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Incendi dolosi: il progetto Maat e i cavalieri dell’apocalisse (incompetenza, noncuranza e cialtroneria)

di Antonio Dumas

Dopo circa vent’anni sono ritornato alle isole Tremiti. Avvicinandomi a San Domino mi è sembrato che nulla fosse mutato, eccetto il colore rossastro degli alberi sul lato sud. Ho ipotizzato che fosse l’effetto del recentissimo incendio, come avevo appreso dai media. Il giorno dopo ho iniziato a vedere aerei che sorvolavano la costa, ne ho visti almeno tre, due Boss Fire ed un Canadair. Ritornato dal mare, dalla veranda del mio alloggio, prospiciente sul mare, ho avvistato un Canadair prelevare acqua ogni circa 10 minuti e passare a quota quasi radente gli alberi che circondano la casa stessa. Questo andirivieni è durato tutto il pomeriggio. Successivamente ho avuto occasione di parlare con alcuni addetti allo spegnimento dell’incendio, I quali mi hanno informato che negli ultimi 4 giorni, malgrado l’impegno costante di una ventina fra volontari e vigili del fuoco erano andati distrutti ben 64 alberi a causa di quell’incendio sicuramente doloso.

Incompetenza, Noncuranza, Cialtroneria sono i tre moderni Cavalieri dell’Apocalisse, che imperversano impunemente e che, quando passano, lasciano una scia di piogge, incendi, disastri ambientali di ogni tipo, che gli stolti chiamano Emergenze. Ma è il quarto cavaliere, dal cavallo bianco, il più subdolo. Esso è l’Avidità. Un’entità multiforme, di difficile riconoscimento che si insinua nell’animo di chi ne è affetto inducendolo a succhiare le risorse di vita al resto del mondo.

Sardegna: a Calasetta si vuol anticipare la nuova legge regionale urbanistica?

di Stefano Deliperi

Un campo da golf da 18 buche e un connesso complesso turistico-edilizio a Cala Lunga, sulla costa di Calasetta (SU), per un’estensione complessiva di 150 ettari, costituiscono l’elemento più evidente del piano urbanistico comunale (P.U.C.) del centro sulcitano recentemente adottato con deliberazione Consiglio comunale n. 7 del 4 maggio 2017.

Ma non si tratta di una novità isolata. Per certi aspetti, infatti, sembra quasi anticipare gli scenari più deleteri potenzialmente determinati da quella che potrebbe essere la nuova legge urbanistica regionale proposta dalla Giunta Pigliaru, una volta passata al vaglio di Commissione permanente competente e Aula del Consiglio regionale.[1]

L’intero territorio comunale di Calasetta è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientra nella fascia costiera di cui al piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero, D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82) eppure nel P.U.C. adottato è presente un’ingente possibilità di trasformazione del territorio costiero a fini turistico-golfistici mediante accordo di programma, strumento che sembra proprio rieccheggiare quei “programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico” previsti dall’art. 43 della proposta di legge regionale urbanistica con possibilità di deroga permanente alla pianificazione paesaggistica e territoriale.

Allo stato attuale, in ogni caso, la previsione del piano adottato è in palese contrasto con il piano paesaggistico regionale: l’intera area interessata dalla suddetta pianificazione rientra nella fascia costiera di cui agli artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione (N.T.A.) del P.P.R., dove in via generale “è precluso qualunque intervento di trasformazione nelle aree inedificate” (art. 20, comma 1°, lettera a, delle N.T.A. del P.P.R.) e “non è comunque ammessa la realizzazione di … nuovi campeggi e strutture ricettive connessi a campi da golf” (art. 20, comma 2°, lettera b, n. 3, delle N.T.A. del P.P.R.).

Scuola e guerra: lettera aperta al senatore Emilio Floris

di Cristiano Sabino

Gentile senatore Floris, le scrivo in merito all’interrogazione parlamentare urgente, di cui anche lei è firmatario. Immagino la sua sorpresa nel ricevere questa mia lettera, ma le scrivo da sardo a sardo, perché sono realmente curioso di capire alcune cose. Non scrivo agli altri senatori perché non provengono da questa terra e quindi leggono le vicende legate alla Sardegna con filtri esterni, giusti o sbagliati che siano. Però mi sorprende che un sardo, proprio un figlio di Sardegna, possa aver sottoscritto una simile interrogazione. Se me lo concede le spiego brevemente perché.

L’iniziativa che ho avuto il piacere di coordinare faceva parte di un progetto più ampio dedicato a “Sa die de sa Sardigna” e che contempla incontri su temi di attualità, cultura e storia relativi alla Sardegna. Perché chiede la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi? Non ritiene opportuno che nelle scuole sarde si parli della storia della Sardegna che normalmente viene ignorata in nome dello svolgimento del Programma (quello con la P. maiuscola)?

Da docente di storia e da lettore accanito della storiografia degli Annales credo sia profondamente sbagliato insegnare la storia veicolando l’idea che essa sia corsa sempre altrove e ben distante dalla Sardegna. Per esperienza le posso dire anche che i ragazzi si svegliano dal torpore libresco quando gli si parla del Nuraghe, della chiesa giudicale o bizantina e di avvenimenti importanti che sono accaduti a due passi da casa loro. È un principio base della didattica quello di partire dalla prossimità per interessarsi al generale, non capisco proprio perché dovremmo ignorarlo. Anzi mi farebbe piacere che il prossimo 31 marzo venisse a trovarci a scuola per vedere come lavoriamo e quali risultati portiamo a casa in una terra prima per dispersione scolastica.

Proposta di legge urbanistica regionale: i problemi ci sono anche in Sardegna

di Stefano Deliperi

Dopo anni di meditazioni, la Giunta regionale Pigliaru ha proposto la tanto attesa legge urbanistica sarda. Sono testi complessi, recentemente pubblicati sul sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna [1]. Un elemento importante per la partecipazione e il coinvolgimento in scelte così rilevanti per l’Isola è dato dal quanto previsto nella medesima deliberazione di approvazione: “il disegno di legge sarà … pubblicato in una apposita sezione del sito istituzionale e aperto alle osservazioni di tutti gli attori coinvolti sui temi della pianificazione territoriale e paesaggistica: parti istituzionali, parti economiche e sociali, università, ordini professionali, organismi in rappresentanza della società civile, associazioni ambientali, soggetti portatori degli interessi e delle volontà dei territori”.

Ci sarà, quindi, una fase di partecipazione pubblica e, in quella sede, potranno trovar corpo approfondimenti e analisi critiche consone. Un’anticipazione doverosa di quanto opportunamente previsto dall’art. 25 del disegno di legge riguardo il dibattito pubblico sulle grandi opere (“La realizzazione di interventi, opere o progetti, di iniziativa pubblica o privata, con possibili rilevanti impatti di natura ambientale, paesaggistica, territoriale, sociale ed economica è preceduta da un dibattito pubblico sugli obiettivi e le caratteristiche degli interventi”). Disposizione che si appresta a entrare nell’ordinamento regionale sulla scorta di quel debat public, la c.d. legge Barnier, la n. 95-101 del 2 febbraio 1995 e parzialmente modificata nel 2001-2002, che – secondo stime di esperti – ha ridotto dell’80% la conflittualità relativa ai progetti con sensibile impatto ambientale.

Porto Ferro e dintorni, un piano di utilizzo dei litorali da rivedere

di Stefano Deliperi

Il Comune di Sassari sta giustamente completando il quadro di pianificazione del suo territorio, uno dei più vasti d’Italia. Dopo il piano urbanistico comunale (P.U.C.), in vigore dal 2014 e contenente alcune scelte ben poco meditate, come quella dell’ipotesi di trasformazione edilizia della Campagna Bellieni, ora sostanzialmente scongiurata grazie al vincolo storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), ora è la volta del piano particolareggiato del centro storico e del piano di utilizzo dei litorali a scopo ricreativo (P.U.L.), fondamentali strumenti urbanistici attuativi.

Il P.U.L. di Sassari è stato adottato con la con deliberazione Consiglio comunale n. 3 del 24 gennaio 2017 e prevede alcune scelte molto discutibili. Fra queste sicuramente la fruizione balneare “tradizionale”, cioè stabilimenti, chioschi, ombrelloni, come una qualsiasi “spiaggia urbana”, di Porto Ferro e della raccolta caletta di Lampianu – Rena Maiore.

