Roma: Torre Maura peggio dell’Alabama

di Alessandro Portelli A costo di ripetermi: era meglio l’Alabama. Quello che è successo a Torre Maura in questi giorni, coagulo massiccio di infiniti episodi sparpagliati in tutta Italia, è una specie di pogrom verso un popolo su cui già è stata sperimentata la «soluzione finale». La distruzione del cibo destinato a famiglie e bambini […]

Schedature etniche: perché non possiamo tacere (e dobbiamo firmare)

la petizione su Change.org

Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Riteniamo opportuno, in quanto membri della società civile, consegnare queste nostre riflessioni alle massime cariche dello Stato. Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il 18 giugno scorso ha dichiarato:

Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia […] Una ricognizione della situazione rom in Italia per vedere chi come e quanti […] Vedremo di capire come intervenire rifacendo quello che all’epoca fu chiamato censimento – apriti cielo, e chiamiamola l’anagrafe, chiamiamola una situazione, una fotografia – per capire di cosa stiamo parlando. Sull’espulsione stiamo lavorando, anche con un collega ministro, sull’espulsione dei detenuti stranieri che sono in Italia […] E poi i rom italiani, eh, purtroppo te li devi tenere in Italia perché non li puoi espellere.

Rom e sinti non vivono soltanto in accampamenti e non sono identificabili a partire dall’appartenenza etnica. Hanno documenti d’identità che li identificano come cittadini italiani o di altri paesi (la condizione di apolide non appartiene che a circa il 10% dei rom provenienti dall’ex-Jugoslavia), e sono soggetti alle leggi cui sono soggetti gli altri cittadini italiani e gli altri stranieri, e godono degli stessi diritti.

L’intenzione di censire o di schedare rom e sinti, dunque, è inutile e inattuabile: ha funzione meramente propagandistica e giova a istituire il principio che si possono certificare differenze basate sull’appartenenza etnica. Il che in Italia non è consentito, dal momento che viola apertamente il dettato della Costituzione (art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”).
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Campi “nomadi” e la questione “zingara”

di Dimitris Argiropoulos

La visibilità della popolazione rom in situazione abitativa di campo “nomadi”, e le conseguenti considerazioni, dipende dalla repressione, in tutte le sue forme, che riceve. Si parla e si scrive di loro, “gli zingari”, ogni volta che rientrano nelle “preoccupazioni” di chi parlando di altre cose e portando avanti altri interessi, indica gli “zingari” come una criticità incancrenita, perenne e da “risolvere” con mezzi drastici e con l’uso di una certa violenza. Una violenza alla quale siamo “costretti”, vista l’impossibilità di risolvere la loro immodificabilità e adeguamento sociale.

Il campo “nomadi” di per sé è violenza. La sua istituzionalizzazione e permanenza è violenza. Si tratta di una particolare ed esclusiva abitazione pubblica che genera esclusione, stigma, separazione, povertà relazionale, razzismo e razzismo istituzionale differenzialista. Il campo “nomadi” in tutte le sue forme rappresenta l’apartheid destinato agli “zingari”, divide e disgiunge persone, famiglie e comunità rom dalle comunità e società circostanti.

Scompone e spezza relazioni, possibilità e opportunità di chi ne è collocato, cristallizzando in forme folcloristiche chi, per appartenenza, è indentificato come nomade. Il binomio Zingaro uguale Nomade ha impostato, guidando, le politiche e le politiche sociali per decenni. L’Italia è il Paese dei campi, e con questa caratterizzazione è indentificata a livello internazionale ogni volta che si approcci alla questione “zingara”. Ovviamente si tratta di una caratterizzazione piena di aporie, stupore e in netta contrapposizione con i processi di deistituzionalizzazione, come per esempio quelli avuti luogo in ambito psichiatrico e con le disabilità e che, all’estero (forse più dell’Italia), si conoscono, si studiano e si ripropongono.
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Censimento rom, se il ministro dell’Interno ignora le leggi

di Giulia Albanese, Mauro Barberis, Elena Bovo, Giuseppe Campesi, Carlo Spartaco Capogreco, Benedetta Carnaghi, Giuseppe Carnaghi, Fulvio Cortese, Francesco Paolo De Ceglia, Ernesto De Cristofaro, Claudio Fava, Marzia Finocchiaro, Antonio Fisichella, Francesco Germinario, Carlo Ginzburg, Elisabetta Grande, Adriana Laudani, Marco Lenci, Simon Levis Sullam, Giovanni Messina, Francesco Migliorino, Silvano Montaldo, Guido Neppi Modona, Antonio Pioletti, Fabio Repici, Isaia Sales, Attilio Scuderi, Domenico Simone, Giuseppe Strazzulla, Domenico Tambasco, Xavier Tabet, Maria Sole Testuzza

La politica, non solo in Italia, evita di interrogarsi su molte delle più complesse questioni sociali in chiave storica. Anche quando l’appello alla storia, lo si è affermato persino con riferimento alla profonda crisi economica che ha attraversato il Mondo nell’ultimo decennio, potrebbe fornire utili chiavi di lettura e soluzioni, se non definitive, quanto meno non improvvisate.

