Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Seconda parte

di Silvia R. Lolli

Continuo a guardarmi intorno, verde da una parte, macchine dall’altra, e continuo a farmi le solite domande: abito in un territorio amministrativo e democraticamente indirizzato, oppure ho ormai solo di fronte consigli di amministrazione e amministratori delegati che ignorano l’idea di “interesse pubblico”?

Cosa rimane della cittadinanza? Vorrei ancora essere una cittadina attiva; allora mi fermo e parlo con una signora anziana ben vestita; certamente abita nelle vicinanze, perciò posso chiederle se conosce il comitato di cittadini rigenerazionenospeculazione. L’idea è spiegarle i nostri programmi, ma lascio perdere, perché è molto agitata e mi dice che il suo cane, Buck, si è allontanato e non è ancora ritornato. Ha provato a chiamarlo, a cercarlo, ma senza esito. L’ha lasciato libero e, come sempre, ha cominciato a correre, ma è entrato nel bosco da uno dei tanti buchi della rete.

Mi dice che normalmente non si allontana troppo e per tanto tempo. È disperata. Le chiedo di che razza è: un beagle, con le orecchie lunghe. Mi spiega che non ci sono troppi cani come questo, è una razza inglese della famiglia dei braccoidi; è un cane da caccia. Non m’intendo troppo di razze canine, ma penso che non sarà facile ritrovarlo; se ha trovato qualcosa da fiutare lo sta seguendo.
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Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Prima parte

di Silvia R. Lolli

È una domenica di novembre; ho passato la mattina al centro Pontelungo dove c’è la tradizionale castagnata; per andare in centro decido di passare dalla pista ciclabile di via del Chiù, di fianco ai Prati di Caprara; anche se non c’è traffico non voglio fare la via Emilia. Chissà, mi dico, forse incrocio persone per chiedere se vogliono impegnarsi e pre-aderire al laboratorio sui Prati di Caprara, attività decisa nel comitato di rigenerazionenospeculazione, che comincerà il 18 gennaio. Dedico la giornata anche a questo impegno e ho già raccolto alcune adesioni.

Il giorno non è soleggiato; è un tipico giorno novembrino, ma almeno non piove e non c’è neppure la nebbia. La bicicletta è un bel mezzo per guardare da punti strategici questo paesaggio che corre parallelo alla Via Emilia e si trova dietro l’ospedale Maggiore. I Près ed Cavrèra, come dice la canzone dialettale di Fausto Carpani, sono ancora un bel polmone verde della zona Ovest di Bologna, attigua ad un ospedale rinnovato e ingigantito solo pochi anni fa: fu “la repubblica ed cén” dopo la guerra. Ora, oltre agli orti urbani, ci sono alberi ed arbusti, un bosco non curato che cresce sulle spoglie militari; i Prati di Caprara costituiscono un’area dismessa che da tempo doveva diventare il parco più ampio di Bologna come disse il sindaco Merola, in area diametralmente opposta ai giardini Margherita.
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Bologna, ParteciPrati: 100 cittadini cercansi per progettare insieme un grande parco

di Rigenerazione No Speculazione

I Prati di Caprara a Bologna sono un’area verde di 45 ettari nel cuore della città, che costeggia un tratto della via Emilia Ponente, su cui si affaccia l’Ospedale Maggiore. Luogo di importanza storica per la città di Bologna, a seguito della dismissione delle aree militari si è progressivamente trasformata in un vasto bosco urbano, con occupazioni abusive che sono conseguenza del suo stato di abbandono.

I Prati di Caprara sono stati spesso annunciati e promessi, da diversi sindaci come il parco più grande di Bologna, “più grande dei Giardini Margherita”. Ma gli attuali piani urbanistici prevedono solo una misera porzione di questa vasta area dedicata a parco, contro 181.110 mq di superficie edificabile: si parla di quasi 2.000 alloggi tra Prati e Ravone, attività commerciali e un plesso scolastico.

Nel 2017 i Prati di Caprara, soprattutto Ovest ma probabilmente anche Est (l’attuale bosco) sono diventati aree di possibile compensazione nel progetto di ristrutturazione dello stadio comunale Dall’Ara. Ai Prati Ovest è stata prospettato l’insediamento di un outlet della moda. Il grande parco resta un sogno che non sembra destinato a realizzarsi.
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Ancora sulla legge urbanistica dell’Emilia Romagna: interviene il consigliere Alleva

di Tomaso Montanari

Ricevo dal professor Piergiovanni Alleva, consigliere di opposizione dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna.

Occorre dare atto all’Assessore alle infrastrutture della Regione Emilia-Romagna di essere un interlocutore affabile e dialogico, infatti il più delle volte (non proprio sempre) non si sottrae al confronto. Egli è anche intervenuto al primo convegno “Fino alla fine del suolo” – promosso in Regione dall’Altra Emilia Romagna, insieme al M5S, nello scorso mese di marzo -, dopo aver ascoltato gli interventi degli eminenti urbanisti e studiosi che hanno mosso argomentate critiche alla proposta di legge della Giunta “disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” numero 218 del 27 febbraio 2017.

Anche in quell’occasione, come nella recente risposta all’articolo di Tomaso Montanari (la Repubblica, 8 agosto scorso) che riprende la sua prefazione al libro promosso da AER Consumo di luogo (ed. Pendragon, curato da Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanista presso l’Università di Bologna), egli evita accuratamente di entrare nel merito degli argomenti che evidenziano le vistose incoerenze e contraddizioni che pongono radicalmente in discussione gli enunciati obiettivi della proposta di limitazione nel consumo di suolo, di semplificazione delle procedure, di difesa della legalità e di sviluppo economico attraverso la riqualificazione urbana. Una legge che mette in allarme non folle di esagitati contestatori, ma il meglio della cultura urbanistica di una Regione che fu all’avanguardia in Italia per la capacità di preservare il territorio dalle offese inflitte in tante altre parti del Paese.
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