Caro diario, cercavo lavoro ma è finito

di Francesca Fornario 1991. Caro Diario, comincio il liceo. Papà e mamma non hanno completato gli studi perché sono andati in fabbrica. Dicono che io, invece, posso ambire a un impiego pubblico che è il più sicuro: “Ci sono tante aziende pubbliche: Iri, Eni, Enel, Italsider…”. 1992. Caro Diario, sono stata promossa. Papà e mamma […]

Addio al filosofo Maurizio Matteuzzi, anima dei “Docenti preoccupati” e firma del nostro sito

È mancato lunedì scorso, 24 aprile, Maurizio Matteuzzi, 69 anni, filosofo del linguaggio e studioso d’intelligenza artificiale. Aveva insegnato all’Alma Mater per oltre 40 anni. Improvvisa la sua scomparsa dell’accademico, che lascia la moglie Giulia, scrittrice, e un figlio. Matteuzzi, già allievo di Enzo Melandri e compagno di studi di Stefano Bonaga, era stato uno dei leader del collettivo Docenti Preoccupati e ha scritto molti testi per il Manifesto in Rete. I funerali sono stati fissati per venerdì 28 aprile. Di seguito riproponiamo un articolo il 26 giugno 2016, La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca, proprio su alcuni dei temi che gli stavano a cuore.

La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca

No Tav

di Maurizio Matteuzzi

Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014.

Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che a differenza di Roberta è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.
Leggi di più a proposito di Addio al filosofo Maurizio Matteuzzi, anima dei “Docenti preoccupati” e firma del nostro sito

Elogio della stanchezza: riflessioni intorno all’università

Università e ricerca
Università e ricerca
di Maurizio Matteuzzi

Oggi io sono stanco. Sono stanco di sentire gente rozza e incolta pontificare sull’università italiana. Di dover ribattere a critiche insensate, da bottegaio di periferia. Di dovere decodificare norme assurde, distruttive della dignità accademica, di vedere il corpo docente calare ogni anno in modo sempre più drammatico, di vedere il precariato eretto a sistema, di constatare la continua messa in mora del diritto allo studio, di dovere prendere atto del decadimento sempre più accentuato degli studenti. D’altra parte, se si disinveste per decenni su un certo comparto, gli esiti sono scontati.

Sono stanco della fuffa mediatica degli imbonitori, quelli che farneticano di 500 cervelli eccellenti, che verrebbero in Italia. Chi verrebbe, Eccellenza, entro strutture fatiscenti, senza mezzi per la ricerca, con stipendi all’ultimo posto in Europa, in un paese dove anche comprare un vetrino per un microscopio è un problema, si può fare solo in certi periodi, pagandolo il triplo, e soddisfacendo una burocrazia demenziale? Che, fa il nesci Eccellenza; o non sapeva? Vuole una ricetta sicura per ottenere una resurrezione immediata dell’accademia? Non chiami gente da fuori, non ne abbiamo sinceramente bisogno: basterebbe che ve ne andaste via voi.
Leggi di più a proposito di Elogio della stanchezza: riflessioni intorno all’università

Università e progetti di ricerca: tutti i guai della nuova valutazione

Ricerca universitaria
Ricerca universitaria
dei Docenti Preoccupati – CONPAss BO

La nuova VQR 11-14 (Valutazione della qualità di ricerca), da cui dipendono i prossimi finanziamenti ministeriali, è ai blocchi di partenza. Contiene nuovi criteri indicati nel Decreto Ministeriale 27 giugno 2015 n. 458: il processo di valutazione è avviato con l’emissione del bando del presidente dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Gli atenei hanno iniziato a sollecitare la partecipazione alle operazioni necessarie all’inserimento dei prodotti della ricerca ai fini della nuova valutazione comparativa degli atenei. Naturalmente si passa a una nuova banca dati, inserendo ancora, e sempre, le stesse informazioni presenti ovunque, a partire dal sito docente MIUR fino a quelle banche dati, amatissime dai valutatori, gestite da gruppi editoriali e da privati.

