Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, continueremo a ripetere: #noinonarchiviamo

di Beppe Giulietti

Il prossimo 17 aprile un giudice potrebbe decidere di “archiviare” le indagini relative all’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo del 1994. Da allora una lunga catena di omissioni, depistaggi, bugie, come ha riconosciuto la Corte d’appello di Perugia nel liberare Hashi Omar Hassan, costretto in galera per anni, condannato per un delitto mai commesso.

La madre di Ilaria, Luciana, donna coraggiosa e tenace, non ha mai smesso di lottare per arrivare alla verità e alla giustizia. “Non mi interessa avere un capro espiatorio, voglio conoscere la verità e soprattutto voglio che siano indicati i nomi dei depistatori e ricostruita la catena delle responsabilità”. Queste le parole di Luciana che ha deciso di non parlare più sino al giorno della possibile ultima udienza, poi dirà la sua e lo farà in modo puntuale senza usare perifrasi o protettivi verbi al condizionale.

Per queste ragioni quel 17 aprile ci ritroveremo in tanti con Lei, non solo per farle sentire la solidarietà, ma anche per far capire che la sua richiesta è anche la nostra, perché la storia della repubblica è già costellata da troppi “Buchi neri”.
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Angelo Vassallo

Angelo Vassallo e il rischio di una pietra tombale sulla sua morte

di Sergio Caserta

La notizia della prossima archiviazione delle indagini sull’omicidio di Angelo Vassallo, senza aver trovato esecutori e mandanti, ha generato reazioni di sconcerto e protesta in tutto il Paese.

Un omicidio di Stato, nel senso che è stato colpito un rappresentante delle istituzioni, come l’ha definito il fratello Dario Vassallo, non può registrare un fallimento così eclatante. Eppure nonostante il dispiegamento di imponenti mezzi e l’impegno personale del giudice Franco Roberti, alto magistrato successivamente nominato procuratore capo dell’Antimafia, non si è riusciti a venire a capo di nulla, come se ci si trovasse di fronte a un muro impenetrabile, una “montagna” troppo alta da scalare, una verità impossibile. Nonostante l’ampia e costante mobilitazione di numerosissime istituzioni, associazioni della società civile, su un delitto di tale inaudita gravità, è piombato un silenzio assordante. Un silenzio soprattutto da parte di quelle forze politiche nazionali e locali, in primo luogo il Pd che era il partito di Vassallo che lascia ammutoliti.

È come se la figura del sindaco pescatore, in vita scomodo per la sua intransigente determinazione a combattere in difesa del suo territorio, contro il malaffare e le cattive consuetudini, il lassismo e il clientelismo, mali endemici del Sud ma non solo, continuasse anche dopa la sua morte a provocare imbarazzo e ostilità. Era Angelo come si dice spesso in questi casi un “rompicoglioni”, uno che non mollava e non era incline a compromessi al ribasso, non era soprattutto un personaggio da addomesticare né con “fritture di pesce”, né con altri mezzi analoghi, una “capa tosta” direbbero i partenopei che sapeva andare come pescatore a mare controvento.
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