Lettera aperta a Rossana Rossanda

di Mauro Antonio Miglieruolo

Questa è una lettera di chi ha ben poco da dirle, ma molto su cui recriminare: su di me e gli altri che sono incorsi nel mio medesimo errore. L’errore di aver accettato di alimentare riserve contro la sua persona che non avevano alcuna ragione di essere. Ché non tenevamo sufficiente conto di ciò che lei aveva efficacemente rappresentato, e rappresenta: l’anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, riuscendo a essere in tutti e due, con coerenza (dote rara in Italia) e dignità (altra dote rara, specialmente in chi si occupa di politica).

Me ne sono reso conto dopo troppi anni ed è con rammarico, riconoscendo il grave ritardo, che ne faccio ammenda. Anche perché ho accettato di fondarle prevalentemente “su chiacchiere di movimento”, cioè su quel chiacchiericcio che ha avuto corso in quel vertiginoso momento, nonostante quel vertiginoso momento, che è stato il ’68 (non era a lei forse che ci si riferiva ironicamente con il termine “contessa”?) Ma nel ’68 c’è stato un po’ di tutto. Quel che più vale e tutti ricordiamo sono gli effetti sui costumi e sulla combattività delle masse, che hanno prodotto una espansione senza precedenti dei diritti e del reddito dei lavoratori.
Leggi di più a proposito di Lettera aperta a Rossana Rossanda

Il 20 settembre 1913 nasceva Aldo Natoli, uno dei fondatori del Manifesto

Aldo Natoli e Rossana Rossanda
Aldo Natoli e Rossana Rossanda
di Michele Fumagallo

Ogni occasione è buona per ritornare sulla nostra storia, intendo la storia del Manifesto. Ma quella di Aldo Natoli non è stata storia di poco conto nella vita tormentata del Manifesto a dispetto della fuoriuscita dal gruppo e dal giornale già pochi anni dopo la sua fondazione. Aldo Natoli è stato un uomo della Resistenza romana, un dirigente del Partito Comunista ai più alti livelli, un conduttore di battaglie memorabili (la speculazione edilizia romana in anni decisivi del progresso italiano), un eretico fondatore di un gruppo di comunismo radicale qual’era quello del Manifesto delle origini, uno studioso attento di Gramsci.

Ricordarlo ora, in un periodo in cui la sinistra di classe deve reinventarsi un futuro innanzitutto nella società, ha più senso che mai. E che peccato che tutti quelli che hanno attraversato la storia del Manifesto, questo curioso e libero pezzo di movimento comunista, tendano a smarrire ogni barlume di memoria del passato, come se fosse possibile costruire un futuro degno senza il concime del passato.

Come per Luigi Pintor, in un precedente post, annoto che la storia complessiva di Aldo Natoli va fatta in altro articolo, limitandomi a ricordare qui i lucidi scritti di Rossana Rossanda sul suo “amico comunista” (che bella espressione, carica di significato politico, cioè umano!). A me preme invece in questa sede parlare del suo passaggio “manifestista” e del suo polemico ma dignitoso distacco dal gruppo. E soffermarmi sul punto decisivo del dissenso di Natoli dal Manifesto che aveva contribuito a formare.
Leggi di più a proposito di Il 20 settembre 1913 nasceva Aldo Natoli, uno dei fondatori del Manifesto

Rossanda, ragazza di questo secolo

di Loris Campetti

Per fare un regalo gradito a Rossana per i suoi novant’anni, meglio sarebbe parlare della ragazza di questo secolo, e non del secolo scorso. Perché le sue domande, incalzanti, persino imbarazzanti per chi non si sente all’altezza o è troppo pigro o sfiduciato per rispondere, sono domande che riguardano il futuro non meno del passato.

Chi siamo, da dove veniamo: parliamone, ma soprattutto parliamo di dove vogliamo andare. E quando Rossana ci interroga su come sia possibile cambiare lo stato di cose presente, non è pensabile cavarsela con Montale: “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Rossana Rossanda è una ragazza di questo secolo con un’esperienza lunga novant’anni. Il Novecento l’ha attraversato da protagonista e oggi si chiede, ancora, come si possa rovesciare un mondo edificato sulla diseguaglianza, sull’ingiustizia, in parole povere sul capitalismo.

