Rossana Rossanda: “Lucio è morto per una scelta anche politica”

di Maurizio Caprara «Un’Italia così non me la ricordavo. L’avevo lasciata nel 2005-2006 per trasferirmi a Parigi. Il clima di adesso è pieno di risentimento. Tutti ce l’hanno con tutti», sostiene Rossana Rossanda, classe 1924, un nome che dice poco ai ragazzi di oggi e che tra la fine degli anni Sessanta e nei due […]

Rossana Rossanda: “Colpa nostra se vince Salvini, la sinistra ha deluso le speranze”

di Concetto Vecchio

“A luglio ho deciso di tornare in Italia, assalita dal bisogno di capire. Da Parigi, dove vivevo da dodici anni, seguivo Salvini in tv e mi prendeva vergogna per quel che vedevo. ‘È anche colpa mia, colpa della nostra parte’, mi ripetevo. Avevo passato la vita a fare politica e reputavo la mia lontananza come un abbandono del campo. Mio marito è scomparso tre anni fa, non avevo più nessuno in Francia, qui a Roma i compagni di una vita non ci sono più, Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato sono tutti morti, e anche io sono molto vecchia ormai”.

Rossana Rossanda, 94 anni, giornalista, scrittrice, partigiana, “la ragazza del secolo scorso”, come titolò la sua famosa autobiografia, sta sfogliando nel salotto di casa i primi numeri della collezione de il manifesto, il giornale da lei fondato nel 1969. “Voglio rileggermi le cronache delle lotte operaie di allora, i lavoratori si sono battuti per i loro diritti e hanno vinto”.

Che Italia ha trovato?

“Un Paese irriconoscibile, senza spina dorsale. Mi fa paura vedere quel che sta diventando”.

Le fa più paura Salvini o Di Maio?

“Salvini, perché sa quello che vuole, Di Maio è sempre lì che ride”.
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Quando Rossana Rossanda intervistò Salvador Allende: “Se vincono i militari sarà il massacro”

di Rossana Rossanda

Questa conversazione si è svolta al Palazzo presidenziale della Moneda, a Santiago del Cile, ai primi di ottobre del 1971, circa un anno dopo l’ascesa al potere di Unidad Popular con la vittoria di Salvador Allende, socialista, alle elezioni presidenziali del 1970. Essa si colloca alla fine della fase felice dell’esperienza cilena: la partecipazione popolare è, in certi settori, ancora intensa, la destra sta appena preparandosi a levare il capo – le prime manifestazioni avrebbero avuto luogo un paio di mesi dopo – il viaggio di Fidel Castro, iniziato, con prudenza, è terminato in un crescendo di entusiasmo.

Poi il clima si sarebbe rapidamente teso fra Allende e l’alleato obbligato alle Camere, la Democrazia cristiana di Frei, fra socialisti e comunisti (questi ultimi più inclini al compromesso), fra socialisti e Mir, incline invece a una radicalizzazione. La crisi del rame; l’inflazione galoppante, il relativo isolamento mondiale permisero all’esercito, appoggiato dalle grandi compagnie americane espropriate, di preparare il colpo di stato dell’11 settembre1973. Salvador Allende si difese armi alla mano nel Palazzo della Moneda, e lì mori mitragliato dagli uomini di Pinochet. I materiali di questo e altri servizi sono stati pubblicati in proprio in un volume del manifesto: Sul Cile.

Questa intervista, preziosa, è raccolta nel volume Le interviste del manifesto 1971-1981

Salvo qualche svolazzo nei comizi, il parlar politico a Santiago non ha nulla del cliché latino-americano: poca retorica, uso moderato degli aggettivi, inclinazione marcata a vedere il pro e il contro e a non mettere eccessive ipoteche sul futuro.
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Rossana Rossanda

Rossana Rossanda: “Non dobbiamo semplificare il nuovo caso italiano”

di Tommaso Di Francesco

«A dir la verità, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del manifesto era già negli anni ‘80 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali». Così inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.

Il risultato elettorale vede l’affermazione di due forze politiche «antisistema», il M5 Stelle «populista giustizialista» a Sud e nella coalizione di destra, la Lega, populista-razzista a Nord. Che rischio vedi?

Non credo che il maggior disastro sia la separazione fra l’Italia del nord e quella del sud, per altro non nuova. La cosa più grave è che l’Italia non è mai stata cosi totalmente a destra come dopo questa elezione. In particolare, c’è stata una vera e propria distruzione di una delle sinistre europee più importanti.

Nel 1989, Achille Occhetto ha praticamente accettato la proposta di Craxi sulla totale colpevolizzazione del partito comunista italiano, la cui identità si poteva invece seriamente difendere, anche grazie a una specificità che non si è mai smentita, e che rendeva difficile il suo rapporto con gli altri partiti comunisti, come quello francese. Non giova certo adesso l’insistenza sul tema «non rimane che un mucchio di macerie», sul quale anche il manifesto è stato assai indulgente.
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Rossana Rossanda

L’anticapitalismo di Rossana Rossanda

di Gianmarco Martignoni

Seguendo il puntuale suggerimento di un compagno, mi sono precipitato in edicola per acquistare l’ultimo numero di «MicroMega» con una lunga intervista di Marco D’Eramo a Rossana Rossanda.

E sono stati 15 euro ben spesi. Nonostante la mia viscerale antipatia per Paolo Flores D’Arcais, l’intellettuale liberal che magistralmente – fra le tante perle dettate dall’assoluta mancanza di una bussola – qualche giorno fa ha scoperto che i 5stelle sono invotabili. Tornando all’intervista, nel disorientamento intellettuale che contraddistingue l’ex (nuova) sinistra, «la ragazza del secolo scorso» dimostra a quasi 93 anni di essere arzilla e lucida, non solo perché ribadisce di sentirsi ancora «una vecchia bolscevica» ma in quanto rimbrotta D’Eramo per il suo generico anticapitalismo.

La carrellata dei temi affrontati nell’intervista è più che esauriente, così come – soprattutto per le nuove generazioni – è buona l’idea di fornire un “Dizionario” delle persone citate dalla Rossanda, un centinaio circa: dalla A di Gianni Agnelli alla Z del regista cinese Zhang Yimou. Infine, liquidato Matteo Renzi come un «politico abile», non poteva mancare una stilettata al quotidiano comunista da cui se ne è andata quatto anni fa: «oggi il manifesto è il solo quotidiano autonomo che resta, ma dubito che riesca a dare un contributo politico e teorico che conti» avendo smarrito una solida analisi marxista.
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Il Settantasette e poi… secondo Oreste Scalzone

di Giovanni Iozzoli

’77, e poi… è uno dei libri di riflessione sul movimento del Settantasette che riscuoterà più attenzioni, anche in ragione della grana umana e politica dell’autore: a Oreste Scalzone non piace la memorialistica autocelebrativa e si porta dentro, a differenza di altri protagonisti di quell’epoca, un’inquietudine irrisolta che lo colloca fuori dalla schiera paludata dei “testimoni” o dei tromboni da commemorazione.

La scrittura di Scalzone non è sempre agevole: procede rapsodica, tra rimandi, domande, parentesi che non si chiudono mai – come se l’autore cercasse continuamente di forzare il linguaggio editoriale tradizionale, troppo povero (rispetto alla ricchezza della narrazione orale) e inadeguato a raccontare quell’esplosione di vita e potenza che fu il ’77 italiano.

La biografia dell’autore è il filo d’Arianna che attraversa un’intera stagione della nostra storia. Scalzone compie giovanissimo il viaggio che fu di molti, dalla sinistra tradizionale verso nuovi sconosciuti approdi: dalla Fgci ternana a Valle Giulia lo spazio geografico è poco ma il salto è epocale e generazionale. Il suo imprinting “ortodosso” non lascia molto spazio alle suggestioni dell’epoca: poco Foucault, poco Lacan, poco Reich, molta attenzione alla scoperta del comunismo critico, del consiliarismo tedesco e olandese, di tutti i marxismi eretici, così minoritari nella togliattiana provincia italiana – fino all’incontro decisivo con lo straordinario laboratorio operaista, nel pieno del suo fulgore teorico.
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Montalbano, la mediana perfetta di Umberto Eco

di Vincenzo Vita

Il successo strepitoso del “Commissario Montalbano”, con un inedito 44,1% di share e 11 milioni 268mila telespettatori, è un omaggio postumo ad Umberto Eco. Nel notissimo “Apocalittici e integrati” (1964) il compianto pensatore criticava la suddivisione tradizionale tra i tre livelli culturali – alto, medio, basso – sottolineando intrecci e contaminazioni costanti. Un pubblico così vasto come quello toccato dalla serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri significa che è stata raggiunta la “mediana perfetta” tra i diversi protagonisti della fruizione: nord, centro, sud, donne, uomini, giovani, anziani,con i differenti gradi di scolarizzazione.

La sintesi tra gli apocalittici e gli integrati. Si può analizzare da vari punti vista il caso Montalbano, l’essere diventato un evento mediale figlio di una fortunata commistione tra il testo e la sua rappresentazione. Rimane il fatto che l’accorta miscela tra produzione e consumo è una lezione davvero interessante, che ci racconta molto anche dell’Italia televisiva, vogliosa in tanta parte di avere offerte né omologate né trash. Tuttavia, il tema ha origini lontane.

La poliedrica personalità di Eco è stata approfondita da un angolo di visuale piuttosto inedito dal bel volume di Claudio e Giandomenico Crapis (Umberto Eco e il Pci, Reggio Emilia, 2016, ed. Imprimatur), vale a dire il rapporto “dialettico” tra il semiologo e il maggior partito della sinistra. Il libro, presentato qualche sera fa a Roma insieme ad Alberto Abruzzese e Furio Colombo, mette il dito nella piaga.
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La signora del Manifesto: il documentario su Rossana Rossanda

di Ella Baffoni

“Non ero nata per combattere”. Parla così di sé Rossana Rossanda nel documentario girato da Mara Chiaretti, proiettato al Nuovo Sacher di Roma davanti a una platea di amici, intellettuali e compagni di lotta. Come Valentino Parlato, come Peter Kammerer, come Filippo Maone, come Aldo Garzia, come moltissimi altri. Ci sono le amiche femministe, ci sono i giornalisti del manifesto, che è sopravvissuto alla frattura tra chi è stato lasciato fuori dalla nuova cooperativa e gli altri, come la direttrice Norma Rangeri. E che ha lasciato fuori la fondatrice: “L’assemblea mi ha votato contro”. Tornerebbe a lavorarci? S’illumina: “Mi piacerebbe, non me l’hanno mai chiesto”. Ma poi “credo sia impossibile”.

Un lungo applauso ha celebrato il concludersi commosso di “Essere Rossana Rossanda”, che mischia alle testimonianze antiche – interviste o interventi alla Rai, e le dense giornate di incontro a Montegiove, doveper anni dom Benedetto Calati riuniva laici e credenti per parlare di libertà e coscienza – cinque faccia a faccia d’oggi tra la “signora del manifesto”, Fabrizio Barca, Philippe Daverio, Carlo Freccero, Nadia Fusini, Sandro Lombardi. Cinque sguardi “esterni”, forse estranei, che hanno il pregio però di render chiaro un percorso intellettuale straordinario.

Ne esce un ritratto potente, vivo, forte. Non sarà nata per combattere, Rossana: ero nata per vivere tra i libri, dice “La ragazza del secolo scorso”, come si definisce nel titolo di un suo bellissimo libro. Ma ha combattuto tutta la vita. Con coraggio, controcorrente. Tanto da farsi radiare per frazionismo dal Pci con il suo gruppo eretico – Aldo Natoli, Luigi Pintor, Lucio Magri, e poi con tutti i loro compagni di strada. “Quando ho visto i miei compagni impiccati per strada – dice con voce piana parlando dei partigiani della Resistenza – non ho più potuto consentire che la politica si occupasse di me”.
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Rossana Rossanda

Rossana Rossanda: “Oriana Fallaci non aveva ragione su niente”

Dal sito della trasmissione di Rai3 Ballarò, si ripropone l’intervista a Rossana Rossanda a proposito degli attentati di Parigi e delle interpretazioni che ne sono state date. “A forza di pensare l’odio, l’odio si crea”. Così la giornalista ed ex dirigente del Pci su Oriana Fallaci in un’intervista rilasciata a Eva Giovannini. Sull’Europa e sui […]

Lettera aperta a Rossana Rossanda

di Mauro Antonio Miglieruolo

Questa è una lettera di chi ha ben poco da dirle, ma molto su cui recriminare: su di me e gli altri che sono incorsi nel mio medesimo errore. L’errore di aver accettato di alimentare riserve contro la sua persona che non avevano alcuna ragione di essere. Ché non tenevamo sufficiente conto di ciò che lei aveva efficacemente rappresentato, e rappresenta: l’anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, riuscendo a essere in tutti e due, con coerenza (dote rara in Italia) e dignità (altra dote rara, specialmente in chi si occupa di politica).

Me ne sono reso conto dopo troppi anni ed è con rammarico, riconoscendo il grave ritardo, che ne faccio ammenda. Anche perché ho accettato di fondarle prevalentemente “su chiacchiere di movimento”, cioè su quel chiacchiericcio che ha avuto corso in quel vertiginoso momento, nonostante quel vertiginoso momento, che è stato il ’68 (non era a lei forse che ci si riferiva ironicamente con il termine “contessa”?) Ma nel ’68 c’è stato un po’ di tutto. Quel che più vale e tutti ricordiamo sono gli effetti sui costumi e sulla combattività delle masse, che hanno prodotto una espansione senza precedenti dei diritti e del reddito dei lavoratori.
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