Ormai si è detto molto sui limiti di adottare rigidi sistemi di valutazione, specialmente in ambito bibliometrico, e la nuova VQR introduce un’ulteriore criticità, che è quella di non poter essere confrontata con la precedente. Questo annulla completamente l’efficacia, sia pur relativa, di un sistema di valutazione dei dipartimenti e degli atenei, poiché nessuno sarà in grado di comprendere quale tipo di evoluzione, sia in senso positivo sia negativo, possa essere avvenuta tra le due fasi di valutazione.
Leggi di più a proposito di Università e progetti di ricerca: tutti i guai della nuova valutazione

Università: le parole della tv e i finanziamenti tagliati (e taciuti)

Università e ricerca
Università e ricerca
di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

La tv. Dopo tre anni di bombardamento mediatico relativo alle università per una volta abbiamo sentito un servizio che, nella sua stringatezza, diceva per una volta alcune cose vere (delle tante che si dovrebbero dire): il “fatto” di Pagliaro ha detto cose, note s’intende agli addetti ai lavori, ma di segno opposto a quanto la stampa mainstream ha voluto propinarci, da parte di Berlusconi e dei suoi complici.

Evviva Pagliaro, gli siamo grati: due-tre minuti di verità dopo ore di falsità e idiozie. Uno dovrebbe essere contento: finalmente si dice che ciò che è, è, e ciò che non è non è; come dice Platone, ad individuare il “discorso vero”. Ma ecco la cosa esilarante. Il responsabile di Confindustria Veneto, interrogato dalla Gruber, afferma più o meno:

“Ah, sì, una volta era così, ma adesso STIAMO INVESTENDO, poi noi abbia Padova che è la migliore università d’Italia, poi abbiamo Ca’ Foscari, e Verona), e IUAV”.

Ma chi è questo intronato? Gli si dice (vedi “Il fatto”) che i finanziamenti alla ricerca sono stati tagliati di oltre il 10%, e questo raglia delle sue venete università. Che per caso non c’erano anche prima, non glielo hanno scritto nelle veline? Crede di averle fatte lui l’anno scorso?
Leggi di più a proposito di Università: le parole della tv e i finanziamenti tagliati (e taciuti)

Università - Foto di Ciocci

Ecco il nuovo che avanza: il governo taglia fondi all’università e alla ricerca

di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Il titolo dell’articolo 50 del decreto spending è “disposizioni finanziarie” e recita: “Per l’università la razionalizzazione della spesa è assicurata attraverso la riduzione della dotazione del Fondo di finanziamento ordinario”. Corrado Zunino così commenta su Repubblica: “La prima promessa tradita dal governo Renzi è sull’università“.

È bene ricordare una volta di più, a beneficio dei non addetti ai lavori, e di tutti coloro che ritengono che i finanziamenti alla ricerca e all’università siano un problema marginale (con questa crisi!), che l’Italia spende per questa voce meno dell’1% del PIL, contro una media europea di oltre il 2%. Ora, uno dirà, ci sono altre urgenze, io non faccio ricerca, e i miei figli non vanno all’università. Ecco la forma di miopia egregiamente sfruttata dai nostri premier. Tutti, nel decennio, anzi, ahimé, nel ventennio. L’ultimo politico che pensò di incrementare lo sviluppo con investimenti in ricerca fu Padoa Schippa; ma nel contesto di un governo Prodi che non si peritò di tagliare gli stipendi ai docenti universitari, equiparandoli, per l’occasione, ai magistrati (quale onore…).

Parliamo dell’FFO. Che bestia è, dirà qualcuno. È il fondo complessivo per la ricerca, ciò che consente alle nostre università per andare avanti. Bene, l’FFO è stato tagliato in modo draconiano dal governo Berlusconi, per opera di Tremonti (circa 800 milioni), e della pedissequa Gelmini. È poi stato tagliato da Monti, e dal mite e indecifrabile, ma obbediente Profumo; il governo Letta, e l’ineffabile Carrozza, non hanno fatto eccezione. Ma ecco il nuovo che avanza, mica scherzi, adesso abbiamo il giovane rampante rottamatore. E la storia si ripete, rubiamo un altro po’ di soldi nei soliti posti sicuri, quelli in cui nessuno ci vede; è un problema di comunicazione, basta che la Giannini, che non vuole essere da meno dei suoi predecessori, parli di “accantonamenti” anziché “tagli” e il gioco è fatto. Che tristezza, il nuovo che avanza. E come puzza di vecchio…
Leggi di più a proposito di Ecco il nuovo che avanza: il governo taglia fondi all’università e alla ricerca

La distruzione del pubblico: il suicidio del Paese passa dal soffocamento della ricerca

Università e ricerca
Università e ricerca
di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Che senso ha parlare continuamente, quasi ossessivamente, di ripresa, di rilancio dell’economia e degli investimenti e continuare la distruzione sistematica del mondo della ricerca? Forse che i nostri politici pensano che saranno i nostri concorrenti a fare ricerca per noi, e poi ci regaleranno i risultati? Non è più probabile che ce li venderanno, facendoceli pagare a caro prezzo?