Fra l’altro, pur interessando aree rientranti nella Rete Natura 2000 (S.I.C., Z.P.S.) con specifico piano di gestione, non risulta sottoposto preventivamente alla necessaria procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.).

Il litorale e la spiaggia di Porto Ferro, con le sue tre Torri costiere del XVII secolo (Bantine Sale, Torre Negra, Torre Bianca), costituiscono un sistema costiero di rilevante importanza naturalistica ambientale e paesaggistica, con ambienti dunali e di macchia mediterranea di rara suggestione e bellezza. L’area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e con vincolo di conservazione integrale (della legge regionale n. 23/1993).

Lavoro e salvaguardia del territorio: obiettivi da non separare

di Marco Ligas

Parliamo spesso della crisi del Basso Sulcis e delle aziende legate al polo dell’alluminio. Continueremo a parlarne perché riteniamo che quel territorio abbia bisogno di interventi diversi e più radicali di quelli sinora realizzati. Purtroppo, o per ragioni speculative e clientelari o per un timore ingiustificato nei confronti di uno sviluppo alternativo che corregga le esperienze del passato, ancora oggi vengono riproposte politiche inadeguate e soprattutto dannose.

Bisogna sconfiggere questa tendenza e accettare l’ipotesi che qualunque intervento si voglia realizzare in quel territorio deve essere finalizzato alla promozione di attività produttive funzionali ai bisogni delle popolazioni e non può essere disgiunto da un’opera di risanamento radicale.

È la tutela della salute dei cittadini che impone questa scelta. Da alcuni anni si conoscono le informazioni fornite dall’Istituto Superiore della Sanità e dal Ministero dell’ambiente in merito alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti nel Basso Sulcis.

Sono informazioni preoccupanti e c’è da chiedersi il perché dei silenzi e dell’indifferenza mostrati dall’Eurallumina e dalle istituzioni regionali e comunali. È bene ricordare che loro compito è anche quello di occuparsi della salute dei cittadini, soprattutto laddove è accertata una crisi ambientale e sanitaria grave.

#SardegnaAvvelenata: Portoscuso, soldi pubblici sprecati, inquinamento, salute e paracarri

di Stefano Deliperi

Incredibile. Donatella Emma Ignazia Spano, Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna, e Tore Cherchi, già parlamentare della Repubblica nonché amministratore locale sulcitano e ora coordinatore del Piano Sulcis, all’unisono magnificano i risultati della recente conferenza di servizi tenutasi presso il Ministero dell’Ambiente sulla bonifica e messa in sicurezza della falda acquifera di Portoscuso: i costi saranno sostenuti dalle aziende che hanno inquinato.

Si tratta della banale applicazione del principio secondo cui chi inquina paga. E’ stabilito dalla legge (art. 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni) e dalla normativa comunitaria. Nessun regalo, nessuna vittoria, solo l’applicazione della legge. La dice lunga su come vengano affrontati i problemi ambientali, sanitari di un’intera popolazione e della riconversione industriale.

Su connottu. Come si è sempre fatto. Industria pesante e inquinante, fuori mercato e sostenuta da fondi pubblici. Per esempio, ben 74,1 milioni di euro sui 668,6 milioni di euro del Piano Sulcis sono destinati alla ripresa dell’attività dell’Eurallumina. Ampliamento del bacino dei fanghi rossi, “solita” attività inquinante, nessuna certezza di poter vendere sul mercato internazionale l’alluminio primario.

Sardegna, terre collettive occupate da privati: Comuni e Regione devono recuperarli

a-chiudende

di Stefano Deliperi

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (30 gennaio 2017) una specifica istanza ad alcuni Comuni della Sardegna che vedono migliaia e migliaia di ettari di terreni a uso civico occupati illegittimamente da Privati per l’adozione delle necessarie azioni di recupero ai rispettivi demani civici (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.).

I Comuni interessati sono Cabras, Lotzorai, Alà dei Sardi, Porto Torres, Dolianova, Carloforte, Barumini e Posada. Coinvolta anche la Regione autonoma della Sardegna (Presidenza, Assessorato dell’agricoltura, Agenzia Argea Sardegna) per l’esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inerzia comunale, informate per gli accertamenti e i provvedimenti di competenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, la Procura regionale della Corte dei conti per la Sardegna e il Commissariato per gli Usi Civici per la Sardegna.

