Miniature campianesi: sorprese dalla costa adriatica, quella più no border

di Silvia Napoli

Si scontorna nel buio da cui sembra attingere energia, la figura vibrante e resiliente di Ermanna Montanari, uscita come un fuoco fatuo nella notte di San Giovanni, da una terra consacrata e mangiapreti insieme,quale quella di Romagna, per entrare nella leggenda della ricerca teatrale italiana grazie ad un un carico non indifferente di premi al suo talento molteplice,forgiato dalla disciplina condivisa nell’insieme del collettivo di lavoro, le albe ravennati e multietniche fondate ormai diversi lustri fa insieme al compagno di una vita, Marco Martinelli.

Ermanna, così unica e così moltiplicata appare in primis dalla sua voce potente, nel senso della dotazione di poteri soprannaturali, quasi sciamanici, anche quando il registro è basso, gorgogliante come un ruscello carsico, poi dalla lingua dura, sporcata, un gramelot di accenti che dice cosi tanto della nostra comune matrice primordiale, femmina e tellurica, signora dei dialetti, questi straordinari mediatori di Rivelazione per noi mortali.

Miniature campianesi è un libro di Ermanna Montanari – testi – e Leila Marzocchi – illustrazioni – (Oblomov Edizioni, 108 pagine, 15 euro), un libro forse dedicato a Campiano, ombelico di un mondo antico, ma non piccolo, non provinciale, certo, un bellissimo libro benissimo illustrato fortemente voluto da un artista raffinato e cosmopolita quale Igor Tuveri, per i tipi di Oblomov, nella collana… Feuilleton ma soprattutto un corpo intimo, ubiquo, guizzante, pregno di eterno in senso eracliteo, potremmo dire, cosi da offrirsi parlante al pubblico tutto in maniera prismatica e differenziata.
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Valle dell’Uso, un pezzo di paesaggio depredato in Romagna

di Antonella Beccaria

È un territorio che è stato depredato in passato dall’estrazione di calcare e di sabbia, ma anche dalle speculazioni edilizie. Eppure dal 1990 la Valle dell’Uso, spicchio di Appennino tra Rimini e Cesena con il mare all’orizzonte e i castelli malatestiani sui picchi attorno, è diventata anche ricettore di rifiuti, prima solido-urbani e poi speciali.

Non c’è solo la Val di Susa con la sua battaglia contro l’alta velocità, i comitati che difendono la loro terra dall’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino, i NoMuos di Niscemi, i genitori dei bambini oncologici della Terra dei fuochi. Andando a spasso per la penisola ci sono tante altre storie contro la depredazione del territorio che meritano di essere raccontate. Come quella della romagnola Valle dell’Uso che si batte (anche) contro la G4.

La G4 è la discarica Ginestreto 4 che potrebbe mangiarsi un pezzo di paesaggio sotto tutela dove sorge l’Osservatorio naturalistico con il Museo della tessitura. E potrebbe mangiarsi anche la salute dei cittadini che proprio dal 1990, anno dell’avvio dello smaltimento, non è più stata sottoposta a screening, nonostante le tre preesistenti discariche.
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La memoria di mio padre: come diventò comunista nel 1936

Falce e martello
Falce e martello
di Bruno Giorgini

La giornata della memoria, che cadeva come ogni anno dal 2000 lo scorso 27 gennaio, è incardinata sul ricordo della Shoah, e del genocidio perpetrato contro il popolo ebraico dai nazisti. Però, in una interpretazione estensiva, non è forse impropria anche la memoria di chi contro il nazifascismo combatté, come mio padre Roberto.

Il suo funerale laico era appena stato compiuto e la salma tumulata in un cimitero milanese, la città che aveva scelto per gli anni della pensione dopo una vita passata in Romagna, quando un anziano signore avvicinandosi chiede: “Tu sei Bruno? Roberto mi parlava sempre di te” e dandomi la mano, prosegue, “Eravamo amici fin da ragazzi, siamo diventati comunisti insieme, mi chiamo Vladimiro. Ma lui non ti ha mai raccontato niente di questo?”

È un anziano simpatico signore, un accento romagnolo che si taglia col coltello mescolato a espressioni tipicamente milanesi, e senza aspettare risposta: “Ci siamo ritrovati qui a Milano al circolo dei romagnoli, sai ci eravamo un po’ separati dopo l’Ungheria del ’56, io ero contro l’intervento sovietico, restituii la tessera del Partito e lui mi chiamò traditore, a me che ho passato la vita a essere comunista e un buon comunista… ancora oggi sembra non credere che il suo amico lo abbia accusato di tradimento…poi siamo diventati vecchi e Roberto è arrivato a darmi ragione… quasi ragione. Il tuo babbo poteva essere molto duro, sulla politica non transigeva, veniva prima di tutto. E dire che siamo diventati comunisti insieme, ripete, avevamo quindici anni”.
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Unione dei comuni della Romagna forlivese: approvato odg su patto di stabilità e Cassa depositi e prestiti

Il sindaco di Forlì Roberto Balzani - Foto di Wikipedia
Il sindaco di Forlì Roberto Balzani - Foto di Wikipedia
del comitato “Per Una Nuova Finanza Pubblica e Sociale” e del comitato Acqua Bene Comune Forlì-Cesena

Lo scorso 23 aprile il consiglio dell’Unione dei comuni della Romagna forlivese, la più grande unione del territorio regionale e nazionale (composto dai 15 comuni con sede legale presso il comune capoluogo, Forlì, 190 mila abitanti e presidente il sindaco di quella città, Roberto Balzani), ha approvato un ordine del giorno su acqua, beni comuni, patto di stabilità e Cassa Depositi e Prestiti proposto dal forum “Per una nuova finanza pubblica e sociale”.

Ciò porta a rivendicare il superamento del patto di stabilità per riportare la Cassa Depositi e Prestiti all’originale funzione sociale, quale ente finanziatore a tassi calmierati degli investimenti degli enti locali. Inoltre dove indurre ad opporsi, in ogni sede opportuna, a ogni tentativo normativo di utilizzare le modifiche al patto di stabilità interno per promuovere la vendita delle partecipazioni comunali nelle società di gestione dei servizi pubblici locali, favorendo processi di privatizzazione dell’acqua, delle reti del gas e dei beni comuni in netto contrasto con la volontà espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano con il voto referendario del giugno 2011.
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Una festa per i Mutoid di Santarcangelo di Romagna

Mutoid di Santarcangelo
Mutoid di Santarcangelo
di Noemi Pulvirenti

La Mutoid Waste Company si è installata nel 1991 a Santarcangelo di Romagna in occasione del Festival Internazionale del Teatro in Piazza e, da allora, hanno scelto non solo di costruire le proprie abitazioni, ma anche di crescere lì i loro figli. Il fondatore è il britannico Joe Rush, che ha creato questa compagnia a metà degli anni ottanta; in questi anni si sono fatti conoscere in tutto il mondo grazie alle loro sculture e all’approccio innovativo sull’utilizzo dei materiali

Abbiamo parlato con Silvia che è stata accettata dalla compagnia ben 7 anni fa. Cosa fanno di preciso? Il verbo esatto per descrivere la loro arte è il “riuso”, ridonano una nuova vita ai materiali prendendo ispirazione dall’oggetto stesso senza snaturarne la propria origine. Una motocicletta rimane sempre una motocicletta, ma assemblandola con altri elementi nascono delle creature fantascientifiche con una nuova e pulsante identità. Silvia inoltre ribadisce che non si tratta solo di arte, ma di uno stile di vita che tenta di combattere contro lo spreco ormai diffuso in questa epoca consumistica.
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