La storia, certamente in Italia, non fa parte della cassetta degli attrezzi delle classi dirigenti e c’è da chiedersi se, dopo il massiccio drenaggio di risorse che ha colpito la scuola e l’università, continuerà a far parte del bagaglio dell’opinione pubblica, dal cui giudizio dipendono, non solo le carriere dei governanti, ma la possibilità che essi hanno di assolvere al loro compito sentendosi realmente oggetto di giudizi lucidi e rigorosi.

Non si può, pertanto, commentare con sorpresa la dichiarazione del ministro dell’Interno italiano, onorevole Salvini, del 18 giugno 2018 secondo cui sarebbe opportuno sottoporre la popolazione Rom presente in Italia a un vasto censimento. In modo da poter poi espellere tutti coloro che dovessero risultare “irregolari”.
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Mamma gli zingari! Il cacicco leghista e il mestiere dell’odio

di Moni Ovadia

La ziganofobia è una delle forme più ripugnanti e vili di razzismo, prova di un’imbecillità senza limiti. Quasi nessuno di coloro che agitano lo spettro dei Rom e dei Sinti conosce la loro Storia, né le loro storie. Questi scervellati non hanno mai avuto l’opportunità di frequentarli, di ascoltarne le ragioni, di percepirne la specificità culturale ed esistenziale, vivono di pregiudizi, di sentito dire, di impressioni esteriori prive di senso.

Gli imprenditori del panico, delle paure irrazionali sanno che elettoralmente rende molto prendersela con gli ultimi, con gli indifesi che risultano “estranei” per l’uomo della strada, figura retorica, inesistente parametro della più sudicia propaganda dell’odio. Inoltre bisogna essere davvero infami per prendersela con chi non ha una nazione che lo difenda, che non può mettere in campo forze economico finanziarie per arginare le politiche persecutorie pensate e concepite come perfetta arma di distrazione di massa.

Ma francamente più ancora dell’odio, della brutalità e della violenza colpiscono e offendono la stupidità e la vacuità dell’operazione pensata dal già cacicco padano, ora Gran Vizir nazional-sovranista: censire gli zingari ed espellere i “clandestini”, gli “illegali”. Un simile censimento nella nostra Repubblica dovrebbe essere anticostituzionale, ma qualora per assurdo si potesse fare, quali ne sarebbero gli esiti concreti? 26 mila Rom espellibili perché non italiani e neppure comunitari.
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L’effetto Italia e la fine dell’Occidente

di Franco Berardi Bifo

In quale abisso stiamo sprofondando non è chiaro, ma che si tratti di un abisso non c’è dubbio. Il cambiamento politico che è accaduto in Italia deve essere letto nel contesto dell’evoluzione mondiale e della disintegrazione d’Europa, e da questo punto di vista sembra essere il colpo finale alla democrazia liberale occidentale, e quindi la fine del traballante ordine del mondo che abbiamo conosciuto dopo il 1989.

Se vogliamo capire la vittoria dei partiti anti-europei in Italia dobbiamo ripensare al collasso finanziario del 2008 e all’imposizione del Fiscal compact sulla vita sociale dei paesi d’Europa. In quegli anni lo smantellamento dello stato sociale fu perfezionato e la vita sociale impoverita oltre ogni attesa. L’Unione europea si fondava un tempo sulla promessa di pace e di prosperità; dopo la svolta neoliberale di Maastricht, dopo la drammatica riduzione del salario implicita nel passaggio alla moneta comune, la regola austeritaria rappresentata dal Fiscal compact determinò una rottura con la prosperità e la pace del passato.

Nel 2011 la protesta contro l’austerità finanziaria fu guidata da un movimento di indignados che trovò il suo punto più alto nell’acampada spagnola, e continuò fino all’estate del referendum greco.
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Noi stiamo con Liliana Segre

di Luigi Ambrosio

Nel suo discorso nel giorno del voto di fiducia al governo Conte, la senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio nazista di Auschwitz, ha detto:

Ho conosciuto la condizione di clandestina e richiedente asilo, il carcere e il lavoro operaio, essendo stata schiava minorile. Per questo svolgerò l’attività di senatrice senza legami politici, ma seguendo la mia coscienza. Mi rifiuto di pensare che la civiltà democratica possa essere sporcata da leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Poco dopo averla ascoltata, Matteo Salvini ricordava con parole violente chi comanda nel governo:

I clandestini devono tener presente che per loro la pacchia è strafinita. Hanno mangiato alle spalle del prossimo troppo abbondantemente, quella dei presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani è una pacchia che non ci possiamo più permettere.

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La persecuzione di rom e sinti

Leggi razziali 77 anni fa: la persecuzione di rom e sinti

di Claudio Cossu

Cade a breve la ricorrenza, triste e densa di ripercussioni storiche negative, della proclamazione delle leggi razziali, 18 settembre 1938, effettuata a Trieste, piazza Unità d’Italia 77 anni addietro. Per dare più spazio al dittatore vociante, l’amministrazione fascista di Trieste fece spostare, a pezzi, la fontana del Mazzoleni al “lapidario,” accanto alla Basilica di San Giusto. Così il duce potè essere visto e applaudito da una più vasta e numerosa platea, inspiegabilmente gioiosa e frenetica per quella proclamazione insolita.

Ma a subire le conseguenze di quelle leggi enunciate, che hanno rappresentato l’infamia per il diritto italiano e per tutta l’Italia e la sua cultura giuridica, non fu solo il popolo ebraico, quella persecuzione travolse anche le genti rom (chiamati volgarmente zingari) e sinti. Storia rimossa e trascurata da studiosi e ricercatori e che appena ora viene alla luce e indagata quale fonte di ricerca e indagine “La persecuzione di Rom e Sinti: storia e memoria dello sterminio”, a cura dell’Istituto della Resistenza, 25 gennaio 2008 (convegno di Biella).

Noi ci inchiniamo commossi di fronte al martirio ed alle sofferenze degli ebrei, dinanzi alla Shoah, alla discriminazione e al disegno pianificato di eliminare, in un delirio di morte e distruzione, tutta una civiltà ed un popolo. Unitamente a Helmut Schmidt, ci inginocchiamo di fronte ai neri cancelli di Auschwitz, emblema di crudeltà e dolore. Vorremmo farlo fisicamente e in quel luogo. Ma dobbiamo ricordare anche chi venne travolto da quella tempesta malefica di discriminazione e persecuzione che avvolse l’Europa, uomini marchiati dalla stella viola nei campi nazisti, i rom e i sinti.
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Manifestazione per i rom

Rom: dove sono andati i soldi?

di Sergio Bontempelli

Ecco una notizia che, raccontata nel modo sbagliato, farebbe felice Salvini: per accogliere i rom nei centri di accoglienza, il Comune di Roma ha speso otto milioni nel solo anno 2014, circa 33mila euro a famiglia. È la somma che si ricava dalla ricerca Centri di Raccolta S.p.A., diffusa recentemente dall’Associazione 21 Luglio: l’anno precedente, la stessa 21 Luglio aveva accertato che per la gestione degli otto “villaggi della solidarietà” (cioè dei campi nomadi regolari e attrezzati), si erano spesi 17mila euro per nucleo familiare [si veda Campi Nomadi SpA, pag. 48].

Avete presente Crozza quando imita Salvini, e fa pronunciare al leader del Carroccio la fatidica frase «vi do un dato…»? Nel nostro caso, il Matteo padano potrebbe dire «vi do un dato: ogni famiglia rom riceve dal Comune di Roma 1.400 euro al mese se abita in un campo, e più di 2.700 euro (sempre al mese) se accolta in un centro di accoglienza». E a raccontarla così, vien proprio da pensare che sono dei privilegiati, questi “zingari”.

Il problema è che la storia non è andata affatto in questo modo: perché i rom, in realtà, non hanno mai beneficiato di questo fiume di denaro. A riempirsi le tasche sono state cooperative, imprenditori e aziende, che in molti casi figurano anche nelle inchieste su Mafia Capitale. Ma andiamo con ordine.

Come (non) funzionano i centri di raccolta

Dunque – dicevamo – il Comune di Roma ha stanziato otto milioni di euro per i cosiddetti “centri di raccolta”: strutture dove i rom vengono alloggiati temporaneamente, di solito dopo uno sgombero, in attesa di trovare sistemazioni migliori (almeno in teoria).
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I ragazzi di Popica e la periferia di Roma

di Martina Zanchi

Popica (in italiano: birillo) è il soprannome di Daniel, un giovane orfano di Sighetu Marmatiei, piccolo centro della Romania. La sua storia è quella delle centinaia di migliaia dei cosiddetti boskettari che abitano le città rumene: un nome che indica quei bambini e ragazzi di strada che, abbandonati da tutti, per trovare un riparo dal freddo dell’inverno sono costretti a rifugiarsi nei cunicoli e nelle fogne sotterranee. (Potete farvi un’idea sulle condizioni di vita dei boskettari rumeni con un estratto del documentario Stelle di Scarto, storia dei ragazzi di strada nella Bucarest di oggi, di Massimiliano Troiani).

È da Daniel e dalla sua fuga dall’orfanotrofio che ha inizio la storia dell’associazione Popica Onlus, un gruppo di volontari e volontarie italiani che, dal 2006, tra l’Italia e la Romania lavora per «l’autodeterminazione e l’empowerment delle comunità con cui viene in contatto». La vocazione è universalistica: non c’è un vero e proprio gruppo sociale o etnico a cui fanno riferimento, tuttavia – grazie alla conoscenza della lingua e a una storia consolidata di contatti e collaborazioni – Popica ha assunto un ruolo da protagonista nella mediazione con le comunità rom della Capitale, dove ha avviato numerosi progetti e dove collabora attivamente con gli abitanti del Metropoliz, una fabbrica dismessa e occupata da circa 200 persone di numerose nazionalità ed etnie, tra le quali molte provenienti da quello che era l’insediamento rom informale del Canalone, in zona Centocelle, sgomberato dalle forze dell’ordine nello stesso anno.
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