Comunista eretica, Rossanda, perché come diceva Aldo Natoli al momento della radiazione dal Pci, “si può essere comunisti anche senza tessera”. Il paradosso è che gli eretici del manifesto, nell’arco di un paio di decenni, resteranno gli unici comunisti disposti a rivendicare la loro scelta mentre l’ortodossia comunista si è sciolta come neve al sole, sommersa dai mattoni di un muro che non aveva voluto scavalcare a tempo debito, quando almeno il fallimento del socialismo reale era evidente.
Leggi di più a proposito di Rossanda, ragazza di questo secolo

Gabriel García Márquez - Foto di Ver en vivo En Directo

Quando Gabo mi chiedeva una rosa gialla

di Kelly Velásquez [*]. Traduzione di Maurizio Matteuzzi

Avevo appena compiuto 19 anni, sembravo una hippy di buona famiglia e alla mitica Universidad Nacional a Bogotá, dove studiavo, era stata imposta una chiusura di due anni per ragioni politiche dopo un’ondata di manifestazioni di strada, lasciandomi improvvisamente sperduta nel mondo degli adulti.

Con la febbre della politica che nella decade dei ’70 divorava le nostre vite, finii per una di quelle casualità frequenti della società bogotana a lavorare per la rivista di sinistra Alternativa, che era stata fondata pochi mesi prima, nel 1975, da Gabriel García Márquez. Insieme a un piccolo ma prestigioso gruppo di giornalisti: Enrique Santos Calderón, Antonio Caballero, Jorge Restrepo, Hernando Corral.

Un’avventura dovuta probabilmente, per una ragazza giovane, unica donna del gruppo, per di più a fare la segretaria di redazione, alla mia ingenuità: avevo la convinzione di essere lì in quanto rappresentante del movimento studentesco nel giornale più diffuso della sinistra colombiana, che formò un’intera generazione nella difesa dei diritti umani, dei detenuti politici, dei poveri, contro le torture e le atrocità commesse dalle dittature e dai militari in America latina.

Gabo, come lo chiamavamo tutti, aveva già scritto “Cent’anni di solitudine” ed era considerato uno di più grandi scrittori del continente. Viveva in Messico, però, come nei suoi romanzi quasi per magia sapeva tutto di tutti. Anche se probabilmente quello che più gli piaceva erano “gli intrighi amorosi”, o meglio, come diceva lui stesso, “le storie di amori contrastati”.
Leggi di più a proposito di Quando Gabo mi chiedeva una rosa gialla

“Quando si pensava in grande”: i video della presentazione del libro di Rossana Rossanda / 3

“Quando si pensava in grande”, il dibattito: l’intervento di Stefano Bonaga “Quando si pensava in grande”, il dibattito “Quando si pensava in grande”, il dibattito: l’intervento di Maria Di Cecco Concludiamo con questo post, dopo aver pubblicato i primi tre interventi e i successivi quattro, la pubblicazione dei video registrati lo scorso 13 gennaio nel […]

“Quando si pensava in grande”: i video della presentazione del libro di Rossana Rossanda / 2

Intervento di Gianni Rinaldini – prima parte Intervento di Gianni Rinaldini – seconda parte Intervento di Gabriele Polo – prima parte Intervento di Gabriele Polo – seconda parte Dopo aver pubblicato i primi tre interventi, proseguiamo con la pubblicazione dei video registrati lo scorso 13 gennaio nel corso della presentazione del libro Quando si pensava […]

Ossa rotte, eppur bisogna andare: i video della presentazione del libro di Rossana Rossanda / 1


Introduzione di Mauro Chiodarelli e Doriana Ricci legge l’intervento di Rossana Rossanda


Intervento di Nadia Urbinati – Prima parte


Intervento di Nadia Urbinati – Prima parte

di Roberto Bonezzi

Bologna, 13 Gennaio. Entrando alla Feltrinelli di Via Rizzoli, tutto sembra come al solito, ma vengono voci dal sottoscala: la sala sotteranea è piena di gente. Con l’associazione il Manifesto in rete stiamo presentando il libro di Rossana Rossanda “Quando si pensava in grande”, edito da Einaudi. Il libro è una collezione di venti interviste fatte da Rossanda, nell’arco di più di un trentennio, ai maggiori dirigenti e intellettuali della sinistra mondiale. Il fatto che si parta da Sartre, Althusser e Allende e si finisca con D’Alema e Bertinotti dà già l’idea che qualcosa, nella storia della sinistra, sia andato terribilmente storto.
Leggi di più a proposito di Ossa rotte, eppur bisogna andare: i video della presentazione del libro di Rossana Rossanda / 1

Circolo di Ravenna: lavorare nella società, tra i suoi problemi e bisogni, fuori da nomi e simboli

il Manifesto quotidiano comunista
il Manifesto quotidiano comunista
di Vincenzo Fuschini

La lettera dei compagni del circolo di Padova ha già dato luogo a reazioni di alcuni di noi. D’altronde, anche noi di Ravenna siamo quasi allo stesso punto: se, dopo aver svolto tante attività nel corso degli anni, non facciamo quasi niente, ci sarà pure una ragione, non sarà solo questione di voglia.

Premesso che non si deve sempre trovare il “colpevole” per ogni cosa e che, invece, è politicamente più redditizio sforzarsi di analizzare i cambiamenti, devo anzitutto dire che, a suo tempo, io trovai positiva la scelta di Pintor, Rossanda e Parlato di rendere il giornale autonomo da qualunque partito. Essi riuscirono allora a fare un piccolo miracolo: trasformare il giornale in voce della sinistra diffusa, mantenendo un discreto livello di vendite e ricavando anche risorse economiche cospicue dalla generosità dei lettori, senza alcun condizionamento. A mio avviso, fu la loro eccessiva correttezza a “fregarli”: nel periodo in cui l’Unità smise di uscire avrebbero dovuto uscire dall’angolo, attuare una politica editoriale più incisiva, forse aggressiva, approfittarne insomma.

Il ruolo sostanzialmente subalterno di Rifondazione al PDS-DS-PD ha fatto il resto: i mille contorcimenti di Bertinotti (dentro il governo, fuori, dentro-fuori, fuori-dentro… L’analisi migliore secondo me è quella di Corrado Guzzanti) hanno recato un danno spaventoso alla sinistra nel suo insieme. Le spaccature conseguenti (PDCI e SEL) erano inevitabili.
Leggi di più a proposito di Circolo di Ravenna: lavorare nella società, tra i suoi problemi e bisogni, fuori da nomi e simboli

“Quando si pensava in grande”: le fotografie dell’evento bolognese dedicato al libro di Rossana Rossanda

Lunedì 13 gennaio 2014, promossa dall’associazione Il Manifesto in rete, alla libreria Feltrinelli di Bologna, è stato presentato il libro di Rossanna Rossanda Quando si pensava in grande, una raccolta di 20 interviste ad alcuni ai maggiori dirigenti della sinistra internazionale ed europea, lungo il corso di cinquant’anni. Hanno partecipato all’evento Nadia Urbinati, politologa della […]

Rossanda: “Oggi chiederei a Delors e Prodi perché è fallita la loro idea d’Europa”

di Stefano Marchetti

Il ‘secolo breve’ lei lo ha vissuto tanto, e intensamente: nella politica, nel giornalismo, e soprattutto nelle idee. Rossana Rossanda, la ‘comunista eretica’, fondatrice del ‘Manifesto’ (che ha anche diretto), ha conosciuto le speranze dei cambiamenti radicali che hanno attraversato il ‘900, ma ha anche visto che quel tessuto di grandi idee ne è uscito poi sconfitto. Nei suoi anni al giornale, ha incontrato molti protagonisti del secolo inquieto: più che interviste, i suoi erano ‘liberi dialoghi, colpi di sonda’.

Un’antologia, ‘Quando si pensava in grande’ (edita da Einaudi), raccoglie venti di quei ‘faccia a faccia’ ormai storici, dal 1965 al 1998: rileggiamo le parole di Gyorgy Lucaks e Jean Paul Sartre, di Louis Althusser e Salvador Allende, così come di Trentin e Ingrao, D’Alema e Bertinotti, tutti ‘volti della Sinistra’.

Per iniziativa dell’associazione ‘Il Manifesto in rete’, si parlerà del libro oggi alle 18 alla Feltrinelli di piazza di Porta Ravegnana: con Mauro Chiodarelli, ne discuteranno il giornalista Gabriele Polo, l’ex segretario Fiom Gianni Rinaldini e la politologa della Columbia University Nadia Urbinati. Rossana Rossanda (che il 23 aprile compirà 90 anni) non potrà esserci, ma da Parigi ha risposto alle nostre domande.

Signora Rossanda, qual è l’incontro di cui conserva un ricordo più forte?

«Forse quello con Salvador Allende, per l’equilibrio e la determinazione quando già cominciava a essere duramente attaccato dalla destra; certo non immaginava il tradimento dell’esercito».
Leggi di più a proposito di Rossanda: “Oggi chiederei a Delors e Prodi perché è fallita la loro idea d’Europa”

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi