Pubblico o privato nell’erogazione dei servizi sanitari: le evidenze a favore del primo

di G. Trianni, medico sanità pubblica, A. Gazzetti, esperto di economia sanitaria, e A. Baroncini, medico genetista (Forum per il Diritto alla Salute) Con un articolo dal titolo “Health systems should be publicly funded and publicly provided”, pubblicato su BMJ lo scorso settembre corredato di ben 46 citazioni bibliografiche, N. Modi, J. Clarke e M. […]

Prati di Caprara - Foto di Simona Hassan

Beni comuni: idee a partire da sanità, Bologna e Prati di Caprara

di Silvia Lolli

Di beni comuni si parla spesso. Ma volendo passare a un piano concreto in attesa di un’istruttoria, ecco alcune ipotesi.

Sanità

Minori costi in sanità, perché sia a livello diagnostico sia a livello sanitario generale, le malattie possono diminuire, e si può dire senza studi epistemologici specifici perché evidenze scientifiche sull’incidenza che l’inquinamento ha su tutto ciò vengono segnalate da anni a livello internazionale.

Riguardano tanti settori sanitari e le malattie tumorali sono solo uno dei tanti problemi della salute. Si possono elencare: malattie cardio-vascolari, alla pelle, all’apparato respiratorio e da qui si può passare al notevole aumento delle malattie dovute ad allergie; poi non si possono dimenticare le malattie neurologiche, soprattutto di tipo psico-sociale che l’assenza del contatto con un ambiente naturale, in cui il verde è predominante, comporta. Tutto ciò può essere definito benessere.

Quanto possiamo quantificare in cifre di bilancio sanitari l’attenzione alla prevenzione della salute che un ambiente sano ci dà? Potrebbe non solo dare minori costi in termini di basse quote di malattia, ma anche di minori costi nell’utilizzo degli esami diagnostici continui per fare fronte all’ambiente malsano. Perché non si studia ed approfondisce?
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Respirare piombo a Portoscuso

di Marina Forti

Solo trecento metri separano le ultime case di Portoscuso e i primi impianti della zona industriale. La strada passa sotto un ponte di nastri trasportatori, costeggia un deposito scoperto di minerali, supera la centrale termica dell’Enel e prosegue per cinque o sei chilometri tra giganteschi serbatoi, capannoni, un deposito di carbone a cielo aperto. Portoscuso è un comune di cinquemila abitanti sulla costa della Sardegna sud-occidentale, nella regione del Sulcis.

La sua zona industriale, chiamata Portovesme, è una delle più grandi dell’isola. Nata a fine anni ’60, è un insieme di impianti in cui si svolgeva l’intero ciclo di produzione dell’alluminio, dalla polvere di bauxite fino ai prodotti finali, oltre a una fabbrica di zinco, piombo e acido solforico. Quando lavorava a pieno ritmo qui il panorama era dominato dal nero del carbone scaricato nel porto e dal rosso della bauxite che volava dal nastro trasportatore, dal via vai di camion, e da un impressionante bacino rossastro: 125 ettari di scarti della lavorazione della bauxite, depositati a partire dal 1978 e separati dal mare solo da una lingua di sabbia finissima.

Oggi le ciminiere continuano a dominare la costa. Anche il bacino dei fanghi rossi resta là, ma le tracce di attività sono rare. I capannoni mostrano la ruggine. Resta in funzione la centrale Enel a carbone: ma per giorni non produce neppure un chilowattora perché non avrebbe a chi venderlo, tanto più che la stessa Enel ha disseminato la zona di pale eoliche per il fabbisogno locale. È attiva anche l’ex fabbrica di zinco e piombo, la Portovesme Srl, ma lavora solo rottame e “fumi d’acciaieria”, cioè scarti della lavorazione dell’acciaio da cui trae una (piccola) parte di metalli e una parte consistente di reflui. Il ciclo dell’alluminio invece è fermo dal 2012; solo pochi addetti accudiscono gli impianti nell’attesa di un rilancio.
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La situazione della sanità in Italia e in particolare a Trieste

di Claudio Cossu

Il caso triste dei malati curati per terra nei locali del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola (Campania) ha destato orrore e sconcerto in tutto il Paese, addossando in una prima fase, tutte le responsabilità ai medici e ai dipendenti del quel presidio sanitario. Ma in seguito, con la riflessione e la ponderadezza che il caso esige, si è razionalmente compreso che la causa di tutto ciò va ricercata nella programmazione effettuata dallo Stato e dalle Regioni (Conferenza Stato-Regioni), ma soprattutto nei continui tagli, decisi in quella sede al Fondo sanitario nazionale.

