Chi nega il diritto alla salute in Sardegna

di Francesco Carta Sono un medico di medicina generale (medico di base o di famiglia, se preferite). Esercito la professione con passione fin dagli anni ottanta, anni in cui entrava in vigore la Legge di Riforma Sanitaria (L.833/78). Secondo una campagna, non disinteressata, le eccellenze della sanità sarda sono da individuarsi nelle strutture private, in […]

Settis: “La Costituzione tutela le coste sarde”

di Costantino Cossu Il paesaggio in Italia è devastato impunemente ogni giorno per il profitto di pochi. Ci sono i principi di tutela del territorio sanciti dalla Costituzione, e c’è un degrado dello spazio che abitiamo che è anche una forma di corrompimento del vivere comune, in cui malcostume diffuso e leggi contraddittorie decretano la […]

Portoscuso, meglio un cancro che un disoccupato in casa

di Stefano Deliperi Il 6 dicembre 2019 la Giunta regionale sarda ha chiuso positivamente con condizioni, il procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al “Progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina ubicata nel Comune di Portoscuso, ZI Portovesme (CI)” da parte della Eurallumina s.p.a. Si tratta della terza variante del progetto, […]

Femminismo e lotta di classe: un’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna

di Marta Meletti e Isabella Russu

Come Telèfono Ruju-Telefono Rosso, campagna nata all’interno del soggetto-progetto politico “Caminera Noa”, abbiamo deciso di lanciare un questionario per analizzare le condizioni di lavoro delle donne in Sardegna. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere un quadro, quanto più dettagliato possibile, del lavoro femminile in tutte le sue forme all’interno del territorio sardo, e vorremmo raggiungere donne di ogni età e provenienza, che affrontano condizioni di lavoro diverse e differenti problematiche ad esso connesse.

Perché un questionario sul lavoro femminile? Telèfonu Ruju vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupandosi di contrasto al lavoro nero, ai tirocini che nascondono lavoro pagato male o non pagato e in generale a tutti i soprusi che dilagano nel mondo del precariato e del lavoro stagionale.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento, sia da parte del sistema economico capitalistico e colonialistico che della società patriarcale. Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo), il lavoro nel senso più comune del termine, soggetto alle dinamiche interne al sistema economico, spesso precario e malpagato.
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Visioni italiane: a Bologna la Sardegna di Angius vince il premio di miglior film

di Claudio Nappi

“Nella celebre scena del film ‘Il monello’ di Charlie Chaplin, il vagabondo (Chaplin) insegue e recupera il piccolo orfanello, con il quale è nato un reciproco e intenso sentimento affettivo, dai poliziotti che lo vogliono portare via. A quel tempo tutto il pubblico era dalla sua parte. Nessuno si sarebbe sognato di essere dalla parte dei poliziotti.

Mentre oggi, nelle proiezioni test di “Ovunque proteggimi”, una minoranza del pubblico non parteggiava per la madre (a cui è stato sottratto il figlio dalle istituzioni). Una spettatrice, che di mestiere fa l’assistente sociale, mi ha detto che il mio film le è piaciuto molto, ma che era giusto che il bambino fosse tolto alla madre. Le ho risposto che quella era una stronzata, e per fortuna chi era con me mi ha trattenuto”. Questo episodio ci viene raccontato da Bonifacio Angius, autore del film “Ovunque proteggimi.

“Anarchico” è l’epiteto più calzante per “Ovunque proteggimi”, lo è nello spirito dei personaggi, nella misura in cui emana “quella anarchia positiva che sembra uscita da una canzone di Fabrizio De Andrè” e vuole mettere in discussione le regole prestabilite dalla società, vuol far riflettere, protestare, vuol dire che non tutto ciò che è legale è giusto, non sempre, non da tutti i punti di vista.
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Dopo il voto: ripensare la sinistra in Sardegna

di Roberto Loddo

Dopo il testa a testa ipotizzato dagli exit poll tra Massimo Zedda e Cristian Solinas i risultati ufficiali del voto sardo hanno invece delineato un’ampia vittoria per il candidato del centrodestra e della Lega. Un centrodestra diverso da quelli precedenti caratterizzato dalla migrazione di settori della destra nel PSd’Az e da una Lega telecomandata dal ministro dell’Interno che diventa il primo partito della coalizione. Con queste premesse è molto difficile immaginare una giunta regionale non contaminata dalle mani nere dello spettro di Visegrád e dell’internazionale dell’intolleranza.

La vecchia formula del centrosinistra si è rivelata una medicina sbagliata per la coalizione civica e progressista. La stessa formula aveva fallito nelle elezioni regionali in Abruzzo del 10 febbraio. Massimo Zedda ha perso anche perché la Sardegna non è immune al declino inarrestabile delle sinistre riformiste europee. Salvini e Solinas non sono il frutto del destino cinico e baro ma sono il prodotto di scelte politiche dei governi europei e italiani che con trent’anni di politiche antisociali hanno disintegrato la società, alimentato le diseguaglianze e la rabbia delle persone.