Attraverso un’analisi dei dati pubblici dell’Inventario generale delle Terre civiche, è stato possibile verificare un’ampia casistica di terreni appartenenti ai rispettivi demani civici, ma occupati senza alcun titolo da Privati. Fra i casi più rilevanti vi sono gli oltre 550 mila metri quadri di bosco e macchia mediterranea di Bricco Nasca, a Carloforte, le decine di lotti nella località costiera di Tancau, a Lotzorai, i circa 150 mila metri quadri intestati alla società estrattiva Industriale Monte Rosè a Porto Torres.

Bombe ecologiche ad Alghero: assalti, predazioni e lavori mai visti

di Carlo Troilo

Alghero è un prezioso gioiello del Mediterraneo, ponte culturale fra Sardegna e Catalogna, ha un centro storico di grande interesse, coste dai paesaggi mozzafiato e l’affascinante campagna della Nurra. Ha tutto quanto possa permetterle di essere molto ambita sul piano del richiamo turistico, non c’è dubbio.

Ha anche, però, alcuni pessimi biglietti da visita. Fra essi le autentiche bombe ecologiche della Pineta Mugoni e dell’Arenosu. Come si ricorderà, nella notte fra il 19 e il 20 settembre 2015 mani criminali e non disinteressate hanno messo fuoco alla Pineta Mugoni, sul litorale di Porto Conte, ad Alghero. Una decina di ettari percorsi dal fuoco, materiali tossici fuorusciti dai campeggi abusivi posti sotto sequestro preventivo fin dal 2011 dalla magistratura, anche dietro numerose segnalazioni da parte del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus [1], per numerose ipotesi di reato di natura ambientale ed urbanistica il cui dibattimento penale è tuttora in corso presso il Tribunale di Sassari.

Coincidenza aveva voluto che il rogo fosse appiccato alla vigilia dell’apertura del relativo dibattimento penale e solo l’abnegazione e il coraggio di Vigili del Fuoco, Corpo forestale e di vigilanza ambientale, personale dell’E.F.S. e della Protezione civile aveva permesso di contenere i danni che avrebbero potuto estendersi ancor più. A fine gennaio 2015, poi, dopo anni di rimpallo delle responsabilità, era stato finalmente sgomberato il campo nomadi abusivo, realizzato in località Arenosu, su area di proprietà dell’Agenzia Laore: nel corso degli anni venivano sistematicamente realizzati casi di accumulo e incendio di rifiuti per la disperazione dei residenti della vicina Fertilia. Però, passa il tempo e di bonifiche ambientali non se ne vede l’ombra, per la felicità degli algheresi.

L’industria sarda chiude: vicende di ordinaria normalità

Industrie in Sardegna

Industrie in Sardegna

di Marco Ligas

La stampa locale si è soffermata in questi giorni su due notizie riguardanti due aziende che operano in Sardegna. Le riassumo brevemente per poi fare alcune rapide considerazioni.

Lo scorso anno (è la prima notizia) è fallita la Keller Elettromeccanica di Villacidro, un’azienda specializzata nel settore ferroviario e tranviario. La decisione fu presa dalla Corte d’appello del tribunale di Cagliari. In realtà l’attività produttiva era ferma da diversi anni: l’azienda dichiarava una mancanza di liquidità. Quel provvedimento costò il posto di lavoro a 276 dipendenti più quelli dell’indotto. I tentativi di trovare acquirenti non andarono in porto e, dopo i vari passaggi procedurali in tribunale, ci fu l’ultimo atto che portò al fallimento.

Oggi, a distanza di un anno, per la Keller potrebbe aprirsi una nuova fase di rilancio produttivo. Lo ipotizzano, forse con troppo ottimismo, l’assessore regionale all’Industria, i sindacati territoriali di Cgil, Cisl e Uil e i rappresentanti delle Rsu.

L’incertezza però è d’obbligo, anche se un’azienda che opera nel settore sembra orientata a rilevare il sito industriale. Viene comunque sottolineato che la ripresa, se ci sarà, sarà graduale e i nuovi occupati saranno meno numerosi degli anni scorsi. Questa previsione è accompagnata dalla preoccupazione che la Keller, una volta rilevata dalla nuova azienda, possa essere smembrata e rivenduta per parti. In tal caso verrebbe compromessa ogni possibilità di riavvio produttivo.