Questa via suicida, talmente miope da potere essere tranquillamente definita assurda, ha caratterizzato la gestione berlusconiana e tremontico-gelminica. E, qui, un senso si può anche trovare: la distruzione del pubblico a favore del privato è stato un Leitmotiv del ventennio. Nella migliore delle ipotesi, quanto si è potuto ottenere è stato il concentrarsi sulle vicende private del leader, con conseguente disinteresse della cosa pubblica. E quando è accaduto, è stato già un buon risultato. Purtroppo per l’accademia italiana l’occhio grifagno è caduto sull’istruzione e sull’università, che ha avuto in dono, assieme ai più drastici dei tagli, una riforma “epocale”, un mare infinito di burocrazia, inutile quando non dannosa, lo spreco di milioni di ore dei docenti in attività di scrittura-riscrittura di statuti, regolamenti, et similia. L’esito è stato la disaffezione di molti, l’aumento dei prepensionamenti volontari, la decadenza della qualità degli studi e della ricerca.
Leggi di più a proposito di La distruzione del pubblico: il suicidio del Paese passa dal soffocamento della ricerca

Sovrumani silenzi e profondissima quiete: alla ricerca dell’uomo nei quadri di Morandi

Giorgio Morandi
Giorgio Morandi
di Eleonora Renda

Se è vero che l’uomo è in perenne fuga dall’unica sua più vera verità; se è vero che l’uomo corre, sempre, per lasciarsi quel vuoto alle spalle, quel vuoto di senso, quel vuoto pieno di non-senso; se è vero che l’uomo è pronto a soffrire una vita intera, pur di non trovarsi solo di fronte a un muro, obbligato ad ascoltare quella domanda, quella lacerante domanda cui la filosofia ha sempre tentato di rispondere senza, forse, in fondo, mai volerlo; se è vero che l’uomo tiene in perenne movimento le gambe e la testa, per non trovarsi a sentire quella domanda e, per carità, pensare di offrirle una risposta; se è vero che “gli uomini soffrono a vivere senza passioni ancor più di quanto le passioni non li facciano soffrire” (Jean-Baptiste Du Bos), ecco, allora, che si devono fermare e ammutolire davanti ai quadri di Giorgio Morandi.

Ecco che quegli oggetti senza padrone, e quei tetti innevati, immersi in un silenzio eterno che nulla, nemmeno una mosca o un filo d’aria può rompere, ecco che quei colori non abbaglianti e nemmeno tenebrosi, quei contorni definiti e irreali, quelle profondità né illusorie né mascherate, pongono l’uomo davanti a quel grande, conosciuto e sempre temuto, nemico.
Leggi di più a proposito di Sovrumani silenzi e profondissima quiete: alla ricerca dell’uomo nei quadri di Morandi

La mistificazione sul livello della ricerca italiana

Alma Mater Studiorum - Foto di Nicola
Alma Mater Studiorum - Foto di Nicola
di Maurizio Matteuzzi, Università di Bologna

Per raggiungere l’intento di potersi attribuire almeno una qualche riforma che non fosse ad uso e consumo dell’azionista di maggioranza, l’agonizzante governo Berlusconi non poteva permettersi di fallire l’approvazione della mitica riforma dell’università. Per attuare quella che è stata una vera e propria controriforma, con introduzione di poteri verticisti e baronali, limitazione dell’autonomia sancita dalla costituzione, attacco al diritto allo studio, gli enormi mezzi di comunicazione di massa a disposizione sono stati scatenati a gettare fango sull’accademia italiana. Devo dire che faceva un po’ impressione sentire deputati e senatori, spesso semianalfabeti, pontificare sul livello della nostra università. E ancor più impressione, che alcuni servili colleghi si siano prontamente messi a disposizione della nuova bisogna.

Si è inoltre molto parlato e straparlato di varie forme di aziendalizzazione della ricerca, intesa in questo contesto come meta assolutamente positiva, con il dio mercato come giudice supremo di ogni cosa, e dunque perché no, anche della ricerca. Inoltre si è cercato di diffondere il messaggio subliminale che, poiché tutto ciò che è pubblico è inefficiente, la ricerca privata, o comunque governata da privati, sia intrinsecamente superiore a quella pubblica, corrotta, malvagia e inconcludente.
Leggi di più a proposito di La mistificazione sul livello della ricerca italiana

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi