pubblica in Sardegna. Così come non è servita la presa di posizione delle associazioni mediche, dei veterinari, dei biologi e dei farmacisti che, per la prima volta, sono scese in campo, unitariamente, contro le politiche sanitarie del governo regionale, approvando un manifesto dal titolo significativo “Un cuore a difesa del Servizio Sanitario regionale”.

Non è bastata la mobilitazione massiccia, determinata, rabbiosa, di migliaia di cittadini che da La Maddalena a Tempio, da Alghero ad Iglesias, da Isili a Muravera e a Sorgono, hanno fatto sentire alto ed inequivocabile il loro NO alla proposta di riordino della rete ospedaliera. Di fronte a tutto questo il Presidente della giunta e l’assessore della sanità si sono limitati a fare spallucce, negando legittimità ad una protesta che scuote nel profondo la società sarda. Ma certo non potranno continuare ad ignorare la netta presa di posizione del Presidente dell’ANCI che, a nome dei comuni sardi, ha definito il provvedimento della giunta un atto lesivo dei bisogni di salute della parte più debole e sofferente dei cittadini sardi.

Incendi dolosi: il progetto Maat e i cavalieri dell’apocalisse (incompetenza, noncuranza e cialtroneria)

di Antonio Dumas

Dopo circa vent’anni sono ritornato alle isole Tremiti. Avvicinandomi a San Domino mi è sembrato che nulla fosse mutato, eccetto il colore rossastro degli alberi sul lato sud. Ho ipotizzato che fosse l’effetto del recentissimo incendio, come avevo appreso dai media. Il giorno dopo ho iniziato a vedere aerei che sorvolavano la costa, ne ho visti almeno tre, due Boss Fire ed un Canadair. Ritornato dal mare, dalla veranda del mio alloggio, prospiciente sul mare, ho avvistato un Canadair prelevare acqua ogni circa 10 minuti e passare a quota quasi radente gli alberi che circondano la casa stessa. Questo andirivieni è durato tutto il pomeriggio. Successivamente ho avuto occasione di parlare con alcuni addetti allo spegnimento dell’incendio, I quali mi hanno informato che negli ultimi 4 giorni, malgrado l’impegno costante di una ventina fra volontari e vigili del fuoco erano andati distrutti ben 64 alberi a causa di quell’incendio sicuramente doloso.

Incompetenza, Noncuranza, Cialtroneria sono i tre moderni Cavalieri dell’Apocalisse, che imperversano impunemente e che, quando passano, lasciano una scia di piogge, incendi, disastri ambientali di ogni tipo, che gli stolti chiamano Emergenze. Ma è il quarto cavaliere, dal cavallo bianco, il più subdolo. Esso è l’Avidità. Un’entità multiforme, di difficile riconoscimento che si insinua nell’animo di chi ne è affetto inducendolo a succhiare le risorse di vita al resto del mondo.

Sardegna: a Calasetta si vuol anticipare la nuova legge regionale urbanistica?

di Stefano Deliperi

Un campo da golf da 18 buche e un connesso complesso turistico-edilizio a Cala Lunga, sulla costa di Calasetta (SU), per un’estensione complessiva di 150 ettari, costituiscono l’elemento più evidente del piano urbanistico comunale (P.U.C.) del centro sulcitano recentemente adottato con deliberazione Consiglio comunale n. 7 del 4 maggio 2017.

Ma non si tratta di una novità isolata. Per certi aspetti, infatti, sembra quasi anticipare gli scenari più deleteri potenzialmente determinati da quella che potrebbe essere la nuova legge urbanistica regionale proposta dalla Giunta Pigliaru, una volta passata al vaglio di Commissione permanente competente e Aula del Consiglio regionale.[1]

L’intero territorio comunale di Calasetta è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientra nella fascia costiera di cui al piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero, D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82) eppure nel P.U.C. adottato è presente un’ingente possibilità di trasformazione del territorio costiero a fini turistico-golfistici mediante accordo di programma, strumento che sembra proprio rieccheggiare quei “programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico” previsti dall’art. 43 della proposta di legge regionale urbanistica con possibilità di deroga permanente alla pianificazione paesaggistica e territoriale.

Allo stato attuale, in ogni caso, la previsione del piano adottato è in palese contrasto con il piano paesaggistico regionale: l’intera area interessata dalla suddetta pianificazione rientra nella fascia costiera di cui agli artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione (N.T.A.) del P.P.R., dove in via generale “è precluso qualunque intervento di trasformazione nelle aree inedificate” (art. 20, comma 1°, lettera a, delle N.T.A. del P.P.R.) e “non è comunque ammessa la realizzazione di … nuovi campeggi e strutture ricettive connessi a campi da golf” (art. 20, comma 2°, lettera b, n. 3, delle N.T.A. del P.P.R.).

Scuola e guerra: lettera aperta al senatore Emilio Floris

di Cristiano Sabino

Gentile senatore Floris, le scrivo in merito all’interrogazione parlamentare urgente, di cui anche lei è firmatario. Immagino la sua sorpresa nel ricevere questa mia lettera, ma le scrivo da sardo a sardo, perché sono realmente curioso di capire alcune cose. Non scrivo agli altri senatori perché non provengono da questa terra e quindi leggono le vicende legate alla Sardegna con filtri esterni, giusti o sbagliati che siano. Però mi sorprende che un sardo, proprio un figlio di Sardegna, possa aver sottoscritto una simile interrogazione. Se me lo concede le spiego brevemente perché.

L’iniziativa che ho avuto il piacere di coordinare faceva parte di un progetto più ampio dedicato a “Sa die de sa Sardigna” e che contempla incontri su temi di attualità, cultura e storia relativi alla Sardegna. Perché chiede la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi? Non ritiene opportuno che nelle scuole sarde si parli della storia della Sardegna che normalmente viene ignorata in nome dello svolgimento del Programma (quello con la P. maiuscola)?

Da docente di storia e da lettore accanito della storiografia degli Annales credo sia profondamente sbagliato insegnare la storia veicolando l’idea che essa sia corsa sempre altrove e ben distante dalla Sardegna. Per esperienza le posso dire anche che i ragazzi si svegliano dal torpore libresco quando gli si parla del Nuraghe, della chiesa giudicale o bizantina e di avvenimenti importanti che sono accaduti a due passi da casa loro. È un principio base della didattica quello di partire dalla prossimità per interessarsi al generale, non capisco proprio perché dovremmo ignorarlo. Anzi mi farebbe piacere che il prossimo 31 marzo venisse a trovarci a scuola per vedere come lavoriamo e quali risultati portiamo a casa in una terra prima per dispersione scolastica.