Queste elezioni regionali sono la fotografia di una società stanca dell’esistente che in assenza di alternative al neoliberismo si è lasciata dominare da pulsioni di rancore e dall’idea che i penultimi devono salvarsi anche a costo di sacrificare gli ultimi. Le politiche dell’austerità sono state praticate dagli stessi soggetti politici che oggi chiedono un mandato agli elettori per costruire comitati di liberazione nazionale contro il governo dei giallo verdi. Riproporre agli elettori lo stesso piatto ma con un nome diverso potrebbe rivelarsi la risposta meno credibile alla sofferenza generata.
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Le aste dei discount che svendono il latte dei pastori sardi

di Stefano Liberti e Fabio Ciconte

Mentre i pastori sardi versavano il loro latte in strada per protestare contro i bassi prezzi d’acquisto, il gruppo Eurospin lanciava un’asta al buio per assicurarsi al minor prezzo possibile una partita da diecimila quintali di pecorino.

Proprio quando la protesta era appena cominciata, nei primi giorni di febbraio, il discount ha convocato i produttori di pecorino romano chiedendogli di fare un’offerta, al massimo ribasso, per una fornitura di formaggio grattugiato, porzionato e in forma intera. La gara d’asta – fatta online – è durata circa mezz’ora ed è stata vinta da due importanti imprese dell’isola a un prezzo di poco superiore a cinque euro al chilo.

“Così la grande distribuzione organizzata orienta tutto il mercato al ribasso”, dice Salvatore Palitta, presidente dimissionario del consorzio per la tutela del formaggio pecorino romano. “Attraverso le aste, le insegne dei supermercati strozzano una filiera che è già pesantemente in affanno”.

Finito al centro delle polemiche per le responsabilità attribuite ai trasformatori per la sovrapproduzione che ha fatto crollare il prezzo, il presidente del consorzio cerca di spostare l’attenzione su quello che definisce il “vero dominus del mercato”, ossia i gruppi della grande distribuzione organizzata (gdo), attraverso i quali passa oggi il 70 per cento degli acquisti alimentari in Italia.
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La Sardegna accelera lo schianto del M5S

di Alessandro Canella

Dopo l’Abruzzo, i risultati del voto regionale sardo confermano la crisi del M5S, che si acuisce ancora di più. Di Maio e Conte minimizzano e rassicurano, ma c’è già chi mette in discussione la leadership del movimento. Vince il centrodestra di Solinas. Allucinante il meccanismo dello scrutinio: dopo 7 ore nemmeno il 20% dei risultati. L’analisi di Giuliano Santoro e l’intervista a Claudia Sarritzu.

L’unico dato che emerge abbastanza chiaramente tra le nubi dell’allucinante meccanismo dello spoglio delle elezioni regionali in Sardegna è il tonfo del M5S. E, ancor più che dei dati che arrivano a spizzichi e bocconi, sono le reazioni a misurare il polso di quello che appare come uno schianto della formazione guidata a livello nazionale da Luigi Di Maio.

Dopo la batosta delle elezioni abruzzesi, infatti, i pentastellati sembrano andare molto velocemente in picchiata. E i commenti del premier Giuseppe Conte, della senatrice “ribelle” Paola Nugnes e dello stesso Di Maio confermano la sensazione.

Il vicepremier pentastellato gioca in difesa con un copione che pareva già scritto. “Per la prima volta entriamo in consiglio regionale – osserva Di Maio – È inutile confrontare il dato delle elezioni regionali con quello delle politiche”.
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Lotte dei pastori sardi: i tentativi storici di decapitarli

di Francesco Casula

Vogliono uccidere pastori e pastorizia. E non da oggi. È diventata ormai una costante che carsicamente e periodicamente emerge. I pastori sardi infatti, nella loro storia millenaria, sono stati minacciati di “estinzione” più volte.

Per non tornare troppo indietro nel tempo, uno dei tentativi più brutali fu rappresentato dagli Editti delle Chiudende che – scrive il compianto Eliseo Spiga – irruppero sulle comunità, implacabili come un castigo di dio. In un ciclonico turbinio di inaudite illegalità, sopraffazioni e violenze, di persecuzioni,assassini, carcerazioni e torture… furono chiusi migliaia di ettari dei migliori terreni privati e comunali, pascoli e seminativi, case, ovili e orti familiari, strade e ponti, abbeveratoi e fonti pubbliche. I più danneggiati furono i pastori, abituati a pascolare le greggi in vasti spazi aperti e comuni ed ora costretti a pagare il fitto – spesso erosissimo – ai nuovi proprietari usurpatori: pastori che furono rovinosamente battuti e vinti. Ma comunque non estinti.

Un altro momento e snodo storico di attacco violento soprattutto alle condizioni di vita e di lavoro dei pastori fu rappresentato dalla guerra doganale dello Stato italiano con la Francia, culminata con la rottura dei Trattati doganali nel 1887. L’economia sarda fu colpita a morte. Fino a quel momento la spedizione verso i mercati francesi di alcuni fondamentali prodotti dell’economia sarda aveva, se non scongiurato, almeno contribuito ad allontanare la crisi che gli spiriti più consapevoli paventavano.
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