Ai cittadini serve una nuova legge elettorale

di Alfiero Grandi

L’accordo di governo tra 5 Stelle e Pd – purtroppo – non ci sarà. Accordo sulle cose da fare, non l’entrata del Pd nel governo, che non era né proposto né richiesto. Poteva essere un chiaro confine verso destra. Dobbiamo a Renzi e a una resistenza troppo debole dentro il Pd anche questo fallimento. Le elezioni anticipate sono sempre più probabili e comunque accompagneranno qualunque soluzione politica si riesca a trovare. Il presidente della Repubblica può essere contrario alle elezioni anticipate ma ha margini limitati per evitarle.

Occorre usare il tempo a disposizione per i problemi urgenti (occupazione, povertà, blocco aumenti Iva, nuove regole europee, ecc.) e per approvare una nuova legge elettorale, evitando di votare di nuovo con il Rosatellum. La legge elettorale non ha l’attenzione che merita, eppure è fondamentale, è regolata dalla Costituzione e deve rispettarne i principi. Ad esempio, una legge elettorale truccata può trasformare una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare, come con il porcellum.

Un premio di maggioranza avvicinerebbe anche la soglia dei 2/3 di parlamentari necessari per cambiare la Costituzione escludendo il ricorso al referendum abrogativo. La legge elettorale può aiutare la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra parlamentari ed elettori, oggi in grave crisi. Il parlamento è l’architrave istituzionale del nostro sistema costituzionale.
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Il Rosatellum scippa agli elettori il diritto di scelta: cambiamo la legge

di Alfiero Grandi, vice presidente Coordinamento per la democrazia costituzionale

Abbiamo cercato in ogni modo di contrastare la legge elettorale con cui abbiamo votato il 4 marzo. Una legge approvata con 3 voti di fiducia alla Camera e 5 al Senato, in altre parole attraverso un accordo raggiunto tra Partito Democratico, Forza Italia, Lega e il supporto di schegge politiche di scarsa consistenza. Senza trascurare che Gentiloni al momento del suo insediamento aveva detto che il governo non avrebbe imposto una sua legge elettorale, ma nell’autunno scorso il governo ha cambiato idea sotto la pressione del Pd e ha posto la fiducia impedendo qualsiasi tipo di discussione sul testo della proposta di legge elettorale. La responsabilità politica di questa legge è evidente, basta pensare che viene chiamata Rosatellum dal nome del capogruppo Pd della Camera.

Nel corso della campagna elettorale è emerso in modo sempre più chiaro che questa legge elettorale non risolve alcun problema perché non consente agli elettori di scegliere i parlamentari, perché stabilisce una continuità nella nomina dall’alto dei parlamentari come avveniva con il porcellum. Al momento del voto gli elettori si sono resi conto, almeno in parte, che il loro voto avrebbe avuto effetti imprevedibili. Tanto più che in due regioni fondamentali il voto era disgiunto (tra Presidente e liste) e gli elettori potevano esprimere fino a due preferenze di genere diverso, mentre per Camera e Senato il voto è stato veicolato entro una camicia di forza dai risultati largamente imprevedibili. Ancora adesso non abbiamo la lista definitiva degli eletti.
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Legge elettorale, presentata proposta di iniziativa popolare: parla Alfiero Grandi

di Job News

Silenzio dei media sulla iniziativa presa dal Coordinamento democrazia costituzionale che ha presentato qualche giorno fa una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare, subito, appena saranno elette le nuove Camere, la pessima legge elettorale con cui i cittadini il 4 marzo sono chiamati al voto. Non disturbate il manovratore, questa sembra essere la linea dei giornali, delle televisioni, Rai in testa.

Anche se i giudizi sul Rosatellum sono, nella stragrande maggioranza, negativi, praticamente solo l’autore, il capogruppo del Pd alla Camera, ovviamente, ne è entusiasta, ormai gli scriba si occupano solo di liste, accorpamenti, cespugli, alleanze innaturali. Addirittura si ignora, e se lo si sa si nasconde, che nel nuovo regolamento del Senato, quello che verrà eletto a marzo, è previsto che proposte di legge di iniziativa popolare devono essere discusse entro tre mesi dalla presentazione.

Da qui la presentazione della proposta in Cassazione e di seguito partirà la raccolta delle firme mentre procede la campagna elettorale. Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per la democrazia costituzionale con l’articolo che di seguito riportiamo ricostruisce il retroscena che ha portato alla approvazione della pessima legge e apre la campagna per cambiarla in tempi rapidi.
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Referendum: a un anno dal 4 dicembre 2016

di Domenico Gallo

È passato un anno da quel voto. Malgrado l’amarezza e le incertezze del tempo presente, il 4 dicembre 2016 rappresenta un tornante, una svolta nella storia della democrazia italiana. Abbiamo osservato, a suo tempo, che con questo referendum il popolo italiano ha compiuto un vero e proprio atto costituente. Precedenti a questo furono, l’insurrezione popolare del 25 aprile 1945, la scelta della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente il 2 e 3 giugno 1946, la bocciatura della riforma costituzionale imposta dal governo Berlusconi, il 25 e 26 giugno 2006.

Il 4 dicembre, in controtendenza rispetto ad ogni altra ricorrenza elettorale, gli italiani si sono recati in massa a votare, con un’affluenza alle urne del 65,47%. La riforma Renzi-Boschi è stata spazzata via con un risultato finale di 19.419.507 voti a favore del NO (pari al 59,1% dei votanti) e 13.432.208 a favore del SI (pari al 40,9%) alle urne.

Il responso è stato netto e definitivo, gli elettori ancora una volta hanno espresso fiducia nel modello di democrazia prefigurato dai padri costituenti e nei beni pubblici repubblicani che quel modello attribuiva al popolo italiano. Dopo quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore il popolo, riconfermando la validità della Costituzione, ha impedito la trasformazione – già in atto – della Repubblica in una sorta di principato, sottoposto al protettorato dei poteri finanziari internazionali che avevano dettato la riforma al governo Renzi, manifestando la loro avversione per le Costituzioni antifasciste del dopoguerra.
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Rosatellum, la lettera di un cittadino: presidente Mattarella, non firmi questa legge

di Valerio Coppola

Gentile Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, io so che in questi giorni arriverà sulla Sua scrivania un testo di legge inerente le regole elettorali con cui si dovrà formare il prossimo Parlamento, per rappresentare tutti noi. Signor Presidente, io so che, come la Costituzione della Repubblica italiana prescrive, Sua sarà la scelta di firmare il testo o rimandarlo alle Camere.

Signor Presidente, io so che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito che modificare la legge elettorale in prossimità delle elezioni costituisce un gravissimo vulnus ai diritti dell’uomo, e mina la salute democratica dello Stato. So pure che le sentenze della Cedu fanno diritto nella nostra Repubblica. Dunque so che se non vogliamo svuotare la legittimità della nostra architettura democratica e istituzionale, non dovrebbe essere affatto possibile approvare leggi elettorali, di alcun tipo, in questo momento.

Signor Presidente, io so che la legge è stata approvata dalle Camere solo in virtù di una lunga serie di strappi alle norme. So che il governo ha posto la fiducia su un provvedimento di iniziativa parlamentare. So che esistono validissime ragioni (che Lei certo conosce meglio di me) per cui molti ritengono che le leggi elettorali non potrebbero in assoluto essere approvate ricorrendo alla fiducia. So che alla Camera dei Deputati una contraddizione sostanziale nel testo è stata sciolta senza ricorrere al voto dell’Assemblea.
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Legge elettorale: perché non provare a sorteggiare i parlamentari?

di Renzo Rosso

Non è entusiasmante votare con il sospetto che il proprio voto sarà di nuovo svalutato da elementi di incostituzionalità o, nel migliore dei casi, da profonde contraddizioni interne della legge elettorale, stavolta il Rosatellum. Non capisco nulla di alchimie elettorali, ma percepisco un profondo scontento, anche perché la statistica – di cui qualcosa, invece, capisco – non lascia immaginare un quadro chiaro su chi e come eserciterà i poteri legislativo ed esecutivo. Per contro, la statistica suggerirebbe una coraggiosa rivisitazione del modello di selezione democratica.

Nel Terzo millennio la democrazia rappresentativa, modello uscito vittorioso dalle guerre calde e fredde del XX secolo, ha inforcato una parabola discendente in tutto l’Occidente. Più suolo viene consumato, più l’aria viene saturata da gas tossici e più anticipa la data dell’Earth Overshoot Day, meno le decisioni scaturiscono da un confronto informato, aperto e condiviso dalla gente; ma sono trasmesse alla popolazione come scelte ineluttabili in nome della modernità, della crescita, del mercato. E, almeno in apparenza, la gente non ha avuto finora difficoltà ad accettarle, poiché si «preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere» come aveva anticipato Ludwig Feuerbach a metà Ottocento.

A partire dal 2011 sono evaporati in Italia i governi eletti dal popolo o almeno i governi che praticano i programmi votati dagli elettori. Anzi, chi ha governato, lo ha fatto in direzione ostinata e contraria, in senso del tutto opposto a quanto promesso agli elettori, poiché «nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso» come aveva previsto Guy Debord negli anni 60 del XX secolo. Le elezioni non sono state abolite, ma adeguate ogni volta a necessità transitorie, quando cambiare le regole appare un mezzuccio affinché nulla cambi nella selezione della classe dirigente.
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