Tali operazioni si riverberano, di conseguenza, sulle dotazioni dei vari presidi sanitari regionali e ai servizi offerti sul territorio che in tal modo non possono “decollare” mai. Come a Trieste e in tutto il Friuli Venezia Giulia, dove nonostante le edulcorate rassicurazioni della Giulia Maria Sandra Telesca (assessore regionale competente, pare), gli attuali 674 posti-letto saranno ulteriormente ridotti a 608 dalla riforma sanitaria regionale, anche se il rasserenante direttore Delli Quadri ha detto che si sarebbe opposto a tale mutilazione, nel consiglio comunale. Per ora, sono solo parole.

In un contesto in cui l’ospedale ha ormai perso la sua autonomia e rientra nella gestione globalizzante dell’azienda sanitaria, cui sono state unite anche le cliniche universitarie, in una bella, ridondante e ipertrofica sigla Asuits, nella volontà di risparmiare, e indurre i cittadini utenti, a rivolgersi al privato. Mirando ai servizi sul territorio non ancora predisposti adeguatamente, in maniera tale da sostituire le notevoli riduzioni della organizzazione tradizionale.
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Privatizzazione della sanità: ma verso quale riforma si sta navigando?

a-sanita

di Gianluigi Trianni

La via contrattuale alla privatizzazione della sanità. Serve altro: un sindacato confederale parte attiva nella difesa del servizio sanitario nazionale. Lo scorso 26 novembre Fiom Fim Uilm hanno siglato con Federmeccanica una ipotesi di accordo che prevede tra l’altro dal 1 ottobre 2017 l’iscrizione al fondo sanitario integrativo “mètaSalute”, e che in data 29 novembre il direttivo della Fiom di Genova ha sottoposto a forti critiche tra l’altro per “L’introduzione nel CCNL di un welfare (carrello della spesa) sostitutivo degli aumenti salariali”.

Lo scorso 30 novembre è stata siglata una intesa Governo-Sindacati CGIL, CISL e UIL sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego nella quale si legge tra l’altro: “Il Governo si impegna, inoltre, a sostenere la graduale introduzione anche nel settore pubblico di forme di welfare contrattuale, con misure che integrano ed implementano le prestazioni pubbliche di fiscalità di vantaggio – ferme restando le previsini della legge di bilancio 2016 – del salario legato alla produttività e a sostenere la previdenza complementare”.

Questi due episodi sono sintomatici di una scelta di politica sindacale di acquiescenza alle proposte delle controparti “datoriali” e governative tese alla diffusione nei contratti nel settore privato ed alla introduzione in quelli del pubblico impiego, di forme di welfare contrattuale, cioè di assistenza sanitaria e sociale integrativa dell’assistenza sanitaria e sociale pubblica finanziate dai datori di lavoro in detrazione degli aumenti salariali e dei contributi previdenziali.
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Giorgos Vichas

Il medico attivista Giorgos Vichas: “Farmaci e latte in polvere, in Grecia c’è bisogno di tutto”

di Thomas Giourgas, traduzione di Haris Lamprou

A parlare è Giorgos Vichas, medico, attivista e cofondatore dell’Ambulatorio sociale metropolitano di Ellinikò (Mkie), ad Atene.

Come è la situazione all’Ellinikò e come possiamo sostenere concretamente questo importantissimo lavoro di solidarietà?

La situazione è la stessa come quella degli ultimi anni. Persino dopo la legge che hanno votato per le persone prive di assicurazione sanitaria che continuano a venire al ambulatorio perché non hanno altra scelta. Sto parlando sia degli assicurati che dei non assicurati.

Ci sono delle malattie che sono in aumento?

Recentemente ci sono le malattie psichiche in aumento. In una sola giornata abbiamo avuto tre casi di persone provenienti dall’ospedale di Dromokaition he sono venuti per prendere le loro farmaci. A un paziente che protestava e faceva ‘casino’ hanno detto che stavano sistemando la farmacia per evitare di dirgli che non avevano i farmaci. In generale, sono aumentati i casi di depressione e il consumo di psicofarmaci. Da semplici tranquillanti sino a pesanti antidepressivi.

Questo aumento è legato alla crisi economica?
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La “deforma” costituzionale, cosa cambia per la sanità?

Sanità
Sanità

di Gaspare Jean

Le modifiche della seconda parte della Costituzione costituiscono un pericolo anche per gli articoli novellati nella prima parte a garanzia dei diritti non solo politici e civili ma anche sociali; questo è ampiamente sottolineato in numerosi articoli di giornali e in libri che evidenziano che un esecutivo con così ampi poteri, quali risultano dalla convergenza tra modifiche costituzionali ed Italicum, possa facilmente invalidare tutta una serie di conquiste ottenute nella seconda metà del secolo XX con enormi sacrifici. Già se ne sono visti i prodromi: la manomissione dello Statuto dei lavoratori, della scuola, dei servizi sanitari e sociali a cui vengono tagliati i fondi tanto che la platea dei cittadini che può giovarsi di queste prestazioni si restringe sempre più.

Tutti ricordano che le conquiste sociali del secolo scorso sono state ottenute con lunghe lotte sociali e sindacali; il Parlamento, allora eletto con metodo proporzionale, non poteva essere insensibile più di tanto ai fermenti sociali che chiedevano riforme della legislazione del lavoro, del diritto di famiglia (compreso il divorzio), della scuola, delle politiche sociali e sanitarie, nonché maggiore partecipazione dei cittadini singoli ed associati alla gestione di questi servizi.

È vero che la gestione di equilibri politici più avanzati portava più facilmente alla caduta di governi, però alcune riforme, che hanno modificato la società italiana e il costume, venivano fatte; in altre parole, nelle aule parlamentari si cercavano nuove sintesi politiche che potevano conciliarsi con i fermenti che agitavano la società. Tutto ciò non potrà più avvenire se entrassero in vigore le modifiche costituzionali proposte e l’Italicum; l’attuazione della prima parte della Costituzione sarà impossibile perché mina quella anarchia dei mercati e della finanza nonché il darwinismo sociale sostenuti dal neoliberismo.
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Revisione della Costituzione e sanità: elementi di riflessione per un voto ponderato

Sanità in Sardegna
Sanità in Sardegna

di Gianluigi Trianni

Premessa generale

Dal documento “Aggiustamenti nell’area euro” del 28 maggio 2013 della banca d’affari JP Morgan:

«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea».
«I problemi economici dell’Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo».
«I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

Introduzione

Viviamo una fase di terza rivoluzione industriale (microelettronica, informatica, telecomunicazioni, nuovi materiali di sintesi, robotica biotecnologie) e di nuova globalizzazione, e in Europa anche di “continentalizzazione”, della politica e dell’economia nel segno degli interessi dell’imprenditoria, finanziaria soprattutto.
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Accelera la privatizzazione della sanità pubblica in Sardegna

Sanità in Sardegna
Sanità in Sardegna

di Claudia Zuncheddu

In queste ultime settimane nel Governo Pigliaru è cresciuto il ritmo delle danze per le poltrone, à la belle étoile, senza veli né inibizioni perpetuando il sacco della cosa pubblica. Non è certamente un bello spettacolo né per i sardi né per la stessa classe politica Presidente!

Consiglieri di maggioranza che di fronte alla spartizione del potere chiedono maggiore dignità per i loro partiti, così dichiarano alla stampa, ormai lontani dalla consapevolezza che nella Massima Assemblea dei sardi, la dignità e gli interessi da difendere sono ben altri di quelli dei loro partiti e personali.

Nel gioco delle correnti e degli appetiti interni a questa maggioranza, c’è chi arriva persino ad una sorta di autodenuncia, Giunta e Pigliaru definiti “balbettanti e intimoriti dall’incredibile diktat di alcune correnti del PD e di altri partiti e partitini del centro sinistra, ansiosi di inaugurare una nuova stagione di spartizione del potere” (deputato sardo del PD – L’Unione sarda 14/09/2016).
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Modena: inaccettabili le modalità per fondere due ospedali

Ospedali e sanità
Ospedali e sanità
di Gianluigi Trianni, igienista e medico sanità pubblica, l’Altra Emilia Romagna

Gentile Direttore,
già nel 2010 (…) intervenendo nel dibattito sul PAL (Piano Attuativo Locale) della Provincia di Modena sostenni la necessità dell’accorpamento di “Baggiovara” all’/nell’AOU Policlinico di Modena.

Sarebbe l’unica cosa positiva fatta a Modena in tema di politica “ospedaliera” dagli anni ’80, dopo l'”errore Baggiovara” commesso dal centrosinistra modenese e regionale, con il sostegno di sindacati confederali e (medici) autonomi e la complice non decisa opposizione del centrodestra e di una UniMore, votata ad un opportunismo politico istituzionale “inutile alla buona sanità ed alla buona università”, ed alla cui attuazione e “giustificazione” tecnica parteciparono sia l’attuale assessore regionale Venturi che buona parte del suo attuale quadro dirigenziale in regione ed a Modena.

Oggi, alla luce della relazione del nucleo tecnico sul progetto sperimentale “di gestione unica” presentata a Modena, a maggior ragione sostengo che non solo è necessario ma che è anche doveroso tale “accorpamento”, (che definire “unificazione gestionale” è riduttivo ed errato poiché in realtà non si tratta semplicemente di unificare la gestione ma di fondere, ridefinendone, adeguandone e potenziandone l’organizzazione, dei due ospedali della città entrambi sede di attività universitarie (.) in un unico ospedale anche universitario su due sedi).
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